mercoledì 4 dicembre 2019

I Film del 2019 degli Amici e Lettori

Alvise Wollner
Storia di un matrimonio
C'era una volta a Hollywood
Martin Eden

Andrea Sanarelli
Martin Eden
Parasite
Che fare quando il mondo è in fiamme?

Andrea Vespo
Joker
C'era una volta a Hollywood
Il re leone

Antonio Morra
Martin Eden
Sole
Che fare quando il mondo è in fiamme?

Arianna Montanari
Joker
Storia di un matrimonio
Dolor y gloria

Astrid Ardenti
Tesnota
Che fare quando il mondo è in fiamme?
La scomparsa di mia madre

Carlo Galbiati
La casa di Jack
Takara - La notte che ho nuotato
Vox Lux

Carlos Menezes
Dolor y gloria
La casa di Jack
Climax

Claudio Balboni
Parasite
L'ufficiale e la spia
Storia di un matrimonio

Davide Arata
Joker
Dolor y gloria
C'era una volta a Hollywood

Davide Giordano
Parasite
La rivincita delle sfigate
Joker

Fabio Beninati
Parasite
Martin Eden
Mademoiselle

Federico Schwartz
Joker
Parasite
Avengers: Endgame

Gabriele Zaffarano
Dolor y gloria
The Irishman
La casa di Jack

Giovanni Dal Toso
La casa di Jack
Martin Eden
Dolor y gloria

Ivan Casagrande Conti
Tesnota
Ad Astra
The Irishman

Juxhin Myzyri
Il corriere
The Irishman
Joker

Lea Pedri Stocco
Joker
Burning
Climax

Leonardo Strano
The Irishman
C'era una volta a Hollywood
L'ufficiale e la spia

Linda Pola
Joker
Ricordi?
La casa di Jack

Lorenzo Gramatica
Joker
Oro verde
Parasite

Luca Recordati
Parasite
Joker
Climax

Marco Dal Toso
Joker
Green Book
Dolor y gloria

Marco Solé
Joker
The Irishman
Parasite

Marina Forte
Joker
Il traditore
Dolor y gloria

Massimiliano Gavinelli
Climax
I fratelli Sisters
Joker

Mattia De Gasperis
C'era una volta a Hollywood
Storia di un matrimonio
Joker

Roberto Ciliberto
C'era una volta a Hollywood
Il traditore 
Torna a casa Jimi!

Simone Carella
Parasite
Joker
Ricordi?

Tommaso Santambrogio
Martin Eden
The Irishman
Storia di un matrimonio

16 Joker
9 Parasite
7 Dolor y gloria
6 C'era una volta a Hollywood, The Irishman, Martin Eden
5 La casa di Jack, Storia di un matrimonio
4 Climax
3 Che fare quando il mondo è in fiamme?
2 Ricordi?, Tesnota, Il traditore, L'ufficiale e la spia
1 Il re leone, Sole, La scomparsa di mia madre, Takara - La notte che ho nuotato, Vox Lux, La rivincita delle sfigate, Mademoiselle, Avengers: Endgame, Ad Astra, Il corriere, Burning, Oro verde, Green Book, I fratelli Sisters, Torna a casa Jimi!

I FILM DELL'ANNO DEGLI AMICI E LETTORI
2011: Melancholia - Lars von Trier
2012: Moonrise Kingdom - Wes Anderson
2013: Django Unchained - Quentin Tarantino
2014: The Wolf of Wall Street - Martin Scorsese
2015: Youth - Paolo Sorrentino
2016: Io, Daniel Blake - Ken Loach
2017: Manchester by the Sea - Kenneth Lonergan
2018: Dogman - Matteo Garrone
2019: Joker - Todd Phillips




venerdì 29 novembre 2019

Top 20: La Superclassifica del 2019

20 - Vox Lux - Brady Corbet
Analisi lucida e spietata sulla mortifera capacità dell'America di superare i traumi con l'inganno dello show, nonostante il vestito sia cupissimo, inquietante, programmatico. Un'opera spiazzante e sgradevole sull'inconsistenza della superficie: mentre le stragi si consumano, la radio trasmette sempre la stessa canzone "over-prodotta" che rassicura e non fa pensare. Strepitosa Natalie Portman, a metà tra il look stravagante e dark di un'Arisa a stelle e strisce e il buio interiore di un cigno nero.

19 - Le Mans '66 - La grande sfida - James Mangold
Industria contro individuo, economia contro sport, pubblicità contro competizione. Un'impostazione classica e solida, che riprende gli schemi più tradizionali del cinema americano. Ma dietro a cui si nasconde il conflitto secolare tra gli ingranaggi e gli interessi di una produzione commerciale e il romanticismo dell'impresa, del racconto mitico, la passione della corsa e il miraggio della vittoria. Mangold non è un autore, ma un fabbricatore di emozioni e di sentimenti.

18 - Green Book - Peter Farrelly
Il buddy movie è piacione e adatto per accontentare i gusti di tutti. L'America vintage ritratta è favolistica e la confezione è edificante e rassicurante, ma è impossibile rimproverare ulteriori difetti: la coppia di interpreti è grandiosa, i dialoghi sono effervescenti e il tono non è mai retorico e didattico ma garbato e accattivante. E il finale natalizio, tra Frank Capra e Un biglietto in due, commuove e rientra nella miglior tradizione della commedia popolare.

17 - Ricordi? - Valerio Mieli
Un'opera visionaria, densa di allegorie e significati, ambiziosa e vertiginosa, che sorprende per alcune prodigiose soluzioni registiche e per le prove di un malinconico Luca Marinelli e di una luminosa Linda Caridi. Mieli compie il piccolo grande miracolo di riuscire a tradurre in immagini le irrazionali alchimie che alimentano un legame sentimentale e gli interrogativi e le briciole che rimangono dopo averlo vissuto.

16 - L'età giovane - Luc e Jean-Pierre Dardenne
Il ritratto di un adolescente islamista, per nulla empatico, privo di conflitti interiori, ripetitivo nei gesti e nei rituali, talmente integerrimo da riuscire a negarsi il piacere dei primi baci e delle prime esperienze sentimentali, in nome della fede del Corano. Ovvero: un vero e proprio racconto di formazione al rovescio, in cui i Dardenne portano avanti la loro idea di pedinamento in maniera asciutta, limpida, senza aver bisogno di pretesti e di appigli morali.

15 - Oro verde - C'era una volta in Colombia - Ciro Guerra, Cristina Gallego
Originalissimo e rutilante affresco malavitoso, dove le tradizioni della comunità indigena e contadina del deserto di Guajira vengono calamitate dai moderni codici di comunicazione, quelli della criminalità e della legge del mercato. Un ambizioso e shakespeariano racconto antropologico ed etnografico in cui i rituali tribali e le culture arcaiche si evolvono e si scontrano con la nascita dei cartelli del narcotraffico, perciò con l'avidità e con il sangue.

14 - Mademoiselle - Park Chan Wook
Maneggiando un tessuto narrativo che svela e rivela in continuazione secondi fini e cambi di prospettiva, il grande Park compone un intreccio sontuoso dove la questione storica si confonde con l'eccitazione dei corpi, i conflitti di genere e i rapporti di classe. Il sesso come dispositivo di lotta sociale, il sentimento come unico elemento imprevedibile, una mina vagante che può ribaltare ogni piano prestabilito e sovvertire ogni gerarchia. Cinema politico ed erotico agli apici.

13 - Climax - Gaspar Noé
Venti ballerini si ritrovano in un collegio in disuso per le prove di uno spettacolo. Il consumo collettivo di una sangria corretta con l'acido lisergico scatena il delirio e l'autodistruzione. Noé vuole rianimare gli organi e verificare la resistenza di chi guarda, mettendo in discussione la passività di un ruolo sempre più rassicurato e inebetito dagli standard delle serie tv. Un'esperienza psicofisica notevole, un gesto cinematografico che non necessita di visti e di permessi.

12 - Il traditore - Marco Bellocchio
Un punto di vista sulla mafia inedito e dinamico, che parte come un episodio di Narcos e si evolve in una tragicommedia processuale folgorante, un teatrino di maschere criminali che rappresenta un Paese in cui la forma mentis è intrinsecamente corrotta. Buscetta non è un eroe, né una vittima e neppure un pentito delinquente, ma soltanto un testimone senza patria che attraversa le ambiguità e le zone oscure di una redenzione impossibile.

11 - Martin Eden - Pietro Marcello
Un protagonista che impersona l'ideale individualista che si svincola dal collettivismo socialista: da solo contro tutti, alla ricerca di un mondo di cultura e istruzione che salvi gli uomini dalla gerarchizzazione economica e dalle ingiustizie. L'amore è un'illusione destinata a essere sconfitta dalla condanna di appartenere a un ruolo che non può sradicarsi dal proprio passato e dal contesto in cui si è cresciuti. Disperato, appassionato e senza etichette: in direzione ostinata e contraria.

10 - Il corriere - Clint Eastwood
Clint all'ennesima potenza: il tempo che passa, i rimorsi e i rimpianti di un'esistenza trascorsa a sottovalutare gli affetti, oppure a non avere il coraggio di viverli. Una lettera d'amore sincera e struggente che percorre le strade di un'America sempre più razzista e paranoica, all'interno di una società che tende a ghettizzare ogni minoranza, tra "nonni", "negri", "lesbiche" e messicani. Crepuscolare e testamentario senz'altro, ma anche di una coerenza marmorea e magistrale.

9 - Peterloo - Mike Leigh
Un monumento politico urgente e necessario sul massacro di St. Peter's Field, dove un gigantesco corteo di operai manifestò insieme a contadini, artigiani e donne per chiedere pane e suffragio universale. Lo sguardo del regista è distaccato e perciò ancor più straziante, e la morale non è di certo pacifista: nelle disparità, il confronto è sempre impari, l'unica possibilità è lo scontro. Una lucidità tagliente per un cinema di parola e di accuratissima ricostruzione storica.

8 - Midsommar - Ari Aster
La mazzata dell'anno. Horror ambientato interamente alla luce del sole, è l'elaborazione del lutto più estrema, lisergica, nauseante e fastidiosa vista di recente sullo schermo. Rituali pagani assurdi e repellenti, inesistenza di affetti e solidarietà: per tornare alla vita bisogna accettare il disgusto degli eventi e poi dargli fuoco. In equilibrio tra parodia e orrendo, può irritare, ma è una visione capace di imbarazzare e trasmettere incredulità. La 23enne britannica Florence Pugh, ex Lady Macbeth, è un'attrice pazzesca.

7 - I fratelli Sisters - Jacques Audiard
Audiard realizza il film dei sogni di ogni cineasta europeo, rivitalizzando la colonna vertebrale dei nostri padri e, con rispetto e ammirazione, sconfessando la poetica western: gli uomini sanno anche essere fragili, abbandonare le armi, tornare a casa. In epoca di "girl power" a ogni costo, il regista francese mette a nudo i sentimenti e i dubbi che ognuno nasconde sotto il costume di cowboy, preferendo i battiti del cuore alle fondine per la pistola.

6 - Ad Astra - James Gray
L'elogio dello spreco del capitale: all'apparenza, una produzione sci-fi ad alto budget; in realtà, un film intimo e sensibile sul peso dell'eredità e sulla necessità di rompere i legami, liberarsi dei ricordi, combattere le emozioni. Gray insegue, ancora una volta, il sogno di un cinema impossibile, in cui quello che conta è l'immagine mancante: un'opera umanista e romantica, che celebra l'ossessione di raggiungere le stelle e di rifiutare il destino, sfidando la tecnologia e la vita terrena.

5 - L'ufficiale e la spia - Roman Polanski
Odissea giudiziaria in cui tutto ciò che dovrebbero rappresentare il diritto, il giusto, le regole è irrimediabilmente inficiato dalla natura umana corrotta e tesa all'interesse nazionale, a un'organizzazione dettata dalla convenienza, personale e statale. Uno dei più potenti ed emozionanti film di Polanski: la Storia è un circolo vizioso che si ripete, l'illusione di un mondo migliore verrà sempre sacrificata in nome dell'affare e del consenso. Irriconoscibili e bravissimi Jean Dujardin e Louis Garrel.

4 - C'era una volta a Hollywood - Quentin Tarantino
Sinuoso, sontuoso e malinconico affresco sulla fine di un'epoca, sull'amicizia fraterna di due perdenti che si muovono in un mondo all'apparenza eccitante e dorato. La forza dei sogni a occhi aperti è quella di poter riscrivere il corso degli eventi. E così, in maniera mai così sincera e fragile, Quentin mette da parte i botti e i fuochi d'artificio per cullare e coccolare lo spettatore nella magnificenza dei dettagli, nell'ammirazione della bellezza di Sharon Tate, nell'amore sconfinato per la Settima Arte.

3 - Dolor y gloria - Pedro Almodovar
Trasparente e incredibile autobiografia di Pedro, che mettendo in scena la propria crisi artistica ritrova lo struggimento e le lacrime che incendiano il suo cinema: un colpo al cuore che travolge e che ingloba ogni tema e ogni aspetto del senso del regista spagnolo per la vita. Ricordo, sogno, emozione: l'atto creativo è il luogo dove finalmente i dolori trovano un bel posto. Banderas è di un equilibrio espressivo superlativo, il monologo teatrale di Alberto Crespo è autentica poesia.

2 - La casa di Jack - Lars von Trier
Etichettato come provocatore, LvT realizza il film definitivo sul dolente conflitto interiore tra autocontrollo e pulsione. Un'operazione di chirurgia all'interno delle inquietudini umane, capace di sviscerare ciò che nella vita di tutti i giorni è inaccettabile e scandaloso e di estirparlo abbattendo imposizioni etiche. Un raggelante Dante/Matt Dillon si fa guidare da Verge/Bruno Ganz verso la dannazione eterna, in una mezz'ora finale di rutilante meraviglia visiva. Una beffarda e divina commedia di un illusionista finissimo e di un cineasta fondamentale.

1 - Joker - Todd Phillips
La performance estrema e perversa di Joaquin Phoenix incarna un'insanità mentale che oltrepassa i limiti della comprensione psicoanalitica. Ma il suo Arthur Fleck è anche l'emblema dell'individuo calpestato e ignorato dalla società americana di oggi, il reietto che diventa suo malgrado il simbolo di un odio di classe che non ha coordinate né modelli di riferimento. Il capolavoro pop che uccide i padri, i cinecomix e Martin Scorsese, ripartendo dalle umiliazioni della strada e registrando un sentimento confuso che è alla radice dei mostri del populismo dei giorni nostri.


MIGLIOR ATTORE: Joaquin Phoenix
MIGLIOR ATTRICE: Florence Pugh

I FILM DELL'ANNO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'

2011: Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012: Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013: The Master - Paul Thomas Anderson
2014: Boyhood - Richard Linklater
2015: La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson
2016: Frantz - Francois Ozon
2017: Personal Shopper - Olivier Assayas
2018: Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
2019: Joker - Todd Phillips




mercoledì 27 novembre 2019

Flop Ten: Le Delusioni del 2019

10 - I morti non muoiono - Jim Jarmusch
Come diventare la parodia di se stessi. Jarmusch si rivolge ormai soltanto al proprio ego e al proprio pubblico di fedelissimi, che lo adora incondizionatamente, senza se e senza ma. In questa cialtronata zombie, mascherata da metaforona sull'ambiente, non si ride, si sprecano omaggi, citazioni e strizzatine d'occhio, ma l'inconsistenza del contenuto lascia esterrefatti. Un teatrino sterile che coinvolge vecchi e nuovi amichetti (Murray, Swinton, Driver). Il cinema non abita più qui.

9 - Il primo re - Matteo Rovere
La cafonata dell'anno. Appoggiato da tutto il sistema e da ogni tipo di media, si rivela un pasticciaccio all'amatriciana che mescola Revenant, Valhalla Rising, La passione di Cristo e Apocalypto. Sfondando abbondantemente le barriere del ridicolo involontario - a partire dall'utilizzo goffo e pretenzioso del proto latino - Rovere confonde il senso dell'epica con un'estetica calcata, una confezione pacchiana e location completamente sprecate, scordandosi di interessare lo spettatore.

8 - Ted Bundy - Fascino criminale - Joe Berlinger
Il piattume assoluto. Come rendere del tutto priva di attrattiva, sporcizia ed eccitazione, la storia di uno dei serial killer più brutali del Ventesimo Secolo. C'è chi si accontenta: io invece penso che buttare via un materiale potenzialmente così ambiguo e stratificato sia un autentico delitto. Tra tutte le possibilità di racconto, si sceglie quella fiacca degli scontri giudiziari, banalizzando con il bel faccino di Zac Efron le molteplici sfumature di un vero e proprio simbolo del Male.

7 - Serenity - L'isola dell'inganno - Steven Knight
Allucinante. Da non credere. Il regista? Steven Knight, autore di Locke, sceneggiatore de La promessa dell'assassino, creatore di Peaky Blinders. Proprio lui. Il protagonista? Matthew McConaughey, il Rust Cohle di True Detective. Proprio lui. La protagonista? Anne Hathaway, la Catwoman de Il cavaliere oscuro, sensualità allo stato puro. Proprio lei. Il risultato? Un'opera vergognosa, incomprensibile e ingiustificabile che "percula" l'intelligenza di chi guarda.

6 - Le verità - Hirokazu Koreeda
Il maestro giapponese, vincitore della Palma d'oro dell'anno scorso, se ne va in Francia e decide di tediare il pubblico cinefilo, ridefinendo le definizioni di noia, snobismo e radical-chic. Parole, parole, parole: nelle chiacchiere inutili di due protagoniste ricche, viziate e mai interessanti (la Deneuve e la Binoche non sono mai state così insopportabili) si sbugiarda l'idea di un cinema volto a rassicurare gli spiriti e i vizi alto-borghesi piuttosto che a destabilizzarne le convinzioni.

5 - Se la strada potesse parlare - Barry Jenkins
Eccoli qua, belli serviti, i danni del politicamente corretto e degli hashtag su Twitter. Dopo il generoso Oscar per il dignitoso Moonlight, Jenkins rivela tutta la sua debole statura, facendosi portabandiera di un nuovo cinema afroamericano pedante, didattico, schematico, teatralizzante e mai davvero rabbioso e infuocato. Chi ha osato criticare BlacKkKlansman di Spike Lee chieda subito perdono. Quando si dissangua il melodramma con un manifesto programmatico: mi vengono i brividi.

4 - Doctor Sleep - Mike Flanagan
Il libro di Stephen King è magnifico, superiore di gran lunga a Shining. Le premesse erano ottime: un buon cast, un regista di genere, la volontà di allacciarsi sia alle pagine scritte che alle immagini e alle icone del film con Nicholson. Il risultato è un autentico stupro necrofilo del capolavoro di Stanley Kubrick: due ore e mezza di sbadigli mai così insistenti e ripetuti, un'estetica horror che mi fa rimpiangere i vampiri di Twilight, uno sviluppo dei personaggi del tutto inesistente. Atroce.

3 - Il professore e il pazzo - P.B. Shemran
Esilarante, tutto da ridere. Il film comico involontario più divertente dell'anno. Sean Penn sembra la parodia di Ascanio Celestini ne La pecora nera, Mel Gibson non perde l'occasione di rendersi sempre più uno stereotipo. Un vero capolavoro di trucco e parrucco, degno del miglior Maccio Capatonda. Ed era impresa davvero ardua rendere patetica e risibile una storia potenzialmente avvincente. Il nome del regista è uno pseudonimo: possiamo comprenderne i motivi.

2 - Suspiria  - Luca Guadagnino
Eccolo qui, invece, l'affronto palese, diretto e dichiarato alla grandezza di Dario Argento. Un'oscena e delirante accozzaglia di pretenziose e inadeguate riflessioni storiche, deflagrazioni stregonesche e arrogante riscrittura di un soggetto che è il modello di riferimento per chiunque ami l'horror: per Guadagnino, invece, è il pretesto per mettere in mostra il suo esibizionismo e la sua vanità. Un'operazione inaccettabile, che sostituisce la patina alla sporcizia, la maniera alla sensibilità visiva.

1 - La mia vita con John F. Donovan - Xavier Dolan
Noi ti abbiamo creato, noi adesso ti distruggiamo, Xavier. L'enfant prodige, il talento più osannato dalla nicchia cinefila di tutto il mondo, arriva all'appuntamento che stavamo aspettando: non il passo falso (poteva esserlo Juste la fin du monde), ma la sòla, il bidone, la boiata pazzesca. La spudorata anima pop dell'autore canadese è ormai fuori controllo: il risultato è una fiction colesterolica e soporifera persino per il primo pomeriggio di Canale 5. Lo sguardo fisso, inespressivo di Kit Harington spoglia senza pietà tutta la nuda fragilità di un autodidatta.

PEGGIOR ATTORE: Sean Penn 
PEGGIOR ATTRICE: Anne Hathaway 

I BIDONI D'ORO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - La pelle che abito - Pedro Almodovar
2012 - Le belve - Oliver Stone
2013 - Solo Dio perdona - Nicolas Winding Refn
2014 - 12 anni schiavo - Steve McQueen
2015 - Crimson Peak - Guillermo del Toro
2016 - Revenant - Redivivo - Alejandro G. Inarritu
2017 - Collateral Beauty - David Frankel
2018 - Escobar - Fernando Leon de Aranoa
2019 - La mia vita con John F. Donovan - Xavier Dolan







giovedì 24 ottobre 2019

Top Ten: Esordi Italiani 2010 - 2019

10 - Si muore tutti democristiani - Il Terzo Segreto di Satira, 2017
Per nulla pretenzioso, eppure con il coraggio giusto, sacrosanto, di raccontare un Paese in difficoltà morale e materiale, paradossale, dove gli ideali non hanno più senso e per guadagnare è necessario far finta di nulla. Una commedia contemporanea, dolceamara, che ha il pregio raro di affrontare il mondo del lavoro senza banalità e qualunquismo. Si ride ma neppure troppo, ed è un merito: il miglior esempio di ironia YouTube trapiantata al cinema.

9 - La terra dell'abbastanza - Damiano e Fabio D'Innocenzo, 2018
Un'opera prima che sarebbe piaciuta a Pier Paolo Pasolini e Claudio Caligari sulla vita di anime pure impossibilitate a evitare un destino già scritto. Qui non si fanno sconti e gli sguardi disorientati e spaventati dei giovani protagonisti (i bravi Matteo Olivetti e Andrea Carpenzano) feriscono più del caos e della violenza. Riferimenti alti (Kitano, Ferrara) e scelte di regia attente per una tragedia di periferia dallo sguardo autentico e senza scorciatoie pulp.

8 - Smetto quando voglio - Sydney Sibilia, 2014
Seppur fin troppo debitore di Breaking Bad e dell'ironia di Boris, è un esordio frizzante capace di diventare un cult per la generazione precaria degli anni Dieci e per chi si trova nell'allucinante condizione di dover lavorare come benzinaio, lavapiatti o giocatore di poker dopo essersi laureato a pieni voti. Alcune gag sono esilaranti e memorabili, il cast è affiatatissimo, il bersaglio è centrato in pieno. Peccato che i due sequel si siano rivelati stanchi e inutili.

7 - L'ultimo terrestre - Gian Alfonso Pacinotti, 2011
Una prima metà folgorante, surreale, grottesca e poetica. Un protagonista tragicomico, buffo e romantico, che si scontra con l'incomunicabilità e il cinismo di una società marcia e squallida dove la componente gretta e borderline schiaccia i sentimenti e gli animi sensibili. Lo sguardo del fumettista Gipi è distorto e disilluso e rielabora genialmente alcuni stereotipi della fantascienza in chiave intimista e di provincia. Senz'altro imperfetto, ma folle e genuino.

6 - La pecora nera - Ascanio Celestini, 2010
Duro, spiazzante, a inizio decennio sembrava che avesse rivelato tutto il potenziale di un nuovo autore, originale e fuori dalle convenzioni, capace di replicare anche sul grande schermo il suo istrionismo e la sua profondità testuale apprezzati in ambito teatrale. Purtroppo è stato un caso isolato, ma rimane una pellicola in grado di raccontare i perdenti e gli emarginati senza alcun tipo di scorciatoie buoniste e consolatorie, con uno strepitoso Giorgio Tirabassi.

5 - L'intervallo - Leonardo Di Costanzo, 2012
Un brevissimo frangente di vita, una parentesi esistenziale in cui due adolescenti danno spazio all'amicizia, al gioco, alla confidenza, recuperando un'innocenza strappata via da un'abitudine alla criminalità che non permette di sognare, né di prendere in considerazione la possibilità di abbandonare le proprie radici. Uno sguardo affettuoso e dolente, un sussurro pudico e innocente che ritaglia quei pochi istanti di resistenza che valgono la pena di essere vissuti.

4 - Mediterranea - Jonas Carpignano, 2015
Prima di A Ciambra, Carpignano rivela la potenza di uno stile crudo e rigoroso, impregnato di improvvisi sbalzi emotivi di pura e sincera commozione. Indagando la vita di un migrante ridotto a schiavo in una baraccopoli e costretto a raccogliere arance a pochi euro, ridefinisce senza retorica e pietismo le coordinate di un cinema del reale in equilibrio tra la missione sociale e l'idea di una macchina da presa incapace di rinunciare alla melodia degli affetti speciali.

3 - Sulla mia pelle - Alessio Cremonini, 2018
Raggelante messa in scena degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, incarnato da un irriconoscibile Alessandro Borghi. Una visione scioccante, che getta una luce mesta e livida su un Paese assassino, inetto di fronte allo spegnimento graduale di un ragazzo morto non per cause naturali mentre era affidato alla responsabilità degli organi di Stato. Un film necessario, che parte dalla tragedia di un singolo e arriva a demolire le basi portanti del nostro vivere.

2 - Miele - Valeria Golino, 2013
Se il primo film da regista della Golino è talmente riuscito ed emozionante, gran parte del merito va riconosciuto a una magnifica, magnetica, trascinante e fighissima Jasmine Trinca. I temi affrontati sono difficili e rischiosi, ma alcuni passaggi scuotono e lasciano senza parole: la forza della scrittura e la decisa volontà di emanciparsi dalla mediocrità del cinema italiano politicamente corretto sono gli altri elementi che determinano una visione palpitante, un sanissimo pugno allo stomaco.

1 - Cuori puri - Roberto De Paolis, 2017
Nella periferia romana due personaggi quasi agli antipodi si scontrano e si innamorano, ma devono affrontare difficoltà economiche, disagi sociali e il senso di colpa cattolico. Istintività, rabbia, romanticismo: gli ingredienti di un racconto di formazione all'altezza di un cinema europeo, figlio dei Dardenne, che racconta il mondo di oggi senza ricatti e abbellimenti. Straordinari i due protagonisti, Simone Liberati e Selene Caramazza, alle prese con il bisogno di sopravvivenza e la naturalezza dell'attrazione fisica.





mercoledì 9 ottobre 2019

Top Ten: Love Stories 2010 - 2019

10 - A Star is Born - Bradley Cooper, 2018
Bradley Cooper & Lady Gaga. Un pugno di canzoni bellissime che spaziano dal pop alla ballata springsteeniana, una diva senza trucco e parrucco combattuta tra il fuoco del successo e e l'amore irrazionale, un Bradley devastato, barcollante e derelitto che innamorandosi si spegne lentamente. Molto meno rassicurante di quanto possa apparire: nessuna donna ha il potere di sostituire i demoni dell'autodistruzione e dell'alcol. Tell me somethin' girl, are you happy in this modern world?

9 - 5 anni di fidanzamento - Nicholas Stoller, 2012
Jason Segel & Emily Blunt. Coppia di trentenni rimanda di continuo le nozze per reciproche ambizioni di carriera. Più il tempo passa e più il matrimonio non s'ha da fare. Fino alla rottura, forse definitiva. Commedia leggera e profonda, con personaggi complessi e moderni, capaci di rappresentare una generazione per cui non è più possibile progettare a lungo termine. Tra l'ironia dolceamara delle migliori serie comedy e la poesia di James L. Brooks. The first important thing to remember about marriage is that it requires commitment. The second is that so does insanity.

8 - Questione di tempo - Richard Curtis, 2013
Domhnall Gleeson & Rachel McAdams. Il desiderio di ogni maschio timido e imbranato: tornare indietro nel tempo per rimediare alle occasioni perse, conquistare la ragazza del nostro cuore e modificare il destino di entrambi. Curtis gira la versione ottimista di Se mi lasci, ti cancello, trasmettendo l'idea che l'amore sia ancora un gioco semplice e possibile. Rachel è talmente incantevole e deliziosa che sembra vivere in un sogno. Live life as if there were no second chances.

7 - Il lato positivo - David O. Russell, 2012
Bradley Cooper & Jennifer Lawrence. Scontri e passi a due tra un bipolare ossessivo convinto di riuscire a riconquistare la ex moglie e una giovane vedova libertina e irascibile. Si accorgeranno di essere indispensabili l'uno per l'altro. Il miglior film di Russell: una riflessione sulla pericolosità delle passioni, curabili soltanto con l'abuso di psicofarmaci. Oppure rinunciando all'irrazionalità e dialogando con ciò che ci circonda davvero. You love her even before you realized it.

6 - Café Society - Woody Allen, 2016
Jesse Eisenberg & Kristen Stewart. Il miglior Woody del decennio: la Hollywood degli anni Trenta, i primi batticuori, il passato che torna a bussare ma che non può essere recuperato. Accettando di diventare quello che non abbiamo mai voluto, per superare lo shock di un amore e di una vita che non si sono realizzati. Eisenberg è meravigliosamente ebreo, mentre Annie questa volta è una Kristen sempre più raggiante, la cui assenza rimarrà impressa per sempre. Life is a comedy written by a sadistic comedy writer.

5 - The Big Sick - Michael Showalter, 2017
Kumail Nanjiani & Zoe Kazan. Si frullano Funny People, 50 e 50 e Master of None, ma il risultato finale è ancor più intelligente e tragicomico: con freschezza e autoironia, Nanjiani racconta le difficoltà di essere americani e pachistani, e tutto ciò che ne consegue nella sua relazione con la bella e dolcissima Emily. Tra battute scorrette sull'Undici Settembre e melodramma, si ha l'impressione di condividere un amore di tutti i giorni, come tanti, costretto all'improvviso a superare gli imprevisti della vita. Can you imagine a world in which we end up together?

4 - Ricordi? - Valerio Mieli, 2018
Luca Marinelli & Linda Caridi. Un amore sofferto e tormentato, denso di allegorie e significati, all'interno di un film ambizioso e vertiginoso, che conquista ed emoziona per la malinconia viscerale dei due straordinari protagonisti. Mieli compie il piccolo grande miracolo di riuscire a tradurre in immagini le irrazionali alchimie che alimentano un legame sentimentale e gli interrogativi e le briciole che restano dopo averlo vissuto. Le cose sono meno belle perché ci angosciamo che finiranno.

3 - Storia di un fantasma - David Lowery, 2017
Casey Affleck & Rooney Mara. Con un tono struggente e una calma ipnotica, lo spettro di Casey si aggira per la casa, testimone inerte del dolore della compagna. Un horror dell'anima, che penetra nella paura più profonda, inconfessabile e autentica: perdere per sempre chi amiamo. Assumendo il punto di vista di chi se n'è andato, Lowery riesce a trasmettere quel senso d'immortalità che appartiene soltanto al mistero del sentimento. What is it you like about this house so much? History.

2 - Take This Waltz - Sarah Polley, 2011
Seth Rogen & Michelle Williams. Straziante, dolorosissima fine di una storia, semplicemente perché sostituita da un'altra. Il film della Polley è diretto e spudorato, femminista e impietoso. Si conclude con una Michelle sulle giostre mai così bella e luminosa, che va incontro a un altro futuro ignoto chiudendo senza motivi logici e razionali con il passato. Per un amore che nasce, ce n'è sempre un altro che muore. Sulle note di Video Killed the Radio Star si rimane frastornati, senza parole. Life has a gap in it. It just does. You don't go crazy trying to fill it like some lunatic.

1 - Blue Valentine - Derek Cianfrance, 2010
Ryan Gosling & Michelle Williams. Magia, gioventù, sesso e romanticismo: gli ingredienti segreti di un amore unico, diverso da tutti gli altri. Ma, spogliati dalle bellezze dell'eccitazione e della giovinezza, quel rapporto si trasforma in una prigione asfissiante e la tenerezza che sprigionava libera viene schiacciata da risentimenti soffocati che sfociano nell'abisso e nell'abuso psicofisico. Il destino di tutte le storie d'amore è l'esaurimento. How do you trust your feelings when they can just disappear like that?



domenica 8 settembre 2019

Riflessioni Spiazzanti: Venezia 76

Sono stati giorni di conflitti, contrasti, ideali falliti, quelli che hanno attraversato la Mostra del Cinema di Venezia di quest'anno. Lo scontro è stato al centro. Uno scontro sociale e individuale, con se stessi, con l'incapacità di trovare un posto in questa vita, in una società regolata da qualcun altro e di cui non possiamo avere controllo, imposta e sofferta. La dissoluzione fisica e psichica di Joaquin Phoenix in Joker, innanzitutto: un personaggio portatore di uno sconforto interiore che implode all'interno di una soffocante organizzazione urbana che non permette alcun tipo di affermazione personale. La violenza e la malvagità come unico atto rivoluzionario possibile. L'individualismo, il disordine, la disorganizzazione, come gli unici processi per far saltare in aria le ingiustizie della vita.

Il protagonista di Martin Eden rappresenta l'ideale individualista che si svincola dal collettivismo socialista: da solo contro tutti, alla ricerca di un impossibile mondo di cultura e istruzione che salvi l'individuo dalla gerarchizzazione economica e dalle differenze di classe. Luca Marinelli e Phoenix nei loro film vanno entrambi a sbattere la testa contro il muro, consapevoli di non poter cambiare il mondo e l'orrore delle strutture sovraimposte. L'amore non li salva, li dilania ancora di più: in Martin Eden è un'illusione destinata a essere sconfitta dalla condanna di appartenere a un ruolo che non può sradicarsi dal proprio passato e dal contesto in cui si è cresciuti; in Joker, invece, è una frustrazione quotidiana, reiterata, vissuta da un reietto della società che cerca un minimo sentimento di conforto, di approvazione e non lo trova, e il destino per lui non può essere altro che lo sprofondo psichiatrico, vendicativo, terrorista.

In questa Mostra del Cinema ha commosso e indignato J'Accuse di Roman Polanski, odissea giudiziaria dove quello che dovrebbe rappresentare il diritto, il giusto, le regole è irrimediabilmente inficiato dalla natura umana corrotta e tesa all'interesse nazionale, a un'organizzazione dettata dalla convenienza, personale e statale. Non c'è respiro neppure in Gloria Mundi di Robert Guediguian, un ritratto del fallimento dell'ideale di famiglia, di amore, di lavoro, tra tradimenti e sesso scadente, tra frustrazioni e un futuro che fa paura soltanto pensare, immaginare, in cui la resistenza economica è un miraggio e la cui assenza determina ogni rapporto. Risultano innocui, in confronto, l'inchiesta pop di Steven Soderbergh, il funambolismo tecnico di Pablo Larrain, il manierismo narrativo di Atom Egoyan, spazzati via da un quartetto di film lontanissimi tra di loro ma che insieme compongono uno stato delle cose da abbattere, sentenziano il fallimento delle icone, degli ideali, della politica, della comprensione, dell'uguaglianza, della sincerità dei sentimenti, tracciando la strada di un destino dove la battaglia interiore tra ciò che si desidera e quello che si riesce a conquistare non avrà modo di trovare una pacificazione.



venerdì 23 agosto 2019

Top 10 Demenziali 2010 - 2019

10 - American Reunion - Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg, 2012
Il sequel migliore di American Pie. Classica rimpatriata degli amici del liceo, in cui ogni personaggio porta con sé soprattutto rimpianti e delusioni: quasi tutti sono frustrati dal lavoro oppure da una quotidianità che li imprigiona. Il film recupera la sfrenata vitalità del cult di vent'anni fa e, sotto la risata grassa, nasconde una nostalgia canaglia e un'amarezza inconsueta, ribadendo però la solita centralità dell'amicizia cameratesca.

9 - Candidato a sorpresa - Jay Roach, 2012
Caso più unico che raro di film demenziale sulle elezioni presidenziali americane uscito nel cuore della fase obamiana, che rivisto dopo sette anni anticipa in maniera farsesca ma precisa l'esplosione del populismo e la celebrazione dell'anti-politica. Poggia ovviamente tutto sull'istrionismo irrefrenabile di Will Ferrell e Zach Galifianakis, macchiette sconvenienti che ritraggono con discreta irriverenza il democratico arruffone e il "grillino" di turno.

8 - Le amiche della sposa - Paul Feig, 2011
La risposta femminista a Una notte da leoni, molto prima della diffusione globale del virus del #MeToo. Forse è una delle pellicole di Hollywood politicamente più rappresentative del decennio: anche le donne amano tutto ciò che ruota al sesso, dicono parolacce, ruttano e scorreggiano. E mandano a fanculo gli uomini. Il ritmo è indiavolato, l'aggiornamento della screwball comedy è pienamente riuscito: il merito è della strepitosa Kristen Wiig, vis comica allo stato puro.

7 - La fine del mondo - Edgar Wright, 2013
Il capitolo finale della "Trilogia del Cornetto" dopo l'orrorifico L'alba dei morti dementi e il poliziesco Hot Fuzz. Questa volta il bersaglio è il cinema di fantascienza, rivisto sotto la solita geniale chiave alcolica: uno spiantato Simon Pegg è l'ultra quarantenne mai cresciuto che costringe i compagni di sbronze di un tempo a concludere il giro dei dodici pub della loro città natale in una notte. Le conseguenze porteranno all'invasione degli ultracorpi.

6 - Un disastro di ragazza - Judd Apatow, 2015
In pratica l'unico film del decennio diretto dal Re Mida della commedia demenziale degli anni Duemila - eccetto l'autoanalisi di Questi sono i 40. Scatenato ritratto di una trentenne sboccata e senza inibizioni, un ruolo perfettamente su misura per le doti della vulcanica Amy Schumer. Addio alle bromance, forse per sempre, senza rinunciare alla priorità di Apatow di raccontare il quotidiano e il fattore umano molto prima di attivare la meccanica comica.

5 - Come ti spaccio la famiglia - Rawson Marshall Thurber, 2013
Dopo aver steso un velo pietoso sul titolo italiano, si possono esaltare i meriti di uno degli ultimi tentativi di commedia demenziale e pop rivolta a ogni target di pubblico, prima del dominio delle serie tv e delle piattaforme casalinghe. Jennifer Aniston e Jason Sudeikis non sono mai stati così divertenti, la disintegrazione del modello tipico della famiglia americana è attuata in maniera impietosa e irriverente, le gag sono originali e non lasciano un attimo di tregua.

4 - Ted - Seth MacFarlane, 2012
Se l'idea di mettere in bocca a un orsacchiotto di peluche parolacce e di farlo drogare non è così originale, è difficile resistere al numero infinito di invenzioni comiche e di riferimenti alla pop culture energicamente ordinati in una catena irresistibile di situazioni politicamente scorrette. Il film che ha sancito la fine definitiva della bromance degli anni Zero? Può darsi: in fondo, dietro alle risate con un amico immaginario, si nasconde sempre la miseria della solitudine umana.

3 - Scemo & + scemo 2 - Bobby & Peter Farrelly, 2014
Non fa ridere, la maggior parte delle gag è ripugnante, spiazzante e di pessimo gusto. Dopo aver rivoluzionato un genere con il primo film del 1994, i Farrelly celebrano la morte del comico, rimpiazzata dal cinismo del web e dall'esibizionismo di YouTube. Ma è una chiusura del cerchio esemplare: funerea, anarchica, suicida. Niente sarà più come prima: le strade si dividono e Peter trionferà a Hollywood con il politicamente corretto di Green Book.

2 - Facciamola finita - Seth Rogen, Evan Goldberg, 2013
Folle, eccessivo, geniale debutto alla regia del grande Seth Rogen, che prende in giro se stesso e la sua compagnia di amici con cui è approdato al cinema, immaginando una fine del mondo assurda, che non ha pietà di niente e di nessuno. Sanissima volgarità, un numero impressionante di rimandi e citazioni, una sequenza infinita di trovate esuberanti e distruttive. A posteriori, è un altro film che rappresenta la fine di un intero genere e di una comicità libera da restrizioni morali.

1 - The Disaster Artist - James Franco, 2017
La miglior espressione del genio irrefrenabile e spesso disordinato di James Franco, nei panni di Tommy Wiseau, regista pretenzioso e privo di talento oltre che individuo a dir poco misterioso e inspiegabilmente ricco. Un'intelligente e debordante prova sul confine sottile che separa successo e insuccesso, bellezza e bruttezza, riflettendo sulla contemporaneità: l'abbattimento delle scale di merito e di valore permette a chiunque di avere le luci della ribalta, il talento non conta più.



mercoledì 21 agosto 2019

Top 10 Horror 2010 - 2019

10 - Unsane - Steven Soderbergh, 2018
Cineasta molto operoso ed eclettico, non sempre ispirato, Soderbergh azzecca la metafora di una società dove è impossibile evitare di condividere ogni dato personale: tra incubi di stalking e denunce al sistema ospedaliero americano, trova una chiave stilistica originale, gelida e claustrofobica, filtrata dallo sperimentale utilizzo dell'iPhone 7 al posto della macchina da presa. Gestione della tensione da manuale hitchcockiano, la paranoia come elemento portante di un genere.

9 - Red State - Kevin Smith, 2011
La svolta horror di inizio decennio di Kevin Smith lasciò a bocca aperta, con una pellicola radicale e ferocemente anti-repubblicana, in cui tre classici american idiots di provincia cadono nel tranello di una congrega fondamentalista e vengono imprigionati in una specie di bunker. Sangue, sarcasmo e un'idea di cinema ancora vivida, politica e ruspante sullo sfondo di un Paese intrinsecamente mostruoso e guerrafondaio. Peccato che il regista di Clerks non abbia più portato avanti il discorso.

8 - Revenge - Coralie Fargeat, 2017
Pazzesca Matilda Lutz: una Lolita che si trasforma in Lara Croft dopo essere stata stuprata, concedendo fisico, sudore, saliva e urina alle trovate perverse di un rape and revenge movie che oggi è celebrato come uno dei manifesti cinematografici del #MeToo, ma forse qualche tempo fa sarebbe stato detestato. I modelli della regista sono Mad Max: Fury Road e l'horror francese di Alexandre Aja e Pascal Laugier: frullateli e avrete uno dei migliori esordi di genere del decennio.

7 - Babadook - Jennifer Kent, 2014
Horror profondo e viscerale, che si confronta con le paure e le ossessioni dell'infanzia, nascoste nella cameretta e nel buco nero emotivo di ogni bambino. E che, in fondo, sono le stesse di una madre vedova dalla mente devastata: il mostro convive con la nostra quotidianità, e dorme vicino a noi. Un instant cult di una regista australiana alla sua opera prima, che sorprende per la cura degli aspetti psicologici e per la potenza immaginifica, sensibile e disturbante.

6 - It - Andy Muschietti, 2017
Muschietti conserva lo spirito del romanzo di Stephen King, concentrandosi sull'instabilità emotiva dei personaggi. Il vero orrore è interiore, e si costruisce tanto nell'atto voyeuristico di un desiderio inespresso e sconosciuto ("it" è anche il pronome con cui ci si riferisce al sesso), quanto nel timore di vivere in un mondo che costringe a competere. Forse Pennywise non è altro che uno stimolo a prendere consapevolezza dei nostri limiti e a darci coraggio.

5 - The Neon Demon - Nicolas Winding Refn, 2016
Il manierismo di NWR trova finalmente una ragion d'essere: questa volta il modello dichiarato è Suspiria di Dario Argento, il ponte ideale per ritrarre un universo della moda abitato da corpi vuoti che camminano. Una forma che s'identifica perfettamente con il suo contenuto, in maniera persino clamorosa e definitiva: è una delle pellicole di riferimento del nostro tempo sulla consistenza della superficie e sulla correlazione tra morte ed establishment. Visivamente, un pugno nello stomaco.

4 - Climax - Gaspar Noé, 2018
Venti ballerini in un collegio in disuso per le prove di uno spettacolo. Il consumo collettivo di una sangria corretta con l'acido lisergico scatena il delirio e l'autodistruzione. Un gesto cinematografico che non ha bisogno di visti e permessi: Noé vuole rianimare gli organi vitali e verificare la resistenza di chi guarda, mettendo in discussione la passività di un ruolo sempre più rassicurato e inebetito dagli standard delle serie tv prefabbricate. Tradotto: il senso e il fine ultimo della parola horror, oggi.

3 - It Follows - David Robert Mitchell, 2014
Uno slasher movie capace di rinnovare e sconfessare gli archetipi, costruito sulla paranoia, sulle allucinazioni, sul senso di colpa connaturato all'inevitabilità della crescita, dell'attrazione fisica e delle prime esperienze sessuali. Mitchell si focalizza su uno stato d'animo generazionale e incornicia un mood soffocante e plumbeo, puntellato da una fotografia elettrica e notturna e dall'ambientazione di una provincia americana fuori dal mondo. Che cosa (non) significa avere vent'anni.

2 - The VVitch - Robert Eggers, 2015
L'esasperazione della fede religiosa come superstizione e annullamento delle facoltà razionali dell'individuo, raccontate attraverso l'inesorabile e graduale processo di autodistruzione di una famiglia che sceglie volontariamente di esiliarsi in una fattoria sperduta nei boschi per vivere lontana dal peccato. La sottile atmosfera demoniaca accompagna una riflessione dolente e irreversibile sulla natura umana e sulla sua inadeguatezza nei confronti dell'ignoto. Il primo, in ordine temporale, dei due folk-horror che hanno sconvolto il decennio.

1 - Midsommar - Ari Aster, 2019
La facciata che non t'aspetti. Ambientato interamente alla luce del sole, in uno spazio potenzialmente illimitato, è l'elaborazione del lutto più estrema, lisergica, nauseante e fastidiosa vista di recente su uno schermo. Rituali pagani assurdi e repellenti, morte conclamata del rapporto di coppia, inesistenza di affetti e solidarietà: l'unica soluzione per tornare a vivere è accettare il disgusto degli eventi e poi dargli fuoco. In equilibrio tra parodia e orrendo, è una visione spesso irritante, ma ancora capace di trasmettere imbarazzo, sgradevolezza e incredulità. Tanta roba.



martedì 16 luglio 2019

La Superclassifica del Decennio: 2010 - 2019

20 - Dolor y gloria - Pedro Almodovar, 2019
Trasparente e incredibile autobiografia di Pedro, che mettendo in scena la propria crisi artistica ritrova lo struggimento e le lacrime che incendiano il suo cinema: un colpo al cuore che travolge e ingloba ogni tema e aspetto del senso del regista spagnolo per l'arte e per la vita. Ricordo, sogno, emozione: l'atto creativo è il luogo dove finalmente i dolori trovano un bel posto. Banderas è di un equilibrio espressivo superlativo, il monologo di Alberto Crespo è entrato nella Storia.

19 - No - I giorni dell'arcobaleno - Pablo Larrain, 2013
Via la dittatura di Pinochet, avanzino la schiavitù del consumismo, il dominio delle pubblicità e della superficie. Neppure l'illusione di un mondo migliore può essere concepita senza un'abile strategia di marketing. Che grande film, finora il più importante della folgorante filmografia di un cineasta politico che penetra nelle pieghe del privato per raccontare il malsano corso della Storia. Lo sguardo è sempre complesso, obliquo e distorto, nemico delle convenzioni e delle facili letture.

18 - La casa di Jack - Lars von Trier, 2018
La summa poetica di Lars. Etichettato come provocatore, von Trier realizza il film definitivo sul dolente conflitto interiore tra autocontrollo e pulsione. Un'operazione di chirurgia all'interno delle contraddizioni dell'animo umano, capace di sviscerare ciò che nella vita di tutti i giorni è inaccettabile e scandaloso e di estirparlo abbattendo imposizioni etiche. Un nuovo inno all'umanesimo e un'altra beffarda e divina commedia di un illusionista finissimo e un cineasta fondamentale.

17 - Manchester by the Sea - Kenneth Lonergan, 2016
La forza insopprimibile del dramma famigliare. Amore, lutto, crollo, rinascita e romanzo di formazione: una formula classica ed eterna, che si regge sull'intensità degli interpreti, sulla narrazione e sulla sensibilità di una regia pulita, impeccabile, interessata innanzitutto al fattore umano. Ed è anche la fotografia rara di un'America proletaria e marginale, che combatte quotidianamente con solitudine e senso di colpa mentre i sogni si frantumano.

16 - Miracolo a Le Havre - Aki Kaurismaki, 2011
Sembra un mondo parallelo quello di Kaurismaki, un mondo costruito con i materiali nostri preferiti, la solidarietà, l'umanità, l'amicizia, l'amore. Un mondo pur sempre ancorato all'attualità e a una società capitalista, classista e razzista. Un mondo in cui gli umili e gli sconfitti si ritrovano insieme, coinvolti nella stessa barca a farsi forza reciprocamente, con l'orgoglio e la dignità di chi non rinuncerà mai alla propria direzione ostinata e contraria.

15 - La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson, 2014
L'elaborazione di un lutto, la fine di un amore e un doppio punto di vista, maschile e femminile. Un esperimento cinematografico magico, magistralmente incastrato, unico ma divisibile, differente tra le due parti per umori e temperature dell'anima. Alla fine, il Tempo è il vero grande protagonista. E specchiandoci nei conflitti di James McAvoy, piangiamo con una magnifica, dolente, inarrivabile Jessica Chastain.

14 - Io, Daniel Blake - Ken Loach, 2016
Teniamocelo stretto il compagno Ken, altroché: il suo è un cinema che emoziona, commuove, indigna, vibra. L'unica pellicola del decennio che merita davvero la definizione di necessaria. Perché affronta la distanza sempre più netta tra le istituzioni e il cittadino - quella che ha portato in Inghilterra alla Brexit e negli Stati Uniti a Donald Trump. E perché, come nessun altro, Loach sa manipolare la sfera privata per denunciare le contraddizioni della macchina pubblica.

13 - Frantz - François Ozon, 2016
Il capolavoro della filmografia fluviale di Ozon. Un melodramma all'apparenza nostalgico e calligrafico, tra Lubitsch, Reitz e Haneke, ma che possiede una forza di racconto unica e struggente: una tensione di morte costante fa da sfondo a una delle più poetiche e profonde riflessioni sul suicidio. Eppure il finale, magnifico, è un inno alla vita e alla dolorosa e inevitabile presa di consapevolezza della propria libertà. Perché vivere aiuta a non morire.

12 - Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard, 2012
Senti i sospiri, le lacrime e la rabbia dei protagonisti di Audiard. Glieli senti addosso. Senti i magoni, i batticuori, i graffi nell'anima. Sulla pelle. Stringere i denti, e poi ripartire. Il grande Jacques è così: ti stringe per il collo e ti molla soltanto quando hai raggiunto il limite. Che vuoi farci. La Cotillard più bella di sempre nella sua interpretazione più appassionata e sanguinosa. Basterebbe questo. Ma c'è molto altro. Riassumendo in un concetto solo: il cinema.

11 - Dogman - Matteo Garrone, 2018
Il pugno nello stomaco di Garrone. Una sintesi implacabile di tenerezza e crudeltà, romanticismo e cinismo: il destino degli sfortunati è la miseria. Lontano dagli stereotipi e dal sensazionalismo pulp, affettuoso nei confronti di un protagonista memorabile ma senza concedere alternative di fuga alla sua gabbia esistenziale. Senza epica e retorica, ma partendo da un particolare episodio di cronaca nera e diventando un panorama sulle condizioni instabili e precarie dell'essere umano.

10 - The Wolf of Wall Street - Martin Scorsese, 2013
Un party edonista e autodistruttivo di tre ore, sniffando cocaina, fumando crack, giocando al tiro al bersaglio con i nani, spendendo e scopando senza limiti e freni inibitori. Tra i migliori cinque film di Scorsese di tutti i tempi, perché nessun altro riesce a ritrarre la vitalità e la gioia di chi si sta fottendo il mondo raccontando nello stesso tempo la miseria della natura umana. Beffardo, inquietante, senza tregua. Una tragedia contemporanea che si vede e si vende come una commedia di cialtroni.

9 - Joker - Todd Phillips, 2019
La performance estrema e perversa di Joaquin Phoenix incarna un'insanità mentale che oltrepassa i limiti della comprensione psicanalitica. Ma il suo Arthur Fleck è anche l'emblema dell'individuo calpestato e ignorato dalla società americana di oggi, il reietto che diventa suo malgrado il simbolo di un odio di classe che non ha coordinate né modelli di riferimento. Il capolavoro pop che uccide i suoi padri, i cinecomix e Martin Scorsese, ripartendo dalle umiliazioni della strada e registrando un sentimento confuso che è alla radice dei mostri del populismo dei nostri giorni.

8 - Civiltà perduta - James Gray, 2017
Nell'ossessione di Percy Fawcett di proclamare la scoperta della città di Z nel cuore della foresta sudamericana e di provare l'esistenza di una civiltà sconosciuta risiede tutto ciò che non possiamo lasciare indietro: il senso del cinema come sentimento fuori dal tempo, che prescinde da ogni catalogo, manuale, contestualizzazione. E un finale tra i più grandiosi di sempre: la morte non si vede, circola sospettosa, suggerendo che non sia un arrivo ma un'altra partenza, forse quella definitiva per la realizzazione del nostro inquieto vagare.

7 - The Social Network - David Fincher, 2010
Il film simbolo dei primi vent'anni del terzo millennio. Una sceneggiatura a orologeria, incalzante, cinica. Un film di oggi e sull'Oggi, sulla velocità, sull'insensibile frenesia, sulla schiuma dei giorni. Ma, soprattutto, su un'amicizia tradita. Non basteranno mai milioni di amici virtuali quando la solitudine è parte di noi, e il primo amore è molto più di un'ossessione: un fantasma che non scompare, un profilo social impossibile da cancellare.

6 - Boyhood - Richard Linklater, 2014
Il coming-of-age definitivo, che prende di petto il desiderio di identificazione dello spettatore, domandandosi se il cinema possa essere uno specchio fedele dell'esistenza, oppure se le necessità di sintesi debbano prendere il sopravvento. Un miracolo affidato all'ignoto, alla Storia che deve ancora essere scritta, ma che lascia spazio all'emozione: le giornate di Mason possiedono il dono magico dell'autenticità, del futuro e della lacrima trattenuta.

5 - Spring Breakers - Harmony Korine, 2012
Quanta bellezza ancora da vedere. La celebrazione assoluta dell'estetica, della consistenza della superficie, che meglio non può esser rappresentata che dalle adolescenti in fiore sopravvissute ma deformate cerebralmente dal terrorismo intellettuale della patina e del pop. Visivamente epocale, un capolavoro senza cuore, una sinfonica celebrazione del Niente. Il nostro immaginario passa inevitabilmente da qui, da Everytime di Britney Spears, dalle armi, dal sesso, niente è vero, tutto lo è.

4 - Personal Shopper - Olivier Assayas, 2016
Schermi, immagini, riflessi, fantasmi che rispecchiano il nostro narcisismo social e l'idea di mondo di cui siamo prigionieri: la messaggistica istantanea si consacra come unico strumento di comunicazione, ed emozione. Il corpo di Kristen Stewart insegue un segno, una reazione, rivolgendosi sempre verso qualcosa che non ha carne, è immateriale. Gli inganni della vita e del cinema portati alle estreme conseguenze: non esistono, ma siamo convinti che ci siano.

3 - La vita di Adele - Abdellatif Kechiche, 2013
Il regista più grande, il film più bello. L'amore, il sesso, il sudore, le lacrime. Il dolore, la vita. Abdel Kechiche filma i nostri giorni, ponendo la macchina da presa al livello della carne e del fiato. Colmo e ripieno di odori e di sapori, di gioie e di sofferenze. Erotico e anti-retorico. La ricerca della verità e della libertà dello sguardo nella massima espressione. Bisogna soltanto ringraziarlo. Un nemico della morale e dell'ipocrisia. Un fuoriclasse.

2 - Il cigno nero - Darren Aronofsky, 2010
Meravigliosamente conturbante, torbido e avvolgente. Aronofsky e il corpo: un capitolo a sé della storia del cinema. Il corpo di Natalie Portman parte come un sogno e termina come un incubo. Bellissimo e ossessionato. Il sangue, la perdita di controllo, il demone sotto pelle. Osa Aronofsky, come pochissimi, forse come nessuno. Un manifesto sulla disintegrazione dei sogni. Tra Hitchcock e Polanski: il lato oscuro non è mai stato così eccitante e autodistruttivo.

1 - The Master - Paul Thomas Anderson, 2012
Come hai fatto a trovarmi. Anime perse. PTA riflette sul significato di sette, movimenti e personaggi che si propongono di dare conforto, offrire un abbraccio a chi ha perduto ogni punto di riferimento. Un capolavoro sulla fede, sugli appigli a cui si aggrappa chi tenta di reagire allo sconforto e alla disperazione. Oppure è soltanto un film su due maschi, soli e spaesati, che si riconoscono e provano a mantenersi in piedi. Non vale: Joaquin Phoenix è grande. Phil è semplicemente lassù, immenso, insuperabile, immortale. 




venerdì 12 luglio 2019

Guarda Giacinti

Il gol è l'orgasmo del calcio.
Eduardo Galeano

Sono le 12.30 di una domenica di gennaio, non ho intenzione di fare altro che non sia guardare partite di calcio. Fuori piove, rimango in pigiama, mi viene in mente che Sky non trasmette più l'anticipo di mezzogiorno. Ho disdetto Dazn da poco per risparmiare dieci euro al mese. Devo attendere le tre del pomeriggio e l'unica offerta della tv a pagamento è Milan - Sassuolo di calcio femminile, giocata sotto la neve, praticamente senza pubblico. Si sentono le voci delle allenatrici e i commenti dei pochissimi tifosi sugli spalti. Rimango infastidito dalla concitazione della telecronista con cui commenta il primo gol del Milan, gridando il nome di <<Valentinaaaa Giacintiiiiiii!!!!>> come se Carlo Pellegatti esultasse per una vittoria in semifinale di Champions. Passano pochi minuti e il Milan è già sul 4-0. Pura fantascienza, penso. Credibilità zero. La stessa Giacinti sbaglia il quinto gol in maniera madornale, sola a un metro dal portiere avversario. Il calcio femminile non fa per me. Sdraiato sul divano, scorro nevroticamente la bacheca degli eventi su Facebook per cercare un'alternativa domenicale. Cambio canale, ovvio, e metto in sottofondo la Euro Top Chart di Mtv Music. Arrivano le 14.15 e non ho ancora combinato niente, devo aspettare quarantacinque minuti per l'inizio delle partite, la musica pop-trap di oggi intanto ha superato la mia soglia di sopportazione. Più per noia che per curiosità, mi ricollego con le ragazze di Milan - Sassuolo. <<Ancora leiiiiiii, Valentinaaaa Giacintiiiiiii!!!!>>. Il Milan ha appena segnato il 5-2. Mi incuriosisco: vado su Wikipedia per capire chi sia l'autrice della doppietta e scopro che è già stata per due volte capocannoniere della serie A e che è attualmente in testa nella classifica marcatori. Ha segnato 86 volte su 96 presenze nel Mozzanica e 21 su 22 nel Brescia. Nel Milan viaggia a una media di un gol a partita. Le metto il Like su Facebook e decido di avventurarmi su Instagram. Decido di seguirla.

Mi immagino come possa essere la prima volta di un ragazzo che gioca a calcio con Valentina Giacinti. Rievoco quei primi giorni di settembre che anticipano l'inizio della scuola e mi configuro un campetto di calcio di qualche sperduta provincia bergamasca. Si ritrovano in dieci: nove uomini e una donna. <<Va beh, lei sta con voi>> decide il più bullo. Valentina è in squadra con un panzone destinato chiaramente a fare il portiere, con uno smilzo con la maglia dell'Inter che rimane fermo in difesa, con uno basso e tozzo che indossa una maglietta stretta di una palestra di Bergamo e con un tizio silenzioso la cui scritta di Montolivo sulle spalle tradisce un tifo romantico e malinconico per l'Atalanta. <<Io mi muovo in attacco>> sentenzia determinata Valentina. Il finto palestrato si gira con una smorfia verso il difensore dell'Inter, che allarga perplesso le braccia. Il ciccione in porta scorreggia. Inizia la partita. Passaggio in profondità di Montolivo per Valentina, che segna subito. L'azione successiva è simile: Vale ruba la palla a un avversario, ne scarta un altro, la passa a Monto che le restituisce il favore. Lei è veloce, gli altri non lo sono. Doppietta. Il bullo bestemmia in dialetto, uno degli altri ride istericamente e tenta di far ricadere la colpa sul portiere, prendendolo per il culo. Vale dà il cinque al nano palestrato, fa il pollice in alto all'interista e al panzer, sorride a Monto che si avvicina a lei tentennando un abbraccio con l'insicurezza di sé di chi potrebbe sembrare una persona riflessiva, così come un serial killer. Si limiterà a dirle un timido "grande" e a darle una debole pacca sulla schiena. Valentina non può vederlo ma dentro a Montolivo, il tizio che le ha fatto i due assist, si è appena aperto un cratere devastante che il ragazzo faticherà a rimarginare per tutti gli anni delle superiori. Il giorno dopo, per tutti quanti, comincia la scuola.

Valentina Giacinti si racconta in un'intervista sul suo profilo Instagram: <<Da piccola mi è capitato tante volte di sentirmi dire che il calcio non è uno sport per le donne. Quando giocavo insieme ai maschi il mio obiettivo era farli ricredere. Spesso quando giocavo contro di loro mi piaceva fare tanti gol, per fargli capire che anche le donne potevano giocare. Il calcio ti dà tanto e richiede tanto tempo, ma l'emozione di fare un gol il sabato e di portare a casa una vittoria ripaga tutto il sacrificio che si fa durante la settimana>>. Guardando le partite dell'Italia femminile agli ultimi Mondiali mi sono entusiasmato. Non mi capitava da un po'. La responsabile è Valentina Giacinti, perché nel suo gol contro la Cina c'è tutto quello che amo di più del gioco d'attacco. Il pressing ossessivo sull'esterno cinese le permette di recuperare palla e di allungarsi sulla destra. Non c'è superiorità numerica, perché le cinesi in area sono comunque quattro. Non le resta che passare il pallone alla compagna di reparto e buttarsi in area sperando che arrivi poi un cross dalla fascia opposta. Il pallone le arriva molto sporco, figlio di un brutto passaggio di Barbara Bonansea che viene deviato di fortuna da una cinese, e di una ribattuta del portiere sul tiro della nostra mezzala. Valentina c'è, perché è più veloce della marcatrice. Valentina sente quel pallone. Valentina segna. Davanti a Italia - Cina mi tornano in mente le sue parole di Instagram. Per conquistare il rispetto dei maschi, Valentina Giacinti non avrebbe mai potuto accontentarsi di giocare bene. Per giocare con i maschi, devi segnare. Dopo che l'ho vista con il Milan nelle ultime partite di campionato e con la Nazionale, mi sono convinto che lei si muova con l'idea che sia sempre una lotta di genere. Come se le avversarie fossero uomini. Qualcosa di simile a una lotta di classe, con il pallone. Senza dubbio - che si tratti di un campetto della Val Cavallina, di uno stadio di provincia oppure dei Mondiali - il suo è un movimento politico.

Ho pensato a Inzaghi. Penso a Cutrone perché gioca "tarantolata" come lui, ma Giacinti tecnicamente è molto più forte. Scopro con un pizzico di delusione che da bambina tifava Juventus e che i suoi calciatori preferiti sono Bobo Vieri e Alvaro Morata. Recupero un bell'aneddoto: quando da bambina le regalavano le bambole, strappava subito le teste e le prendeva a calci. Nell'intervista dopo Italia - Cina si commuove, perché il nonno che l'ha sempre incoraggiata a diventare una calciatrice non c'è più. In Splendori e miserie del gioco del calcio Eduardo Galeano scrive: "Per fortuna appare ancora sui campi di gioco, sia pure molto di rado, qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito e commette lo sproposito di mettere a sedere tutta la squadra avversaria, l'arbitro e il pubblico delle tribune, per il puro piacere del corpo che si lancia verso l'avventura proibita della libertà". Gli ultimi in Italia a provarci sono stati Antonio Cassano e Mario Balotelli, perché covavano l'autentica intenzione di distruggere il sistema dall'interno. Ne sono stati risucchiati e hanno finito per autodistruggersi. Per uscire dallo spartito, allora, bisogna guardare altrove: nella tenacia, nella determinazione, nella necessità del gol per ribaltare gli ordini, le gerarchie e le prospettive. Ripartire da capo, semplicemente. Tabula rasa. Per rinnovarsi e avere una spinta propulsiva, il calcio non può prescindere dal sentimento della lotta. Davanti a quel Milan - Sassuolo di una mattina di gennaio pensavo di annoiarmi, ma stava nascendo una nuova consapevolezza. Guardare giocare Valentina Giacinti è bellissimo. Fare il tifo per lei è una cosa bellissima.

Emiliano Dal Toso



martedì 4 giugno 2019

Top Ten: Classifica Primo Semestre 2019

10 - Green Book - Peter Farrelly
Il buddy movie è più disneyano che farrellyano: piacione e trasversale, adatto per accontentare i gusti di tutti. L'America vintage ritratta è favolistica e la confezione è edificante e politicamente corretta, ma è impossibile rimproverare ulteriori difetti: la coppia di interpreti è grandiosa, i dialoghi sono effervescenti e il tono non è mai retorico e didattico ma garbato e accattivante. E il finale natalizio, tra Frank Capra e Un biglietto in due, rientra nella miglior tradizione della commedia americana.

9 - Ricordi? - Valerio Mieli
Nove anni dopo Dieci inverni, Mieli si fa perdonare la lunga attesa con un'opera seconda visionaria, densa di allegorie e significati, ambiziosa e vertiginosa, che sorprende per alcune prodigiose soluzioni registiche e per le prove di un malinconico Luca Marinelli e di una luminosa Linda Caridi. E compie il piccolo grande miracolo di riuscire a tradurre in immagini le irrazionali alchimie che alimentano un legame sentimentale e gli interrogativi e le briciole che restano dopo averlo vissuto.

8 - Oro verde - C'era una volta in Colombia - Ciro Guerra, Cristina Gallego
Un originalissimo e rutilante affresco rurale e malavitoso, dove le tradizioni della comunità indigena e contadina dei wayuu del deserto di Guajira vengono calamitate dai moderni codici di comunicazione, quelli della criminalità e della legge del mercato. Un ambizioso e shakespeariano racconto antropologico ed etnografico in cui i rituali tribali e le culture arcaiche si evolvono e si scontrano con la nascita dei cartelli del narcotraffico, perciò con l'avidità e con il sangue.

7 - Climax - Gaspar Noé
Venti ballerini si ritrovano in un collegio in disuso per le prove di uno spettacolo. Il consumo collettivo di una sangria corretta con l'acido lisergico scatena il delirio e l'autodistruzione. Un gesto cinematografico che non ha bisogno di visti e di permessi: Gaspar Noé vuole rianimare gli organi e verificare la resistenza di chi guarda, mettendo in discussione la passività di un ruolo sempre più rassicurato e inebetito dagli standard delle serie tv. Un'esperienza psicovisiva sconvolgente.

6 - Il traditore - Marco Bellocchio
Il film che non t'aspetti del regista di Bobbio: un punto di vista sulla mafia inedito e dinamico, che parte come un episodio di Narcos e si evolve in una tragicommedia processuale folgorante, un teatrino di maschere criminali che rappresenta un Paese in cui la forma mentis è intrinsecamente corrotta. Buscetta non è un eroe, né una vittima e neppure un pentito delinquente, ma soltanto un testimone senza patria che attraversa le ambiguità e le zone oscure di una redenzione impossibile.

5 - Il corriere - Clint Eastwood
Clint all'ennesima potenza: il tempo che passa, i rimorsi e i rimpianti di un'esistenza trascorsa a sottovalutare gli affetti personali, oppure a non avere il coraggio di viverli. Una lettera d'amore sincera e commovente e che, oltre alle confessioni personali dell'autore, percorre le strade di un'America sempre più razzista e paranoica, che tende a ghettizzare ogni minoranza, tra "nonni", "lesbiche", "negri" e messicani. Gli perdoniamo anche quell'eccesso di elogio alla famiglia.

4 - Peterloo - Mike Leigh
Un monumento storico urgente e necessario sul massacro di St. Peter's Field del 1819, dove un gigantesco corteo di operai manifestò insieme a contadini, artigiani e donne per chiedere pane e suffragio universale. Lo sguardo di Leigh però è distaccato e perciò ancor più straziante e struggente e la morale non è di certo pacifista: nelle disparità, il confronto è sempre impari, l'unica possibilità è lo scontro. Una lucidità tagliente per un cinema di parola e di accuratissima ricostruzione politica.

3 - I fratelli Sisters - Jacques Audiard
Audiard approda in America e realizza il film dei sogni di ogni cineasta europeo, rivitalizzando la colonna vertebrale dei nostri padri e, con rispetto e ammirazione, sconfessando la sua poetica: gli uomini sanno essere anche fragili, sodalizzare, abbandonare le armi, tornare a casa. In epoca di "girl power" a ogni costo, il regista francese mette a nudo i sentimenti e i dubbi che ognuno nasconde sotto il costume di cowboy, preferendo i battiti del cuore alle fondine per la pistola.

2 - Dolor y gloria - Pedro Almodovar
Trasparente e incredibile autobiografia di Pedro, che mettendo in scena la propria crisi artistica ritrova lo struggimento e le lacrime che incendiano il suo cinema: un colpo al cuore che travolge e che ingloba ogni tema e ogni aspetto del senso del regista spagnolo per l'arte e per la vita. Ricordo, sogno, emozione: l'atto creativo è il luogo dove finalmente i dolori trovano un bel posto. Banderas è  di un equilibrio espressivo superlativo, il monologo teatrale di Alberto Crespo è già nella Storia.

1 - La casa di Jack - Lars von Trier
La summa poetica di Lars. Etichettato come provocatore, von Trier realizza il film definitivo sul dolente conflitto interiore tra autocontrollo e pulsione. Un'operazione di chirurgia all'interno delle inquietudini dell'animo umano, capace di sviscerare ciò che nella vita di tutti i giorni è inaccettabile e scandaloso e di estirparlo abbattendo imposizioni etiche. Un raggelante Dante/Matt Dillon si fa guidare da Verge/Bruno Ganz verso la dannazione eterna, in una mezz'ora finale di rutilante meraviglia visiva. Un nuovo inno all'umanesimo e un'altra beffarda e divina commedia di un illusionista finissimo e un cineasta fondamentale.



lunedì 13 maggio 2019

Top 5: Maggio 2019

5 - Quando eravamo fratelli - Jeremiah Zagar (voto 7)
Un'opera prima matura e di impatto immediato, che ritrae con poesia e tenerezza un lessico famigliare di provincia americana verace e genuino. L'efficacia e la potenza di alcune suggestioni eteree rimandano al cinema sinuoso, visionario e avvolgente di Terrence Malick. Un coming-of-age che miscela realismo, disegni animati e un tocco di lirismo magico, attraversando paure e insicurezze, ma anche innocenza, curiosità, scoperta del mondo e della vita.

4 - The Brink - Sull'orlo dell'abisso - Alison Klayman (voto 7)
Steve Bannon è l'uomo che rappresenta meglio i populismi di estrema destra di tutto il mondo. Scaltro manipolatore, individuo dimesso e affabile, nel film emerge lo spaccato di un individuo straordinariamente pericoloso per la superficialità con cui parla di razzismo e antisemitismo. Un documento necessario per decifrare le dinamiche e le strategie della propaganda neofascista che si sta espandendo a macchia d'olio in molte zone del mondo.

3 - Stanlio & Ollio - Jon S. Baird (voto 7)
Evitando le trappole del biopic agiografico e commemorativo, la celebrazione della più grandiosa coppia comica di tutti i tempi avviene raccontando il loro momento di difficoltà negli anni Cinquanta, quando la popolarità stava diminuendo a favore di nuovi modelli di intrattenimento. Sinceramente commosso ed emozionante, si regge ovviamente sulla prova degli incredibili Steve Coogan e John C. Reilly che replicano in modo mimetico le mosse e i vezzi degli eterni Stan Laurel & Oliver Hardy.

2 - Che fare quando il mondo è in fiamme? - Roberto Minervini (voto 8)
Brucia il cinema di Minervini, in prima linea laddove la macchina da presa necessita di riprendere e documentare il conflitto sociale e razziale che pervade l'America del Sud dei nostri giorni. Si può discutere sull'opportunità di certe immagini, sicuramente non sulla forza e sull'impatto dell'unico vero cinema politico di oggi. La miglior testimonianza sulle New Black Panthers proviene dallo sguardo borderline di un film-maker marchigiano che dobbiamo tenerci stretto.

1 - I fratelli Sisters - Jacques Audiard (voto 10)
Audiard approda in America e realizza il film dei sogni di ogni cineasta europeo, rivitalizzando la colonna vertebrale del western dei nostri padri e, con rispetto e ammirazione, sconfessando la sua poetica: gli uomini sanno essere anche fragili, sodalizzare, abbandonare le armi, tornare a casa. In epoca di "girl power" a ogni costo, il regista francese procede in direzione ostinata e contraria, mettendo a nudo i sentimenti e i dubbi che ognuno nasconde sotto il costume di cowboy, preferendo i battiti del cuore alle fondine per la pistola.



lunedì 1 aprile 2019

Top 5: Aprile 2019

5 - Dumbo - Tim Burton (voto 7)
La magia è intatta, rinnovata e aggiornata. Lo spirito disneyano è fedele alla linea. Esaurita la creatività dopo Big Fish, Burton decide finalmente di lavorare al servizio di un prodotto dichiaratamente - onestamente - commerciale ma che serve a conservare icone e mitologie narrative per tramandarle alle generazioni future. Con una leggerezza e uno struggimento che non diventa mai nostalgia fine a se stessa, ma soltanto infinita tenerezza per un racconto senza tempo.

4 - L'uomo fedele - Louis Garrel (voto 7)
Louis diverte con una commedia sentimentale che raccoglie l'eredità del padre Philippe, senza scimmiottarlo. E con grande autoironia interpreta un fascinoso bobo innamorato da sempre della stessa donna (una splendida Laetitia Casta) ma che si fa coinvolgere dalle avances di una spudorata adolescente (un'acerba ma promettente Lily-Rose Depp). Cinema francese all'ennesima potenza, con pregi e difetti, che ha però l'intelligenza di essere sintetico ed essenziale, a partire dalla durata.

3 - Triple Frontier - J.C. Chandor (voto 8)
Sotto le spoglie dei generi (heist movie, survival movie, action, western), Chandor imbastisce una cinica avventura sul potere dei soldi di determinare il corso degli eventi. L'unico dio che viene universalmente riconosciuto nella società di oggi è il denaro, concepito come l'unica risorsa di riscatto oppure come l'unica consolazione ai dolori e ai traumi della vita. Eccellente cast maschile, dove spicca Oscar Isaac e in cui la monoespressività di Ben Affleck risulta funzionale. Su Netflix.

2 - Oro verde - C'era una volta in Colombia - Ciro Guerra, Cristina Gallego (voto 9)
Un originalissimo e rutilante affresco rurale e malavitoso, dove le tradizioni della comunità indigena e contadina dei wayuu del deserto di Guajira vengono calamitate dai moderni codici di comunicazione, quelli della criminalità e della legge del mercato. Un ambizioso e shakespeariano racconto antropologico ed etnografico in cui i rituali tribali e le culture arcaiche si evolvono e si scontrano con la nascita dei cartelli del narcotraffico, e perciò con l'avidità e il sangue.

1 - Peterloo - Mike Leigh (voto 9)
Il ritorno della lotta di classe, un monumento storico urgente e necessario sul massacro di St. Peter's Field del 1819, dove un gigantesco corteo di operai manifestò insieme a contadini, artigiani e donne rivoluzionarie per chiedere pane e suffragio universale. Lo sguardo di Leigh però è distaccato e perciò ancor più straziante e struggente e la morale non è di certo compiacente e pacifista: nella disparità, il confronto è sempre impari, l'unica possibilità è lo scontro. Una lucidità tagliente per un cinema di parola e di accuratissima ricostruzione politica, come è sempre più raro trovare.




lunedì 4 marzo 2019

Top 5: Marzo 2019

5 - Fratelli nemici - David Oelhoffen (voto 7)
Un polar perfettamente contestualizzato nella ribollente Francia di oggi, dove le differenze sociali e razziali si confondono e si ribaltano. La contrapposizione tra il muscolare Matthias Schoenaerts e il riflessivo e nervoso Reda Kateb contribuisce a rendere il film ben più di un abile esercizio di genere. La tensione è notevole, l'ambientazione è sufficientemente sporca e ruvida per un'opera di intrattenimento capace di gettare uno sguardo contemporaneo sulle malavite del nostro presente.

4 - La conseguenza - James Kent (voto 7)
Un melodramma storico formalmente elegantissimo, che poggia gran parte della sua potenza drammatica sulla prova di una straordinaria Keira Knightley, alle prese con un personaggio scritto su misura per il suo fascino algido e penetrante, per la sua emotività trattenuta destinata a esplodere, in equilibrio precario tra la tentazione del tradimento e il timore del senso di colpa. Un solido prodotto di artigiani: scenografie, costumi, musiche e fotografia in sintonia perfetta al servizio del cinema.

3 - Gloria Bell - Sebastian Lelio (voto 8)
Lelio riesce nell'impresa di abbellire l'originale Gloria, adattando questo remake all'ambientazione losangelina e cucendolo magnificamente al servizio delle sfumature tragicomiche di un'eccezionale Julianne Moore, matura e sexy, clubber spregiudicata e scatenata, mamma affettuosa ma anche amante passionale e piena d'orgoglio. Molte soluzioni registiche sono il frutto dell'esperienza accumulata dal regista cileno, tecnicamente sempre più agile, creativo e almodovariano.

2 - Ricordi? - Valerio Mieli (voto 9)
Nove anni dopo il bellissimo Dieci inverni, Mieli si fa perdonare la lunga attesa con un'opera seconda visionaria, densa di allegorie e significati, ambiziosa e vertiginosa, che sorprende ed entusiasma per alcune prodigiose soluzioni registiche e per le prove di un malinconico Luca Marinelli e di una luminosa e folgorante Linda Caridi. E compie il piccolo grande miracolo di riuscire a tradurre in immagini le irrazionali alchimie che alimentano un legame sentimentale e gli interrogativi e le briciole che restano dopo averlo vissuto.

1 - La casa di Jack - Lars von Trier (voto 10)
La summa poetica del fare cinema di Lars. Etichettato come provocatore, von Trier realizza il film definitivo sul dolente conflitto interiore tra autocontrollo e pulsione. Un'operazione di chirurgia all'interno delle inquietudini dell'animo umano, capace di sviscerare ciò che nella vita di tutti i giorni è inaccettabile e scandaloso e di estirparlo abbattendo imposizioni etiche e pose compiacenti. Un raggelante Dante/Matt Dillon si fa guidare da Verge/Bruno Ganz verso la dannazione eterna, in una mezz'ora finale di pura allegoria e rutilante meraviglia visiva. Un nuovo inno all'umanesimo e un altro manifesto della libertà d'espressione di un cineasta finissimo, trasparente, fondamentale.



mercoledì 20 febbraio 2019

Oscar 2019: Pronosticoni

MIGLIOR FILM

Emiliano Dal Toso: penso che Green Book sia uno di quei rari film il cui target di riferimento vada dai 3 ai 99 anni, senza distinzione tra cinefili e pubblico. Piacione senza esagerare, vintage e antirazzista: i giurati dell'Academy apprezzeranno. Vedo un po' sotto Roma e La favorita. E sempre che il delirio per Bohemian Rhapsody non contagi anche il Dolby Theatre.

Massimiliano Gavinelli: meriterebbe Roma ma preferiranno dargli i premi per la miglior regia e il miglior film straniero. Se la lottano Green Book per le tematiche, La favorita per la forma e A Star Is Born per il pubblico. Vince Green Book.

MIGLIOR REGIA

E.D.T.:
vince Alfonso Cuaron per Roma, per manifesta superiorità.

M.G.: vince Alfonso Cuaron per Roma e se lo merita. Può insidiarlo solo Lanthimos.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

E.D.T.:
difficilmente la notte degli Oscar si sottrarrà dalla Queen-mania. Penso che premiare Rami Malek per la sua interpretazione di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody sia il momento ideale per cavalcare l'onda.

M.G.: il cuore dice Willem Dafoe per Van Gogh, la testa dice Christian Bale per Vice. Seguo la testa.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

E.D.T.:
 giunta alla settima candidatura, spero che Glenn Close vinca la tanto sospirata statuetta, anche se The Wife è tutt'altro che indimenticabile. Olivia Colman per La favorita ha buone chance.

M.G.: il cuore dice Olivia Colman per La favorita, la testa dice Glenn Close per The Wife. Seguo il cuore.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

E.D.T.: Mahershala Ali
in Green Book è assolutamente perfetto in un ruolo scritto per far impazzire l'Academy, non credo che abbia rivali.

M.G.: tutti i candidati hanno fornito prove di alto spessore, a volte anche più dei protagonisti. Il mio preferito è Sam Elliott. La vittoria di Mahershala Ali per Green Book sembra tuttavia già scritta e va bene così.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

E.D.T.: mi auguro che vinca Amy Adams per la sua "second lady" di Vice perché è alla sesta nomination e credo che sia arrivata l'ora, ed è comunque migliore delle concitatissime Emma Stone e Rachel Weisz di La favorita.

M.G.: Emma Stone e Rachel Weisz si annulleranno a vicenda. Vince Amy Adams per Vice.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

E.D.T.: la sceneggiatura di Green Book è irresistibile, infallibile e senza sbavature.

M.G.: Adam McKay sa restituire tutta la complessità di storie e personaggi fuori dal comune in maniera leggibile e senza rinunciare a uno stile unico e personale, capacità quasi unica nel panorama hollywoodiano odierno. Green Book sembra scritto per l'Oscar ed è favorito. Ma per me vince Vice.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

E.D.T.: sogno l'Oscar a Spike Lee. Non ha grandissimi rivali: spero che i giurati non si siano fatti ingannare dalla cialtronata western dei fratelli Coen. Deve vincere BlacKkKlansman.

M.G.: una delle categorie più incerte, dove se la giocano BlacKkKlansman, La ballata di Buster Scruggs e Copia originale. Inizialmente davo vincitori i Coen ma i recenti WGA Awards mi hanno fatto cambiare idea. Vincerà meritatamente Copia originale.

MIGLIOR FOTOGRAFIA

E.D.T.: Alfonso per Roma, grazie. Mi fa piacere però che qualcuno si sia accorto di quella gemma che è Opera senza autore.

M.G.: la fotografia furbetta di Cold War e quella paracula di First Man non possono togliere la statuetta a quella curata ed elegante de La favorita. Roma tuttavia può farlo e lo farà.

MIGLIOR MONTAGGIO

E.D.T.: uno degli aspetti più interessanti di Vice è il lavoro svolto da Hank Corwin.

M.G.: in Vice il montaggio va meravigliosamente a braccetto con la sceneggiatura più che negli altri candidati. Una menzione speciale va all'ottimo lavoro fatto per Bohemian Rhapsody.

MIGLIOR SCENOGRAFIA

E.D.T.:
sono innamorato del risultato finale ottenuto dagli scenografi de Il ritorno di Mary Poppins. Ma questa è la categoria in cui La favorita prenderà la sua rivincita.

M.G.: il cuore dice La favorita, la testa Il ritorno di Mary Poppins. Seguo la testa.

MIGLIORI COSTUMI

E.D.T.:
sono ancora sotto shock estetico per l'eleganza, la bellezza e la poesia di Emily Blunt ne Il ritorno di Mary Poppins.

M.G.: Sandy Powell colleziona ben due candidature meritatissime ma vincerà per La favorita dove i costumi contribuiscono alla visceralità di tante scene e fanno da vero e proprio complemento narrativo. I costumi di Black Panther mi fanno davvero cagare, ci tenevo a dirlo. 

MIGLIOR CANZONE

E.D.T.:
di cosa stiamo parlando? Vince Lady Gaga per Shallow, un capolavoro assoluto.

M.G.: la statuetta è già stata spedita in anticipo a casa Gaga. Vince Shallow.

MIGLIOR COLONNA SONORA

E.D.T.:
grande equilibrio. Lo score di Alexandre Desplat per L'isola dei cani è raffinatissimo, forse troppo per le orecchie facilone dei giurati dell'Academy. Il grande Terry Blanchard per BlacKkKlansman fa un lavoro pazzesco. Temo che vinca Ludwig Goransson per Black Panther.

M.G.: dovrebbe vincere Il ritorno di Mary Poppins senza particolari patemi.

MIGLIOR FILM STRANIERO

E.D.T.:
una pura formalità per Roma. Ci tengo a evidenziare la presenza di Opera senza autore, film stratosferico stroncato dai critici più snob e detestabili.

M.G.: bellissima sfida tra cinque film di qualità. Ovviamente vince Roma.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE

E.D.T.: voglio ancora illudermi di vivere in un mondo abbastanza giusto dove vince Wes Anderson per L'isola dei cani.

M.G.: lotta alla pari tra Ralph e Incredibili. Tifo Wes Anderson ma vince Gli Incredibili 2.



venerdì 1 febbraio 2019

Top 5: Febbraio 2019

5 - Il mio capolavoro - Gaston Duprat (voto 7)
Una commedia acida su una coppia di individui tanto geniali quanto insopportabili e disoneste canaglie, che descrive senza pietà i meccanismi commerciali alla base del successo e della rigenerazione artistica, diretta da uno dei due registi del cult Il cittadino illustre. Si ride molto, anche se vergognandosi un po', per l'irresistibile cialtroneria che caratterizza i bravissimi Luis Brandoni e Guillermo Francella. Sullo sfondo, si omaggiano i chiaroscuri e i contrasti sociali di Buenos Aires.

4 - Le nostre battaglie - Guillaume Senez (voto 7)
Un grandioso Romain Duris è un capo operaio che combatte per rimanere in equilibrio, affrontando un privato che lo costringe a relazionarsi con l'abbandono improvviso della moglie e un ambiente lavorativo sempre più digitale che lo sottopone a tormenti etici. Senez è bravo a contenere l'enfasi e realizza un'opera dardenniana celebrando la pazienza, l'attesa e la fiducia ed evitando di cercare a tutti i costi la compassione dello spettatore nei confronti di una condizione esistenziale diffusa.

3 - Creed II - Steven Caple Jr. (voto 7)
Si tratta in pratica di Rocky VIII, ed è senz'altro migliore del precedente Creed. L'intuizione geniale è di ricollegarsi al mitologico quarto capitolo, realizzando un sequel e un remake nello stesso tempo, richiamando Dolph Lundgren nel ruolo di Ivan Drago e valorizzando con senso dell'epica, intelligenza e autoironia il granitico impatto sulla memoria collettiva di un segmento della saga tanto epocale quanto parodiato. Certo, Stallone rimane il motivo dell'operazione, a discapito dei nuovi.

2 - Green Book - Peter Farrelly (voto 8)
Il buddy movie è servito in maniera più disneyana che farrellyana: piacione e trasversale, adatto per accontentare i gusti di tutti. L'America vintage ritratta è un po' da favola e la confezione è edificante e politicamente corretta, soprattutto per chi in passato ha comunque diretto Tutti pazzi per Mary. Ma è impossibile rimproverare ulteriori difetti: gli interpreti sono grandiosi, i dialoghi molto buoni e il tono non è mai retorico e didattico ma garbato e accattivante. E poi c'è la mia adorata Linda Cardellini.

1 - Il corriere - Clint Eastwood (voto 8)
Clint all'ennesima potenza: il tempo che passa, i rimorsi e i rimpianti di un'esistenza trascorsa a sottovalutare gli affetti personali, oppure a non avere il coraggio di viverli. Un commiato non per forza definitivo ma sincero e commovente e che, oltre alle confessioni personali dell'autore, percorre le strade di un'America sempre più razzista e paranoica, che tende a ghettizzare ogni minoranza, tra "nonni", "lesbiche", "negri" e messicani. Gli perdoniamo anche quell'eccesso di elogio alla famiglia.