giovedì 2 giugno 2022

Top Ten: Classifica Primo Semestre 2022

10 - L'età dell'innocenza  - Enrico Maisto
Un filmmaker milanese lavora con gran parte del materiale d'archivio che ha girato tra le mura domestiche nel corso della sua formazione personale e cinefila, e racconta i litigi e le manifestazioni d'amore con i due genitori, magistrati affermati ora in pensione. Ne esce un lavoro inclassificabile e a tratti commovente, che riflette sul peso delle aspettative e sull'amore per il cinema come fuga emotiva e immaginifica da una dimensione familiare tanto affettuosa quanto invadente. E partendo da un piccolo spunto privato riesce ad assumere un punto di vista universale e generazionale.

9 - After Love - Aleem Khan
Un dolente e potentissimo dramma femminile, in cui una signora inglese di Dover rimasta vedova, convertita all'Islam per amore, scopre che il marito la tradiva con una donna francese di Calais. Ma le sorprese non finiscono. E nell'incredulità del tradimento e dello shock emotivo della perdita, emergono le sfumature di un incontro che diventa scontro, per poi tramutarsi in solidarietà, comprensione e irrinunciabilità al fattore umano. Straordinaria interpretazione di Joanna Scanlan. 

8 - Un altro mondo - Stéphane Brizé
Uno degli esempi migliori di oggi di cinema sociale. Il punto di vista della lotta per un mondo del lavoro meno ingiusto passa dai tavoli dei sindacati ai tentativi e alla determinazione di un dirigente che fa da ponte tra gli sfruttati e la legge di un capo che risponde soltanto al cinismo di Wall Street: trovare una mediazione è un'impresa sempre più ardua e complicata, ma nella coscienza e negli sguardi di Vincent Lindon il senso della dignità è più grande di quello del profitto aziendale.

7 - True Mothers - Naomi Kawase
Un dramma adolescenziale che parte come un algido dramma borghese su una coppia che non può avere figli, per poi virare sui binari di un romanzo di formazione struggente, su una figlia e madre mancata, una ragazza ribelle in fuga dalle rigidità, dagli scandali, dai dogmi della società e della famiglia d'origine. E sulla ricerca di un rifugio dove condividere il dolore di ciò che è stato negato. Lo sguardo della regista è unico ed empatico, libero e sfumato, ricco di suggestioni oniriche, attento agli ambienti e ai misteri della natura.

6 - La fiera delle illusioni - Guillermo del Toro
Il miglior film del regista messicano, che racconta l'inesorabile decomposizione morale di un mentalista e del suo modo di pensare l'intrattenimento, inteso come sinonimo di inganno crudele ai danni di chi lo guarda e lo vive. Un viaggio agli inferi dell'esistenza, dalla confezione patinata e ingannevole: una sorta di opera autocritica targata Disney, che sabota se stessa. E il finale è il più cinico e anti-hollywoodiano degli ultimi anni: la fine a cui va incontro un disperato, grandioso Bradley Cooper è quella inevitabile dell'uomo-bestia.

5 - Esterno notte - Marco Bellocchio
Un'opera sontuosa e documentata, che affronta un momento chiave della politica italiana come il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, adottando gli sguardi intimi, dubbiosi e dolenti di chi era legato a lui da un rapporto confidenziale: in tutti i personaggi domina un sentimento di incertezza e di impotenza di fronte all'impossibilità di evitare il compimento del destino. Bellocchio raggiunge un nuovo apice di sensibilità umana e di lettura critica degli eventi storici, realizzando un grande romanzo shakespeariano capace di sintetizzare il precario rapporto tra pubblico e privato.

4 - Nostalgia - Mario Martone
Il noir secondo Martone: il ritorno a casa di un uomo tranquillo, per cui il passato non potrà mai essere una terra straniera. Adottando un linguaggio duro e diretto e descrivendo una Napoli aspra e fantasmatica, il regista riflette sulla nobiltà e sul privilegio del sentimento nostalgico, benedetto da una citazione di Pasolini ma inevitabilmente destinato a intrecciarsi con l'oscura presenza della fine delle cose. Non esiste riconciliazione per chi è stato tradito e abbandonato: anche lo squallore della delinquenza non è altro che una banale conseguenza delle sconfitte della vita.

3 - Parigi, 13 Arr. - Jacques Audiard
Il film più estetizzante di Audiard, ma anche il più febbrile e vitale: nel quartiere parigino di Les Olympiades, nuovo distretto hipster e multiculturale, si intrecciano i desideri sessuali di un terzetto di giovani adulti, socialmente integrati ma insicuri a livello economico ed emozionale. Una fotografia realista di una generazione, autentica e priva di autocommiserazione, che unisce la classicità del bianco e nero con la modernità dei linguaggi, il fattore umano con le relazioni via chat, immergendosi nella schiuma dei giorni e nella consistenza della superficie.

2 - Apollo 10 e mezzo - Richard Linklater
Un altro episodio memorabile di un cineasta che non si stanca di sperimentare, sorprendere, giocare con le immagini e con il concetto di tempo. Un film d'animazione che omaggia i sogni persi e le illusioni dell'America di provincia degli anni Sessanta, quando il benessere economico permetteva di vivere l'allunaggio del 1969 come un'esperienza collettiva e popolare. Un momento autobiografico indimenticabile è l'occasione per viaggiare in un'epoca dorata e colorata, mantenendo vivi gli spettri della malinconia e delle false promesse del capitalismo.

1 - Licorice Pizza - Paul Thomas Anderson
L'ennesimo capolavoro di un autore incredibile: un romanzo di formazione semplice, lineare e magico, capace di decifrare il filo invisibile e i sentimenti che legano un adolescente che vorrebbe essere più grande e una giovane adulta attratta dall'eternità delle prime volte e dall'emozione del colpo di fulmine. Intanto, sullo sfondo, scorrono i feticci e il batticuore degli anni Settanta, il miraggio del successo economico e individuale, le corse per vivere un mondo di magnifiche illusioni. E infine, quella incantevole maestria nella costruzione delle scene, nell'osservazione, nel dare il giusto peso e valore alla leggerezza delle immagini.





venerdì 20 maggio 2022

Top 5: Maggio 2022

5 - Top Gun Maverick - Joseph Kosinski (voto 7)
Basta con i luoghi comuni e con le etichette: non è un cult, non è uno scult, non è un guilty pleasure. Siamo invece di fronte al sequel di un manifesto iconico, propagandistico e ideologico degli anni Ottanta: non è cinema del dialogo e dell'intelletto, ma è una celebrazione del potere delle immagini e del superamento delle barriere di spettacolarità. Ovviamente nostalgico, ma anche sincero e struggente nella dichiarazione d'amore per un cinema che concepisce la sala come unico possibile luogo di visione.

4 - Io e Lulù - Channing Tatum (voto 7)
Una via di mezzo tra un film sentimentale e una "bromance", dove i due protagonisti non sono una coppia e neppure due amici fraterni, ma un soldato e un magnifico cane della razza belga Malinois. Entrambi hanno conosciuto gli orrori del conflitto bellico e le ferite interiori che li accompagnano si rivelano il punto di partenza da cui inizia a svilupparsi una commovente dinamica relazionale. Tatum è un regista umile che vuole semplicemente iscriversi all'affettuosa categoria del dog movie.

3 - Tromperie - Arnaud Desplechin (voto 7)
Cinema francese all'ennesima potenza, tratto però da un romanzo dello scrittore ebreo americano Philip Roth: il risultato è un adattamento esemplare, che connette la verbosità e gli intellettualismi di Desplechin con l'autoreferenzialità della scrittura. Il protagonista Denis Podalydès è tragicomico, l'amante Lèa Seydoux è meravigliosa e le riflessioni sull'irrinunciabilità agli atti creativi della finzione e della letteratura sono profonde ed eleganti. Un melodramma interiore spudoratamente borghese.

2 - Only the Animals - Dominik Moll (voto 7)
Un giallonoir stratificato, un puzzle dell'anima costruito su diversi personaggi e diversi capitoli, apparentemente inaccostabili tra loro: il modello di riferimento potrebbe essere Babel, ma l'attenzione alle sfumature e alla solitudine dei personaggi supera di gran lunga l'interesse verso la risoluzione dell'enigma. Un film di genere raffinato e beffardo, impreziosito dalle prove di un cast molto ben assortito, tra cui spiccano Laure Calamy, Denis Ménochet e Damien Bonnard. 

1 - Esterno notte - Marco Bellocchio (voto 8)
Un'opera sontuosa e documentata, che affronta un momento chiave della politica italiana come il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, adottando gli sguardi intimi, dubbiosi e dolenti di chi era legato a lui da un rapporto confidenziale: in tutti i personaggi domina un sentimento di incertezza e di impotenza di fronte all'impossibilità di evitare il rassegnato compimento del destino. Bellocchio raggiunge un nuovo apice di sensibilità umana e di lettura critica degli eventi storici, realizzando un grande romanzo shakespeariano capace di sintetizzare il precario rapporto tra pubblico e privato.




giovedì 14 aprile 2022

Top 5: Aprile 2022

5 - Una vita in fuga  - Sean Penn (voto 7)
Massacrato eccessivamente al Festival di Cannes, è un film autentico, nostalgico del cinema degli anni Novanta, in cui Penn interpreta un papà fuorilegge per cui tutto è sostituibile al di fuori dell'amore per la figlia. E anche se è un prodotto servito in maniera funzionale per lanciare la carriera della bella Dylan, rimane la capacità notevole di gestire i toni e i passaggi drammatici con grande sapienza e coinvolgimento. Il resto lo fa la splendida colonna sonora di Eddie Vedder, Glen Hansard e Cat Power. 

4 - Full Time - Al cento per cento - Eric Gravel (voto 7)
Divorziata di provincia, madre di due figli piccoli, lavoro da donna delle pulizie in un hotel a cinque stelle del centro parigino: Laure Calamy interpreta un personaggio al limite della sopravvivenza fisica e psicologica. Ma il regista Gravel ha appreso la lezione dei migliori Dardenne, evita piagnistei e facili denunce, ritraendo una figura umana che non molla e tiene botta a testa alta, mentre corre per il sogno di una vita migliore anche nel mezzo di uno sciopero in grado di bloccare il traffico della capitale.

3 - Finale a sorpresa - Mariano Cohn, Gaston Duprat (voto 8)
Dopo Il cittadino illustre, la terribile ditta di registi argentini Cohn & Duprat torna con un'altra nutrita dose di sarcasmo, rivolto questa volta nei confronti della vanità del mondo del cinema, dell'ipocrisia e dell'odio che lo attraversano. Gag a ripetizione, scrittura impietosa, situazioni che denudano sempre l'imbarazzante falsità e le piccolezze morali dei protagonisti: Antonio Banderas, Penélope Cruz e Oscar Martinez si prestano al gioco in modo ammirevole, regalando gustosi siparietti di miseria umana.

2 - Un altro mondo - Stéphane Brizé (voto 8)
Uno degli esempi migliori di oggi di cinema sociale. Il punto di vista della lotta per un mondo del lavoro meno ingiusto passa dai tavoli dei sindacati ai pensieri, ai tentativi e alla determinazione di un dirigente che fa da ponte tra gli sfruttati e la legge di un capo che risponde soltanto al cinismo di Wall Street: trovare una mediazione è un'impresa sempre più ardua e complicata, ma nella coscienza e negli sguardi di Vincent Lindon il senso della dignità è più grande di quello del profitto aziendale.

1 - Apollo 10 e mezzo - Richard Linklater (voto 9)
L'ennesimo episodio memorabile di un cineasta che non smette di sperimentare, sorprendere, giocare con le immagini e con il concetto di tempo. Realizzato in rotoscopio, è un film d'animazione che omaggia i sogni persi e le illusioni dell'America di provincia degli anni Sessanta, quando il benessere economico permetteva di vivere l'allunaggio del 1969 come un'esperienza collettiva e condivisa. Un momento autobiografico memorabile per il regista è l'occasione per viaggiare in un'epoca dorata e colorata, mantenendo vivi gli spettri della malinconia e delle false promesse del capitalismo.





giovedì 24 marzo 2022

Top 5: Marzo 2022

5 - Il ritratto del duca - Roger Michell (voto 7)
L'ultimo film di Michell, regista medio scomparso un anno fa, è il suo migliore, il più politico e divertente, un gioiellino anarchico che prende le difese di un pensionato di Newcastle degli anni Sessanta, che si dichiarò colpevole del furto di un quadro di Goya esposto nella National Gallery, per protestare contro le disparità sociali. Humour, brio, intelligenza, ritmo: quando la commedia inglese riesce a valorizzare temi come solidarietà, comunità e orgoglio di classe è impareggiabile.

4 - Jackass Forever - Jeff Tremaine (voto 7)
Il franchise televisivo e cinematografico più demenziale e sadomasochista di sempre partorisce un nuovo capitolo, forse il più estremo. Si sa, non è roba per tutti, e impressiona la quantità di organi genitali messi in mostra, vittime di dolenti ritorsioni animalesche. Ma dietro all'apparente follia senza senso di questi stuntmen autolesionisti, si accarezza una dichiarazione d'amore nei confronti della vita, un'energia punk esplosiva che, in tempi tanto difficili, sembra volerci suggerire di godere fino in fondo del nostro tempo terreno.

3 - Il palazzo - Federica Di Giacomo (voto 8)
Un documentario ironico, a tratti geniale, sulle velleità artistiche di un gruppo di romani borghesi, che ruotano attorno alla figura dell'ambizioso regista Mauro Fagioli, morto prima di portare a termine il film dei suoi sogni realizzato con materiale girato nell'arco di vent'anni. Si ride moltissimo, mai per prendere in giro i personaggi, nonostante il ritratto preciso di una comunità divisa tra eccessi di intellettualismo e confusione esistenziale. Una visione unica, malinconica, affettuosa, che non teme di confrontarsi con i nostri fallimenti.

2 - Parigi, 13 Arr. - Jacques Audiard (voto 9)
Il film più estetizzante di Audiard, ma anche il più febbrile e vitale: nel quartiere parigino di Les Olympiades, nuovo feudo hipster e multiculturale, si intrecciano i fantasmi e i desideri sessuali di un terzetto di giovani adulti, integrati socialmente ma insicuri a livello economico ed emozionale. Una fotografia realista di una generazione, autentica e priva di autocommiserazione, che unisce la classicità del bianco e nero con la modernità dei linguaggi, il fattore umano con le relazioni via chat, immergendosi nella schiuma dei giorni e nella consistenza della superficie.

1 - Licorice Pizza - Paul Thomas Anderson (voto 10)
L'ennesimo capolavoro di un regista incredibile: un romanzo di formazione semplice, lineare e magico come il Cinema, capace di decifrare il filo invisibile e i sentimenti che legano un adolescente che vorrebbe essere più grande e una quasi adulta attratta dall'eternità delle prime volte e del colpo di fulmine. Sullo sfondo scorrono i feticci e le promesse degli anni Settanta, il miraggio del successo economico e individuale, le corse verso un mondo facile e illusorio. E poi, la solita incantevole maestria nella costruzione delle scene, nell'osservazione, nel dare peso e valore alla leggerezza delle immagini.







mercoledì 16 febbraio 2022

Top 5: Febbraio 2022

5 - Gli occhi di Tammy Faye - Michael Showalter (voto 7)
Jessica Chastain da Oscar nel biopic su una coppa di telepredicatori che negli anni Ottanta ideò uno show televisivo di successo, dove venivano affrontati temi liberali in un contesto evangelico e conservatore. Uno specchio delle contraddizioni della società americana, in conflitto tra morale e dogmi, tra folklore e anticonformismo, tra successo e incapacità di gestirlo. Nonostante il risultato finale sia timido, aiuta nella comprensione delle apparenze e delle ipocrisie del mondo dello spettacolo. 

4 - Ennio - Giuseppe Tornatore (voto 7)
Un documentario orgogliosamente agiografico, che celebra la grandezza del più grande compositore per il cinema di tutti i tempi. Un lavoro di ricerca puntiglioso e maniacale, in cui Morricone si sofferma sulla totalità della sua immensa opera e si confronta in maniera dettagliata con le radici delle sue intuizioni e della sua musica. Una dichiarazione d'amore nei confronti della Settima Arte, intesa sia come epica che come fabbrica di artigiani, raccontata da chi ha contribuito a renderla immortale.

3 - Il discorso perfetto - Laurent Tirard (voto 7)
Una commedia brillante e "alleniana", con un protagonista in piena crisi di coscienza, mollato dalla fidanzata e deputato a tenere un discorso per il matrimonio della sorella: scritta in maniera episodica e non sempre coerente, ma a tratti irresistibile ed esilarante, grazie alla verve di Benjamin Lavernhe, che dall'inizio alla fine abbatte la quarta parete e si rivolge allo spettatore come se fosse lo psicoanalista. L'ennesima lezione di scrittura del cinema francese medio sulla maniera di giocare con gli stereotipi.

2 - After Love - Aleem Khan (voto 8)
Dolente e potentissimo dramma femminile, in cui una signora inglese di Dover rimasta vedova, convertita all'Islam per amore, scopre che il marito la tradiva con una donna francese di Calais. Ma le sorprese non finiscono. E nell'incredulità del tradimento e dello shock emotivo della perdita, emergono le sfumature di un incontro che diventa scontro, per poi tramutarsi in solidarietà, comprensione e irrinunciabilità al fattore umano. Straordinaria interpretazione di Joanna Scanlan.

1 - La fiera delle illusioni - Guillermo del Toro (voto 8)
Il miglior film del regista messicano, il cui marchio Disney inganna le aspettative. L'inesorabile decomposizione morale di un mentalista e del suo modo di pensare l'intrattenimento, inteso come sinonimo di inganno crudele ai danni di chi lo guarda e lo vive. Tratto da un romanzo di William Lindsay Gresham, è un viaggio agli inferi dell'esistenza, dalla confezione patinata e ingannatrice: un'opera autocritica, che sabota se stessa. E la conclusione è la più cinica e anti-hollywoodiana degli ultimi anni: la fine a cui va incontro un disperato Bradley Cooper è quella inevitabile dell'uomo-bestia.





martedì 18 gennaio 2022

Top 5: Gennaio 2022

5 - Belli ciao - Gennaro Nunziante (voto 7)
Spernacchiati frettolosamente dalla critica chic che li aveva già bocciati in quanto televisivi e populisti, Pio e Amedeo si mettono al servizio della scrittura garbata e dei tempi comici di un maestro del cinema popolare come Nunziante. Ed è finora la commedia italiana più divertente dell'era pandemica: gli archetipi degli scontri territoriali tra Nord e Sud si condensano con un'ironia pungente nei confronti del finto benessere e dell'ossessione per l'approvazione social, e  la leggerezza di fondo risulta una boccata d'aria persino anticonformista.

4 - Tout s'est bien passé - Francois Ozon (voto 7)
Dramma famigliare, trascinato dalle interpretazioni di Sophie Marceau e André Dussollier, in cui Ozon riflette sulla libertà di scelta, sulla possibilità di limitare il dolore e la sofferenza, e su un diritto che dovrebbe ritenersi necessario in una società moderna, laica, progressista e individuale. Ma è anche un film raro e prezioso sul momento della vita in cui i figli devono prendere decisioni, talvolta irrevocabili, per i genitori, costretti a fare i conti con i propri affetti speciali. Ci si può commuovere, ma non c'è mai un passaggio di lacrimevole retorica.

3 - Scream - Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gillett (voto 7)
La coppia di registi si approccia al classico anni Novanta di Wes Craven con il piglio dei fan e degli allievi perfetti: il gioco è portato all'esasperazione metanarrativa, aggiornando i riferimenti a tutti i nuovi fenomeni dell'horror. Ma il ricalco dell'operazione è particolarmente riuscito e divertente, proprio per la capacità di non prendersi sul serio, di dialogare con lo spettatore in maniera autoreferenziale e di indovinare molte sequenze sporche e gustosamente slasher, celebrando una sorta di nostalgia liberatoria da fan club per adepti. 

2 - What Do We See When We Look At The Sky? - Alexandre Koberidze (voto 8)
Rarefatta, poetica, innaturale commedia sentimentale, in cui due giovani adulti che si sono innamorati da poco non possono più riconoscersi a causa di un incantesimo che ha mutato i loro volti. Un cinema libero, che si avvicina al tocco minimalista, surreale e stilizzato di Kaurismaki, ma che si ferma anche a contemplare la placida quotidianità di Kutaisi, seconda città della Georgia, tra bambini che giocano a calcio spensierati, il fiume che scorre, la gente che si trova insieme per guardare i Mondiali. Un'esperienza che immerge in una realtà fuori dal tempo.

1 - True Mothers - Naomi Kawase (voto 8)
Magico e dolente, parte come un algido dramma borghese su una coppia che non può avere figli, e poi vira in maniera decisa e sorprendente sui binari di un romanzo adolescenziale struggente, su una figlia e madre mancata, una ragazza ribelle in fuga dalle rigidità, dagli scandali, dai dogmi della società e della famiglia d'origine. E sulla ricerca di un rifugio dove condividere il dolore di ciò che è stato negato. Kawase trova punti di contatto con Madres Paralelas e La scelta di Anne, ma il suo sguardo è unico ed empatico, libero e sfumato, ricco di suggestioni oniriche, attento agli ambienti e ai misteri della natura.