martedì 18 gennaio 2022

Top 5: Gennaio 2022

5 - Belli ciao - Gennaro Nunziante (voto 7)
Spernacchiati frettolosamente dalla critica chic che li aveva già bocciati in quanto televisivi e populisti, Pio e Amedeo si mettono al servizio della scrittura garbata e dei tempi comici di un maestro del cinema popolare come Nunziante. Ed è finora la commedia italiana più divertente dell'era pandemica: gli archetipi degli scontri territoriali tra Nord e Sud si condensano con un'ironia pungente nei confronti del finto benessere e dell'ossessione per l'approvazione social, e  la leggerezza di fondo risulta una boccata d'aria persino anticonformista.

4 - Tout s'est bien passé - Francois Ozon (voto 7)
Dramma famigliare, trascinato dalle interpretazioni di Sophie Marceau e André Dussollier, in cui Ozon riflette sulla libertà di scelta, sulla possibilità di limitare il dolore e la sofferenza, e su un diritto che dovrebbe ritenersi necessario in una società moderna, laica, progressista e individuale. Ma è anche un film raro e prezioso sul momento della vita in cui i figli devono prendere decisioni, talvolta irrevocabili, per i genitori, costretti a fare i conti con i propri affetti speciali. Ci si può commuovere, ma non c'è mai un passaggio di lacrimevole retorica.

3 - Scream - Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gillett (voto 7)
La coppia di registi si approccia al classico anni Novanta di Wes Craven con il piglio dei fan e degli allievi perfetti: il gioco è portato all'esasperazione metanarrativa, aggiornando i riferimenti a tutti i nuovi fenomeni dell'horror. Ma il ricalco dell'operazione è particolarmente riuscito e divertente, proprio per la capacità di non prendersi sul serio, di dialogare con lo spettatore in maniera autoreferenziale e di indovinare molte sequenze sporche e gustosamente slasher, celebrando una sorta di nostalgia liberatoria da fan club per adepti. 

2 - What Do We See When We Look At The Sky? - Alexandre Koberidze (voto 8)
Rarefatta, poetica, innaturale commedia sentimentale, in cui due giovani adulti che si sono innamorati da poco non possono più riconoscersi a causa di un incantesimo che ha mutato i loro volti. Un cinema libero, che si avvicina al tocco minimalista, surreale e stilizzato di Kaurismaki, ma che si ferma anche a contemplare la placida quotidianità di Kutaisi, seconda città della Georgia, tra bambini che giocano a calcio spensierati, il fiume che scorre, la gente che si trova insieme per guardare i Mondiali. Un'esperienza che immerge in una realtà fuori dal tempo.

1 - True Mothers - Naomi Kawase (voto 8)
Magico e dolente, parte come un algido dramma borghese su una coppia che non può avere figli, e poi vira in maniera decisa e sorprendente sui binari di un romanzo adolescenziale struggente, su una figlia e madre mancata, una ragazza ribelle in fuga dalle rigidità, dagli scandali, dai dogmi della società e della famiglia d'origine. E sulla ricerca di un rifugio dove condividere il dolore di ciò che è stato negato. Kawase trova punti di contatto con Madres Paralelas e La scelta di Anne, ma il suo sguardo è unico ed empatico, libero e sfumato, ricco di suggestioni oniriche, attento agli ambienti e ai misteri della natura.




mercoledì 8 dicembre 2021

I Film del 2021 degli Amici e Lettori

Alvise Wollner
Titane
The Hand of God
Drive My Car

Antonio Morra
Il buco 
A Chiara
Nuevo Orden

Arianna Montanari
L'événement
Madres Paralelas
The Father

Arianna Vietina
Bad Luck Banging or Loony Porn
Titane
Drive My Car

Astrid Ardenti
Il buco
Re Granchio
A Chiara

Carlos Menezes
First Cow
The Hand of God
Titane

Claudio Balboni
Il buco
The Power of the Dog
Bo Burnham: Inside

Fabio Beninati
Drive My Car
The Hand of God
Qui rido io

Federico Schwartz
The Hand of God
Compartment No. 6
Jungleland

Gabriele Zaffarano
Madres Paralelas
Freaks Out
Rifkin's Festival

Giovanni Dal Toso
The Hand of God
Titane
Another Round

Giulio Pettenò
The Hand of God
Il buco
Bergman Island

Ivan Casagrande Conti
Bad Luck Banging or Loony Porn
Compartment No. 6
A Chiara

Lea Pedri Stocco
A Chiara
L'événement
Compartment No. 6

Leonardo Strano
Drive My Car
Il buco
Petite Maman

Linda Grazia Pola
Babyteeth - Tutti i colori di Milla
I Care a Lot
Extraliscio - Punk da balera

Lorenzo Gramatica
Bad Luck Banging or Loony Porn
L'événement
Quo vadis Aida?

Luca Ottocento
Drive My Car
Compartment No. 6
The Worst Person in the World

Luca Recordati
The Hand of God
Titane
Another Round

Marco Dal Toso
The Hand of God
Qui rido io
Another Round

Marco Solé
Malcolm & Marie
Dune 
Titane

Mario Blaconà
Bad Luck Banging or Loony Porn
Titane
La veduta luminosa

Marzia Carrera
Marx Can Wait
Dune
Titane

Massimiliano Gavinelli
The Hand of God
Nuevo Orden
Titane

Mattia De Gasperis
The Card Counter
Dune
Shiva Baby

Melis Rossi
Madres Paralelas
Pieces of a Woman
I Care a Lot

Michela Zolfo
A Chiara
Bad Luck Banging or Loony Porn
Shiva Baby

Natale Ciappina
First Cow
The Father
The Kid Detective

Simone Carella
The Hand of God
Compartment No. 6
The Father

Tommaso Santambrogio
Days
Annette 
Il buco

10 The Hand of God
9 Titane
6 Il buco
5 A Chiara, Bad Luck Banging or Loony Porn, Compartment No. 6, Drive My Car
3 Another Round, Dune, L'événement, The Father, Madres Paralelas
2 First Cow, I Care a Lot, Nuevo Orden, Qui rido io, Shiva Baby
1 Re Granchio, The Power of the Dog, Bo Burnham: Inside, Jungleland, Freaks Out, Rifkin's Festival, Bergman Island, Petite Maman, Babyteeth - Tutti i colori di Milla, Extraliscio - Punk da balera, Quo vadis Aida?, The Worst Person in the World, Malcolm & Marie, La veduta luminosa, Marx Can Wait, The Card Counter, Pieces of a Woman, The Kid Detective, Days, Annette



lunedì 6 dicembre 2021

Top 20: La Superclassifica del 2021

20 - Dune - Denis Villeneuve
Esperienza sensoriale totalizzante. Dopo essere stato portato sullo schermo da David Lynch nel suo unico fallimento registico, il romanzo sci-fi di Frank Herbert trova la sua miglior traduzione immaginifica possibile: tutto è azzeccato, a partire dalla cura tecnica, sonora e visiva, che catapulta in un universo sconosciuto ma immedesimabile. La complessità è all'altezza della profondità psicologica del libro originale: la vera guerra è quella contro le proprie paure e i propri demoni, passati, presenti e futuri.

19 - Bergman Island - Mia Hansen-Love
Un gioco di doppi, specchi e riflessi, tra metacinema e omaggio. Hansen-Love attua una dichiarazione d'amore al regista della sua vita, stratificata e travestita da innocua commedia matrimoniale cineturistica. Ma gli spettri e le inquietudini dell'animo sono un elemento irrinunciabile: l'atto creativo è sempre conseguenza del proprio vissuto, delle proprie sconfitte. E nonostante gli anni passino, si torna sempre al primo trauma autentico: il grande amore adolescenziale come eterna condanna, dolente ossessione.

18 - The Power of the Dog - Jane Campion
Ambiguo, misterioso, crudele, con un superlativo Benedict Cumberbatch. Capace di smuovere gli archetipi e le coordinate del western tradizionale, e di contribuire a formare una nuova iconografia del genere. Jane Campion si conferma una regista con un'idea di cinema precisa, promotrice di una narrazione classica e solenne. Nessun fuoco d'artificio, ma una sensibilità rara e preziosa in grado di evocare sentimenti, frustrazioni, desideri repressi, confrontandosi con personaggi complessi.

17 - Promising Young Woman - Emerald Fennell
Una Carey Mulligan perfida e geniale, in guerra dichiarata contro il genere maschile. Sbaglia chi lo ha interpretato come un manifesto iper-femminista: è un ribaltamento dei cliché del "rape and revenge movie" e una constatazione della degenerazione del conflitto tra i sessi. Feroce, a tratti sgradevole ed esagerato, ma è l'esempio di una black comedy indie americana finalmente capace di scuotere e creare dibattito, provocando e suscitando reazioni opposte.

16 - Jungleland - Max Winkler
Pugilato e dramma famigliare proletario: come vincere facile. Charlie Hunnam e Jack O'Connell interpretano due fratelli che si ribellano a un boss della malavita: un trionfo di quelle tipiche emozioni che incendiano i film di uomini sul baratro, costretti a combattere per la sopravvivenza. Il guilty pleasure dell'anno: tra nottati alcoliche e violente rese di conti, quello che rimane è sempre il romanticismo controverso che caratterizza il rapporto maschile di fratellanza.

15 - Pieces of a Woman - Kornél Mundruczò
Un dramma sull'elaborazione del lutto, costituito da un prologo di mezz'ora incentrato su un piano sequenza mozzafiato, un'immersione nell'odissea di una donna che affronta un parto complicato. I restanti cento minuti si soffermano sulla ridefinizione della personalità della protagonista, vittima dello sguardo e del giudizio delle persone che la circondano. Virtuosistico, profondo e anti-retorico, il risultato è un salutare pugno nello stomaco, una riflessione sul corpo e sull'identità femminile senza letture scontate.

14 - Judas and the Black Messiah - Shaka King
Da una parte, un leader, un poeta, un rivoluzionario; dall'altra, un ladro, un doppiogiochista, un traditore. Raccontando la storia di Fred Hampton, considerato un nemico pubblico per gli Usa da J.Edgar Hoover, il regista Shaka King fa emergere la centralità di un personaggio cruciale per le battaglie degli afroamericani, non soltanto per la parità razziale ma anche per un'equità sociale ed economica. E mescolando il thriller politico con il dramma interiore del "Giuda" William O'Neal, celebra un riferimento fondamentale per il Black Lives Matter.

13 - Malcolm & Marie - Sam Levinson
Una coppia afroamericana fa esplodere le tensioni represse dopo aver partecipato a una serata di gala. Inizia così un gioco al massacro, pretesto per riflettere su femminismo e parità di diritti, ma anche sulle contraddizioni che accompagnano il processo creativo di un artista, influenzato dai propri rapporti personali. Messa in scena impeccabile: un'impostazione teatrale che si rende cinema grazie a una regia che sa evidenziare i sottotesti. E un'intuizione folgorante sui generi possibili dell'era pandemica: il kammerspiel in casa, il catastrofico là fuori.

12 - Madres Paralelas - Pedro Almodovar
Un piano di lettura duplice, in cui il privato delle protagoniste è inscindibile dall'aspetto politico, da un passato personale e individuale che è connesso, intrecciato, abbracciato al peso collettivo della Storia. Un filo inestricabile che lega la scossa emotiva del melodramma interiore alla coscienza e agli scheletri di un Paese. E come spesso accade nel cinema di Pedro, i sentimenti e la passione sono talmente presenti che tutto il resto arriva nitidamente dopo un'ulteriore riflessione.

11 - Nuevo Orden - Michel Franco
Il ritratto di un Messico violento e disperato, devastato dal conflitto sociale, in cui la rabbia proletaria è indirizzata a scopo politico per un colpo di stato militare. Uno shock ideologico, dove gli elementi più efficaci sono il realismo e la potenza con cui la violenza del popolo emerge durante uno sfarzoso matrimonio dell'alta borghesia. Una sorta di Joker senza icone anarchiche, ma con lo stesso identico disagio per un presente sempre più spaccato dalle differenze di classe e dalle ingiustizie.

10 - Bad Luck Banging or Loony Porn - Radu Jude
Benvenuti nel cinema pandemico, dove i personaggi girano con le mascherine e la messa in scena si adatta alle restrizioni sanitarie. Ne beneficia la creatività: regia d'osservazione, pochade, saggistica, un ritratto surreale dell'ipocrisia che coinvolge tutto il mondo dei social network. Oltre a una riflessione sottile sul valore e sul senso delle immagini che ci circondano, dai filmini porno casalinghi all'orrore dell'estetica dei consumi. Forse disomogeneo e sgangherato, ma innovativo e dotato di sana follia.

9 - Last Night in Soho - Edgar Wright
Il film che non t'aspetti da Edgar Wright, nostalgico e anti-nostalgico nello stesso tempo, privo di comicità: un omaggio alle suggestioni horror di Nicolas Roeg e Roman Polanski, al fascino e alla ghostliness londinese, ma anche un monito nei confronti di una vita passata eternamente sullo specchietto retrovisore. Un viaggio onirico e cinefilo che s'immerge nei dettagli, nella magnificenza delle scenografie e degli ambienti, tra il mito della Swinging London e i fantasmi che si nascondono dietro ogni racconto, ogni leggenda.

8 - The Card Counter - Paul Schrader
Cinema americano allo stato puro, figlio della New Hollywood degli anni Settanta, ma ancora preciso nel racconto di un'America squallida, vigliacca e violenta, disperatamente alla ricerca di redenzione. Il protagonista William Tellich è il Travis Bickle dei giorni nostri, più consapevole e più disilluso, destinato a una fine che non mette in discussione: il carcere come luogo dell'anima, spazio chiuso dove i perdenti sopravvivono con il gioco d'azzardo, contando le carte, immaginando una storia d'amore separata da un vetro. 

7 - The Father - Florian Zeller
Una rielaborazione folgorante del cinema sulla vecchiaia, che flirta con le allucinazioni tipiche dell'horror e reinventa le confusioni del genere labirintico. Un'esperienza cinematografica che adotta il punto di vista di chi vive l'Alzheimer, attraverso una narrazione volutamente incoerente e contraddittoria. Impietoso e sorprendente, arricchito dalla prova dolente di un Anthony Hopkins di straripante bravura e da un cast di contorno eccezionale. 

6 - Another Round - Thomas Vinterberg
Quattro maschi etero di mezza età, mediamente annoiati, sperimentano su se stessi la teoria secondo cui nasciamo con un deficit di alcol nel sangue. Niente di più lontano da moralisti e bacchettoni: Vinterberg celebra gli aspetti tragicomici della vita, concentrandosi sull'inevitabilità dell'ingrediente alcolico nell'affrontarla. Non è un inno gratuito all'eccesso, ma il ritratto compassionevole di un'esistenza che può rivelarsi una gabbia, oppure una leggera danza ebbra di spensieratezza e di consapevolezza verso l'ineluttabile.

5 - France - Bruno Dumont
Straniante, drammatico e demenziale, una fotografia della perdita di misura della realtà nella società della finzione, della messa in scena, della ri-costruzione delle immagini. Léa Seydoux è una giornalista incapace di riconoscere la corretta estensione dei fatti, delle emozioni e dei sentimenti, vittima di una distorsione percettiva dettata dal giudizio degli altri, dal riconoscimento in termini di audience, popolarità, selfie. Tutto è fuori tempo e comico, eccessivo e deviato dall'idea che l'autenticità degli eventi sia stata spazzata via da una simulazione.

4 - L'événement - Audrey Diwan
Vincitore del Leone d'oro alla Mostra di Venezia, è molto di più di un film a tema sull'aborto: la Diwan racconta le fatiche immani e il coraggio impossibile e necessario per svincolarsi dalle gabbie imposte dalla mentalità retrograda della società, delle istituzioni, della famiglia e di tutto ciò che limita e restringe la libertà di scelta e di crescita dell'individuo. Un vero e proprio horror del corpo e dell'anima. E ha come protagonista una giovane attrice meravigliosa ed eroica, Anamaria Vartolomei: segnatevi questo nome.

3 - Titane - Julia Ducournau
Palma d'oro a Cannes tra le polemiche: un body horror schizzato e sgradevole, visionario e fiducioso nelle potenzialità immaginifiche ancora inespresse della Settima Arte. Una profezia sull'abbattimento delle distinzioni di genere, sulla fusione tra corpo umano e corpo metallico, una prefigurazione di una nuova identità neutrale e fluida, proiettandosi nel futuro ma anche rispecchiando il sentire odierno di un'individualità ibrida e pansessuale. Eccessivo e influenzato dalla poetica mutante di Cronenberg, ma con un'idea di cinema indipendente e rinnovatrice, parallela alle evoluzioni della società e delle immagini.

2 - The Hand of God - Paolo Sorrentino 
Un imponente romanzo autobiografico, che s'inserisce nella tradizione del grande cinema italiano nazionalpopolare. Proteggendosi con l'immagine del più famoso gol irregolare della storia e con l'icona mitica e autodistruttiva di Maradona, annulla ogni altro filtro possibile tra sé e chi guarda, dichiarando che il motore del genio creativo è alimentato dall'impossibilità di abbandonare il dolore. E costruendo una successione di sequenze magiche e memorabili, ci confida che il destino si fa beffa delle nostre vite, a volte mascherandosi da tragedia inconcepibile, altre volte ribaltando l'ingiustizia in una giustizia morale, politica: proprio come è stata la mano di Dio.

1 - Compartment No. 6 - Juho Kuosmanen
Una struggente e incompiuta storia d'amore tra due opposti che si attraggono: una borghese studentessa finlandese di archeologia e un rozzo minatore russo alcolizzato si conoscono su un treno che viaggia da Mosca a Murmansk e, dopo i primi incidenti e le prime incomprensioni, realizzano la magia del calore del loro incontro, in un momento cruciale della loro vita. Influenzata dall'intera letteratura di Cechov, è una commedia sentimentale incantevole, malinconica, innamorata dell'idea del sentimento, che celebra le parentesi poetiche e inspiegabili che frammentano il viaggio di ciascuno, impreziosita dai magnifici volti dell'Est dei protagonisti Seidi Haarla e Yuriy Borisov, e dal fascino irresistibile delle location.


MIGLIOR ATTORI: Yuriy Borisov e Seidi Haarla (Compartment No.6)



I FILM DELL'ANNO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011: Black Swan - Darren Aronofsky
2012: De rouille et d'os - Jacques Audiard
2013: The Master - Paul Thomas Anderson
2014: Boyhood - Richard Linklater
2015: The Disappearance of Eleanor Rigby - Ned Benson
2016: Frantz - Francois Ozon
2017: Personal Shopper - Olivier Assayas
2018: Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
2019: Joker - Todd Phillips
2020: A Hidden Life - Terrence Malick
2021: Compartment No. 6 - Juho Kuosmanen



mercoledì 3 novembre 2021

Top 5: Novembre 2021

5 - La persona peggiore del mondo - Joachim Trier (voto 7)
In un presente in cui la commedia sentimentale sembra far parte di un'altra epoca, dalla Norvegia arriva un ritratto femminile originale di una trentenne divisa tra due uomini, scritto con intelligenza e denso di trovate buffe, patetiche, quotidiane. Trier guarda agli ambienti borghesi e ai dilemmi di Woody, e la brava Renate Reinsve è una Greta Gerwig trapiantata a Oslo. E il discorso femminista è accompagnato da due personaggi maschili finalmente comuni, reali, positivi, per cui tutti hanno le loro ragioni.

4 - Madres Paralelas - Pedro Almodovar (voto 8)
Un piano di lettura duplice, in cui il privato delle protagoniste è inscindibile dall'aspetto politico, da un passato personale e individuale che è connesso, intrecciato, abbracciato al peso collettivo della Storia. Un filo inestricabile che lega la scossa emotiva del melodramma interiore alla coscienza e agli scheletri di un Paese. E come spesso accade nel cinema di Pedro, i sentimenti e la passione sono talmente presenti che tutto il resto arriva nitidamente dopo un'ulteriore riflessione. Magnifica Penelope.

3 - Ultima notte a Soho - Edgar Wright (voto 8)
Il film che non t'aspetti da Edgar Wright, nostalgico e anti-nostalgico nello stesso tempo, privo di ironia e comicità: un omaggio al cinema horror di Nicolas Roeg e Dario Argento, al fascino e alla ghostliness londinese, ma anche un monito nei confronti di una vita passata eternamente sullo specchietto retrovisore. Un viaggio onirico e cinefilo che s'immerge nei dettagli, nella magnificenza delle scenografie e degli ambienti, tra il mito della Swinging London e i fantasmi che si nascondono dietro ogni racconto, ogni leggenda.

2 - France - Bruno Dumont (voto 9)
Straniante, drammatico e demenziale, una fotografia della perdita di misura della realtà nella società della finzione, della messa in scena, della ri-costruzione delle immagini. Léa Seydoux è una giornalista incapace di riconoscere la corretta estensione dei fatti, delle emozioni e dei sentimenti, vittima di una distorsione percettiva dettata dal giudizio degli altri, dal riconoscimento in termini di audience, popolarità, selfie. Tutto è fuori tempo e comico, eccessivo e deviato dall'idea che l'autenticità degli eventi sia stata spazzata via da una simulazione.

1 - La scelta di Anne - Audrey Diwan (voto 9)
Vincitore del Leone d'oro alla Mostra di Venezia, è molto di più di un film a tema sull'aborto: la Diwan racconta le fatiche immani e il coraggio impossibile e necessario per svincolarsi dalle gabbie imposte dalla mentalità retrograda della società, delle istituzioni, della famiglia, e di tutto ciò che limita e restringe la libertà di scelta e di crescita dell'individuo. Un vero e proprio horror del corpo e dell'anima. E ha come protagonista una giovane attrice meravigliosa ed eroica, Anamaria Vartolomei: segnatevi questo nome.




sabato 9 ottobre 2021

Top 5: Ottobre 2021

5 - A Chiara - Jonas Carpignano (voto 7)
Scappare dalla 'ndrangheta e da un destino già scritto sarebbe impossibile se non si trovasse dentro di sé la forza di sradicare le radici e mettere in discussione affetti e sentimenti. Carpignano realizza un romanzo di formazione strutturalmente molto classico, che chiude idealmente la trilogia di Gioia Tauro. Si conferma uno sguardo empatico straordinario capace di cogliere ogni impercettibile moto dell'animo, mirando a un cinema che coniuga reale e linguaggio pop, ma consolida lo stile di A Ciambra senza variazioni.

4 - Drive My Car - Ryusuke Hamaguchi (voto 7)
Acclamato a Berlino per Il gioco del destino e della fantasia e a Cannes per questo film, Hamaguchi adatta un racconto di Murakami risultando il traduttore in immagini ideale delle emozioni e delle suggestioni tipiche della poetica dello scrittore. Un folgorante prologo di quaranta minuti precede un'elaborazione del lutto che esorcizza il dolore attraverso la potenza taumaturgica del teatro e il confronto con altre solitudini, all'interno di un film sensibile, che celebra i silenzi e le riflessioni senza giudizio.

3 - Halloween Kills - David Gordon Green (voto 8)
Il miglior sequel dell'originale di Carpenter, escluso il prologo di Rob Zombie. Il capitolo in cui Michael Myers assume un valore concettuale e immortale: il Male è impossibile da uccidere, è una condanna da infliggere alla mediocrità umana figlia dell'ottusità e dell'ignoranza. Rispettoso e celebrativo, in grado di far risplendere l'icona cinematografica con una scrittura funzionale a una riflessione ulteriore sul suo significato. E al di là dei discorsi teorici e tematici, è anche un horror semplice, crudo, sporco e divertente.

2 - Tre piani - Nanni Moretti (voto 8)
Nanni affronta per la prima volta un testo letterario, sottile e complesso, ma soprattutto si concede a una messinscena tanto elementare da apparire televisiva. Eppure nessun altro conserva la stessa capacità di raccontare, di appassionare alle storie e di sintetizzare le emozioni della vita. Un dramma borghese cupo e pessimista, che rinuncia all'ironia morettiana ma non tradisce l'attenzione di catturare dettagli e scarti emotivi unici dello sguardo del regista. E soltanto lui dirige una Margherita Buy finalmente autentica e dolente, in una delle sue migliori interpretazioni.

1 - Titane - Julia Ducournau (voto 10)
Body horror a tutti gli effetti, schizzato e sgradevole, visionario e fiducioso nelle potenzialità immaginifiche ancora inespresse della Settima Arte. Una profezia sull'abbattimento delle distinzioni di genere, sulla fusione tra corpo umano e corpo metallico, una prefigurazione di una nuova identità neutrale e fluida, proiettandosi nel futuro ma anche rispecchiando il sentire odierno di un'individualità ibrida e pansessuale. Eccessivo, provocatorio, influenzato dalla poetica mutante di Cronenberg, ma con un'idea di cinema indipendente e rinnovatrice, parallela alle evoluzioni della società e delle immagini.




mercoledì 15 settembre 2021

Top 5: Settembre 2021

5 - La ragazza di Stillwater - Tom McCarthy (voto 7)
Il film è molto liberamente ispirato al caso di Amanda Knox, ma McCarthy ne approfitta per caricare sul peso e sul corpo di Matt Damon un modus operandi che rispecchia quello degli Stati Uniti d'America nei confronti degli altri Paesi: individualismo, ricerca autonoma di vendetta, e poi disillusione. Troppo lungo - quasi due ore e mezza, con passaggi non sempre necessari - ma svuotato di retorica a stelle e strisce, è un thriller ambientato a Marsiglia che sa dialogare con i chiaroscuri dei personaggi, e che non consola.

4 - Qui rido io - Mario Martone (voto 7)
Per chi ama il teatro napoletano è una visione imperdibile, obbligatoria. Per tutti gli altri può essere un buon modo per avvicinarsi alla tradizione partenopea, partendo dalla figura mitologica di Eduardo Scarpetta, interpretato da un Toni Servillo irrefrenabile, dongiovanni che si fa emblema del diritto alla parodia, sbeffeggiando in un'opera teatrale non molto riuscita La figlia di Iorio del vate fascista Gabriele D'Annunzio. Il rischio è quello di rivolgersi a un pubblico selezionato, ma il messaggio è universale.

3 - Il gioco del destino e della fantasia - Ryusuke Hamaguchi (voto 7)
Il regista è il nome di punta del nuovo cinema giapponese: influenzato dallo scrittore cult Haruki Murakami, dirige tre episodi intelligenti, divertenti e agrodolci, a tratti crudeli, in cui il fato determina il percorso dei personaggi. I sentimenti e l'amore sono i temi centrali di una scrittura dettagliatissima, raffinata e attenta agli sfondi psicologici, ai mutamenti impercettibili dell'animo, che sa anche parlare di sessualità in maniera del tutto naturale, realistica e pudica. Orso d'argento al Festival di Berlino.

2 - Dune - Denis Villeneuve (voto 8)
Esperienza cinematografica sensoriale totalizzante. Dopo essere stato portato sullo schermo da David Lynch nel suo unico fallimento registico, il romanzo sci-fi di Frank Herbert trova la sua miglior traduzione immaginifica possibile: tutto è azzeccato, a partire dalla cura tecnica, sonora e visiva straordinaria, che catapulta in un universo sconosciuto, eppure immedesimabile. La complessità è all'altezza della profondità psicologica del libro originale: la guerra è soprattutto quella contro le proprie paure e i propri demoni, passati, presenti e futuri.

1 - Il collezionista di carte - Paul Schrader (voto 9)
Cinema americano allo stato puro, figlio della New Hollywood degli anni Settanta, ma ancora eccezionale e preciso nel racconto di un'America squallida, vigliacca e violenta, disperatamente alla ricerca di redenzione. Il protagonista William Tellich è il Travis Bickle dei giorni nostri, più consapevole ma anche più disilluso, destinato a una fine che non mette in discussione: il carcere come luogo dell'anima, spazio chiuso dove i perdenti di oggi sopravvivono con il gioco d'azzardo, contando le carte, e immaginando una storia d'amore separata da un vetro. 




martedì 24 agosto 2021

Top 5: Agosto 2021

5 - Fast & Furious 9 - Justin Lin (voto 7)
Una saga dal successo granitico, che ha saputo rinnovarsi, migliorarsi e reinventarsi nel corso del tempo, capace di non deludere le attese del suo preciso ma affollato target di pubblico: elogio della famiglia intesa non soltanto come legame di sangue, sequenze action spettacolari e mozzafiato, ritmo e divertimento. Un'epopea sgangherata e romantica, che ha trovato gli ingredienti semplici per essere sempre seguita da chi se n'è innamorato. Ormai è inutile discuterne, Dom Toretto è una grande icona popolare, al pari di Rocky Balboa e Vasco Rossi. In sala

4 - Blackout Love - Francesca Marino (voto 7)
La più grande attrice comica e brillante italiana di oggi si chiama Anna Foglietta. Questo film leggero, fragilino e divertente è il suo manifesto mattatoriale: il ruolo di mangia-uomini disillusa, arrabbiata e cinica le concede il "green pass" per dimostrare tutta la sua carica fisica e recitativa irrefrenabile, grazie a uno script insolito per la medietà della nostra commedia, più vicino a quello di una rom-com americana. L'ultima mezz'ora rischia di sbriciolare la freschezza di base, ma nel complesso si ride molto. Su Amazon Prime Video

3 - Jungle Cruise - Jaume Collet-Serra (voto 7)
Il miglior blockbuster dell'estate è un omaggio al vecchio cinema d'avventura per famiglie, filtrato dall'immaginario di una mitica attrazione dei parchi di divertimento Disney. Fracassone e pieno di omaggi, che spaziano dall'ovvio Pirati dei Caraibi ai sofisticati Highlander e La regina d'Africa, districandosi tra dialoghi da slapstick comedy in cui emergono la simpatia naturale di un action hero come Dwayne Johnson e la brillantezza, l'eleganza, la classe e la bellezza mai ostentata della favolosa Emily Blunt. In sala

2 - Tigers - Ronnie Sandahl (voto 7)
Storia vera di Martin Bengtsson, un calciatore diciassettenne, talentuosissimo, comprato dall'Inter nel 2004, travolto dalle regole della società e dello spogliatoio, dal bullismo dei compagni della Primavera e dalle aspettative sue e dei dirigenti nerazzurri. Un bel film sui lati oscuri del calcio, sull'ambiente tossico delle giovanili, sulle pressioni, sulle fragilità dei calciatori e sui fallimenti. Martin trovò il coraggio di mandare a cagare tutti quanti dopo pochi mesi, e oggi fa il musicista in Svezia. L'ambiente Inter non ne esce bene, ma ne ha autorizzato la realizzazione: chapeau. In sala

1 - La ragazza con il braccialetto - Stéphane Demoustier (voto 8)
Romanzo adolescenziale e legal drama, messa in scena rigorosa ed essenziale, che rifugge ogni tipo di ricatto morale ed enfasi. Il processo nei confronti di una diciottenne accusata di aver ucciso brutalmente la sua migliore amica è avvincente, ma il vero enigma indecifrabile e inestricabile è l'interpretazione dei pensieri e dei sentimenti di una ragazza che non concede debolezze e trattiene le emozioni, lasciando in dubbio costante tra innocenza e colpevolezza. Il volto affettuoso, spaesato del papà Roschdy Zem è il valore aggiunto di un film teso e pulsante, ma straordinariamente minimale. In sala