venerdì 23 ottobre 2026

Obbligatori: Ottobre 2026

L'estranea - Paolo Strippoli
Diciamolo senza giri di parole: è il miglior horror italiano degli ultimi venticinque anni. Bisogna tornare a Non ho sonno di Dario Argento per trovare un’opera di genere così compiuta, inquietante e consapevole. Strippoli racconta Anna (Jasmine Trinca), una madre che ha stretto un patto con una donna misteriosa per controllare il destino dei figli, costruendo una riflessione spietata sull’amore materno che diventa ossessione e sopraffazione. Magnifica la sequenza durante i festeggiamenti per i Mondiali del 2006, dove l’euforia collettiva collide con l’orrore privato. E memorabile Valeria Bruni Tedeschi, trasformata in un villain diabolico e ironico. Regia, scrittura e atmosfera sono da grande horror contemporaneo: finalmente il cinema italiano di genere non ha bisogno di rimpiangere il passato.

Un po' di luce - Ali Asgari
Arash, medico di Teheran interpretato da un magnifico Misagh Zareh, ha deciso di suicidarsi. Arrestato per aver curato alcuni manifestanti feriti dalla polizia e privato del lavoro, prima di morire vuole salutare la famiglia. Ali Asgari parte dal buio dell’Iran contemporaneo, tra repressione e paura dei bombardamenti, per raccontare qualcosa di universale: cosa ci tiene attaccati alla vita quando ogni speranza sembra svanita? Nel suo ultimo peregrinare Arash incontra pazienti, fratelli, nipoti e infine la madre, riscoprendo quei legami invisibili che credeva perduti. Con uno stile semplice, intimo e senza ricatti emotivi, il cineasta iraniano trova piccoli bagliori nel buio: il dolore forse non scompare, ma talvolta basta un po’ di luce per continuare a vivere.

Her Private Hell - Nicolas Winding Refn
Sempre più rarefatto, astratto e indecifrabile, NWR torna al cinema dieci anni dopo The Neon Demon con un’opera radicale, ipnotica e respingente. Questo è il suo personale Strade perdute, un viaggio nell’aldilà tra fantasmi, desideri e simulacri, dove la narrazione si dissolve in un universo di immagini abbacinanti. Tra Bava, Argento, Lynch, neon, bondage ed exploitation asiatica, Refn costruisce un inferno artificiale e seducente, popolato da corpi immobili e anime smarrite. Un cinema che sfida lo spettatore, esaspera il formalismo e rinuncia alla comprensibilità per farsi pura esperienza visiva. Prendere o lasciare. Perché il cinema non è soltanto racconto, ma soprattutto arte dell’immagine. E in questo resta un autore imprescindibile.