venerdì 4 dicembre 2020

Top 20: La Superclassifica del 2020

20 - Volevo nascondermi - Giorgio Diritti 
Un biopic libero, anti-televisivo, suggestivo e immaginifico del pittore e scultore naif Antonio Ligabue, interpretato da un Elio Germano irriconoscibile e di bravura straripante. Un'opera ritagliata soprattutto sui contorni eclettici e multiformi di una prova d'attore persino difficile da contenere. Ma Diritti è interessato anche al racconto di un universo rurale e contadino diviso tra genio e disperazione, al rapporto conflittuale tra arte e disgrazia, al filo rosso che lega follia e atto creativo. 

19 - Vulnerabili - Gilles Bourdos
Rapporti personali violenti, distruttivi, asfissianti. Tre storie contestualmente differenti, dove ciascuno porta con sé il proprio dolore di essere donna, moglie, genitore o figlio. Bourdos prende le difese dei soggetti più deboli e realizza un compendio impeccabile di insofferenze quotidiane, alcune capaci di trovare un rifugio o una via di fuga, altre invece destinate a una resa dei conti drammatica. Cinema che non eccede in toni e sensazionalismi, ma prezioso per conservare amore per il fattore umano.

18 - Giovani e felici - Jason Orley
Pete Davidson è la grande scoperta della commedia americana del 2020. Un 24enne che interpreta un cannaiolo perdigiorno e scansafatiche, ma che rappresenta l'amico più grande che ogni adolescente ha preso come modello ribelle e anticonformista almeno in un momento della sua crescita. E in questo spassoso racconto di formazione, in questa bromance senza lieto fine, l'incertezza per il futuro equivale al dolore di abbandonare l'immaturità che ha definito il proprio modo d'essere.

17 - Little Joe - Jessica Hausner
Ironica, sottilissima riflessione sulla realtà percepita e sulla paranoia, stilizzata e iperrealista, in cui un bellissimo fiore rosso incide sull'umore e sui comportamenti delle persone che coabitano il suo ambiente. Autosuggestione oppure potere del progresso bio-ingegneristico? Ambiguità, ribaltamento dei punti di vista e un'estetica raggelata: la Hausner dirige uno sci-fi intellettuale e psicanalitico, che costringe a una reazione istintiva, nell'epoca del timore del contagio e dell'infezione.

16 - Ultras - Francesco Lettieri
Il distacco graduale di un capotifoso dal branco in cui è cresciuto: Lettieri sottolinea la difficoltà di divorziare da un contesto in cui non esiste l'accesso a strade alternative. E, con uno stile estetizzante e un approccio documentaristico, fotografa una Napoli poco vista, avvolgente e tormentata, sfruttando la colonna sonora di Liberato. Realizzando una pellicola potente e cruda, capace di descrivere un fenomeno locale con un linguaggio universale.

15 - Tornare a vincere - Gavin O'Connor
Ben Affleck sempre più grosso, alcolizzato, nel ruolo di un ex giocatore di basket separato che accetta con poca convinzione il compito di allenare una squadra delle superiori. Ballad americana sul fallimento e sul riscatto, dall'incedere classico, che riesce a smussare ogni tentazione di retorica e a muoversi tra piccole storie di provincia al servizio di un protagonista mai così in parte, in grado di fare del suo corpo sfatto e deteriorato il tiro vincente.

14 - Jojo Rabbit - Taika Waititi
Senza replicare un'ennesima lezione di storia in maniera prevedibile e conservatrice, Waititi dirige una tragicommedia originale e stravagante, in equilibrio tra l'orrore del contesto e un gioioso cazzeggio che non appare fuori luogo, ma risulta una chiave di lettura per fuggire ai drammi dell'esistenza. E i primi venti minuti meritano i paragoni con la sana demenzialità di Mel Brooks e l'ironia stilizzata del miglior Wes Anderson. Didattico? Forse, senz'altro efficace.

13 - Dragged Across Concrete - S. Craig Zahler
Un buddy movie destrutturato, che si addentra nelle viscere di un impianto noir disperato e pessimista, dove una coppia di poliziotti sospesi e in difficoltà economica prova a contrastare una spietata banda di criminali, sottraendogli il bottino di una rapina in bianca. Ecco l'unico cinema di destra di oggi: Zahler ha uno stile anti-hollywoodiano, violento, secco e senza consolazioni, in cui l'unica alternativa al denaro è la dissoluzione.

12 - Assandira - Salvatore Mereu
Una Sardegna verace e sgradevole, persino respingente, dove Mereu rifugge la tentazione di abbellire luoghi che non hanno bisogno di essere magnificati. Un dramma famigliare che degenera nel noir autodistruttivo, e che non vuole farsi piacere: nel nostro cinema, è difficile trovare un altro autore così disinteressato alla bella immagine, falsa e televisiva. Senza compiacimenti e senza cedere alla retorica dell'anticonformismo. 

11 - Roubaix, una luce - Arnaud Desplechin
Un polar rigoroso e sentimentale, dove un commissario compassionevole, sensibile ma senza cedimenti professionali si trova a dover mettere alle strette una coppia di giovani amanti, povere e senza grandi prospettive. Le asperità del cinema di genere incontrano le molteplici sfumature di un autore attento ai dettagli psicologici e agli scarti emotivi. Sullo sfondo, la desolazione e le vite ai margini di una delle città più difficili della Francia. Uno sguardo raro, empatico, inevitabilmente pessimista.

10 - L'uomo invisibile - Leigh Whannell
Teso, avvincente, un horror-thriller che sembra provenire dagli anni Novanta ma perfettamente adattato allo spirito di un tempo rappresentato dall'incubo ossessivo dello stalking, retto dalla drammatica interpretazione di Elisabeth Moss. Whannell mette in scena una costruzione della tensione da manuale, riuscendo a trasmettere paura nel senso più tradizionale del termine. Un aggiornamento impeccabile che lavora con intelligenza su un archetipo che non smette mai di terrorizzare.

9 - Richard Jewell - Clint Eastwood
Un atto d'accusa nei confronti del sistema comunicativo e investigativo degli Stati Uniti d'America, un Paese non all'altezza dei propri valori costituzionali. Le analisi politiche del 90enne Eastwood si dimostrano ancora una volta la miglior autocritica possibile, prendendo le parti di un individuo fragile e onesto, devastato proprio da quei valori e da quelle istituzioni che lo hanno formato e che lo hanno illuso di vivere in un mondo giusto e imparziale.

8 - Sorry We Missed You - Ken Loach
Sempre più cupo e disperato, Loach riposiziona la politica del suo cinema, rinunciando alla commedia proletaria e abbracciando un'essenzialità e una pulizia di sguardo finalizzate alla disamina delle conseguenze della società in cui viviamo, priva di tutele e di regole. La precarietà spacciata come un'opportunità è una nuova forma di sfruttamento: le vittime sono gli affetti e i sentimenti. Lucido e dolente, il vecchio Ken è il vero autore necessario di oggi.

7 - La ragazza d'autunno - Kantemir Balagov
Un dramma storico che si concentra sulle macerie emotive del conflitto bellico: due protagoniste che reagiscono diversamente allo shock, e si trovano ancora sperdute, spaesate, incapaci di ripartire e di ricostruire una Leningrado sfasciata, quanto di più vicino a un purgatorio esistenziale. Balagov si candida a diventare il cineasta russo di riferimento per i prossimi decenni: simbolico, immaginifico, virtuosistico, ma anche psicologico ed emozionante.

6 - The Lighthouse - Robert Eggers
Un gioco al massacro irresistibile e autoironico, trascinato da una coppia di attori in stato di grazia (Willem Dafoe e Robert Pattinson): continui riferimenti alla mitologia marinara e alla letteratura più lisergica, e una rivisitazione originale di alcuni tra i più grandi momenti di cinema (da Shining a Gli uccelli). Ma la spina dorsale è un sentimento nichilista e di isolamento dal mondo connaturato allo sguardo di un cineasta che, dopo The Witch, sta rimodellando alcuni archetipi della narrativa più mistica e inquietante.

5 - Undine - Christian Petzold
Un melodramma surreale e folkloristico, che confronta la ciclicità dei sentimenti con la storia politica e urbanistica di Berlino, dove la ricostruzione dalle macerie parte sempre dall'architettura del passato. Petzold dirige una rivisitazione del conflitto tra i generi solenne e spiazzante, tra slanci ironici e un romanticismo smaccato, in cui l'alterità della figura femminile porta le sembianze di una ninfa senz'anima, che si rende terrena soltanto se innamorata di un essere mortale. Eccola, la vera forma dell'acqua, in versione colta, profonda, struggente.

4 - Il re di Staten Island - Judd Apatow
Maschi, tardo-adolescenti, profondamente buoni, potenzialmente eroi. Apatow realizza il film meno divertente e più politico e poetico della sua carriera: la scelta di non crescere è un atto di ribellione quotidiano, di non omologazione in un Occidente orfano di riferimenti e ideologie, e in un mondo che offre sempre meno possibilità. E allora non ci resta altro che guardare in alto, verso il cielo, laddove una volta c'erano simboli che oggi non ci sono più, per immaginare un posto in cui il nostro modo d'essere trova finalmente una conciliazione. 

3 - Diamanti grezzi - Benny e Josh Safdie
Il ritorno sontuoso di Adam Sandler all'ironia cinica e d'autore, con un personaggio disperato e vero, un perdente nato che cerca di dimostrare di conoscere le squallide regole di sopravvivenza, ma rimane vittima della cattiveria di un mondo crudele e disgraziato. L'America di oggi dei Safdie è figlia degli sconfitti di Scorsese e della stupidità dei Coen: una società ancora più marcia, fasulla e arrogante, disabituata a riconoscere il valore effettivo dei beni da cui è circondata, che confonde soddisfazione personale con possesso e ricchezza.

2 - Ema - Pablo Larrain
Trip femminista, caleidoscopico, incendiario del maestro Pablo, che firma una pellicola dallo spirito sovversivo e anarchico, ma utilizzando il linguaggio del videoclip e del messaggio pubblicitario. Il sesso come vendetta, il corpo e la danza come rivincita di classe: qualcosa di spiazzante e mai visto, che deve essere assorbito prima di essere amato. Ma è anche uno specchio della condizione sociale del Cile di oggi, della sua cultura, dei suoi colori e delle sue musiche, con lo sfondo di una Valparaìso che rimarrà sempre il porto felice di dissidenti, poeti e puttane. 

1 - La vita nascosta - Terrence Malick
Un Malick lirico, sorprendentemente narrativo e lineare, un'ode appassionata e commovente agli uomini retti, alla priorità dell'etica e alla purezza della condotta morale. Uno sguardo straordinario sulla magnificenza e sull'impassibilità del miracolo della Natura, che resiste e perdura nonostante gli orrori della Storia. Mai così vicino alle vette sublimi e spirituali de La sottile linea rossa e The New World, il vecchio Terrence rimette al centro delle immagini la poesia bucolica e la ricerca di un umanesimo nascosto, che restituisce valore al significato della parola amore.

MIGLIOR ATTORE: Pete Davidson (Giovani e felici, Il re di Staten Island)
MIGLIOR ATTRICE: Mariana Di Girolamo (Ema)

I FILM DELL'ANNO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011: Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012: Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013: The Master - Paul Thomas Anderson
2014: Boyhood - Richard Linklater
2015: La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson
2016: Frantz - Francois Ozon
2017: Personal Shopper - Olivier Assayas
2018: Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
2019: Joker - Todd Phillips
2020: La vita nascosta - Terrence Malick






Nessun commento:

Posta un commento