martedì 19 maggio 2020

Top 5: Maggio 2020

5 - Figli - Giuseppe Bonito (voto 7)
Il film appartiene soprattutto allo sceneggiatore Mattia Torre (Boris, La linea verticale), scomparso nel 2019 a soli 47 anni. Ed è una delle commedie italiane recenti meglio scritte: battute al vetriolo, un sano sarcasmo che riesce a non eccedere in cinismo ma è utile per descrivere una condizione famigliare medio-borghese sempre più in difficoltà. Scontri generazionali e crisi di coppia affrontate con la giusta misura, senza piagnistei, con cura e sensibilità. Disponibile On Demand

4 - Tornare - Cristina Comencini (voto 7)
Accolto con troppa diffidenza, in realtà è uno dei film più riusciti della regista. Un melodramma femminile psicanalitico che flirta con un impianto semi-horror ben confezionato, tra echi di Almodovar e un'ardita costruzione narrativa che sovrappone due differenti piani temporali. Un confronto con i luoghi e i fantasmi del passato, tra le suggestive cornici di Posillipo e del Circeo. Brava e dolente Giovanna Mezzogiorno, finalmente ritrovata. Disponibile On Demand

3 - Squatter - Olivier Abbou
(voto 7)
Una delle molte produzioni francesi recenti disponibili su Netflix, che recuperano la grammatica e l'essenzialità dei b-movie. Questa è la più violenta e sgradevole, ma anche la più adatta a una lettura politica: come nei film di Jordan Peele, lo spunto ruota intorno a un conflitto di classi sociali irrimediabile e senza margini di compromesso. Ma la messa in scena è essenziale, e il thriller-horror viene riportato alla sua natura più fisica e irrazionale. Sangue e tensione, niente di più. Disponibile su Netflix

2 - Favolacce - Damiano e Fabio D'Innocenzo (voto 8)
Seconda prova dei fratelli D'Innocenzo, vincitrice a Berlino del premio per la sceneggiatura. Un ritratto feroce, pessimista e stilizzato dell'impoverimento culturale e morale della piccola borghesia italiana, con uno sguardo più autentico e originale rispetto a La terra dell'abbastanza. Il punto di vista dei bambini è la scelta vincente, piccoli ribelli nichilisti in una società che affoga nell'invidia, nella meschinità e nella disperazione. Il tono dark è in perfetta simbiosi con il titolo. Disponibile On Demand

1 - Tornare a vincere - Gavin O'Connor
(voto 8)
Ben Affleck sempre più grosso e alcolizzato, nel ruolo di un ex giocatore di basket separato che accetta con poca convinzione il compito di allenare una squadra delle superiori. Classica ballad americana sul fallimento e sul riscatto, impreziosita dalla regia di O'Connor, che riesce a smussare ogni eccesso di retorica e a emozionare con una confezione impeccabile, muovendosi tra piccole storie di provincia al servizio di un protagonista che fa del suo corpo deteriorato il tiro vincente. Disponibile On Demand





mercoledì 29 aprile 2020

Il Pagellone: David di Donatello 2020 - Miglior Film

Martin Eden - Pietro Marcello 9
Un protagonista che impersona l'ideale individualista che si svincola dal collettivismo socialista: solo contro tutti, alla ricerca di un mondo di cultura e istruzione che salvi gli uomini dalla gerarchizzazione economica e dalle ingiustizie. L'amore è un'illusione destinata a essere sconfitta dalla condanna di appartenere a un ruolo che non può sradicarsi dal proprio passato e dal contesto in cui si è cresciuti. Disperato, appassionato, senza etichette: in direzione ostinata e contraria.

Il traditore - Marco Bellocchio 8
Un punto di vista sulla mafia inedito e dinamico, che parte come un episodio di Narcos e si evolve in una tragicommedia processuale folgorante, un teatrino di maschere criminali che rappresenta un Paese in cui la forma mentis è intrinsecamente corrotta. Buscetta non è un eroe, né una vittima e neppure un pentito delinquente, ma soltanto un testimone senza patria che attraversa le ambiguità e le zone oscure di una redenzione impossibile.

La paranza dei bambini - Claudio Giovannesi 7
Una Napoli bellissima e sfasciata, un'educazione criminale rosseliniana, che si distanzia dagli obblighi dellle produzioni seriali confezionate. Giovannesi evita giudizi, soluzioni ricattatorie e moralismi, e fotografa una realtà violenta e contraddittoria, che evolve parallelamente alle mutazioni della società ma rimane impantanata nelle regole di un sistema delinquenziale che sembra immobile, inscalfibile. Rispetto al precedente Fiore, manca però la scintilla che fa esplodere l'emozione.

Pinocchio - Matteo Garrone 7
Rimanere fedele al testo di Carlo Collodi, realizzando un immaginario visivo che offra una nuova versione della fiaba più nota della letteratura italiana: una sfida per nulla facile, abbondantemente vinta. Non si verseranno lacrime e, forse, non rimarrà nella storia del cinema. Ma Garrone riporta il racconto alla verità e alla sua natura rurale, interessandosi all'umiltà e all'umanità dei personaggi, a cominciare da un affettuoso Geppetto interpretato da un grande Roberto Benigni. 

Il primo re - Matteo Rovere 4
Un brutto pasticcio all'amatriciana che mescola Revenant, Valhalla Rising, La passione di Cristo e Apocalypto. Sfondando abbondantemente le barriere del ridicolo involontario - a partire dall'utilizzo goffo e pretenzioso del proto latino - Rovere confonde il senso dell'epica con un'estetica calcata, una confezione pacchiana e location completamente sprecate, scordandosi di interessare lo spettatore. Un comparto tecnico di buon livello non salva un'operazione ambigua e senza un vero perché.



martedì 28 aprile 2020

Top 5: Aprile 2020

5 - La lotta per la sopravvivenza - Patrice Lalibertè (voto 7)
Un esordio che non ha nulla a che vedere con virus mortali, ma che affronta un tema estremamente attuale: l'utilizzo delle armi da fuoco. L'ossessione per la sicurezza personale è presente anche quando il nemico da affrontare è invisibile. Un bel film di genere da vedere in periodo di pandemia: una visione breve (dura meno di un'ora e mezza), tesa, avvincente, efficace, ideale per chi si sente orfano di un bel thriller da gustare nel buio della sale. Disponibile su Netflix

4 - Bombshell - La voce dello scandalo - Jay Roach (voto 8)
Il movimento #metoo ha il suo primo manifesto cinematografico dell'era post-Weinstein. Una riflessione sul rapporto tra l'identità femminile e il sistema di idee e valori repubblicano in cui le tre biondissime e bravissime protagoniste (Kidman, Theron, Robbie), culturalmente di destra, sono cresciute. Ritmo e ironia al servizio di un confronto serio ma non retorico sul femminismo e sulle parità di genere. Ottima regia, tra la ricerca documentaria e il modernariato pop. Disponibile su Amazon Prime Video

3 - Eighth Grade - Bo Burnham (voto 8)
Ritratto di una tredicenne di oggi, dal fisico sgraziato e acerbo, poco incline ai rapporti sociali, ma a suo agio con i social network e l'opportunità di costruire un'altra sé, in forma virtuale. In pratica, l'aggiornamento di Fuga dalla scuola media di Todd Solondz. Illusioni e frustrazioni vengono vissute quasi sempre a distanza, dietro la freddezza di uno schermo. Sullo sfondo, la descrizione di un'America di provincia abbandonata, che non può offrire grandi stimoli. Disponibile su Netflix

2 - Jessica Forever - Caroline Poggi, Jonathan Vinel (voto 8)
Spiazzante e originalissimo sci-fi d'autore, in cui un gruppo di orfani violenti e dal carattere incontrollabile trova una ragione d'esistenza nell'adulazione per una figura femminile misteriosa, che li coordina e li addestra per combattere un esercito robotizzato che vuole eliminarli. Scenario apocalittico, messa in scena scarna ed essenziale, piccole trovate folgoranti: un oggetto non sempre comprensibile ma affascinante, capace di rappresentare la confusione esistenziale del nostro presente. Disponibile su Amazon Prime Video

1 - Dragged Across Concrete - S. Craig Zahler (voto 8)
Un buddy movie destrutturato, che si addentra lentamente nelle viscere di un impianto noir cupissimo, disperato e pessimista, dove una coppia di poliziotti sospesi e in difficoltà economica (Vince Vaughn e Mel Gibson, devastati e strepitosi), prova a contrastare una spietata banda di criminali, sottraendogli il bottino di una rapina in banca. Zahler è politicamente ambiguo, ma è un cineasta con uno stile riconoscibile e anti-hollywoodiano, violento e senza consolazioni, capace di lunghe sequenze che conducono alla dissoluzione. Disponibile su Sky



sabato 28 marzo 2020

Top 5: Marzo 2020

5 - Raccontami di un giorno perfetto - Brett Haley (voto 7)
Elle Fanning ha perso la sorella in un incidente stradale, Justice Smith è un emarginato con disturbi bipolari. Si innamoreranno. Il rischio era un teen movie furbo e ricattatorio, che calcasse la mano in maniera ruffiana come la terrificante serie Tredici. E invece il racconto procede con grazia e leggerezza, e il ritratto dei protagonisti appare credibile e naturale. 

4 - Spenser Confidential - Peter Berg (voto 7)
Action comedy ritmata e cazzona al punto giusto, in cui Mark Wahlberg interpreta un ex poliziotto finito in carcere dopo essere stato incastrato da un superiore corrotto. Molti "topoi" del noir bostoniano dalle tinte irlandesi, con il valore aggiunto della bellezza e delle verve di Iliza Schlesinger, comica americana senza peli sulla lingua. 

3 - Lost Girls - Liz Garbus (voto 7)
Thriller tratto da una storia vera: quattro prostitute vengono uccise in maniera brutale, ma la polizia e i mezzi di comunicazione sembrano orientati a colpevolizzarle. Allora comincia la battaglia di madri e sorelle delle vittime, simbolo di una working class americana che combatte contro le ingiustizie. Opera dal valore nobile, scritta e diretta con lucidità e passione.

2 - Ultras - Francesco Lettieri (voto 8)
Il distacco graduale di un capotifoso dal branco in cui è cresciuto: Lettieri sottolinea le difficoltà di divorziare da un contesto in cui non si conosce l'accesso a strade alternative e vie di fuga. E, con uno stile documentaristico ed estetizzante, fotografa una Napoli di oggi avvolgente e tormentata, sfruttando al meglio la bellissima colonna sonora di Liberato. Realizzando una pellicola umana e potente, capace di descrivere un fenomeno locale con un linguaggio universale.

1 - Diamanti grezzi - Benny e Josh Safdie (voto 9)
Il ritorno sontuoso di Adam Sandler a un'ironia cinica e a un personaggio vero, un perdente nato che cerca di dimostrare di conoscere le squallide regole di sopravvivenza, ma è vittima della cattiveria di un mondo spietato e disperato. L'America di oggi dei Safdie è figlia degli sconfitti di Scorsese e del nichilismo dei fratelli Coen: una società marcia, arrogante e fasulla, ormai disabituata a riconoscere il valore effettivo dei beni da cui è circondata. 




lunedì 24 febbraio 2020

Top 5: Gennaio - Febbraio 2020

5 - Gli anni più belli - Gabriele Muccino (voto 7)
A tratti patetico, ovviamente urlato e isterico, ma appassionante come ai tempi de L'ultimo bacio: Muccino realizza il suo personale omaggio a Scola e alla commedia all'italiana, capace di raccontare le trasformazioni dei protagonisti parallelamente a quelle dell'Italia. E utilizza il deaging in maniera più realistica di The Irishman: Rossi Stuart, Favino, Santamaria e la Ramazzotti cominci a detestarli ma poi, d'improvviso, ti accorgi di avergli sempre voluto bene, come agli amici di una vita.

4 - Piccole donne - Greta Gerwig (voto 7)
Adattamento emozionante ed emozionato del libro di Louise May Alcott. La Gerwig non nasconde di rispecchiarsi nella protagonista Jo, interpretata dalla sua adorata Saoirse Ronan. Ma il personaggio più sfaccettato, complicato e irresistibile è Amy, illuminata dalle sfumature della bravissima Florence Pugh. Una visione gradevole, senza particolari guizzi di regia, che rende onore a un romanzo che attraversa i cuori di tante generazioni.

3 - Jojo Rabbit - Taika Waititi (voto 8)
Senza replicare un'ennesima lezione di storia in maniera prevedibile e conservatrice, Waititi firma una pellicola originale e stravagante, in equilibrio tra la drammaticità del contesto e un gioioso cazzeggio che non appare mai fuori luogo, ma risulta una chiave di lettura originale e alternativa per fuggire agli orrori dell'esistenza. E i primi venti minuti meritano i paragoni con la sana demenzialità di Mel Brooks e l'ironia stilizzata del miglior Wes Anderson. Forse didattico, senz'altro efficace.

2 - Richard Jewell - Clint Eastwood (voto 8)
Un atto d'accusa nei confronti del sistema investigativo e comunicativo degli Stati Uniti d'America, non all'altezza dei loro valori costituzionali. Ideologicamente repubblicano, le analisi di Eastwood si dimostrano ancora una volta la miglior autocritica possibile, prendendo le parti di un individuo fragile e onesto, devastato proprio da quei valori e da quelle istituzioni che lo hanno formato e che lo hanno illuso di vivere in un mondo giusto e imparziale.

1 - Sorry We Missed You - Ken Loach (voto 8)
Sempre più pessimista e disperato, Loach riposiziona la politica del suo cinema, rinunciando alla commedia proletaria e abbracciando un'essenzialità e una pulizia di sguardo finalizzata alla disamina delle conseguenze della società in cui viviamo, priva di tutele e di regole. La precarietà è spacciata come un'opportunità dai datori di lavoro, ma in realtà è una nuova forma di sfruttamento: le vittime sono gli affetti e i sentimenti. Lucido e spietato, il vecchio Ken è l'unico autore necessario di oggi.



venerdì 24 gennaio 2020

Il Pagellone: Oscar 2020

1917 - Sam Mendes 5
Spettacolarizzazione di un conflitto bellico, senza profondità e rinunciando a ogni possibilità di credibilità e realismo. Il filmpianosequenza è ormai un genere a sé ma anche in questo caso il manierismo schiaccia i contenuti. Mendes delude sotto il profilo narrativo e umano: un videogioco che stordisce ma è incapace di penetrare nelle pieghe della Storia, interessandosi soltanto agli aspetti sensoriali ma tradendo così la funzione morale che dovrebbe appartenere al miglior cinema di guerra.

C'era una volta a Hollywood - Quentin Tarantino 10
Sinuoso, sontuoso e malinconico affresco sulla fine di un'epoca, sull'amicizia fraterna di due perdenti che si muovono in un mondo all'apparenza eccitante e dorato. La forza dei sogni a occhi aperti è quella di poter riscrivere il corso degli eventi. E così, in maniera mai così sincera e fragile, Quentin mette da parte i botti e i fuochi d'artificio per cullare e coccolare lo spettatore nella magnificenza dei dettagli, nell'ammirazione della bellezza di Sharon Tate, nell'amore sconfinato per la Settima Arte.

The Irishman - Martin Scorsese 7
La fine delle cose, il senso di decadimento e morte pervadono una riflessione di tre ore e mezza sulla mitologia gangster e sull'impossibilità di rinnovarla. Le grandi sequenze non mancano, ma il risultato è incerto tra la sintesi cinematografica e la narrazione seriale. Un'opera senile, coraggiosamente fuori dai canoni consueti di Hollywood. Ciononostante, la ripetitività dei dialoghi e il ritmo prolisso sono lacune che si possono rimproverare, talvolta, anche a un maestro del cinema americano.

Jojo Rabbit - Taika Waititi 8

Senza replicare un'ennesima lezione di Storia in maniera prevedibile e conservatrice, Waititi firma una pellicola originale e stravagante, in equilibrio tra la drammaticità del contesto e un gioioso cazzeggio che non appare mai fuori luogo, ma risulta una chiave di lettura originale e alternativa per fuggire agli orrori dell'esistenza. E i primi venti minuti meritano i paragoni con la sana demenzialità di Mel Brooks e l'ironia stilizzata del miglior Wes Anderson. Forse didattico, senz'altro efficace.

Joker - Todd Phillips 10
La performance estrema e perversa di Joaquin Phoenix incarna un'insanità mentale che oltrepassa i limiti della comprensione psicoanalitica. Ma il suo Arthur Fleck è anche l'emblema dell'individuo calpestato e ignorato dalla società americana di oggi, il reietto che diventa suo malgrado il simbolo di un odio di classe che non ha coordinate né modelli di riferimento. Il capolavoro pop che uccide i padri e i cinecomix, ripartendo dalle umiliazioni della strada e registrando un sentimento confuso che è alla radice dei mostri del populismo dei giorni nostri.

Le Mans '66 - La grande sfida - James Mangold 8
Industria contro individuo, economia contro sport, pubblicità contro competizione. Un'impostazione classica e solida, che riprende gli schemi più tradizionali del cinema americano. Ma dietro a cui si nasconde il conflitto secolare tra gli ingranaggi e gli interessi di una produzione commerciale e il romanticismo dell'impresa, del racconto mitico, la passione della corsa e il miraggio della vittoria. Mangold non è un autore, ma un fabbricatore di sentimenti.

Parasite - Bong Joon-ho 6
Osannata Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes, capace di mettere d'accordo sia la critica più militante che gli appassionati di generi. La disamina dei graduali passaggi psicologici in grado di ribaltare le gerarchie politiche e sociali è lucidissima, ma la confezione è talmente impeccabile da sembrare artefatta, calcolata ed eccessivamente gelida e distante. E così il discorso politico appare più un pretesto al servizio di una messinscena accademica e compiaciuta.

Piccole donne - Greta Gerwig 7
Adattamento personale, emozionante ed emozionato del libro di Louise May Alcott. La Gerwig non nasconde di rispecchiarsi nella protagonista Jo, interpretata dalla sua adorata Saoirse Ronan. Ma il personaggio più sfaccettato, complicato e irresistibile è Amy, illuminata dalle sfumature della bravissima Florence Pugh. Una visione gradevole, senza particolari guizzi di regia, che rende onore a un romanzo che attraversa i cuori di tante generazioni.

Storia di un matrimonio - Noah Baumbach 7
Straordinaria Scarlett Johansson, che meriterebbe di vincere la statuetta per miglior attrice protagonista. Il racconto dei singoli momenti, dei dettagli e delle piccolezze che caratterizzano la fine di una relazione sentimentale è struggente. Ma il film non è privo di difetti: il ritratto degli avvocati è goffo e caricaturale e, come in altri lavori precedenti di Baumbach, i protagonisti vivono in un'America elitaria, incapace di parlare oltre alla confessione autoreferenziale.