sabato 10 dicembre 2016

I Film del 2016 degli Amici e Lettori

Nonostante i critici più stagionati lo abbiano sprovvedutamente definito un "comizio anacronistico" - non c'è invece un'opera più necessaria e attuale in questo 2016 - l'ultimo Ken Loach Io, Daniel Blake, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes, è risultato essere il film più votato dagli amici e lettori del nostro blog. Bisogna dare atto che quest'anno è mancato uno schiacciasassi come è avvenuto l'anno scorso con Youth di Sorrentino. Loach ha prevalso con 6 segnalazioni, incalzato dalle 5 di Animali notturni e dalle 4 di Captain Fantastic e della sorpresa Veloce come il vento. Le delusioni? Soltanto 2 segnalazioni per il Tarantino di The Hateful Eight, 1 per il vincitore del premio Oscar Il caso Spotlight, nessuna per Revenant.

Alice Zentilomo
Aquarius
Neruda
Questi giorni

Alvise Wollner
Neruda
Io, Daniel Blake
Captain Fantastic

Angelica Gallo
Animali notturni
La mia vita da Zucchina
E' solo la fine del mondo

Angela Parolin
Io, Daniel Blake
Brooklyn
Animali fantastici e dove trovarli

Antonio Savino
La grande scommessa
The Hateful Eight
Snowden

Arianna Montanari
Mapplethorpe
Lo chiamavano Jeeg Robot
La pazza gioia

Damiano Panattoni
Brooklyn
Animali notturni
Veloce come il vento

Davide Giordano
Sing Street
Captain Fantastic
Hell or High Water

Fabio Beninati
Café Society
The End of the Tour
Neruda

Francesco Lamagna
Quo vado?
Babbo bastardo 2
Il caso Spotlight


Giovanni Dal Toso
The Neon Demon
Julieta
The Hateful Eight

Juxhin Myzyri
Sing Street
The Neon Demon
Mississippi Grind

Linda Pola
The End of the Tour
No Filter
La pazza gioia

Lorenzo Gramatica
It Follows
Animali notturni
Love

Manuela Santacatterina
Paterson
The End of the Tour
Captain Fantastic

Marco Dal Toso
Io, Daniel Blake
Café Society
Veloce come il vento

Marco Solè
Animali notturni
It Follows
Tutti vogliono qualcosa

Maria Laura Ramello
Captain Fantastic
E' solo la fine del mondo
Io, Daniel Blake

Marzia Carrera
Julieta
Fai bei sogni
Il condominio dei cuori infranti

Massimiliano Gavinelli
Io, Daniel Blake
Frantz
Veloce come il vento

Mattia De Gasperis
It Follows
Animali notturni
La grande scommessa

Mattia Palma
Ti guardo
La pazza gioia
Tutti vogliono qualcosa

Melis Rossi
Steve Jobs
Café Society
Fai bei sogni

Paolo Quaglia
Sully
My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi
Quo vado?

Simone Carella
Io, Daniel Blake
Frantz
Fai bei sogni

Umberto Villa
Veloce come il vento
L'ultima parola
Perfetti sconosciuti


6 Io, Daniel Blake
5 Animali notturni
4 Captain Fantastic, Veloce come il vento
3 Café Society, The End of the Tour, Fai bei sogni, It Follows, Neruda, La pazza gioia
2 Brooklyn, E' solo la fine del mondo, Frantz, La grande scommessa, Julieta, The Hateful Eight, The Neon Demon, Quo vado?, Sing Street, Tutti vogliono qualcosa
1 Aquarius, Questi giorni, La mia vita da Zucchina, Hell or High Water, Mississippi Grind, No Filter, Love, Paterson, Ti guardo, Steve Jobs, Sully, My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi, L'ultima parola, Perfetti sconosciuti, Snowden, Il condominio dei cuori infranti, Mapplethorpe, Lo chiamavano Jeeg Robot, Animali fantastici e dove trovarli, Babbo bastardo 2, Il caso Spotlight


I FILM DELL'ANNO DEGLI AMICI E LETTORI

2011 - Melancholia - Lars von Trier
2012 - Moonrise Kingdom - Wes Anderson
2013 - Django Unchained - Quentin Tarantino
2014 - The Wolf of Wall Street - Martin Scorsese
2015 - Youth - Paolo Sorrentino
2016 - Io, Daniel Blake - Ken Loach




venerdì 9 dicembre 2016

Top 20: La Superclassifica del 2016

20 - The Neon Demon - Nicolas Winding Refn
Il manierismo di NWR trova finalmente una sua ragion d'essere: questa volta il modello di riferimento è il Dario Argento di Suspiria, il ponte ideale per ritrarre un universo della moda abitato da corpi vuoti che camminano. Una forma che s'identifica perfettamente con il suo contenuto: come Spring Breakers è un film sulla consistenza della superficie, come Maps To The Stars sulla correlazione tra morte ed establishment. Visivamente, un pugno nello stomaco.

19 - Mississippi Grind - Ryan Fleck, Anna Boden
Ben Mendelsohn (un'altra prova enorme, dopo la serie Netflix Bloodline) e Ryan Reynolds (sorprendente, la sua miglior interpretazione) sono due scommettitori incalliti on the road che costeggiano il Mississippi, dove le autostrade sembrano non finire mai e le insegne indicano soltanto motel, taverne, bordelli o bingo e slot machines. E i registi Fleck e Boden, riflettendo sull'imprevedibilità del fato, inneggiano a quel briciolo di solidarietà umana che ci tiene in piedi.

18 - 1981: Indagine a New York - J.C. Chandor
Fino a che punto possono coesistere la rettitudine e un mondo sempre più orientato verso il mito dell'affermazione economica e la violenza? Un magnifico Oscar Isaac è il self-made man che non rinuncia al confronto e alla razionalità, e che ribadisce l'onestà come la base fondamentale del proprio successo. Attorno a sé, le regole della sopraffazione, della competizione e del sangue hanno preso il sopravvento.

17 - Sing Street - John Carney
Dublino, anni Ottanta e amori adolescenziali: un teen movie semplicemente perfetto, tra canzoni dei Cure e dei Duran Duran, pensando a The Commitments e al desiderio di fuggire verso quella Londra dove tutto è possibile. Tante gag infallibili sui tentennamenti degli anni più folgoranti, quelli dove si fanno le scoperte più importanti: il rock, la scelta di non omologarsi, il complicato universo femminile. E come in School of Rock si manda a fare in culo il potente.

16 - Microbo & Gasolina - Michel Gondry
Gondry continua a osservare la meccanica delle emozioni con una creatività che non appartiene a nessun altro cineasta del nuovo millennio. Questa volta si sofferma su un romanzo di formazione, un road movie adolescenziale agrodolce e magico che evita ricatti emotivi e sentimentalismi. E, con ironia e affetto, definisce l'amicizia come un incontro tra solitudini e anticonformismi per affrontare gli ostacoli della crescita e del tempo.

15 - Questi giorni - Giuseppe Piccioni
Una somma di piccole cose, un insieme di frammenti emotivi e incidenti che caratterizzano la vita di quattro ragazze autentiche, piene di sfumature. Snobbato e sottovalutato a Venezia 73, ma è il più bel film di Giuseppe Piccioni: nessun pericolo di giovanilismo e femminismo, nonostante si sfiorino tanti temi a rischio. Una sensibilità rara e preziosa: carinerie e macchiette sono lasciati al cinema italiano modaiolo che piace alla gente che piace.

14 - Mistress America - Noah Baumbach
Dopo Frances Ha e Giovani si diventa, Baumbach prosegue il ritratto di personaggi femminili sfaccettati e contemporanei, che si affannano goffamente per essere al passo coi tempi e che faticano a rinunciare ai propri obiettivi. Le donne del regista newyorchese - bellissime Greta Gerwig e Lola Kirke - sono come le sorelle di Hannah di Woody Allen: romantiche e imperfette, confuse e felici, ma nell'epoca dei social network.

13 - Batman v Superman: Dawn of Justice - Zack Snyder
Lo onorano nell'unico modo che sanno fare: come soldato. L'unico cinecomix dell'anno veramente politico, un kolossal capace di raccontare lo spirito del tempo attraverso un universo cupo e soffocante. Due supereroi sull'orlo di una crisi di nervi, che si fanno guerra tra di loro, disorientati e impotenti di fronte al Male. Cadendo sul campo di battaglia, i nostri miti si trovano costretti a celebrare il funerale di Dio.

12 - Animali notturni - Tom Ford
Un'opera viscerale sulla vendetta, sul ruolo dell'arte, e sulla potenza delle parole e della scrittura, dove Tom Ford si diverte con momenti di puro cinema, citando di tutto e di più, da Lynch a Sorrentino, da Tarantino a Hitchcock. Dalla Los Angeles più vacua e patinata al Texas più desolato e violento, un viaggio negli inferi dell'anima: lo sceriffo di Michael Shannon ruba però la scena a un sofferto Jake Gyllenhaal e a una stronza Amy Adams.

11 - Café Society - Woody Allen
Woody al suo meglio, dopo il brutto Irrational Man si abbandona alla Hollywood degli anni Trenta, ai primi amori, al passato che torna a bussare ma che non può essere recuperato. E all'accettazione di essere diventati come non avremmo mai voluto. L'alter-ego ora è Jesse Eisenberg, meravigliosamente ebreo, mentre la sua Annie è Kristen Stewart, sempre più brava e raggiante: come in Sils Maria, è un fantasma di cui non si può fare a meno.

10 - Fai bei sogni - Marco Bellocchio
Dopo Sangue del mio sangue, un altro film definitivo di Marco Bellocchio, altrettanto onirico ma in versione pop: dentro c'è tutto. Famiglia, religione, senso di colpa, salti nel vuoto. La sensazione è che il regista di Bobbio abbia una libertà artistica che nessun altro in Italia desidera, e rimodellando il libro di Gramellini realizza un capolavoro personale e dolente. Senza pazza gioia e senza perfetti sconosciuti, tra Belfagor e Superga, perché vivere aiuta a non morire (come in Frantz).

9 - Tutti vogliono qualcosa - Richard Linklater
Un college movie apparentemente innocuo, spigliato, divertente, un po' più intelligente della media. Fino al finale, quando Linklater lascia i puntini di sospensione, non chiude, e fa cominciare un altro film, fuori campo, quello del risveglio dopo il sogno. E così, retroattivamente, ci si accorge delle precisa capacità di un cineasta unico che racconta i dettagli della crescita e incasella i momenti di passaggio della vita con trasparente commozione. Frontiers are where you find them.

8 - It Follows - David Robert Mitchell
Senza esagerare, il miglior horror del nuovo millennio. Costruito sulla paranoia, sulle allucinazioni, sul senso di colpa connaturato all'inevitabilità della crescita, dell'attrazione fisica, delle prime esperienze sessuali. Mitchell si focalizza su uno stato d'animo generazionale e incornicia un mood soffocante e plumbeo, puntellato da una fotografia elettrica e notturna e dall'ambientazione di una provincia americana sempre più fuori dal mondo. Che cosa (non) significa avere vent'anni.

7 - Julieta - Pedro Almodovar
Dopo tre film anomali e poco riusciti, Pedro rispolvera il suo cinema di pura passione: non con un almodrama, ma con un drama seco. E riflette sulle vite che abbandoniamo e su quelle a cui dobbiamo affidarci per ripartire. Un'opera sui cambiamenti, sui punto e a capo, spesso dovuti all'ineluttabilità del fato che paghiamo con il senso di colpa. Meravigliosa Adriana Ugarte, nuova musa con gli occhi da cerbiatta.

6 - Genius - Michael Grandage
Semplice, classico, commerciale. Ma è grande cinema. Colin Firth e Jude Law nei loro ruoli più belli di sempre: il rapporto tra l'editore Maxwell Perkins e il geniale, caotico, umorale Thomas Wolfe commuove come nient'altro. La storia di una stima professionale e di un affetto umano reciproci, tipicamente maschili, che toccano corde sconosciute evitando le ambiguità della bromance. Uomini per cui le ossessioni prevalgono sulle responsabilità: non ci guarderemo indietro mai.

5 - The End of the Tour - James Ponsoldt
Folgorante gioco di specchi tra lo scrittore David Foster Wallace e il giornalista del Rolling Stone David Lipsky. Riflessioni dolorose di un'anima fragile su successo, depressione e relazioni umane, delineando i contorni di un'America innevata di fast food, televisione e grandi magazzini. Il distacco tra noi stessi e gli altri, tra noi stessi e la realtà: sono solo parole, ma fanno male e tramortiscono. Eccezionale Jason Segel in una prova di grande equilibrio.

4 - Veloce come il vento - Matteo Rovere
Emozioni fuorigiri, personaggi iconici e indimenticabili, una grande storia famigliare tipicamente italiana ma raccontata con l'adrenalina del miglior cinema americano di genere e senza la retorica e il familismo nostrani. Matilda De Angelis è una vera e propria scoperta, Stefano Accorsi balza in testa nella classifica degli idoli assoluti: dopo il Leonardo Notte di 1992, il suo Loris detto Ballerino entra con prepotenza nell'immaginario collettivo.

3 - Io, Daniel Blake - Ken Loach
I critici snob e a fine corsa lo hanno etichettato come il solito Loach, ormai anacronistico. Poi ha vinto la Palma d'oro, e si è dimostrato l'unico film necessario di questo 2016, l'unico che affronta la distanza sempre più netta tra il cittadino e le istituzioni - quella che ha portato a Brexit e Trump. Teniamocelo stretto il compagno Ken, altroché: il suo è un cinema che commuove, emoziona, scuote. Vibra. E utilizza la sfera privata per parlare delle contraddizioni della macchina pubblica.

2 - Steve Jobs - Danny Boyle
Terzo capitolo di Aaron Sorkin su uomini visionari e sulla contemporaneità, dopo The Social Network e Moneyball, Tre atti cinici, senza cuore, travolgenti. Una canzone rap tradotta in immagini, parole mitragliate, vere e proprie rasoiate che attraversano uno dei personaggi più controversi e decisivi per quello che siamo oggi. La vita è sempre dietro le quinte: sul palcoscenico va in scena solo una versione dei fatti, quella più commerciabile e concorrenziale.

1 - Frantz - Francois Ozon
Il capolavoro della filmografia fluviale di Ozon, per distacco. Un melodramma che ripensa Lubitsch (L'uomo che ho ucciso) e che guarda a Reitz e Haneke, ma che possiede una forza unica e struggente: una tensione di morte costante fa da sfondo a una delle più profonde e poetiche riflessioni sul suicidio. Ma il finale, magnifico, è un inno alla vita e alla inevitabile e dolorosa presa di consapevolezza della propria libertà. Perché vivere aiuta a non morire (come in Fai bei sogni). Memorabile.

ATTORE DELL'ANNO: Jude Law (Genius, The Young Pope)

ATTRICE DELL'ANNO: Kristen Stewart (Café Society, American Ultra)

I MIGLIOR FILM DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012 - Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013 - The Master - Paul Thomas Anderson
2014 - Boyhood - Richard Linklater
2015 - La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson
2016 - Frantz - Francois Ozon






giovedì 1 dicembre 2016

Flop Ten: I Bidoni del 2016

10 - The Accountant - Gavin O'Connor
Vi prego, basta con le incomprensioni. Ben Affleck è un attore scarso, punto. La scusa della fissità funzionale al ruolo non può durare per sempre. In questo confuso e inutilmente arzigogolato spy-action movie, un po' fumettaro ma non troppo, è un contabile autistico, perennemente sul filo del ridicolo, che lavora per i cattivi. Ma porta anche il bravo Gavin O'Connor sulla strada sbagliata, dopo gli eccellenti Pride and Glory e Warrior.

9 - The Birth of a Nation - Nate Parker
Il remake ancora più crudo e indignato di 12 anni schiavo, dove l'ostentata partigianeria del regista e attivista Nate Parker non permette di aggiungere elementi innovativi, al di fuori di una violenza estetica sempre più gratuita. Il buon cinema politico e morale è lontano, anche perché non mancano dosi indigeste di retorica. Ma il nervosismo obamiano di fine Impero gli ha permesso comunque di vincere il Sundance. Noi però preferiamo lo Spielberg pedagogico di Amistad e Il colore viola.

8 - Deadpool - Tim Miller
Mostruosa deriva fumettara in chiave volgar-demenziale. Pura tabula rasa intellettuale. Non c'è traccia di nulla, né la simpatia di un Kick-Ass (il protagonista interpretato da Ryan Reynolds è insopportabile), né la vaga idea di poter essere uno specchio dei tempi. E figuriamoci l'intelligenza di proporsi come la parodia dei cinecomics, che quest'anno hanno invaso il mercato in maniera particolarmente molesta.

7 - Masterminds - I geni della truffa - Jared Hess
Il film che certifica la morte del comico-demenziale, uno dei generi fondamentali del cinema americano degli anni Zero (Farrelly, Apatow, Phillips). Quattro talenti comici enormi che recitano svogliati in un film sgangherato che non fa mai ridere. Forse è la fine di un'epoca: mai come quest'anno ridere di pancia al cinema è stato tanto complicato. Si salva solo il Baron Cohen di Grimsby, il resto è da buttare.

6 - E' solo la fine del mondo - Xavier Dolan
Il ventisettenne regista canadese, dopo il capolavoro Mommy, sprofonda clamorosamente in un kitsch fine a se stesso, inanellando scelte finte e artefatte: dagli asfissianti primi piani sui volti a una scelta musicale totalmente stonata e incongruente; dalla quantità fluviale di parole che si vomitano addosso i personaggi a trovate registiche patetiche. Léa Seydoux, Marion Cotillard e Vincent Cassel sembrano le guest star di una narcisistica autoaffermazione di autorialità.

5 - La ragazza del treno - Tate Taylor
Un vero e proprio bestseller, che ha ripetuto il successo nelle librerie anche nelle sale cinematografiche. Mistero. Un noir scadente e dalla soluzione improbabile, che neppure la brava Emily Blunt in un ruolo potenzialmente di facile presa (bella donna, divorziata, alcolizzata) riesce a rendere avvincente. Ma ciò che lascia esterrefatti è la sommarietà della messinscena, modesta come le fiction tedesche di qualche anno fa del ciclo "Nel segno del giallo".

4 - Knight of Cups - Terrence Malick
Un'estenuante pubblicità di due ore, dove Christian Bale e le sue donnine bellissime e perfette si struggono annoiati per i loro tormenti sentimentali, mentre la macchina da presa fluttua nell'aria senza una direzione precisa e un'idea di cinema si rivela totalmente svuotata di ogni senso e interesse, non aggiungendo nulla a tutto quello che abbiamo già visto di Terrence Malick. Pieno di frasi casuali pseudo-filosofiche, irritanti e fasulle.

3 - Kiki e i segreti del sesso - Paco Leon
Perversioni e disordini sessuali raccontati in sketch eccessivamente verbosi e mai seducenti, spesso fin troppo paradossali. La morale finale è un invito a vivere la propria sessualità nella maniera più gioiosa e libera possibile. Come un Vanzina, ma senza neppure un po' di sana volgarità. Una lettura dei disturbi parafiliaci descritti nel DSM è senz'altro più divertente e istruttiva di una serie di barzellette sul sesso che non fanno mai ridere.

2 - La corrispondenza - Giuseppe Tornatore
Papabile candidato a film più brutto del nuovo millennio, ma gli risparmiamo il primo posto grazie a qualche scena meravigliosamente scult. Tornatore irriconoscibile. Dialoghi inconcepibili, riflessioni esistenzialiste che superano la soglia della farsa. La migliore offerta sembra di un altro regista, oppure appartenere a un'epoca remota. Jeremy Irons è tragico, ma Olga Kurylenko è la prova che per fare le attrici qualche volta è sufficiente essere soltanto molto belle.

1 - Revenant - Redivivo - Alejandro G. Inarritu
Il regista messicano ormai è avvolto dalla convinzione di essere il più grande di tutti i tempi e gira un western amorfo e inerme, senza pathos, senza sentimento, senza metafisica. Puro manierismo estetizzante e irritante, mai richiesto, mai funzionale alla narrazione. La sequenza di Leonardo DiCaprio che lotta con l'orso è tanto spettacolare quanto patetica, ma è soltanto l'inizio: l'attenzione va subito alle lancette dell'orologio. Una sonora patacca d'autore.


PEGGIOR ATTORE: Ben Affleck (The Accountant)

PEGGIOR ATTRICE: Olga Kurylenko (La corrispondenza)

I BIDONI D'ORO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - La pelle che abito - Pedro Almodovar
2012 - Le belve - Oliver Stone
2013 - Solo Dio perdona - Nicolas Winding Refn
2014 - 12 anni schiavo - Steve McQueen
2015 - Crimson Peak - Guillermo del Toro
2016 - Revenant - Redivivo - Alejandro G. Inarritu





lunedì 7 novembre 2016

Top 5: Novembre 2016

5 - Un mostro dalle mille teste - Rodrigo Plà (voto 7)
Un tipico cinema di denuncia, feroce e disilluso, che si scaglia contro un sistema sanitario simile a "un mostro con mille teste". Al centro, una famiglia medio-borghese all'apparenza perfettamente inserita nei meccanismi di una società che si rivela corrotta, indifferente, inefficiente. Tecnicamente, Rodrigo Plà è un regista "mostruoso": la costruzione delle scene non è mai banale ed è sempre funzionale alla narrazione.
 
4 - La verità negata - Mick Jackson (voto 7)
Storia di un paradosso giuridico: il negazionista dell'Olocausto David Irving cita per diffamazione la scrittrice e insegnante Deborah Lipstadt, costretta ad adoperarsi in tribunale per dimostrare le vergogne del nazismo. Non è l'ennesimo film sulla necessità della Memoria, ma un interessante riflessione sulle imperfezioni e le contraddizioni della macchina giudiziaria britannica. Perché è molto più difficile essere giusti piuttosto che essere buoni. Eccezionali Timothy Spall e Rachel Weisz.

3 - Sing Street - John Carney (voto 8)
Dublino, anni Ottanta e amori adolescenziali: un teen movie semplicemente perfetto, tra canzoni dei Cure e dei Duran Duran, pensando a The Commitments e al desiderio di fuggire verso quella Londra dove tutto è possibile. Tante gag infallibili sui tentennamenti degli anni più folgoranti, quelli dove si fanno le scoperte più importanti: il rock, la scelta di non omologarsi, il complicato universo femminile. E come in School of Rock, alla fine, si manda a fare in culo il potente.

2 - Animali notturni - Tom Ford (voto 8)
Dopo il sopravvalutato A Single Man, Tom Ford sorprende con un'opera viscerale sulla vendetta, sul ruolo dell'arte e sulla potenza delle parole e della scrittura, divertendosi con momenti di puro cinema, citando di tutto e di più, da Lynch a Sorrentino, da Tarantino a Hitchcock. Si passa dal kitsch della Los Angeles più vuota e patinata alla desolazione del Texas più violento, dove lo sceriffo del grandioso Michael Shannon ruba la scena a un sofferto Jake Gyllenhaal e a una bella e stronza Amy Adams.

1 - Genius - Michael Grandage (voto 9)
Semplice, classico, commerciale. Ma è grandissimo cinema. Colin Firth e Jude Law nei loro ruoli più belli di sempre: il rapporto tra l'editore Maxwell Perkins e lo scrittore geniale, caotico, umorale Thomas Wolfe commuove come nient'altro. La storia di una stima professionale e di un affetto umano reciproci, tipicamente maschili, che toccano corde sconosciute perché evitano le ambiguità della bromance. Uomini per cui sogni e ossessioni prevalgono sulle responsabilità: non ci guarderemo indietro mai.



giovedì 3 novembre 2016

Riflessioni Spiazzanti: Lo Specchio

Chiunque ami il cinema non può che esserne profondamente deluso. Il cinema non basta, non può bastare mai. Per vivere serve altro: una persona da amare e che contraccambi il nostro amore, un lavoro economicamente soddisfacente, magari dei figli da crescere. Come molte passioni, il cinema non è altro che un'illusione da consumare nell'immediato, qui e ora. Vivere in funzione del cinema è un errore, e chiunque lo abbia commesso o lo commetta mente a se stesso se è convinto di vivere davvero. Il cinema non cambia le vite di chi lo segue, né di chi è appassionato: la visione di un film non cambia la vita di nessuno, siamo noi che vorremmo che fosse così. Il cinema cambia le vite soltanto di chi lo fa, non di chi lo guarda: quelle di un regista, un attore, uno sceneggiatore, un produttore. Una vita trascorsa dentro una sala cinematografica è una vita sprecata sperando di immedesimarsi in qualcuno che recita una parte comunque più entusiasmante della nostra quotidianità. Il cinema è un sedativo per non soffrire troppo, un calmante, un sollievo temporaneo che rischia di dare dipendenza. E detto onestamente, quando si guardano troppi film, sono molti di più quelli che annoiano rispetto a quelli che colpiscono. A chiunque sia capitata la disgrazia di appassionarsi al cinema e di diventare un cinefilo gli sarà successo almeno una volta di innamorarsi di un'attrice: non soltanto l'atto di amare qualcun altro risulta spesso e volentieri patetico agli occhi degli altri, figuriamoci se è rivolto nei confronti di qualcuno che non ci conosce e che vediamo soltanto su uno schermo. Con l'esplosione popolare delle serie, il rischio di alienarsi dalla realtà, dalla vita vera, è sempre più diffuso: una piattaforma come Netflix, dove è possibile accedere a un'offerta fin troppo eterogenea e variegata, non può che sollecitare il desiderio di rifugiarsi nelle storie di altri, per sopperire alla mancanza di un'esistenza davvero interessante. E dopo non aver avuto niente di meglio da fare che guardare le tre stagioni di Black Mirror, mi sono convinto che questa serie in fondo non parli dei rischi dell'avanzamento tecnologico ma del vuoto pneumatico mentale, emotivo e sentimentale che caratterizza ogni essere umano privo di contatto fisico, carnale e materiale con ciò che lo circonda. Il cinema non è altro che la base di un'alterità che si è poi evoluta verso la tabula rasa intellettuale dei videogiochi, dei tamagochi, dei messaggini e dei social network. Le emozioni più grandi della mia vita le ho provate chattando a sedici anni con il profilo Messenger di una ragazza, che era ed è una persona meravigliosa. Oggi, spio le foto su Instagram di una ragazza altrettanto straordinaria. Ma dopo il documentario su Rocco Siffredi pensi che niente sia più autentico del porno.

Emiliano Dal Toso





mercoledì 19 ottobre 2016

Top 5: Ottobre 2016

5 - Piuma - Roan Johnson (voto 7)
Uno dei "casi" dell'ultima Mostra di Venezia, accusato di eccessiva leggerezza per partecipare in concorso a uno dei due festival più importanti del mondo. Di per sé, è un film godibile, tenero, una commedia italiana con un ritmo frizzante, a tratti irresistibile (imperdibili i duetti tra il protagonista Luigi Fedele e il papà Sergio Pierattini). Roan Johnson ha studiato bene molte commedie indie americane di inizio millennio (Juno, Little Miss Sunshine, Molto incinta). Raggiante Blu Yoshimi.

4 - Deepwater - Peter Berg (voto 7)
Cronaca di un disastro annunciato, quello della piattaforma petrolifera che esplose nel 2010 in pieno oceano, causando la morte di undici operai e uno dei più gravi disastri ambientali della storia americana. Dopo l'ottimo Lone Survivor, Peter Berg si conferma preciso e impeccabile nella ricostruzione dei fatti e nella costruzione della tensione, evitando retorica e ovvietà, ma senza ignorare l'umanità del personaggio di Mark Wahlberg, sempre grandioso in questo genere di pellicole.

3 - Lo and Behold - Werner Herzog (voto 7)
L'Herzog documentarista si interroga sul nostro mondo, ormai sempre più connesso, sempre più dipendente da internet e dalla sua accessibilità. Il cineasta tedesco non trae conclusioni definitive, però il risultato complessivo è sicuramente più inquietante che ottimista: arriverà anche il giorno in cui una squadra di calcio di robot riuscirà a vincere il campionato del mondo. Siamo in una fase di transizione, l'avanzamento tecnologico e la rete comporteranno persino ripercussioni teologiche.

2 - Neruda - Pablo Larrain (voto 8)
Un biopic anticonvenzionale, un'opera nerudiana nello stile e nella poetica. Flirtando con diversi generi, che spaziano dal noir al western, Larrain racconta una caccia all'uomo, quella dell'immaginario ispettore Peluchonneau (un magnetico Gael Garcia Bernal) nei confronti del poeta e senatore comunista Pablo Neruda. Suggestivo, discontinuo, onirico: un'allucinazione, un trip lisergico tra festini erotici e paesaggi metafisici. 

1 - Io, Daniel Blake - Ken Loach (voto 9)
Teniamocelo stretto il compagno Ken: il suo è un cinema che emoziona, commuove, indigna. Vibra. Loach utilizza la sfera privata per parlare delle contraddizioni della macchina pubblica, entrando nel cuore e nella gola dello spettatore. Al Festival di Cannes è stato riconosciuto con la Palma d'oro il valore di una pellicola bella, dolorosa, attuale, diversamente da quei critici ormai imbolsiti che hanno etichettato come "film-comizio" un'opera che racconta il nostro presente e la nostra realtà, con il linguaggio migliore del cinema: semplice, diretto, popolare.



venerdì 30 settembre 2016

Top 5: Settembre 2016

5 - Elvis & Nixon - Liza Johnson (voto 7)
Brillante incontro tra Kevin Spacey/Richard Nixon, ma sempre in zona House of Cards, e Michael Shannon/Elvis Presley, due star destrorse ed egocentriche, che simpatizzano ironizzando sui Beatles. La Casa Bianca non è poi così diversa dalla Graceland del Re di Memphis. Siamo nel 1970 e per entrambi sta per cominciare un brusco declino, ma il film vuole concentrarsi soltanto sul brio di una sceneggiatura tanto semplice quanto divertente.

4 - The Beatles: Eight Days A Week - Ron Howard (voto 7)
Pareva che dovessimo essere di fronte al documentario definitivo sul quartetto di Liverpool, ma così non è. Ron Howard assembla tanto prezioso materiale d'archivio e realizza quello che è lecito aspettarsi da un buon documentarista e da un fan appassionato, dedicandosi soprattutto alla fortissima amicizia che legava il gruppo. Certo, nelle mani di un Julien Temple il risultato sarebbe stato diverso, ma ci si entusiasma per la mezz'ora live di bonus allo Shea Stadium.

3 - Questi giorni - Giuseppe Piccioni (voto 8)
Il miglior film italiano a Venezia 73: snobbato e sottovalutato. E invece è un raro e prezioso racconto di formazione, un on the road femminile che evita ogni rischio di giovanilismo e femminismo. Una somma di piccole cose, un insieme di frammenti emotivi e di incidenti che caratterizzano la vita di quattro ragazze autentiche, piene di sfumature. Piccioni pensa alla verità di quello che racconta: carinerie e macchiette sono lasciati al cinema che piace alla gente che piace.

2 - Café Society - Woody Allen (voto 8)
Woody al suo meglio, dopo il brutto Irrational Man sceglie di giocare in casa e si abbandona alla Hollywood degli anni Trenta, ai primi amori, al passato che torna, ma che non può essere recuperato. E all'accettazione di essere diventati come non avremmo mai voluto. Il suo alter-ego, questa volta, è il meravigliosamentee ebreo Jesse Eisenberg, mentre la sua musa è la radiosa Kristen Stewart, sempre più brava: come in Sils Maria, un fantasma di cui non vogliamo fare a meno.

1 - Frantz - Francois Ozon (voto 10)
Per chi scrive, il capolavoro di Venezia 73. E, senza dubbio, il miglior film di Francois Ozon. Un melodramma che ripensa Lubitsch (L'uomo che ho ucciso) e che guarda a Reitz e Haneke, ma che possiede una forza unica e struggente: una tensione di morte costante fa da sfondo a una delle più profonde e poetiche riflessioni sul suicidio. Ma il finale, magnifico, è un inno alla vita e alla necessaria e dolorosa presa di consapevolezza della propria libertà. Memorabile.