giovedì 15 settembre 2022

Top 5: Settembre 2022

5 - Watcher - Chloe Okuno (voto 7)
Ennesima variazione dell'hitchcockiano La finestra sul cortile, ma rispetto a copie più modeste l'esordiente Okuno si avvale di una location ansiogena come la Bucarest di oggi, concedendosi riflessioni contemporanee sullo stalking e sulla manipolazione psicologica. Gli ultimi venti minuti sono goduriosi per gli amanti del genere: merito, soprattutto, delle facce dei tre attori principali, la disorientata vittima Maika Monroe di It Follows, l'inconsistente marito Karl Glusman e l'ambiguo, banale, inquietante Burn Gorman.

4 - The Hanging Sun - Francesco Carrozzini (voto 7)
Un riuscito adattamento di un romanzo del norvegese Jo Nesbo, in cui un uomo in fuga dalla famiglia criminale e in cerca di redenzione trova un parziale rifugio in un villaggio isolato, dove il sole non tramonta mai, proteggendo una madre e un figlio da un contesto maschilista tossico e violento. Il deb Carrozzini, proveniente da pubblicità e videoclip, trova una cifra stilistica ed estetica e, senza eccellere, dirige un thriller solido e coinvolgente, che conferma la versatilità e il carisma di Alessandro Borghi. 

3 - Las Leonas - Isabel Achaval, Chiara Bondì (voto 7)
Prodotto da Nanni Moretti, che si concede una simpatica comparsata, è una lente d'ingrandimento sulla realtà delle donne immigrate che vivono a Roma lavorando come badanti e domestiche. Evidenziando l'assenza di tutele che sono costrette ad accettare per sopravvivere, il documentario omaggia con leggerezza la loro passione per il calcio, che si realizza nell'appassionata partecipazione a un campionato amatoriale femminile ben organizzato e che coincide con uno dei loro pochi momenti di svago.

2 - Margini - Niccolò Falsetti (voto 7) 
Una delle migliori commedie italiane degli ultimi anni, che guarda a Virzì (Ovosodo) e Zanasi (Non pensarci), distinguendosi per essere una rara testimonianza della passione di provincia per il punk-hardcore. Mossa da uno spirito ribelle, autentico e genuino, celebra il miraggio eternamente adolescenziale di chi prova almeno ad avvicinarsi alla realizzazione dei propri sogni: per andare incontro a chi si emancipa con fatica, qualche volta può capitare che sia l'America a suonare nelle balere di Grosseto.

1 - Don't Worry Darling - Olivia Wilde (voto 8)
Attacco frontale al patriarcato e simbolo del neo-femminismo, oppure un ambizioso e maldestro pastiche che cerca di far convivere La donna perfettaThe Truman Show e la fantascienza di Matrix? Di certo, non si può rimproverare alla Wilde regista di taroccare lo spirito del tempo. E allora, trascinata dalla performance di Florence Pugh, forse la miglior attrice di oggi, si concede il lusso di realizzare un thriller-fantasy dalla confezione irresistibilmente pop e dalla superficie stilosa, candidato a essere uno dei film più rappresentativi del cinema americano post-pandemico, in grado di azzeccare più di una trovata originale e sorprendente.




mercoledì 7 settembre 2022

I Magnifici Sette: Venezia 79

Gli spiriti dell'isola - Martin McDonagh
Ironico, poi disilluso, infine disperato. Accompagnato da un pessimismo sulla natura umana che si avvicina al miglior cinema dei fratelli Coen, McDonagh firma il suo film più compiuto e definitivo, un nuovo manifesto sul vuoto pneumatico dell'esistenza che individua il suo esilarante spunto di partenza nell'ingiustificata rottura dell'amicizia tra i due consuetudinari protagonisti (gli inarrivabili Colin Farrell e Brendan Gleeson), abituati alla quotidianità isolana dell'Irlanda più verde e rurale, tra bevute di birra scura al pub e cacca d'asino da raccogliere. Si aprirà uno squarcio sui conflitti bellici secolari che caratterizzano la Storia, ma in realtà non è altro che il riflesso di una tendenza intrinseca all'annientamento. Homo homini lupus. VOTO 10

The Whale - Darren Aronofsky
Aronofsky all'ennesima potenza. Di nuovo, un'esperienza cinematografica sensoriale, un'altra sfida impossibile di far sentire con le immagini e i suoni, il corpo e il peso dei suoi protagonisti sulla pelle dello spettatore. Ma rispetto a The Wrestler e Black Swan, il cuore batte nella forza struggente della scrittura, che si sofferma sull'autocondanna a morte di un professore intellettuale, obeso e omosessuale, di straordinaria sensibilità, ancora devastato da un lutto sentimentale, mentre cerca di chiudere con tutti i resti del suo amore il rapporto con la figlia. Il marchio di fabbrica è la presenza famelica dell'ossessione: quella per il cibo, che riempie il vuoto lasciato da quella per la cultura e i sentimenti. VOTO 10

Monica - Andrea Pallaoro
Supportato dall'immaginario di un'America in contrasto tra il progresso californiano e il cuore selvaggio della provincia, Pallaoro imbastisce il film della sua maturità registica, un ritratto femminile vivido e pulsante, impreziosito dalla fisicità e dalle sfumature dolenti e misurate della stupenda Trace Lysette, donna transgender che torna per la prima volta a casa dopo vent'anni per riconnettere l'affetto con la madre malata, per perdonare e farsi perdonare. Lo stile registico formale e ricercato, il ritmo del racconto lento e pieno di pause, permettono di immergersi nella vita e nell'emotività di una protagonista ribelle, che non ha terminato il percorso interiore per conoscersi, scoprirsi ed esplorarsi. VOTO 9

Saint Omer - Alice Diop
Strutturata sulle lunghissime deposizioni processuali di una donna senegalese accusata per l'omicidio della figlia abbandonata su una spiaggia all'arrivo dell'alta marea, l'opera prima di finzione di Alice Diop è una folgorante riflessione sulle modalità espositive del racconto, oltre a interrogarsi sulle incertezze e sulle paure della maternità, e sull'impossibilità giudiziaria di poter comprendere davvero le ragioni personali e antropologiche che portano a un gesto drammatico e disperato. E adottando il punto di vista esterno di una scrittrice che indaga i tormenti interiori e le vicissitudini personali della donna, mantiene una lucidità e un distacco emotivo che evitano il folklore e il sensazionalismo. VOTO 9

Master Gardener - Paul Schrader
Capitolo finale della trilogia di Schrader sulla colpa e sulla redenzione, dopo First Reformed e il magistrale Il collezionista di carte. Come sempre, la riflessione sull'America e sui suoi scheletri impossibili da sotterrare è spietata, ma diversamente dai film precedenti lo spazio concesso all'ottimismo e alle seconde possibilità è molto più ampio, anche in un Paese distante da chi insegue il miraggio di un riscatto. La metafora del giardinaggio è originale ed efficace: un'attività che permette di dare ordine e bellezza laddove si coltivano disordine e differenze, ideale per chi deve placare il detestabile istinto di brutalizzare le diversità che contraddistinguono il nostro tempo terreno. VOTO 8

Vera - Tizza Covi, Rainer Frimmel
Crudele, affettuoso e divertente ritratto di Vera Gemma, figlia del mitico Giuliano, che si barcamena nella decadenza e nella nostalgia dei vizi di una vita romana trascorsa a essere etichettata come "la figlia di", circondata da personaggi talvolta imbarazzanti, alla ricerca affannata di un contatto umano e sincero con la verità delle cose, pedinata da un linguaggio filmico a metà strada tra finzione e cinema del reale. Non sappiamo mai davvero che cosa sia autentico e che cosa sia recitato, ma proprio grazie all'incertezza dello sguardo registico si compie in maniera totalizzante l'immedesimazione nelle sfaccettature di questa anti-diva, tanto ingenua quanto indubbiamente attraente e simpatica. VOTO 8

Don't Worry Darling - Olivia Wilde
Attacco frontale al patriarcato e simbolo del neo-femminismo, oppure nient'altro che un ambizioso e maldestro pastiche che cerca di far convivere La donna perfetta, The Truman Show e persino la fantascienza di Matrix? Di certo, non si può rimproverare alla Wilde regista di taroccare lo spirito del tempo. E allora, trascinata dalla performance di Florence Pugh, forse la miglior attrice di oggi, si concede il lusso di realizzare un thriller-fantasy dalla confezione irresistibilmente pop e dalla superficie stilosa, che ricorderemo nei prossimi anni come uno dei film più rappresentativi del cinema americano post-pandemico, in grado di azzeccare più di una trovata originale e sorprendente. VOTO 8




mercoledì 24 agosto 2022

Top 5: Agosto 2022

5 - Tredici vite - Ron Howard (voto 7)
La cronaca dei fatti accaduti nella grotta thailandese di Tham Luang nel 2018, quando 12 giovanissimi calciatori e il loro maestro rimasero intrappolati scomparendo nel buio: Howard si concentra sulla complicatissima operazione di salvataggio, e realizza un film esemplare dal punto di vista tecnico e fotografico, asfissiante e claustrofobico per la potenza delle riprese sotterranee, riuscendo a trasmettere un buon livello di tensione nonostante la notorietà della storia a lieto fine. Ottimi Farrell e Mortensen.

4 - Tra due mondi - Emmanuel Carrère (voto 7)
Un altro film francese sulle condizioni di oggi del mondo del lavoro: ovvero, un altro film francese su un tema che il cinema non può e non deve rinunciare ad approfondire. L'opera prima dello scrittore Carrère è sicuramente influenzata da Loach, Guédiguian e i Dardenne, ma oltre allo spirito di denuncia sociale riflette anche sulle irriducibili distanze di classe dovute all'ambiente formativo e intellettuale in cui si cresce. Ed è inoltre un manifesto delle contraddizioni morali di chi ricopre il ruolo di raccontare. 

3 - Fabian - Going to the Dogs - Dominik Graf (voto 7)
Uno strano e affascinante oggetto cinefilo per niente etichettabile: un film tedesco di tre ore ambientato nella Berlino degli anni di Weimar, che sperimenta diversi formati e mescola differenti generi, passando dal melodramma sociale al romanzo storico, risultando tanto energico e sorprendente quanto disomogeneo e a tratti eccessivamente caotico. La lettura degli eventi del passato che si ripresentano cronicamente è sin troppo evidente, ma rimane la sensazione di una visione liberissima e dalla costituzione anarchica.

2 - Hustle - Jeremiah Zagar (voto 8)
Forse proprio Adam Sandler è l'erede degli interpreti del cinema più classico e rappresentativo dei valori individuali dell'America, che spesso e volentieri si rispecchiano nello sport come strumento di rivincita e riscatto. E forse questo è proprio il controcampo positivo e resiliente di Diamanti grezzi, dove la ricerca della felicità non passa attraverso la materialità del denaro ma inseguendo una complicata fondazione dei rapporti umani come base portante per riuscire a competere e resistere nel mondo di oggi.

1 - Hope - Maria Sodahl (voto 8)
Struggente e dolorosa parentesi autobiografica di vita e famiglia, in cui si raccontano i dieci giorni tra Natale e Capodanno di una moglie e madre 40enne, dal giorno in cui le viene diagnosticato un tumore al cervello fino al fatidico giorno dell'operazione. Un miracolo di toni dolenti e tenuta drammatica, un cancer movie che riesce ad azzerare ogni pericolo di retorica, grazie a una scrittura mai così naturale, autentica e controllata, e in cui ovviamente svolge una funzione fondamentale l'equilibrio dei due interpreti principali, la straordinaria Andrea Braein Hovig e l'eleganza emotiva di Stellan Skarsgard.




mercoledì 20 luglio 2022

Top 5: Luglio 2022

5 - La ragazza ha volato - Wilma Labate (voto 7)
Sceneggiatura dei fratelli D'Innocenzo: molto più diretta, essenziale ed efficace della confusione narrativa di America latina. Dietro la macchina da presa, c'è una regista che non si perde in ghirigori pseudo-autoriali: il risultato è un buon dramma adolescenziale, incentrato su una fragile e indifesa vittima di stupro, che con fatica ritrova la forza di affrontare la vita. Il valore aggiunto è la prova della giovane Alma Noce, capace di calamitare sul suo corpo e sul suo volto la tensione del racconto.

4 - I tuttofare - Neus Ballus (voto 7)
Una lente di ingrandimento catalana sulla working class di oggi, rappresentata da chi si propone per aggiustare tubature, rubinetti e impianti elettrici nelle case delle famiglie medio-borghesi. Lo spunto è quello della commedia di integrazione culturale alla Ken Loach, in cui un operaio marocchino che non conosce la lingua prova a farsi rispettare e accettare dal capo sovrappeso, dai modi razzisti. Ma come accade nei film del regista inglese, il fattore umano e la solidarietà sociale prevalgono sui pregiudizi. 

3 - Io e Spotty - Cosimo Gomez (voto 7)
Difetti formali compensati da uno sguardo leggero, sensibile e originale per affrontare il tema del disturbo psicosociale, in grado di instaurare un discorso generazionale più ampio sulla solitudine, sull'incomunicabilità e sulle difficoltà di trovare il proprio posto. Raro esempio di commedia italiana sentimentale che adotta un punto di vista complesso e si apre a una dinamica relazionale spigolosa, con due personaggi irrealizzati ma autentici, interpretati dai bravi Filippo Scotti e Michela De Rossi. 

2 - La doppia vita di Madeleine Collins - Antoine Barraud (voto 7)
Thriller hitchcockiano costruito sulla sensualità, sulla bellezza e sulle sottili e indecifrabili sfumature della travolgente Virginie Efira, una delle più grandi attrici di oggi, che interpreta una donna con due esistenze: durante il weekend, è la moglie ricca e radical-chic di un direttore d'orchestra; durante la settimana, è la mamma affettuosa di una bimba che soffre le sue improvvise assenze. Un accumulo di camuffamenti che confondono verità e menzogne, in lotta contro ogni tipo di incasellamento sociale.

1 - Ada - Kira Kovalenko (voto 8)
Duro e compatto romanzo di formazione su una ventenne ancorata a un padre possessivo e dispotico e a un passato sanguinoso, di cui rimarranno per sempre le cicatrici. Lo sguardo della Kovalenko è folgorante e il suo racconto di fuga impossibile appassiona e dialoga con il peso della Storia, evocando la strage di Beslan del 2004, in cui terroristi islamici e ceceni uccisero e ferirono centinaia di bambini. La potenza registica è la stessa del coetaneo Kantemir Balagov e si sofferma sull'impotente desiderio di vita della protagonista. Un nuovo cinema russo da proteggere, diffondere e sostenere.




giovedì 2 giugno 2022

Top Ten: Classifica Primo Semestre 2022

10 - L'età dell'innocenza  - Enrico Maisto
Un filmmaker milanese lavora con gran parte del materiale d'archivio che ha girato tra le mura domestiche nel corso della sua formazione personale e cinefila, e racconta i litigi e le manifestazioni d'amore con i due genitori, magistrati affermati ora in pensione. Ne esce un lavoro inclassificabile e a tratti commovente, che riflette sul peso delle aspettative e sull'amore per il cinema come fuga emotiva e immaginifica da una dimensione familiare tanto affettuosa quanto invadente. E partendo da un piccolo spunto privato riesce ad assumere un punto di vista universale e generazionale.

9 - After Love - Aleem Khan
Un dolente e potentissimo dramma femminile, in cui una signora inglese di Dover rimasta vedova, convertita all'Islam per amore, scopre che il marito la tradiva con una donna francese di Calais. Ma le sorprese non finiscono. E nell'incredulità del tradimento e dello shock emotivo della perdita, emergono le sfumature di un incontro che diventa scontro, per poi tramutarsi in solidarietà, comprensione e irrinunciabilità al fattore umano. Straordinaria interpretazione di Joanna Scanlan. 

8 - Un altro mondo - Stéphane Brizé
Uno degli esempi migliori di oggi di cinema sociale. Il punto di vista della lotta per un mondo del lavoro meno ingiusto passa dai tavoli dei sindacati ai tentativi e alla determinazione di un dirigente che fa da ponte tra gli sfruttati e la legge di un capo che risponde soltanto al cinismo di Wall Street: trovare una mediazione è un'impresa sempre più ardua e complicata, ma nella coscienza e negli sguardi di Vincent Lindon il senso della dignità è più grande di quello del profitto aziendale.

7 - True Mothers - Naomi Kawase
Un dramma adolescenziale che parte come un algido dramma borghese su una coppia che non può avere figli, per poi virare sui binari di un romanzo di formazione struggente, su una figlia e madre mancata, una ragazza ribelle in fuga dalle rigidità, dagli scandali, dai dogmi della società e della famiglia d'origine. E sulla ricerca di un rifugio dove condividere il dolore di ciò che è stato negato. Lo sguardo della regista è unico ed empatico, libero e sfumato, ricco di suggestioni oniriche, attento agli ambienti e ai misteri della natura.

6 - La fiera delle illusioni - Guillermo del Toro
Il miglior film del regista messicano, che racconta l'inesorabile decomposizione morale di un mentalista e del suo modo di pensare l'intrattenimento, inteso come sinonimo di inganno crudele ai danni di chi lo guarda e lo vive. Un viaggio agli inferi dell'esistenza, dalla confezione patinata e ingannevole: una sorta di opera autocritica targata Disney, che sabota se stessa. E il finale è il più cinico e anti-hollywoodiano degli ultimi anni: la fine a cui va incontro un disperato, grandioso Bradley Cooper è quella inevitabile dell'uomo-bestia.

5 - Esterno notte - Marco Bellocchio
Un'opera sontuosa e documentata, che affronta un momento chiave della politica italiana come il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, adottando gli sguardi intimi, dubbiosi e dolenti di chi era legato a lui da un rapporto confidenziale: in tutti i personaggi domina un sentimento di incertezza e di impotenza di fronte all'impossibilità di evitare il compimento del destino. Bellocchio raggiunge un nuovo apice di sensibilità umana e di lettura critica degli eventi storici, realizzando un grande romanzo shakespeariano capace di sintetizzare il precario rapporto tra pubblico e privato.

4 - Nostalgia - Mario Martone
Il noir secondo Martone: il ritorno a casa di un uomo tranquillo, per cui il passato non potrà mai essere una terra straniera. Adottando un linguaggio duro e diretto e descrivendo una Napoli aspra e fantasmatica, il regista riflette sulla nobiltà e sul privilegio del sentimento nostalgico, benedetto da una citazione di Pasolini ma inevitabilmente destinato a intrecciarsi con l'oscura presenza della fine delle cose. Non esiste riconciliazione per chi è stato tradito e abbandonato: anche lo squallore della delinquenza non è altro che una banale conseguenza delle sconfitte della vita.

3 - Parigi, 13 Arr. - Jacques Audiard
Il film più estetizzante di Audiard, ma anche il più febbrile e vitale: nel quartiere parigino di Les Olympiades, nuovo distretto hipster e multiculturale, si intrecciano i desideri sessuali di un terzetto di giovani adulti, socialmente integrati ma insicuri a livello economico ed emozionale. Una fotografia realista di una generazione, autentica e priva di autocommiserazione, che unisce la classicità del bianco e nero con la modernità dei linguaggi, il fattore umano con le relazioni via chat, immergendosi nella schiuma dei giorni e nella consistenza della superficie.

2 - Apollo 10 e mezzo - Richard Linklater
Un altro episodio memorabile di un cineasta che non si stanca di sperimentare, sorprendere, giocare con le immagini e con il concetto di tempo. Un film d'animazione che omaggia i sogni persi e le illusioni dell'America di provincia degli anni Sessanta, quando il benessere economico permetteva di vivere l'allunaggio del 1969 come un'esperienza collettiva e popolare. Un momento autobiografico indimenticabile è l'occasione per viaggiare in un'epoca dorata e colorata, mantenendo vivi gli spettri della malinconia e delle false promesse del capitalismo.

1 - Licorice Pizza - Paul Thomas Anderson
L'ennesimo capolavoro di un autore incredibile: un romanzo di formazione semplice, lineare e magico, capace di decifrare il filo invisibile e i sentimenti che legano un adolescente che vorrebbe essere più grande e una giovane adulta attratta dall'eternità delle prime volte e dall'emozione del colpo di fulmine. Intanto, sullo sfondo, scorrono i feticci e il batticuore degli anni Settanta, il miraggio del successo economico e individuale, le corse per vivere un mondo di magnifiche illusioni. E infine, quella incantevole maestria nella costruzione delle scene, nell'osservazione, nel dare il giusto peso e valore alla leggerezza delle immagini.





venerdì 20 maggio 2022

Top 5: Maggio 2022

5 - Top Gun Maverick - Joseph Kosinski (voto 7)
Basta con i luoghi comuni e con le etichette: non è un cult, non è uno scult, non è un guilty pleasure. Siamo invece di fronte al sequel di un manifesto iconico, propagandistico e ideologico degli anni Ottanta: non è cinema del dialogo e dell'intelletto, ma è una celebrazione del potere delle immagini e del superamento delle barriere di spettacolarità. Ovviamente nostalgico, ma anche sincero e struggente nella dichiarazione d'amore per un cinema che concepisce la sala come unico possibile luogo di visione.

4 - Io e Lulù - Channing Tatum (voto 7)
Una via di mezzo tra un film sentimentale e una "bromance", dove i due protagonisti non sono una coppia e neppure due amici fraterni, ma un soldato e un magnifico cane della razza belga Malinois. Entrambi hanno conosciuto gli orrori del conflitto bellico e le ferite interiori che li accompagnano si rivelano il punto di partenza da cui inizia a svilupparsi una commovente dinamica relazionale. Tatum è un regista umile che vuole semplicemente iscriversi all'affettuosa categoria del dog movie.

3 - Tromperie - Arnaud Desplechin (voto 7)
Cinema francese all'ennesima potenza, tratto però da un romanzo dello scrittore ebreo americano Philip Roth: il risultato è un adattamento esemplare, che connette la verbosità e gli intellettualismi di Desplechin con l'autoreferenzialità della scrittura. Il protagonista Denis Podalydès è tragicomico, l'amante Lèa Seydoux è meravigliosa e le riflessioni sull'irrinunciabilità agli atti creativi della finzione e della letteratura sono profonde ed eleganti. Un melodramma interiore spudoratamente borghese.

2 - Only the Animals - Dominik Moll (voto 7)
Un giallonoir stratificato, un puzzle dell'anima costruito su diversi personaggi e diversi capitoli, apparentemente inaccostabili tra loro: il modello di riferimento potrebbe essere Babel, ma l'attenzione alle sfumature e alla solitudine dei personaggi supera di gran lunga l'interesse verso la risoluzione dell'enigma. Un film di genere raffinato e beffardo, impreziosito dalle prove di un cast molto ben assortito, tra cui spiccano Laure Calamy, Denis Ménochet e Damien Bonnard. 

1 - Esterno notte - Marco Bellocchio (voto 8)
Un'opera sontuosa e documentata, che affronta un momento chiave della politica italiana come il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, adottando gli sguardi intimi, dubbiosi e dolenti di chi era legato a lui da un rapporto confidenziale: in tutti i personaggi domina un sentimento di incertezza e di impotenza di fronte all'impossibilità di evitare il rassegnato compimento del destino. Bellocchio raggiunge un nuovo apice di sensibilità umana e di lettura critica degli eventi storici, realizzando un grande romanzo shakespeariano capace di sintetizzare il precario rapporto tra pubblico e privato.




giovedì 14 aprile 2022

Top 5: Aprile 2022

5 - Una vita in fuga  - Sean Penn (voto 7)
Massacrato eccessivamente al Festival di Cannes, è un film autentico, nostalgico del cinema degli anni Novanta, in cui Penn interpreta un papà fuorilegge per cui tutto è sostituibile al di fuori dell'amore per la figlia. E anche se è un prodotto servito in maniera funzionale per lanciare la carriera della bella Dylan, rimane la capacità notevole di gestire i toni e i passaggi drammatici con grande sapienza e coinvolgimento. Il resto lo fa la splendida colonna sonora di Eddie Vedder, Glen Hansard e Cat Power. 

4 - Full Time - Al cento per cento - Eric Gravel (voto 7)
Divorziata di provincia, madre di due figli piccoli, lavoro da donna delle pulizie in un hotel a cinque stelle del centro parigino: Laure Calamy interpreta un personaggio al limite della sopravvivenza fisica e psicologica. Ma il regista Gravel ha appreso la lezione dei migliori Dardenne, evita piagnistei e facili denunce, ritraendo una figura umana che non molla e tiene botta a testa alta, mentre corre per il sogno di una vita migliore anche nel mezzo di uno sciopero in grado di bloccare il traffico della capitale.

3 - Finale a sorpresa - Mariano Cohn, Gaston Duprat (voto 8)
Dopo Il cittadino illustre, la terribile ditta di registi argentini Cohn & Duprat torna con un'altra nutrita dose di sarcasmo, rivolto questa volta nei confronti della vanità del mondo del cinema, dell'ipocrisia e dell'odio che lo attraversano. Gag a ripetizione, scrittura impietosa, situazioni che denudano sempre l'imbarazzante falsità e le piccolezze morali dei protagonisti: Antonio Banderas, Penélope Cruz e Oscar Martinez si prestano al gioco in modo ammirevole, regalando gustosi siparietti di miseria umana.

2 - Un altro mondo - Stéphane Brizé (voto 8)
Uno degli esempi migliori di oggi di cinema sociale. Il punto di vista della lotta per un mondo del lavoro meno ingiusto passa dai tavoli dei sindacati ai pensieri, ai tentativi e alla determinazione di un dirigente che fa da ponte tra gli sfruttati e la legge di un capo che risponde soltanto al cinismo di Wall Street: trovare una mediazione è un'impresa sempre più ardua e complicata, ma nella coscienza e negli sguardi di Vincent Lindon il senso della dignità è più grande di quello del profitto aziendale.

1 - Apollo 10 e mezzo - Richard Linklater (voto 9)
L'ennesimo episodio memorabile di un cineasta che non smette di sperimentare, sorprendere, giocare con le immagini e con il concetto di tempo. Realizzato in rotoscopio, è un film d'animazione che omaggia i sogni persi e le illusioni dell'America di provincia degli anni Sessanta, quando il benessere economico permetteva di vivere l'allunaggio del 1969 come un'esperienza collettiva e condivisa. Un momento autobiografico memorabile per il regista è l'occasione per viaggiare in un'epoca dorata e colorata, mantenendo vivi gli spettri della malinconia e delle false promesse del capitalismo.