mercoledì 14 gennaio 2026

Letture: Operazione mafia

Tra memoria e racconto, tra verità giudiziaria e costruzione narrativa, Operazione mafia (Newton Compton Editori) è un libro che sfugge alle definizioni tradizionali. In questa intervista, lo scrittore, storico e saggista Ivan Brentari racconta la genesi di un romanzo corale e “dal vivo”, nato dalle voci e dalle esperienze degli investigatori che furono in prima linea nella guerra a Cosa Nostra tra gli anni Ottanta e Novanta. Un viaggio dentro le indagini, le catture eccellenti e le zone ancora d’ombra di una stagione decisiva della storia italiana, osservata dagli occhi di chi quella battaglia l’ha combattuta davvero.

Che tipo di libro è Operazione mafia?

Dal mio punto di vista è un romanzo di nuovo tipo, che fonde romanzo storico, poliziesco, documenti e testimonianze. Gli autori – cioè gli investigatori del Servizio Centrale Operativo che parteciparono a quelle indagini antimafia quarant’anni fa – sono al tempo stesso narratori e personaggi. Ogni partecipante ha contribuito insieme a me alla stesura, tanto che è difficile dire chi abbia scritto cosa. Il risultato finale è un romanzo-verità, in cui finzione narrativa e ricostruzione storica si sovrappongono fino a diventare la stessa cosa. Così abbiamo raccontato quasi quindici anni di lotta alla mafia, visti con gli occhi dei protagonisti.

Di cosa tratta Operazione mafia?

Attraversiamo in presa diretta le principali indagini degli anni Ottanta e Novanta contro Cosa Nostra: inchieste seguite da magistrati come Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto. All’interno della mafia, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, si scatenò una guerra per il monopolio del mercato dell’eroina. Da un lato i corleonesi di Totò Riina, dall’altro la vecchia mafia dei Bontate, degli Inzerillo e dei Badalamenti. Una guerra che produsse una lunga scia di morti ammazzati, enormi traffici di droga e che, col tempo, si trasformò in un vero e proprio attacco militare allo Stato, culminato nelle stragi del ’92-’93. I protagonisti del nostro romanzo furono tra i primi a scendere in campo contro questa offensiva.

Nel libro si parla anche di diversi arresti eccellenti.

Certo. Il Nucleo Centrale Anticrimine e il Servizio Centrale Operativo arrestarono decine di latitanti.

Qualche nome?

Penso al camorrista affiliato a Cosa Nostra Michele Zaza, a “Francolino” Spadaro, a Pietro Vernengo – imputato al maxiprocesso per 99 omicidi –, oppure a Giuseppe Lucchese, il più feroce killer di Riina. E ancora Giuseppe “Piddu” Madonia, numero due della mafia, fino a Nitto Santapaola, sanguinario boss di Catania. Durante questa continua caccia all’uomo seguiamo i poliziotti “con la telecamera in spalla”: li accompagniamo negli appostamenti, nelle verifiche catastali, nei momenti più critici delle irruzioni, armi in pugno.

Il cinema ha raccontato spesso la mafia in modo molto personale, a volte fin troppo fantasioso. C’è qualche film o autore che ha influenzato il tuo approccio?

Il cinema è quasi sempre schiacciato su una prospettiva individuale: il grande magistrato, il grande mafioso. Mafia e antimafia, invece, sono fenomeni collettivi. Le indagini contro la criminalità organizzata coinvolgono decine di investigatori e magistrati, non un solo eroe. Per questo abbiamo scelto un racconto corale: un romanzo con tredici protagonisti, cioè, paradossalmente, un romanzo senza un vero protagonista. Detto questo, American Gangster di Ridley Scott lo considero il miglior film mai realizzato sul narcotraffico e sulla criminalità organizzata, perché mostra in modo estremamente preciso il funzionamento del mercato della droga. Tra l’altro compare un personaggio che abbiamo inserito anche in Operazione mafia: Khun Sa, metà signore della droga birmano e metà rivoluzionario nazionalista Shan. Ne ho parlato anche sul mio canale YouTube, Todo Modo True Crime.

Tra quelle raccontate nel romanzo, c’è un’indagine che ti ha colpito più delle altre?

In realtà le indagini sono tutte collegate, è difficile isolarne una. Se devo scegliere, direi che alcune inchieste internazionali tra Thailandia, Santo Domingo e Stati Uniti sono particolarmente affascinanti.

Cosa resta oggi di quella stagione dell’antimafia?

Molto. Ci sono passaggi di quella storia che non sono ancora emersi del tutto e ho l’impressione che non tutti abbiano davvero la volontà di fare chiarezza. È una partita che si giocherà nei prossimi anni e non si può ancora dire come andrà a finire. Sono esistite – ed esistono – zone grigie in cui mafia, Stato, servizi deviati italiani, neofascisti e apparati americani hanno collaborato a fini eversivi.

Emiliano Dal Toso