lunedì 24 febbraio 2020

Top 5: Gennaio - Febbraio 2020

5 - Gli anni più belli - Gabriele Muccino (voto 7)
A tratti patetico, ovviamente urlato e isterico, ma appassionante come ai tempi de L'ultimo bacio: Muccino realizza il suo personale omaggio a Scola e alla commedia all'italiana, capace di raccontare le trasformazioni dei protagonisti parallelamente a quelle dell'Italia. E utilizza il deaging in maniera più realistica di The Irishman: Rossi Stuart, Favino, Santamaria e la Ramazzotti cominci a detestarli ma poi, d'improvviso, ti accorgi di avergli sempre voluto bene, come agli amici di una vita.

4 - Piccole donne - Greta Gerwig (voto 7)
Adattamento emozionante ed emozionato del libro di Louise May Alcott. La Gerwig non nasconde di rispecchiarsi nella protagonista Jo, interpretata dalla sua adorata Saoirse Ronan. Ma il personaggio più sfaccettato, complicato e irresistibile è Amy, illuminata dalle sfumature della bravissima Florence Pugh. Una visione gradevole, senza particolari guizzi di regia, che rende onore a un romanzo che attraversa i cuori di tante generazioni.

3 - Jojo Rabbit - Taika Waititi (voto 8)
Senza replicare un'ennesima lezione di storia in maniera prevedibile e conservatrice, Waititi firma una pellicola originale e stravagante, in equilibrio tra la drammaticità del contesto e un gioioso cazzeggio che non appare mai fuori luogo, ma risulta una chiave di lettura originale e alternativa per fuggire agli orrori dell'esistenza. E i primi venti minuti meritano i paragoni con la sana demenzialità di Mel Brooks e l'ironia stilizzata del miglior Wes Anderson. Forse didattico, senz'altro efficace.

2 - Richard Jewell - Clint Eastwood (voto 8)
Un atto d'accusa nei confronti del sistema investigativo e comunicativo degli Stati Uniti d'America, non all'altezza dei loro valori costituzionali. Ideologicamente repubblicano, le analisi di Eastwood si dimostrano ancora una volta la miglior autocritica possibile, prendendo le parti di un individuo fragile e onesto, devastato proprio da quei valori e da quelle istituzioni che lo hanno formato e che lo hanno illuso di vivere in un mondo giusto e imparziale.

1 - Sorry We Missed You - Ken Loach (voto 8)
Sempre più pessimista e disperato, Loach riposiziona la politica del suo cinema, rinunciando alla commedia proletaria e abbracciando un'essenzialità e una pulizia di sguardo finalizzata alla disamina delle conseguenze della società in cui viviamo, priva di tutele e di regole. La precarietà è spacciata come un'opportunità dai datori di lavoro, ma in realtà è una nuova forma di sfruttamento: le vittime sono gli affetti e i sentimenti. Lucido e spietato, il vecchio Ken è l'unico autore necessario di oggi.



venerdì 24 gennaio 2020

Il Pagellone: Oscar 2020

1917 - Sam Mendes 5
Spettacolarizzazione di un conflitto bellico, senza profondità e rinunciando a ogni possibilità di credibilità e realismo. Il filmpianosequenza è ormai un genere a sé ma anche in questo caso il manierismo schiaccia i contenuti. Mendes delude sotto il profilo narrativo e umano: un videogioco che stordisce ma è incapace di penetrare nelle pieghe della Storia, interessandosi soltanto agli aspetti sensoriali ma tradendo così la funzione morale che dovrebbe appartenere al miglior cinema di guerra.

C'era una volta a Hollywood - Quentin Tarantino 10
Sinuoso, sontuoso e malinconico affresco sulla fine di un'epoca, sull'amicizia fraterna di due perdenti che si muovono in un mondo all'apparenza eccitante e dorato. La forza dei sogni a occhi aperti è quella di poter riscrivere il corso degli eventi. E così, in maniera mai così sincera e fragile, Quentin mette da parte i botti e i fuochi d'artificio per cullare e coccolare lo spettatore nella magnificenza dei dettagli, nell'ammirazione della bellezza di Sharon Tate, nell'amore sconfinato per la Settima Arte.

The Irishman - Martin Scorsese 7
La fine delle cose, il senso di decadimento e morte pervadono una riflessione di tre ore e mezza sulla mitologia gangster e sull'impossibilità di rinnovarla. Le grandi sequenze non mancano, ma il risultato è incerto tra la sintesi cinematografica e la narrazione seriale. Un'opera senile, coraggiosamente fuori dai canoni consueti di Hollywood. Ciononostante, la ripetitività dei dialoghi e il ritmo prolisso sono lacune che si possono rimproverare, talvolta, anche a un maestro del cinema americano.

Jojo Rabbit - Taika Waititi 8

Senza replicare un'ennesima lezione di Storia in maniera prevedibile e conservatrice, Waititi firma una pellicola originale e stravagante, in equilibrio tra la drammaticità del contesto e un gioioso cazzeggio che non appare mai fuori luogo, ma risulta una chiave di lettura originale e alternativa per fuggire agli orrori dell'esistenza. E i primi venti minuti meritano i paragoni con la sana demenzialità di Mel Brooks e l'ironia stilizzata del miglior Wes Anderson. Forse didattico, senz'altro efficace.

Joker - Todd Phillips 10
La performance estrema e perversa di Joaquin Phoenix incarna un'insanità mentale che oltrepassa i limiti della comprensione psicoanalitica. Ma il suo Arthur Fleck è anche l'emblema dell'individuo calpestato e ignorato dalla società americana di oggi, il reietto che diventa suo malgrado il simbolo di un odio di classe che non ha coordinate né modelli di riferimento. Il capolavoro pop che uccide i padri e i cinecomix, ripartendo dalle umiliazioni della strada e registrando un sentimento confuso che è alla radice dei mostri del populismo dei giorni nostri.

Le Mans '66 - La grande sfida - James Mangold 8
Industria contro individuo, economia contro sport, pubblicità contro competizione. Un'impostazione classica e solida, che riprende gli schemi più tradizionali del cinema americano. Ma dietro a cui si nasconde il conflitto secolare tra gli ingranaggi e gli interessi di una produzione commerciale e il romanticismo dell'impresa, del racconto mitico, la passione della corsa e il miraggio della vittoria. Mangold non è un autore, ma un fabbricatore di sentimenti.

Parasite - Bong Joon-ho 6
Osannata Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes, capace di mettere d'accordo sia la critica più militante che gli appassionati di generi. La disamina dei graduali passaggi psicologici in grado di ribaltare le gerarchie politiche e sociali è lucidissima, ma la confezione è talmente impeccabile da sembrare artefatta, calcolata ed eccessivamente gelida e distante. E così il discorso politico appare più un pretesto al servizio di una messinscena accademica e compiaciuta.

Piccole donne - Greta Gerwig 7
Adattamento personale, emozionante ed emozionato del libro di Louise May Alcott. La Gerwig non nasconde di rispecchiarsi nella protagonista Jo, interpretata dalla sua adorata Saoirse Ronan. Ma il personaggio più sfaccettato, complicato e irresistibile è Amy, illuminata dalle sfumature della bravissima Florence Pugh. Una visione gradevole, senza particolari guizzi di regia, che rende onore a un romanzo che attraversa i cuori di tante generazioni.

Storia di un matrimonio - Noah Baumbach 7
Straordinaria Scarlett Johansson, che meriterebbe di vincere la statuetta per miglior attrice protagonista. Il racconto dei singoli momenti, dei dettagli e delle piccolezze che caratterizzano la fine di una relazione sentimentale è struggente. Ma il film non è privo di difetti: il ritratto degli avvocati è goffo e caricaturale e, come in altri lavori precedenti di Baumbach, i protagonisti vivono in un'America elitaria, incapace di parlare oltre alla confessione autoreferenziale.




mercoledì 4 dicembre 2019

I Film del 2019 degli Amici e Lettori

Alvise Wollner
Storia di un matrimonio
C'era una volta a Hollywood
Martin Eden

Andrea Sanarelli
Martin Eden
Parasite
Che fare quando il mondo è in fiamme?

Andrea Vespo
Joker
C'era una volta a Hollywood
Il re leone

Antonio Morra
Martin Eden
Sole
Che fare quando il mondo è in fiamme?

Arianna Montanari
Joker
Storia di un matrimonio
Dolor y gloria

Astrid Ardenti
Tesnota
Che fare quando il mondo è in fiamme?
La scomparsa di mia madre

Carlo Galbiati
La casa di Jack
Takara - La notte che ho nuotato
Vox Lux

Carlos Menezes
Dolor y gloria
La casa di Jack
Climax

Claudio Balboni
Parasite
L'ufficiale e la spia
Storia di un matrimonio

Davide Arata
Joker
Dolor y gloria
C'era una volta a Hollywood

Davide Giordano
Parasite
La rivincita delle sfigate
Joker

Fabio Beninati
Parasite
Martin Eden
Mademoiselle

Federico Schwartz
Joker
Parasite
Avengers: Endgame

Gabriele Zaffarano
Dolor y gloria
The Irishman
La casa di Jack

Giovanni Dal Toso
La casa di Jack
Martin Eden
Dolor y gloria

Ivan Casagrande Conti
Tesnota
Ad Astra
The Irishman

Juxhin Myzyri
Il corriere
The Irishman
Joker

Lea Pedri Stocco
Joker
Burning
Climax

Leonardo Strano
The Irishman
C'era una volta a Hollywood
L'ufficiale e la spia

Linda Pola
Joker
Ricordi?
La casa di Jack

Lorenzo Gramatica
Joker
Oro verde
Parasite

Luca Recordati
Parasite
Joker
Climax

Marco Dal Toso
Joker
Green Book
Dolor y gloria

Marco Solé
Joker
The Irishman
Parasite

Marina Forte
Joker
Il traditore
Dolor y gloria

Massimiliano Gavinelli
Climax
I fratelli Sisters
Joker

Mattia De Gasperis
C'era una volta a Hollywood
Storia di un matrimonio
Joker

Roberto Ciliberto
C'era una volta a Hollywood
Il traditore 
Torna a casa Jimi!

Simone Carella
Parasite
Joker
Ricordi?

Tommaso Santambrogio
Martin Eden
The Irishman
Storia di un matrimonio

16 Joker
9 Parasite
7 Dolor y gloria
6 C'era una volta a Hollywood, The Irishman, Martin Eden
5 La casa di Jack, Storia di un matrimonio
4 Climax
3 Che fare quando il mondo è in fiamme?
2 Ricordi?, Tesnota, Il traditore, L'ufficiale e la spia
1 Il re leone, Sole, La scomparsa di mia madre, Takara - La notte che ho nuotato, Vox Lux, La rivincita delle sfigate, Mademoiselle, Avengers: Endgame, Ad Astra, Il corriere, Burning, Oro verde, Green Book, I fratelli Sisters, Torna a casa Jimi!

I FILM DELL'ANNO DEGLI AMICI E LETTORI
2011: Melancholia - Lars von Trier
2012: Moonrise Kingdom - Wes Anderson
2013: Django Unchained - Quentin Tarantino
2014: The Wolf of Wall Street - Martin Scorsese
2015: Youth - Paolo Sorrentino
2016: Io, Daniel Blake - Ken Loach
2017: Manchester by the Sea - Kenneth Lonergan
2018: Dogman - Matteo Garrone
2019: Joker - Todd Phillips




venerdì 29 novembre 2019

Top 20: La Superclassifica del 2019

20 - Vox Lux - Brady Corbet
Analisi lucida e spietata sulla mortifera capacità dell'America di superare i traumi con l'inganno dello show, nonostante il vestito sia cupissimo, inquietante, programmatico. Un'opera spiazzante e sgradevole sull'inconsistenza della superficie: mentre le stragi si consumano, la radio trasmette sempre la stessa canzone "over-prodotta" che rassicura e non fa pensare. Strepitosa Natalie Portman, a metà tra il look stravagante e dark di un'Arisa a stelle e strisce e il buio interiore di un cigno nero.

19 - Le Mans '66 - La grande sfida - James Mangold
Industria contro individuo, economia contro sport, pubblicità contro competizione. Un'impostazione classica e solida, che riprende gli schemi più tradizionali del cinema americano. Ma dietro a cui si nasconde il conflitto secolare tra gli ingranaggi e gli interessi di una produzione commerciale e il romanticismo dell'impresa, del racconto mitico, la passione della corsa e il miraggio della vittoria. Mangold non è un autore, ma un fabbricatore di emozioni e di sentimenti.

18 - Green Book - Peter Farrelly
Il buddy movie è piacione e adatto per accontentare i gusti di tutti. L'America vintage ritratta è favolistica e la confezione è edificante e rassicurante, ma è impossibile rimproverare ulteriori difetti: la coppia di interpreti è grandiosa, i dialoghi sono effervescenti e il tono non è mai retorico e didattico ma garbato e accattivante. E il finale natalizio, tra Frank Capra e Un biglietto in due, commuove e rientra nella miglior tradizione della commedia popolare.

17 - Ricordi? - Valerio Mieli
Un'opera visionaria, densa di allegorie e significati, ambiziosa e vertiginosa, che sorprende per alcune prodigiose soluzioni registiche e per le prove di un malinconico Luca Marinelli e di una luminosa Linda Caridi. Mieli compie il piccolo grande miracolo di riuscire a tradurre in immagini le irrazionali alchimie che alimentano un legame sentimentale e gli interrogativi e le briciole che rimangono dopo averlo vissuto.

16 - L'età giovane - Luc e Jean-Pierre Dardenne
Il ritratto di un adolescente islamista, per nulla empatico, privo di conflitti interiori, ripetitivo nei gesti e nei rituali, talmente integerrimo da riuscire a negarsi il piacere dei primi baci e delle prime esperienze sentimentali, in nome della fede del Corano. Ovvero: un vero e proprio racconto di formazione al rovescio, in cui i Dardenne portano avanti la loro idea di pedinamento in maniera asciutta, limpida, senza aver bisogno di pretesti e di appigli morali.

15 - Oro verde - C'era una volta in Colombia - Ciro Guerra, Cristina Gallego
Originalissimo e rutilante affresco malavitoso, dove le tradizioni della comunità indigena e contadina del deserto di Guajira vengono calamitate dai moderni codici di comunicazione, quelli della criminalità e della legge del mercato. Un ambizioso e shakespeariano racconto antropologico ed etnografico in cui i rituali tribali e le culture arcaiche si evolvono e si scontrano con la nascita dei cartelli del narcotraffico, perciò con l'avidità e con il sangue.

14 - Mademoiselle - Park Chan Wook
Maneggiando un tessuto narrativo che svela e rivela in continuazione secondi fini e cambi di prospettiva, il grande Park compone un intreccio sontuoso dove la questione storica si confonde con l'eccitazione dei corpi, i conflitti di genere e i rapporti di classe. Il sesso come dispositivo di lotta sociale, il sentimento come unico elemento imprevedibile, una mina vagante che può ribaltare ogni piano prestabilito e sovvertire ogni gerarchia. Cinema politico ed erotico agli apici.

13 - Climax - Gaspar Noé
Venti ballerini si ritrovano in un collegio in disuso per le prove di uno spettacolo. Il consumo collettivo di una sangria corretta con l'acido lisergico scatena il delirio e l'autodistruzione. Noé vuole rianimare gli organi e verificare la resistenza di chi guarda, mettendo in discussione la passività di un ruolo sempre più rassicurato e inebetito dagli standard delle serie tv. Un'esperienza psicofisica notevole, un gesto cinematografico che non necessita di visti e di permessi.

12 - Il traditore - Marco Bellocchio
Un punto di vista sulla mafia inedito e dinamico, che parte come un episodio di Narcos e si evolve in una tragicommedia processuale folgorante, un teatrino di maschere criminali che rappresenta un Paese in cui la forma mentis è intrinsecamente corrotta. Buscetta non è un eroe, né una vittima e neppure un pentito delinquente, ma soltanto un testimone senza patria che attraversa le ambiguità e le zone oscure di una redenzione impossibile.

11 - Martin Eden - Pietro Marcello
Un protagonista che impersona l'ideale individualista che si svincola dal collettivismo socialista: da solo contro tutti, alla ricerca di un mondo di cultura e istruzione che salvi gli uomini dalla gerarchizzazione economica e dalle ingiustizie. L'amore è un'illusione destinata a essere sconfitta dalla condanna di appartenere a un ruolo che non può sradicarsi dal proprio passato e dal contesto in cui si è cresciuti. Disperato, appassionato e senza etichette: in direzione ostinata e contraria.

10 - Il corriere - Clint Eastwood
Clint all'ennesima potenza: il tempo che passa, i rimorsi e i rimpianti di un'esistenza trascorsa a sottovalutare gli affetti, oppure a non avere il coraggio di viverli. Una lettera d'amore sincera e struggente che percorre le strade di un'America sempre più razzista e paranoica, all'interno di una società che tende a ghettizzare ogni minoranza, tra "nonni", "negri", "lesbiche" e messicani. Crepuscolare e testamentario senz'altro, ma anche di una coerenza marmorea e magistrale.

9 - Peterloo - Mike Leigh
Un monumento politico urgente e necessario sul massacro di St. Peter's Field, dove un gigantesco corteo di operai manifestò insieme a contadini, artigiani e donne per chiedere pane e suffragio universale. Lo sguardo del regista è distaccato e perciò ancor più straziante, e la morale non è di certo pacifista: nelle disparità, il confronto è sempre impari, l'unica possibilità è lo scontro. Una lucidità tagliente per un cinema di parola e di accuratissima ricostruzione storica.

8 - Midsommar - Ari Aster
La mazzata dell'anno. Horror ambientato interamente alla luce del sole, è l'elaborazione del lutto più estrema, lisergica, nauseante e fastidiosa vista di recente sullo schermo. Rituali pagani assurdi e repellenti, inesistenza di affetti e solidarietà: per tornare alla vita bisogna accettare il disgusto degli eventi e poi dargli fuoco. In equilibrio tra parodia e orrendo, può irritare, ma è una visione capace di imbarazzare e trasmettere incredulità. La 23enne britannica Florence Pugh, ex Lady Macbeth, è un'attrice pazzesca.

7 - I fratelli Sisters - Jacques Audiard
Audiard realizza il film dei sogni di ogni cineasta europeo, rivitalizzando la colonna vertebrale dei nostri padri e, con rispetto e ammirazione, sconfessando la poetica western: gli uomini sanno anche essere fragili, abbandonare le armi, tornare a casa. In epoca di "girl power" a ogni costo, il regista francese mette a nudo i sentimenti e i dubbi che ognuno nasconde sotto il costume di cowboy, preferendo i battiti del cuore alle fondine per la pistola.

6 - Ad Astra - James Gray
L'elogio dello spreco del capitale: all'apparenza, una produzione sci-fi ad alto budget; in realtà, un film intimo e sensibile sul peso dell'eredità e sulla necessità di rompere i legami, liberarsi dei ricordi, combattere le emozioni. Gray insegue, ancora una volta, il sogno di un cinema impossibile, in cui quello che conta è l'immagine mancante: un'opera umanista e romantica, che celebra l'ossessione di raggiungere le stelle e di rifiutare il destino, sfidando la tecnologia e la vita terrena.

5 - L'ufficiale e la spia - Roman Polanski
Odissea giudiziaria in cui tutto ciò che dovrebbero rappresentare il diritto, il giusto, le regole è irrimediabilmente inficiato dalla natura umana corrotta e tesa all'interesse nazionale, a un'organizzazione dettata dalla convenienza, personale e statale. Uno dei più potenti ed emozionanti film di Polanski: la Storia è un circolo vizioso che si ripete, l'illusione di un mondo migliore verrà sempre sacrificata in nome dell'affare e del consenso. Irriconoscibili e bravissimi Jean Dujardin e Louis Garrel.

4 - C'era una volta a Hollywood - Quentin Tarantino
Sinuoso, sontuoso e malinconico affresco sulla fine di un'epoca, sull'amicizia fraterna di due perdenti che si muovono in un mondo all'apparenza eccitante e dorato. La forza dei sogni a occhi aperti è quella di poter riscrivere il corso degli eventi. E così, in maniera mai così sincera e fragile, Quentin mette da parte i botti e i fuochi d'artificio per cullare e coccolare lo spettatore nella magnificenza dei dettagli, nell'ammirazione della bellezza di Sharon Tate, nell'amore sconfinato per la Settima Arte.

3 - Dolor y gloria - Pedro Almodovar
Trasparente e incredibile autobiografia di Pedro, che mettendo in scena la propria crisi artistica ritrova lo struggimento e le lacrime che incendiano il suo cinema: un colpo al cuore che travolge e che ingloba ogni tema e ogni aspetto del senso del regista spagnolo per la vita. Ricordo, sogno, emozione: l'atto creativo è il luogo dove finalmente i dolori trovano un bel posto. Banderas è di un equilibrio espressivo superlativo, il monologo teatrale di Alberto Crespo è autentica poesia.

2 - La casa di Jack - Lars von Trier
Etichettato come provocatore, LvT realizza il film definitivo sul dolente conflitto interiore tra autocontrollo e pulsione. Un'operazione di chirurgia all'interno delle inquietudini umane, capace di sviscerare ciò che nella vita di tutti i giorni è inaccettabile e scandaloso e di estirparlo abbattendo imposizioni etiche. Un raggelante Dante/Matt Dillon si fa guidare da Verge/Bruno Ganz verso la dannazione eterna, in una mezz'ora finale di rutilante meraviglia visiva. Una beffarda e divina commedia di un illusionista finissimo e di un cineasta fondamentale.

1 - Joker - Todd Phillips
La performance estrema e perversa di Joaquin Phoenix incarna un'insanità mentale che oltrepassa i limiti della comprensione psicoanalitica. Ma il suo Arthur Fleck è anche l'emblema dell'individuo calpestato e ignorato dalla società americana di oggi, il reietto che diventa suo malgrado il simbolo di un odio di classe che non ha coordinate né modelli di riferimento. Il capolavoro pop che uccide i padri, i cinecomix e Martin Scorsese, ripartendo dalle umiliazioni della strada e registrando un sentimento confuso che è alla radice dei mostri del populismo dei giorni nostri.


MIGLIOR ATTORE: Joaquin Phoenix
MIGLIOR ATTRICE: Florence Pugh

I FILM DELL'ANNO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'

2011: Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012: Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013: The Master - Paul Thomas Anderson
2014: Boyhood - Richard Linklater
2015: La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson
2016: Frantz - Francois Ozon
2017: Personal Shopper - Olivier Assayas
2018: Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
2019: Joker - Todd Phillips




mercoledì 27 novembre 2019

Flop Ten: Le Delusioni del 2019

10 - I morti non muoiono - Jim Jarmusch
Come diventare la parodia di se stessi. Jarmusch si rivolge ormai soltanto al proprio ego e al proprio pubblico di fedelissimi, che lo adora incondizionatamente, senza se e senza ma. In questa cialtronata zombie, mascherata da metaforona sull'ambiente, non si ride, si sprecano omaggi, citazioni e strizzatine d'occhio, ma l'inconsistenza del contenuto lascia esterrefatti. Un teatrino sterile che coinvolge vecchi e nuovi amichetti (Murray, Swinton, Driver). Il cinema non abita più qui.

9 - Il primo re - Matteo Rovere
La cafonata dell'anno. Appoggiato da tutto il sistema e da ogni tipo di media, si rivela un pasticciaccio all'amatriciana che mescola Revenant, Valhalla Rising, La passione di Cristo e Apocalypto. Sfondando abbondantemente le barriere del ridicolo involontario - a partire dall'utilizzo goffo e pretenzioso del proto latino - Rovere confonde il senso dell'epica con un'estetica calcata, una confezione pacchiana e location completamente sprecate, scordandosi di interessare lo spettatore.

8 - Ted Bundy - Fascino criminale - Joe Berlinger
Il piattume assoluto. Come rendere del tutto priva di attrattiva, sporcizia ed eccitazione, la storia di uno dei serial killer più brutali del Ventesimo Secolo. C'è chi si accontenta: io invece penso che buttare via un materiale potenzialmente così ambiguo e stratificato sia un autentico delitto. Tra tutte le possibilità di racconto, si sceglie quella fiacca degli scontri giudiziari, banalizzando con il bel faccino di Zac Efron le molteplici sfumature di un vero e proprio simbolo del Male.

7 - Serenity - L'isola dell'inganno - Steven Knight
Allucinante. Da non credere. Il regista? Steven Knight, autore di Locke, sceneggiatore de La promessa dell'assassino, creatore di Peaky Blinders. Proprio lui. Il protagonista? Matthew McConaughey, il Rust Cohle di True Detective. Proprio lui. La protagonista? Anne Hathaway, la Catwoman de Il cavaliere oscuro, sensualità allo stato puro. Proprio lei. Il risultato? Un'opera vergognosa, incomprensibile e ingiustificabile che "percula" l'intelligenza di chi guarda.

6 - Le verità - Hirokazu Koreeda
Il maestro giapponese, vincitore della Palma d'oro dell'anno scorso, se ne va in Francia e decide di tediare il pubblico cinefilo, ridefinendo le definizioni di noia, snobismo e radical-chic. Parole, parole, parole: nelle chiacchiere inutili di due protagoniste ricche, viziate e mai interessanti (la Deneuve e la Binoche non sono mai state così insopportabili) si sbugiarda l'idea di un cinema volto a rassicurare gli spiriti e i vizi alto-borghesi piuttosto che a destabilizzarne le convinzioni.

5 - Se la strada potesse parlare - Barry Jenkins
Eccoli qua, belli serviti, i danni del politicamente corretto e degli hashtag su Twitter. Dopo il generoso Oscar per il dignitoso Moonlight, Jenkins rivela tutta la sua debole statura, facendosi portabandiera di un nuovo cinema afroamericano pedante, didattico, schematico, teatralizzante e mai davvero rabbioso e infuocato. Chi ha osato criticare BlacKkKlansman di Spike Lee chieda subito perdono. Quando si dissangua il melodramma con un manifesto programmatico: mi vengono i brividi.

4 - Doctor Sleep - Mike Flanagan
Il libro di Stephen King è magnifico, superiore di gran lunga a Shining. Le premesse erano ottime: un buon cast, un regista di genere, la volontà di allacciarsi sia alle pagine scritte che alle immagini e alle icone del film con Nicholson. Il risultato è un autentico stupro necrofilo del capolavoro di Stanley Kubrick: due ore e mezza di sbadigli mai così insistenti e ripetuti, un'estetica horror che mi fa rimpiangere i vampiri di Twilight, uno sviluppo dei personaggi del tutto inesistente. Atroce.

3 - Il professore e il pazzo - P.B. Shemran
Esilarante, tutto da ridere. Il film comico involontario più divertente dell'anno. Sean Penn sembra la parodia di Ascanio Celestini ne La pecora nera, Mel Gibson non perde l'occasione di rendersi sempre più uno stereotipo. Un vero capolavoro di trucco e parrucco, degno del miglior Maccio Capatonda. Ed era impresa davvero ardua rendere patetica e risibile una storia potenzialmente avvincente. Il nome del regista è uno pseudonimo: possiamo comprenderne i motivi.

2 - Suspiria  - Luca Guadagnino
Eccolo qui, invece, l'affronto palese, diretto e dichiarato alla grandezza di Dario Argento. Un'oscena e delirante accozzaglia di pretenziose e inadeguate riflessioni storiche, deflagrazioni stregonesche e arrogante riscrittura di un soggetto che è il modello di riferimento per chiunque ami l'horror: per Guadagnino, invece, è il pretesto per mettere in mostra il suo esibizionismo e la sua vanità. Un'operazione inaccettabile, che sostituisce la patina alla sporcizia, la maniera alla sensibilità visiva.

1 - La mia vita con John F. Donovan - Xavier Dolan
Noi ti abbiamo creato, noi adesso ti distruggiamo, Xavier. L'enfant prodige, il talento più osannato dalla nicchia cinefila di tutto il mondo, arriva all'appuntamento che stavamo aspettando: non il passo falso (poteva esserlo Juste la fin du monde), ma la sòla, il bidone, la boiata pazzesca. La spudorata anima pop dell'autore canadese è ormai fuori controllo: il risultato è una fiction colesterolica e soporifera persino per il primo pomeriggio di Canale 5. Lo sguardo fisso, inespressivo di Kit Harington spoglia senza pietà tutta la nuda fragilità di un autodidatta.

PEGGIOR ATTORE: Sean Penn 
PEGGIOR ATTRICE: Anne Hathaway 

I BIDONI D'ORO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - La pelle che abito - Pedro Almodovar
2012 - Le belve - Oliver Stone
2013 - Solo Dio perdona - Nicolas Winding Refn
2014 - 12 anni schiavo - Steve McQueen
2015 - Crimson Peak - Guillermo del Toro
2016 - Revenant - Redivivo - Alejandro G. Inarritu
2017 - Collateral Beauty - David Frankel
2018 - Escobar - Fernando Leon de Aranoa
2019 - La mia vita con John F. Donovan - Xavier Dolan







giovedì 24 ottobre 2019

Top Ten: Esordi Italiani 2010 - 2019

10 - Si muore tutti democristiani - Il Terzo Segreto di Satira, 2017
Per nulla pretenzioso, eppure con il coraggio giusto, sacrosanto, di raccontare un Paese in difficoltà morale e materiale, paradossale, dove gli ideali non hanno più senso e per guadagnare è necessario far finta di nulla. Una commedia contemporanea, dolceamara, che ha il pregio raro di affrontare il mondo del lavoro senza banalità e qualunquismo. Si ride ma neppure troppo, ed è un merito: il miglior esempio di ironia YouTube trapiantata al cinema.

9 - La terra dell'abbastanza - Damiano e Fabio D'Innocenzo, 2018
Un'opera prima che sarebbe piaciuta a Pier Paolo Pasolini e Claudio Caligari sulla vita di anime pure impossibilitate a evitare un destino già scritto. Qui non si fanno sconti e gli sguardi disorientati e spaventati dei giovani protagonisti (i bravi Matteo Olivetti e Andrea Carpenzano) feriscono più del caos e della violenza. Riferimenti alti (Kitano, Ferrara) e scelte di regia attente per una tragedia di periferia dallo sguardo autentico e senza scorciatoie pulp.

8 - Smetto quando voglio - Sydney Sibilia, 2014
Seppur fin troppo debitore di Breaking Bad e dell'ironia di Boris, è un esordio frizzante capace di diventare un cult per la generazione precaria degli anni Dieci e per chi si trova nell'allucinante condizione di dover lavorare come benzinaio, lavapiatti o giocatore di poker dopo essersi laureato a pieni voti. Alcune gag sono esilaranti e memorabili, il cast è affiatatissimo, il bersaglio è centrato in pieno. Peccato che i due sequel si siano rivelati stanchi e inutili.

7 - L'ultimo terrestre - Gian Alfonso Pacinotti, 2011
Una prima metà folgorante, surreale, grottesca e poetica. Un protagonista tragicomico, buffo e romantico, che si scontra con l'incomunicabilità e il cinismo di una società marcia e squallida dove la componente gretta e borderline schiaccia i sentimenti e gli animi sensibili. Lo sguardo del fumettista Gipi è distorto e disilluso e rielabora genialmente alcuni stereotipi della fantascienza in chiave intimista e di provincia. Senz'altro imperfetto, ma folle e genuino.

6 - La pecora nera - Ascanio Celestini, 2010
Duro, spiazzante, a inizio decennio sembrava che avesse rivelato tutto il potenziale di un nuovo autore, originale e fuori dalle convenzioni, capace di replicare anche sul grande schermo il suo istrionismo e la sua profondità testuale apprezzati in ambito teatrale. Purtroppo è stato un caso isolato, ma rimane una pellicola in grado di raccontare i perdenti e gli emarginati senza alcun tipo di scorciatoie buoniste e consolatorie, con uno strepitoso Giorgio Tirabassi.

5 - L'intervallo - Leonardo Di Costanzo, 2012
Un brevissimo frangente di vita, una parentesi esistenziale in cui due adolescenti danno spazio all'amicizia, al gioco, alla confidenza, recuperando un'innocenza strappata via da un'abitudine alla criminalità che non permette di sognare, né di prendere in considerazione la possibilità di abbandonare le proprie radici. Uno sguardo affettuoso e dolente, un sussurro pudico e innocente che ritaglia quei pochi istanti di resistenza che valgono la pena di essere vissuti.

4 - Mediterranea - Jonas Carpignano, 2015
Prima di A Ciambra, Carpignano rivela la potenza di uno stile crudo e rigoroso, impregnato di improvvisi sbalzi emotivi di pura e sincera commozione. Indagando la vita di un migrante ridotto a schiavo in una baraccopoli e costretto a raccogliere arance a pochi euro, ridefinisce senza retorica e pietismo le coordinate di un cinema del reale in equilibrio tra la missione sociale e l'idea di una macchina da presa incapace di rinunciare alla melodia degli affetti speciali.

3 - Sulla mia pelle - Alessio Cremonini, 2018
Raggelante messa in scena degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, incarnato da un irriconoscibile Alessandro Borghi. Una visione scioccante, che getta una luce mesta e livida su un Paese assassino, inetto di fronte allo spegnimento graduale di un ragazzo morto non per cause naturali mentre era affidato alla responsabilità degli organi di Stato. Un film necessario, che parte dalla tragedia di un singolo e arriva a demolire le basi portanti del nostro vivere.

2 - Miele - Valeria Golino, 2013
Se il primo film da regista della Golino è talmente riuscito ed emozionante, gran parte del merito va riconosciuto a una magnifica, magnetica, trascinante e fighissima Jasmine Trinca. I temi affrontati sono difficili e rischiosi, ma alcuni passaggi scuotono e lasciano senza parole: la forza della scrittura e la decisa volontà di emanciparsi dalla mediocrità del cinema italiano politicamente corretto sono gli altri elementi che determinano una visione palpitante, un sanissimo pugno allo stomaco.

1 - Cuori puri - Roberto De Paolis, 2017
Nella periferia romana due personaggi quasi agli antipodi si scontrano e si innamorano, ma devono affrontare difficoltà economiche, disagi sociali e il senso di colpa cattolico. Istintività, rabbia, romanticismo: gli ingredienti di un racconto di formazione all'altezza di un cinema europeo, figlio dei Dardenne, che racconta il mondo di oggi senza ricatti e abbellimenti. Straordinari i due protagonisti, Simone Liberati e Selene Caramazza, alle prese con il bisogno di sopravvivenza e la naturalezza dell'attrazione fisica.





mercoledì 9 ottobre 2019

Top Ten: Love Stories 2010 - 2019

10 - A Star is Born - Bradley Cooper, 2018
Bradley Cooper & Lady Gaga. Un pugno di canzoni bellissime che spaziano dal pop alla ballata springsteeniana, una diva senza trucco e parrucco combattuta tra il fuoco del successo e e l'amore irrazionale, un Bradley devastato, barcollante e derelitto che innamorandosi si spegne lentamente. Molto meno rassicurante di quanto possa apparire: nessuna donna ha il potere di sostituire i demoni dell'autodistruzione e dell'alcol. Tell me somethin' girl, are you happy in this modern world?

9 - 5 anni di fidanzamento - Nicholas Stoller, 2012
Jason Segel & Emily Blunt. Coppia di trentenni rimanda di continuo le nozze per reciproche ambizioni di carriera. Più il tempo passa e più il matrimonio non s'ha da fare. Fino alla rottura, forse definitiva. Commedia leggera e profonda, con personaggi complessi e moderni, capaci di rappresentare una generazione per cui non è più possibile progettare a lungo termine. Tra l'ironia dolceamara delle migliori serie comedy e la poesia di James L. Brooks. The first important thing to remember about marriage is that it requires commitment. The second is that so does insanity.

8 - Questione di tempo - Richard Curtis, 2013
Domhnall Gleeson & Rachel McAdams. Il desiderio di ogni maschio timido e imbranato: tornare indietro nel tempo per rimediare alle occasioni perse, conquistare la ragazza del nostro cuore e modificare il destino di entrambi. Curtis gira la versione ottimista di Se mi lasci, ti cancello, trasmettendo l'idea che l'amore sia ancora un gioco semplice e possibile. Rachel è talmente incantevole e deliziosa che sembra vivere in un sogno. Live life as if there were no second chances.

7 - Il lato positivo - David O. Russell, 2012
Bradley Cooper & Jennifer Lawrence. Scontri e passi a due tra un bipolare ossessivo convinto di riuscire a riconquistare la ex moglie e una giovane vedova libertina e irascibile. Si accorgeranno di essere indispensabili l'uno per l'altro. Il miglior film di Russell: una riflessione sulla pericolosità delle passioni, curabili soltanto con l'abuso di psicofarmaci. Oppure rinunciando all'irrazionalità e dialogando con ciò che ci circonda davvero. You love her even before you realized it.

6 - Café Society - Woody Allen, 2016
Jesse Eisenberg & Kristen Stewart. Il miglior Woody del decennio: la Hollywood degli anni Trenta, i primi batticuori, il passato che torna a bussare ma che non può essere recuperato. Accettando di diventare quello che non abbiamo mai voluto, per superare lo shock di un amore e di una vita che non si sono realizzati. Eisenberg è meravigliosamente ebreo, mentre Annie questa volta è una Kristen sempre più raggiante, la cui assenza rimarrà impressa per sempre. Life is a comedy written by a sadistic comedy writer.

5 - The Big Sick - Michael Showalter, 2017
Kumail Nanjiani & Zoe Kazan. Si frullano Funny People, 50 e 50 e Master of None, ma il risultato finale è ancor più intelligente e tragicomico: con freschezza e autoironia, Nanjiani racconta le difficoltà di essere americani e pachistani, e tutto ciò che ne consegue nella sua relazione con la bella e dolcissima Emily. Tra battute scorrette sull'Undici Settembre e melodramma, si ha l'impressione di condividere un amore di tutti i giorni, come tanti, costretto all'improvviso a superare gli imprevisti della vita. Can you imagine a world in which we end up together?

4 - Ricordi? - Valerio Mieli, 2018
Luca Marinelli & Linda Caridi. Un amore sofferto e tormentato, denso di allegorie e significati, all'interno di un film ambizioso e vertiginoso, che conquista ed emoziona per la malinconia viscerale dei due straordinari protagonisti. Mieli compie il piccolo grande miracolo di riuscire a tradurre in immagini le irrazionali alchimie che alimentano un legame sentimentale e gli interrogativi e le briciole che restano dopo averlo vissuto. Le cose sono meno belle perché ci angosciamo che finiranno.

3 - Storia di un fantasma - David Lowery, 2017
Casey Affleck & Rooney Mara. Con un tono struggente e una calma ipnotica, lo spettro di Casey si aggira per la casa, testimone inerte del dolore della compagna. Un horror dell'anima, che penetra nella paura più profonda, inconfessabile e autentica: perdere per sempre chi amiamo. Assumendo il punto di vista di chi se n'è andato, Lowery riesce a trasmettere quel senso d'immortalità che appartiene soltanto al mistero del sentimento. What is it you like about this house so much? History.

2 - Take This Waltz - Sarah Polley, 2011
Seth Rogen & Michelle Williams. Straziante, dolorosissima fine di una storia, semplicemente perché sostituita da un'altra. Il film della Polley è diretto e spudorato, femminista e impietoso. Si conclude con una Michelle sulle giostre mai così bella e luminosa, che va incontro a un altro futuro ignoto chiudendo senza motivi logici e razionali con il passato. Per un amore che nasce, ce n'è sempre un altro che muore. Sulle note di Video Killed the Radio Star si rimane frastornati, senza parole. Life has a gap in it. It just does. You don't go crazy trying to fill it like some lunatic.

1 - Blue Valentine - Derek Cianfrance, 2010
Ryan Gosling & Michelle Williams. Magia, gioventù, sesso e romanticismo: gli ingredienti segreti di un amore unico, diverso da tutti gli altri. Ma, spogliati dalle bellezze dell'eccitazione e della giovinezza, quel rapporto si trasforma in una prigione asfissiante e la tenerezza che sprigionava libera viene schiacciata da risentimenti soffocati che sfociano nell'abisso e nell'abuso psicofisico. Il destino di tutte le storie d'amore è l'esaurimento. How do you trust your feelings when they can just disappear like that?