domenica 1 ottobre 2023

Venezia 80: I Magnifici Sette

The Green Border - Agnieszka Holland
Il film dell'anno. Una lente d'ingrandimento urgente, disperata, senza respiro, sulla vergognosa condizione dei migranti nell'oscurità della foresta che fa da confine tra Polonia e Bielorussia, dove esseri umani alla ricerca di una vita migliore vengono seviziati, umiliati, torturati e ignorati, nel migliore dei casi. Tre punti di vista diversi: quello dei rifugiati siriani, ma anche di una guardia di frontiera e di un gruppo di attivisti. Action, horror, war movie e survival movie: non è Hollywood, ma l'irreale e bestiale politica odierna capace di offrire sostegno umanitario soltanto se conviene. VOTO 10

Memory - Michel Franco
La più bella storia d'amore degli ultimi anni. Jessica Chastain interpreta una madre sola ed ex alcolista, tampinata da un uomo da cui è convinta di aver subito molestie sessuali all'epoca del liceo. Ma l'apparenza inganna: lui, Peter Sarsgaard, soffre di demenza ed è incapace di ricordare quello che è accaduto poco prima. Ma non dimentica emozioni e sentimenti. Ragionando sulle diverse conseguenze con cui il passato e la memoria determinano il nostro modo d'essere, Franco illumina il punto di contatto tra due anime perse e lesionate, due solitudini che assieme diventano una moltitudine. VOTO 9

Maestro - Bradley Cooper
Dopo A Star Is Born, un altro matto, presuntuoso, ridicolo, tormentato, disperato e romantico film di Bradley Cooper, nel ruolo del compositore Leonard Bernstein, dilaniato dalla contraddizione di amare l'attrice Felicia Montealegre e di provare sentimenti e attrazione nei confronti degli uomini. Ambizioso e temerario nel cambio di stili e registri, l'attore-regista affascina e appassiona grazie al furore del racconto, e con l'aiuto di una strepitosa Carey Mulligan firma un melodramma contemporaneo, che riflette sulla ricerca dell'identità e della felicità con una forma classica e sontuosa. VOTO 9

Colpo di fortuna - Woody Allen
Un inatteso colpo d'ala del grande Woody. Con un tono inimitabile e miracoloso a metà strada tra farsa e tragedia, si sofferma ancora una volta sull'ineluttabilità del fato, sull'ingenuità dell'amore e sulla violenza della stupidità umana. Senza prendersi sul serio, ripercorre alcune tappe della sua carriera - da Crimini e misfatti a Match Point - e mette un punto definitivo, ironico e beffardo, sulle casualità e sulle occasioni della vita. Coadiuvato da un terzetto d'attori irresistibile, regala con serena disperazione e ritmi da maestro un thriller melò che non può fare a meno del sorriso. VOTO 9

Hit Man - Richard Linklater
Un timido professore si rivela inaspettatamente un perfetto sicario sotto copertura, fino a quando non s'imbatte in una bellissima e potenziale assassina di cui s'innamora. Una black comedy esilarante e pirandelliana, una sceneggiatura frizzante e senza intoppi, un regista come Linklater che non smette di cambiare genere e temperature, di sperimentare e farci divertire riflettendo con leggerezza sulle seconde possibilità della vita. Un grande film americano come quelli di un tempo, intelligente, dal ritmo irrefrenabile e dalla scrittura travolgente: nel cinema di oggi ne vorremmo vedere di più. VOTO 9

Tatami - Guy Nattiv, Zar Amir Ebrahimi
Di diritto, tra i film sportivi più potenti e importanti di ogni epoca. I mondiali di judo in Georgia sono il teatro delle prove di forza e di coraggio di una ragazza iraniana e della sua allenatrice, ribelli alla richiesta e alle minacce del loro governo dittatoriale di ritirarsi dalla manifestazione per non incontrare l'avversaria israeliana. Un esemplare racconto di sport inteso come specchio delle condizioni civili, politiche e umane di un Paese, e come una delle pochissime vie di fuga possibili. Cinema di denuncia, attuale, diretto e interpretato con la rabbia e l'orgoglio di chi lotta per un mondo migliore. VOTO 9

Hors-Saison - Stéphane Brizé
Dolente e raffinato esercizio di cinema sentimentale, dove un attore in crisi professionale ed esistenziale incontra dopo quindici anni un'insegnante di pianoforte, che sarebbe potuta essere la donna della sua vita. Autorialità francese allo stato puro: Brizé comunica in maniera folgorante la malinconia, l'intesa e l'elettricità che continua ad annodare due persone separate dalle circostanze, ma che non hanno smesso di amarsi. Con uno sguardo pudico e delicato e una regia immersiva, penetra nelle ferite aperte di chi s'interroga sulle scelte del proprio percorso e sulle briciole di ciò che resta. VOTO 8




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