mercoledì 27 novembre 2019

Flop Ten: Le Delusioni del 2019

10 - I morti non muoiono - Jim Jarmusch
Come diventare la parodia di se stessi. Jarmusch si rivolge ormai soltanto al proprio ego e al proprio pubblico di fedelissimi, che lo adora incondizionatamente, senza se e senza ma. In questa cialtronata zombie, mascherata da metaforona sull'ambiente, non si ride, si sprecano omaggi, citazioni e strizzatine d'occhio, ma l'inconsistenza del contenuto lascia esterrefatti. Un teatrino sterile che coinvolge vecchi e nuovi amichetti (Murray, Swinton, Driver). Il cinema non abita più qui.

9 - Il primo re - Matteo Rovere
La cafonata dell'anno. Appoggiato da tutto il sistema e da ogni tipo di media, si rivela un pasticciaccio all'amatriciana che mescola Revenant, Valhalla Rising, La passione di Cristo e Apocalypto. Sfondando abbondantemente le barriere del ridicolo involontario - a partire dall'utilizzo goffo e pretenzioso del proto latino - Rovere confonde il senso dell'epica con un'estetica calcata, una confezione pacchiana e location completamente sprecate, scordandosi di interessare lo spettatore.

8 - Ted Bundy - Fascino criminale - Joe Berlinger
Il piattume assoluto. Come rendere del tutto priva di attrattiva, sporcizia ed eccitazione, la storia di uno dei serial killer più brutali del Ventesimo Secolo. C'è chi si accontenta: io invece penso che buttare via un materiale potenzialmente così ambiguo e stratificato sia un autentico delitto. Tra tutte le possibilità di racconto, si sceglie quella fiacca degli scontri giudiziari, banalizzando con il bel faccino di Zac Efron le molteplici sfumature di un vero e proprio simbolo del Male.

7 - Serenity - L'isola dell'inganno - Steven Knight
Allucinante. Da non credere. Il regista? Steven Knight, autore di Locke, sceneggiatore de La promessa dell'assassino, creatore di Peaky Blinders. Proprio lui. Il protagonista? Matthew McConaughey, il Rust Cohle di True Detective. Proprio lui. La protagonista? Anne Hathaway, la Catwoman de Il cavaliere oscuro, sensualità allo stato puro. Proprio lei. Il risultato? Un'opera vergognosa, incomprensibile e ingiustificabile che "percula" l'intelligenza di chi guarda.

6 - Le verità - Hirokazu Koreeda
Il maestro giapponese, vincitore della Palma d'oro dell'anno scorso, se ne va in Francia e decide di tediare il pubblico cinefilo, ridefinendo le definizioni di noia, snobismo e radical-chic. Parole, parole, parole: nelle chiacchiere inutili di due protagoniste ricche, viziate e mai interessanti (la Deneuve e la Binoche non sono mai state così insopportabili) si sbugiarda l'idea di un cinema volto a rassicurare gli spiriti e i vizi alto-borghesi piuttosto che a destabilizzarne le convinzioni.

5 - Se la strada potesse parlare - Barry Jenkins
Eccoli qua, belli serviti, i danni del politicamente corretto e degli hashtag su Twitter. Dopo il generoso Oscar per il dignitoso Moonlight, Jenkins rivela tutta la sua debole statura, facendosi portabandiera di un nuovo cinema afroamericano pedante, didattico, schematico, teatralizzante e mai davvero rabbioso e infuocato. Chi ha osato criticare BlacKkKlansman di Spike Lee chieda subito perdono. Quando si dissangua il melodramma con un manifesto programmatico: mi vengono i brividi.

4 - Doctor Sleep - Mike Flanagan
Il libro di Stephen King è magnifico, superiore di gran lunga a Shining. Le premesse erano ottime: un buon cast, un regista di genere, la volontà di allacciarsi sia alle pagine scritte che alle immagini e alle icone del film con Nicholson. Il risultato è un autentico stupro necrofilo del capolavoro di Stanley Kubrick: due ore e mezza di sbadigli mai così insistenti e ripetuti, un'estetica horror che mi fa rimpiangere i vampiri di Twilight, uno sviluppo dei personaggi del tutto inesistente. Atroce.

3 - Il professore e il pazzo - P.B. Shemran
Esilarante, tutto da ridere. Il film comico involontario più divertente dell'anno. Sean Penn sembra la parodia di Ascanio Celestini ne La pecora nera, Mel Gibson non perde l'occasione di rendersi sempre più uno stereotipo. Un vero capolavoro di trucco e parrucco, degno del miglior Maccio Capatonda. Ed era impresa davvero ardua rendere patetica e risibile una storia potenzialmente avvincente. Il nome del regista è uno pseudonimo: possiamo comprenderne i motivi.

2 - Suspiria  - Luca Guadagnino
Eccolo qui, invece, l'affronto palese, diretto e dichiarato alla grandezza di Dario Argento. Un'oscena e delirante accozzaglia di pretenziose e inadeguate riflessioni storiche, deflagrazioni stregonesche e arrogante riscrittura di un soggetto che è il modello di riferimento per chiunque ami l'horror: per Guadagnino, invece, è il pretesto per mettere in mostra il suo esibizionismo e la sua vanità. Un'operazione inaccettabile, che sostituisce la patina alla sporcizia, la maniera alla sensibilità visiva.

1 - La mia vita con John F. Donovan - Xavier Dolan
Noi ti abbiamo creato, noi adesso ti distruggiamo, Xavier. L'enfant prodige, il talento più osannato dalla nicchia cinefila di tutto il mondo, arriva all'appuntamento che stavamo aspettando: non il passo falso (poteva esserlo Juste la fin du monde), ma la sòla, il bidone, la boiata pazzesca. La spudorata anima pop dell'autore canadese è ormai fuori controllo: il risultato è una fiction colesterolica e soporifera persino per il primo pomeriggio di Canale 5. Lo sguardo fisso, inespressivo di Kit Harington spoglia senza pietà tutta la nuda fragilità di un autodidatta.

PEGGIOR ATTORE: Sean Penn 
PEGGIOR ATTRICE: Anne Hathaway 

I BIDONI D'ORO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - La pelle che abito - Pedro Almodovar
2012 - Le belve - Oliver Stone
2013 - Solo Dio perdona - Nicolas Winding Refn
2014 - 12 anni schiavo - Steve McQueen
2015 - Crimson Peak - Guillermo del Toro
2016 - Revenant - Redivivo - Alejandro G. Inarritu
2017 - Collateral Beauty - David Frankel
2018 - Escobar - Fernando Leon de Aranoa
2019 - La mia vita con John F. Donovan - Xavier Dolan







1 commento:

  1. guardato di recente film Doctor Sleep , un film soul non si annoierà mai

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