lunedì 4 gennaio 2016

Top 10 Attrici Italiane

10 - Giovanna Mezzogiorno - Roma, 1974
Negli ultimi anni si sono un po' perse le tracce, purtroppo. Peccato, perché la figlia di Vittorio Mezzogiorno ci aveva fatto innamorare di lei ai tempi de L'ultimo bacio e invidiavamo molto Stefano Accorsi che si era permesso il lusso di tradirla con Martina Stella. Il suo picco di popolarità fu raggiunto, però, nel 2003 con La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek.

9 - Anita Caprioli - Vercelli, 1973
Brava e bella, molto sottoutilizzata. Debutta in Tutti giù per terra di Davide Ferrario ma ci conquista in Santa Maradona (anche lei al fianco di Accorsi) e in Ma che colpa abbiamo noi di Carlo Verdone. Il suo ruolo migliore, però, è quello dell'addestratrice di delfini in Non pensarci di Gianni Zanasi, la commedia italiana più bella e "malincomica" del nuovo millennio.

8 - Vittoria Puccini - Firenze, 1981
Deve la sua popolarità a Elisa di Rivombrosa ma non si tratta della solita cagna da fiction italiana. Incantevole, abbiamo cominciato a prenderla sul serio come attrice in Ma quando arrivano le ragazze? di Pupi Avati, divisa tra Santamaria e Briguglia. Ma è al fianco di Stefano Accorsi (ancora lui!) in Baciami ancora che entra definitivamente nel nostro cuore.

7 - Donatella Finocchiaro - Catania, 1970
Debutta al cinema tardi, a trentadue anni, in Angela di Roberta Torre. Ma è un'attrice magnifica, eroticamente mediterranea: non si dimenticano la passionale malavitosa di Galantuomini, così come la splendida Giulietta di Terraferma. Più teatro che cinema nel suo curriculum, ma ogni volta risulta essere un valore aggiunto.

6 - Claudia Gerini - Roma, 1971
Non le perdoniamo il marito, Federico Zampaglione dei Tiromancino. E se la fama nazional-popolare è arrivata con Viaggi di nozze di Verdone, noi la amiamo da Lucignolo, in cui interpreta una fata turchina oggetto dei sogni di Massimo Ceccherini. Talento, versatilità e bellezza sono confermati dalla sua interpretazione ne Il mio domani di Marina Spada.

5 - Alba Rohrwacher - Firenze, 1979
Probabilmente la miglior attrice italiana di oggi. Davvero indimenticabile la sua prova ne La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, ma si era già fatta apprezzare molto in Io sono l'amore di Luca Guadagnino e ne L'uomo che verrà di Giorgio Diritti. Una delle poche interpreti italiane che riescono a tenere in piedi un intero film, vedi Vergine giurata.

4 - Valentina Lodovini - Umbertide, 1978
Ormai nota per essere una bomba sexy, rischia di rimanere troppo legata alle due commediole italiote con Bisio e Siani. Noi l'avevamo già notata nel bellissimo La giusta distanza di Carlo Mazzacurati, dov'era stata un'autentica sorpresa; bravissima anche in Fortapasc di Marco Risi e ne La donna della mia vita di Luca Lucini.

3 - Valeria Solarino - Morro de Barcelona, 1978
Nata in Venezuela da padre siciliano e madre torinese. Un mito per ogni liceale milanese che abbia amato Fame chimica: il suo nudo frontale non si cancella. Eccessivamente bella ne La febbre di Alessandro D'Alatri e in Signorina Effe di Wilma Labate; anche nel suo caso, le rimproveriamo il compagno, quel Giovanni Veronesi regista di tante inutili commedie.

2 - Isabella Ragonese - Palermo, 1981
Amore e odio per Isabella Ragonese: imperdonabile la scelta di fidanzarsi con Samuel dei Subsonica. Detto questo, non possiamo nascondere di aver perso letteralmente la testa dopo aver visto Dieci inverni di Valerio Mieli. Ad ogni modo, è il raro esempio di un'attrice italiana bravissima e sinceramente bella, in maniera molto semplice e autentica. 

1 - Jasmine Trinca - Roma, 1981
Probabilmente, sarebbe sufficiente il solo Miele di Valeria Golino: mai visto un personaggio femminile così audace e cazzuto, così fico. E lei è fica ma anche brava, va detto: già dai tempi de La stanza del figlio sembrava di un livello superiore. Altri due titoli per rafforzare il primato in classifica: Romanzo criminale di Michele Placido e Un giorno devi andare di Giorgio Diritti.

Emiliano Dal Toso



martedì 22 dicembre 2015

Il Pagellino: I film del Natale

Il ponte delle spie - Steven Spielberg 9: una dichiarazione d'amore al diritto e un inno alla diplomazia. Spielberg al suo meglio: attenti a non confondere retorica con le sfumature di un cinema morale, giusto, che ridefinisce il significato dell'espressione "uomini tutti d'un pezzo". E due personaggi memorabili: l'avvocato semplice, ordinario Tom Hanks e la spia russa sincera, orgogliosa Mark Rylance.

Star Wars - Il risveglio della Forza 8: J.J. Abrams omaggia il Mito e lo rinnova, bilanciando perfettamente adrenalina e nostalgia canaglia. Il film che può accontentare ogni target di pubblico: dai fan di vecchia data che negano l'esistenza della seconda trilogia fino al bambino che si appassiona alla saga grazie ai LEGO comprati dal papà. Furbo ma poderoso.

Quel fantastico peggior anno della mia vita - Alfonso Gomez-Rejon 8: un equilibrio quasi miracoloso tra ironia e tragedia, e tante strizzatine d'occhio al cinema indie più amato degli anni Duemila (Wes Anderson, Michel Gondry). Si ride molto, a volte di gusto, altre volte con un senso di infinita tristezza destinato a prendere il sopravvento.

La isla minima - Alberto Rodriguez 7: l'intenzione di utilizzare il noir per parlare di uno stato d'animo diffuso appare evidente: lo schema narrativo è corretto e archetipico, il comparto tecnico robusto e professionale. Dagli ambienti cupi e desolati fino ad atmosfere tra il marcio e l'occulto, sembra di assistere a un riadattamento di True Detective, ma non ci sono Harrelson e McConaughey.

Mon Roi - Maiwenn Le Besco 7: può un solo attore salvare un film di per sé piuttosto banalotto e un po' fighetto? Decisamente sì se si chiama Vincent Cassel. L'ex marito di Monica Bellucci è un vero spettacolo nei panni di un adorabile figlio di puttana, dongiovanni indefesso, menzognere e cialtrone di prima categoria. Eppure, riesci sempre a volergli bene.

Francofonia - Aleksandr Sokurov 7: cinematograficamente, è il solito Sokurov un po' naif che onestamente non amo. Ma, questa volta, il discorso che sta dietro alla confezione da festival è mai come ora necessario: l'importanza di ribadire un'identità europea, attraverso l'arte e i volti in cui ci rispecchiamo e ci riconosciamo. E il Louvre è la nostra arca di Noè.

Mustang - Deniz Gamze Erguven 6: per quanto nobile, l'intento dell'esordiente regista turca è riuscito a metà: il ritratto di cinque adolescenti alla ricerca della felicità, e di diritti, non è privo di passaggi ruffiani e prevedibili. E così sembra di assistere a un remake de Il giardino delle vergini suicide più serio e impegnato, ma senza i guizzi pop-rock di Sofia Coppola.

Heart of the Sea - Ron Howard 5: si può dire cinema vecchio? Anacronistico? Forse no, dato che l'assenza di coinvolgimento emotivo è il maggior difetto di un film che non ingrana mai e che cerca di collegarsi macchinosamente ai soprusi ambientali di oggi. E, a differenza di Michael Mann in Blackhat, Ron Howard non compie il miracolo di rendere funzionale l'inespressività di Chris Hemsworth.

Perfect Day - Fernando Leòn de Aranoa 5: il tentativo di raccontare l'assurdità della guerra con un taglio non privo di battute ironiche e di dilemmi sentimentali rimane sospeso a metà senza incidere, come se il regista non fosse mai convinto del tutto. Resta così un po' incerto quale sia il vero senso dell'operazione: non dobbiamo disperarci troppo ma neanche ridere eccessivamente. E quindi?

Le ricette della signora Toku - Naomi Kawase 5: una robina-ina-ina, anche piacevole ma assolutamente trascurabile. Ci chiediamo se sia questo il cinema che debba essere visto anche da noi. E se pensiamo che per vedere Love di Gaspar Noè potremmo essere costretti a compiere atti illegali, la carineria diventa irrito, prurito, insensibilità nei confronti di una storiella per appassionati di cucina.

Irrational Man - Woody Allen 4: "ehi Woody, dai, veloce che dobbiamo andare!" Sembra che qualcuno dai piani alti abbia messo il fiato sul collo di Allen, sia in fase di sceneggiatura che di regia, talmente questo film è svogliato e raffazzonato. Ed è un peccato ancora più grande se i protagonisti sono Joaquin Phoenix e un'incantevole Emma Stone. Il bigino nichilista del Woody-pensiero in versione depressa.

Il professor Cenerentolo - Leonardo Pieraccioni 0: ho sempre pensato che Pieraccioni sia molto peggio dei cinepanettoni. I cinepanettoni sono prodotti intellettualmente onesti, sinceramente beceri, consapevoli di avere un target di pubblico ben definito. Pieraccioni, invece, è becero e ipocrita, e ormai non riesce a far ridere più neppure involontariamente. Questo film è un ulteriore conferma.










martedì 8 dicembre 2015

I Film del 2015 degli Amici Lettori

Dominio assoluto di Paolo Sorrentino con Youth - La Giovinezza. Non era mai successo nella storia del blog che un film fosse così tanto votato; ed è la prima volta che il vincitore non viene decretato al fotofinish. Il film con Michael Caine ha avuto 11 segnalazioni ed è seguito dalla sorpresa Whiplash che ne ha avute 6. Si posiziona al terzo posto l'amato Pixar Inside Out. Delusione per Matteo Garrone: Il racconto dei racconti ha avuto soltanto un voto.

Alice Grisa
Birdman
Youth
The Lobster

Alvise Wollner
The Tribe
The Lobster
Youth

Angelica Gallo
Non essere cattivo
Birdman
Mustang

Arianna Montanari
Inside Out
Il racconto dei racconti
The Tribe

Davide J. Giordano
Mad Max: Fury Road
The Visit
Sicario

Fabio Beninati
Vizio di forma
Youth
Non essere cattivo

Francesca Peralti Macalli
La scomparsa di Eleanor Rigby
Youth
Inside Out

Giancarlo Mazzetti
Mia madre
Mon Roi
Giovani si diventa

Giovanni Dal Toso
Youth
Black Mass
Alaska

Graziano Biglia
Mia madre
The Lobster
Whiplash

Juxhin Myzyri
Whiplash
Bota Café
Calvario

Linda Grazia Pola
Youth
Forza maggiore
Inside Out

Lorenzo Gramatica
Mad Max: Fury Road
Ex Machina
Vizio di forma

Luca Ottocento
Vizio di forma
Mustang
Foxcatcher

Luca Recordati
Birdman
Whiplash
The Lobster

Marco Dal Toso
Youth
E' arrivata mia figlia
La felicità è un sistema complesso

Marco Solè
Whiplash
Sicario
Foxcatcher

Massimiliano Gavinelli
White God
Youth
Whiplash

Mattia De Gasperis
Youth
Inside Out
James White

Mattia Palma
Mia madre
Forza maggiore
Hungry Hearts

Melis Rossi
Youth
Inside Out
La famiglia Belier

Paolo Quaglia
Francofonia
American Sniper
The Green Inferno

Riccardo Tanco
Blackhat
Foxcatcher
45 anni

Roberto Ciliberto
E' arrivata mia figlia
Tutto può accadere a Broadway
Forza maggiore

Simone Carella
Whiplash
Youth
45 anni

11 Youth 
6 Whiplash
5 Inside Out
4 The Lobster
3 Birdman, Forza maggiore, Foxcatcher, Mia madre, Vizio di forma
2 45 anni, E' arrivata mia figlia, Mad Max: Fury Road, Mustang, Non essere cattivo, Sicario, The Tribe
1 La felicità è un sistema complesso, La famiglia Belier, Black Mass, Alaska, White God, Bota Café, Calvario, Ex Machina, James White, Hungry Hearts, Tutto può accadere a Broadway, The Visit, Il racconto dei racconti, Francofonia, American Sniper, The Green Inferno, Blackhat, Mon Roi, Giovani si diventa, La scomparsa di Eleanor Rigby 

I FILM DELL'ANNO DEGLI AMICI LETTORI
2011 - Melancholia - Lars von Trier
2012 - Moonrise Kingdom - Wes Anderson
2013 - Django Unchained - Quentin Tarantino
2014 - The Wolf of Wall Street - Martin Scorsese
2015 - Youth - Paolo Sorrentino



sabato 5 dicembre 2015

Superclassifica: I Migliori Film del 2015

20 - Quel fantastico peggior anno della mia vita - Alfonso Gomez-Rejon
Un equilibrio quasi miracoloso tra ironia e tragedia, e tante strizzatine d'occhio al cinema indie più amato degli anni Duemila (Wes Anderson, Michel Gondry). Ma è un film che si fa voler bene: si ride molto, a volte di gusto, altre volte con un senso di infinita tristezza destinata a prendere il sopravvento.

19 - Babadook - Jennifer Kent
Horror profondo e viscerale, che si confronta con le paure e le ossessioni dell'infanzia, nascoste nella cameretta e nel buco nero emotivo di ogni bambino. E, in fondo, non sono altro che le stesse di una mamma vedova dalla mente devastata: il mostro convive con la nostra quotidianità, e abita a casa nostra. All'esordio, la regista firma un nuovo must di un genere finalmente in ripresa.

18 - La felicità è un sistema complesso - Gianni Zanasi
Esilarante, anarchico, agrodolce. Storie di individui che stanno consapevolmente per affondare ma capaci di ritrovare il piacere di giocare, di perdere tempo con la bellezza delle piccole cose. E se c'è un filo conduttore quello è il rapporto tra padri e figli: seguendo le orme dei genitori, si va a fondo. Abbiamo il diritto di poter essere sempre alla ricerca del nostro posto nel mondo.

17 - Un mondo fragile - César Augusto Acevedo
Ritratto intimo di una famiglia contadina, asciutto e mai ricattatorio, privo di consolazioni. Un'America latina lontana da tentazioni cartolinesche in un lavoro esteticamente perfetto, che getta una luce dolorosa su un mondo ai margini della sopravvivenza. Il rigore formale è ripagato da passaggi di grande emozione nelle dinamiche tra esseri umani.

16 - Giovani si diventa - Noah Baumbach
Incontro e scontro generazionale: il quarantenne che si serve del processo tecnologico per paura di non essere al passo coi tempi contro il venticinquenne che ribadisce la propria mondanità vintage, modaiola e pseudo-alternativa. Un'impietosa descrizione degli hipster di oggi: abituati a costruire la forma prima del contenuto, schiavi delle pose e del trend estetico del momento.

15 - Inside Out - Pete Docter, Ronaldo Del Carmen
Si rimane meravigliati di fronte all'architettura mentale congegnata dall'abile creatività della Pixar. Si ride, si piange, in un tripudio di emozioni destinato a rappresentare un nuovo punto di svolta tecnica e, soprattutto, intellettuale del cinema d'animazione. E con il sacrificio del bellissimo personaggio di Bing Bong siamo tutti costretti a fare i conti, prima o poi.

14 - Sangue del mio sangue - Marco Bellocchio
Marco Bellocchio al suo meglio: famiglia, religione, borgo antico, uno sguardo tra l'incredulo e l'onirico. Impagabile Roberto Herlitzka, emblema del vampiro dei giorni nostri, ma in decadenza; lucido e graffiante il duetto con Toni Bertorelli in uno studio dentistico, forse la scena dell'anno. Nel frattempo, il Paese si rifiuta di apprendere dalla propria Storia e, imperterrito, sorridendo peggiora.

13 - The Lobster - Yorgos Lanthimos
Disturbante e perversa riflessione sulle mediocrità dell'uomo, contrapposte a una società che non può fare a meno di catalogare e di etichettare. Come in un libro di Michel Houellebecq, Lanthimos bilancia ottimamente registri surreali e tragicomici, riflettendo sulla contemporaneità con ironica disillusione: il merito è anche di un immenso Colin Farrell. 

12 - Leviathan - Andrey Zvyagintsev
La sofferenza della vita terrena è in contrasto con l'indifferenza di una Natura che giganteggia, e che procede in direzione opposta rispetto all'incapacità dell'essere umano di liberarsi dalle catene. Sullo sfondo, l'unica consolazione in grado di riscaldare il gelido vivere è la vodka: la compagna fedele nei momenti di distensione, di rassegnazione, di solitudine.

11 - Ritorno alla vita - Wim Wenders
Wenders è ancora desideroso di sperimentare e riflettere sulle potenzialità inesplorate della Settima Arte. Un utilizzo del 3D apparentemente innocuo, ma fondamentale per penetrare nell'anima persa di un dolente James Franco, scrittore in crisi artistica e personale. Un'opera raffinatissima, dove la fotografia plumbea possiede la stessa importanza dell'intensità delle interpretazioni.

10 - White God - Sinfonia per Hagen - Kornél Mundruczò
Rabbiosa e sovversiva denuncia nei confronti dello sfruttamento delle minoranze, dei soggetti deboli e dei rifiutati. Cani bellissimi e maltrattati che si organizzano per prendere il controllo di Budapest e per ribellarsi al genere umano: non ci sono dubbi per chi parteggiare. Dalla relazione tra cinefilia e cinofilia, è uno dei risultati più potenti ed emozionanti.

9 - Foxcatcher - Bennett Miller
Il corpo non tiene, è destinato a consumarsi, ed ognuno di noi è facilmente corruttibile dal richiamo del denaro e dell'autodistruzione. Uno stile classico al servizio di un terzetto d'attori in stato di grazia (Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo) e funzionale al grigiore d'America: una parabola sul dominio economico e culturale di chi ha sempre inseguito l'apparenza come punto d'arrivo.

8 - Il ponte delle spie - Steven Spielberg
Una dichiarazione d'amore al diritto e un inno alla diplomazia. Spielberg emoziona, come solo lui può, supportato da una sceneggiatura memorabile di Joel ed Ethan Coen e dalle prove dell'avvocato Tom Hanks e della spia russa Mark Rylance. Perfetto, attuale, commovente per il valore e il significato che riassegna all'espressione "uomini tutti d'un pezzo".

7 - Whiplash - Damien Chazelle
Racconto di formazione furente, che riflette sull'impossibilità di non rinunciare agli aspetti più lievi e superficiali della vita, dovendoli sacrificare con l'applicazione e la tensione costante di riuscire a realizzare i propri sogni. Psicosi a due tra maestro e allievo, tra vittima e carnefice, tra padre e figlio, sulle note di un pezzo jazz nervoso e sincopato.

6 - 45 Anni - Andrew Haigh
I segni, i volti, le rughe degli indimenticabili Tom Courtenay e Charlotte Rampling sono il cuore pulsante di un grande film che scava nelle pieghe profonde di chi è in grado di conservare l'eternità di un sentimento, per quanto possa rimanere apparentemente congelato. L'amore non è mai una cosa semplice, forse è soltanto un'invenzione dei poeti.

5 - Youth - La Giovinezza - Paolo Sorrentino
C'è tanto, c'è tutto in quella che è una partitura musicale più che una sceneggiatura: eppure, Sorrentino si rivela meravigliosamente coerente, diretto e brutale, sincero e mai cervellotico. Una serie di personaggi immensi, ribadendo ciascuno il proprio ruolo e inneggiando alla leggerezza e alla canzone semplice.

4 - Blackhat - Michael Mann
Mann continua a interrogarsi sull'Uomo, a osservare i suoi addii. In un mondo virtuale che si riproduce e si copia a propria immagine e somiglianza, lui continua a riprendere una scena d'azione come se fosse una scena d'amore, e una scena d'amore come se fosse una scena d'azione. Lo può fare soltanto chi non conosce la differenza tra la passione per una donna e quella per un eroe.

3 - Sicario - Denis Villeneuve
Va avanti il processo di rivisitazione del poliziesco, in chiave nera, disperata, senza nessuna via d'uscita. Questo è il mondo che ci meritiamo, ed è un mondo di lupi, dove chi si illude di rispettare i protocolli e la legge ne esce sconfitto. Si astengano moralisti e femministe: nella guerra tra il vendicativo Benicio Del Toro e la straordinaria Emily Blunt, fragile agnellino, vince il primo.

2 - Vizio di forma - Paul Thomas Anderson
PTA ci ha fregato anche questa volta. Dopo un primo approccio alla visione un po' nebuloso, il film cresce e non se ne va più, rimane impresso per le sue esplosioni improvvise di genio, di follia, di allucinazione. Si resta inebriati e attoniti, mentre la controcultura si accartoccia malinconicamente su se stessa e la macchina capitalista entra nelle nostre vite con prepotenza, corrompendole per sempre.

1 - La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson
L'elaborazione di un lutto e la fine di un amore da due punti di vista, quello femminile e quello maschile. Un esperimento cinematografico magico, magistralmente incastrato, doppio ma unico, differente tra sé per umori e temperature emotive. Come in Boyhood, il Tempo è il vero grande protagonista. E specchiandoci in James McAvoy, piangiamo con una magnifica, inarrivabile Jessica Chastain.

ATTORE DELL'ANNO: Colin Farrell (The Lobster, True Detective)

ATTRICE DELL'ANNO: Jessica Chastain (La scomparsa di Eleanor Rigby)

I MIGLIOR FILM DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'

2011 Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012 Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013 The Master - Paul Thomas Anderson
2014 Boyhood - Richard Linklater
2015 La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson









mercoledì 2 dicembre 2015

Flop Ten: I Bidoni del 2015

10 - Irrational Man - Woody Allen
Joaquin Phoenix perfetto, Emma Stone incantevole, purtroppo chi non risponde all'appello è proprio lui, Woody. Giunto a ottant'anni, sembra girare sempre più svogliato, col pilota automatico, sempre più pigro e sbrigativo nell'illustrazione delle ragioni del suo nichilismo. Midnight in Paris rimarrà, probabilmente, l'ultimo colpo di genio purissimo.

9 - Suburra - Stefano Sollima 
Prodotto cinematografico prestampato, preconfezionato, stilizzato, fumettistico senza avere il coraggio di ammetterlo. Non c'è traccia di riflessioni serie sul Paese, ma non si conoscono neppure così bene le regole del noir: la sceneggiatura è confusa, alcune trovate sono inspiegabili, e la sovrabbondanza di personaggi e situazioni è funzionale soltanto al lancio della serie su Netflix.

8 - Selma - Ava DuVernay
Precious, The Help, Django Unchained, Lincoln, 12 anni schiavo. Da quando le nomination all'Oscar si sono allargate fino a un massimo di dieci, la comunità afroamericana deve sentirsi rappresentata almeno da una pellicola. Questo deve succedere anche se ci si trova di fronte a un lavoro incredibilmente compassato, didascalico, cronachistico. Un'interminabile lezioncina di Storia.

7 - Life - Anton Corbijn
Anton Corbijn, noto fotografo, deve aver messo tutto se stesso per raccontare la genesi di James Dean, una delle più grandi icone del Novecento. Purtroppo, la cura formale ed estetica non va mai di pari passo con l'abilità drammaturgica di rendere davvero vibranti le inquietudini dei protagonisti. E un film talmente moscio su un artista così bello e maledetto è un paradosso.

6 - Spectre - Sam Mendes
Non che avessi mai avuto chissà quali aspettative per un film di James Bond ma ammetto che Skyfall era stata una grandissima sorpresa. Questa volta è l'indigesta sagra delle mossettine, delle cartoline e delle cazzatine: il sospetto che Christoph Waltz non sia altro che un grandissimo cialtrone è diventato una certezza. Possiamo salvare soltanto loro, le femmine: una seducente Léa Seydoux e Monica Bellucci, orgoglio MILF.

5 - Operazione U.N.C.L.E. - Guy Ritchie
L'unico aspetto positivo è quell'Alicia Vikander di una bellezza sconvolgente. Per il resto, l'operazione Ritchie di divertire con il vintage si squaglia inesorabilmente in due ore patetiche e interminabili. Non aiutano gli interpreti maschili: Armie Hammer e Henry Cavill sono meno carismatici di un buttafuori dell'Hollywood.

4 - Terminator Genisys - Alan Taylor
Il trionfo del ridicolo involontario. Il buon Schwarzy deve trovarsi di fronte a problemi finanziari: non c'è altra spiegazione per poter giustificare un pasticcio del genere, recitato da cani, più vicino a una parodia che a un remake-sequel-reboot del capolavoro di James Cameron. Anche in questo caso salviamo soltanto la presenza femminile della gradevole Emilia Clarke.

3 - American Sniper - Clint Eastwood
Il film con cui Clint Eastwood contraddice se stesso, rinnegando le parole pronunciate in Flags of Our Fathers, ovverosia che "gli eroi non esistono". Una celebrazione agiografica di un eroe di guerra, abbandonata allo stereotipo dello yankee col cappellino tutto famiglia e muscoli, tra hamburger e partite di football, che, una volta tornato dallo scontro a fuoco, ha bisogno ancora delle armi per sentirsi vivo.

2 - Everest - Baltasar Kormakur
Catastrofico film d'apertura all'ultima Mostra di Venezia. Una parata di stelle per un polpettone ad alta quota, poco avvincente e per nulla convincente. Non si fa niente per rendere interessante una storia già nota, prevedibile in tutti i suoi aspetti psicologici e narrativi. E, sul finale, non c'è dubbio che anche lo spettatore si ritrovi travolto: da una valanga di noia.

1 - Crimson Peak - Guillermo del Toro
L'ennesima ciofeca horror di uno dei registi più sopravvalutati del millennio. Nessun brivido, nessun interesse per i protagonisti: da una Mia Wasikowska completamente esangue e inespressiva a un Tom Hiddleston imbambolato e "tronista". Gli amanti sopravviveranno pure, ma lo spettatore fa grande fatica a non sprofondare nel sonno più profondo.


PEGGIOR ATTORE: Christoph Waltz (Spectre, Big Eyes)
Un uomo che ha vinto due Oscar e poi ha costruito una carriera facendo sempre la parodia di se stesso.

PEGGIOR ATTRICE: Mia Wasikowska (Crimson Peak)
Siamo ormai certi che sia uno dei grandi fraintendimenti degli ultimi anni: non si è mai allontanata dal paese delle meraviglie.

I BIDONI D'ORO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'

2011 La pelle che abito - Pedro Almodovar
2012 Le belve - Oliver Stone
2013 Solo Dio perdona - Nicolas Winding Refn
2014 12 anni schiavo - Steve McQueen
2015 Crimson Peak - Guillermo del Toro





venerdì 13 novembre 2015

Il Pagellino: Novembre 2015

45 Anni - Andrew Haigh 9: i segni, i volti, le rughe degli indimenticabili Tom Courtenay e Charlotte Rampling sono il cuore pulsante di un grande film che scava nelle pieghe profonde di chi è in grado di conservare l'eternità di un sentimento, per quanto possa rimanere apparentemente congelato. L'amore non è mai una cosa semplice.

By the Sea - Angelina Jolie Pitt 8: un'opera fuori dal tempo, capace di destrutturare tutto ciò a cui il postmoderno ci ha abituato. Un cinema spavaldo e oltraggioso, che recupera il gusto semplice di riprendere la bellezza immobile dei corpi, dei gesti, dei dettagli. La confessione vintage e dolorosa di una coppia di divi e dei loro limiti, tra schiuma dei giorni e voyeurismo. Sicuro flop al botteghino, ma sarà un cult alla distanza.

Kreuzweg - Le stazioni della fede - Dietrich Bruggemann 8: una discesa agli inferi, un graduale processo di autodistruzione attuato in nome di valori presunti come redenzione, fede e beatificazione. Un racconto di de-formazione che soffoca ogni speranza di ribellione o di illusoria reazione laica da parte di una giovane protagonista, mentre sfiora soltanto il desiderio di esprimere una femminilità repressa.

Belli di papà - Guido Chiesa 7: commedia italiana leggermente sopra la media, apprezzabile per un Abatantuono piuttosto in forma e un trio di giovani attori sciolto e divertente. Non si urla al miracolo, ma ci si accorge che una visione piacevole, un po' frivola, in grado di intrattenere con garbo e senza la presunzione di essere lo "specchio" del Paese è sempre più merce rara.

La legge del mercato - Stéphane Brizé 7: amara riflessione sulla degenerazione del liberismo, su condizioni di precarietà lavorative e umane sempre più esasperate e su un mondo interessato ormai soltanto alla convenienza e al profitto. Meraviglioso Vincent Lindon, uno degli attori francesi più grandi di oggi, premiato meritatamente con la Palma d'oro a Cannes.

Snoopy & Friends 7 - Steve Martino 7: tanta simpatia per il film dei Peanuts. Riuscito il tentativo di ricollocare la poetica tenera ma caustica di Schulz ai ritmi e al linguaggio dei prodotti per bambini di oggi, senza snaturare la colonna vertebrale. Ad ogni modo, fa sempre più piacere vedere i piccoli ridere ed entusiasmarsi per Snoopy e Linus piuttosto che per i Minions.

Tutto può accadere a Broadway - Peter Bogdanovich 7: bellissime Imogen Poots e Jennifer Aniston, irresistibili Owen Wilson e Rhys Ifans, ritmo, battute divertenti, omaggiando la cara vecchia screwball comedy di tanto tempo fa. Non gridiamo al capolavoro, però, perché il grande vecchio Bogdanovich non aggiunge davvero niente di nuovo. 

Malala - Davis Guggenheim 6: che bella la storia di Malala Yousafzai ma che brutto questo vizio di doppiare anche i documentari. Cosa c'entra la voce di Filippo Timi con quella del papà della protagonista? Il film ha sicuramente un valore più pedagogica che strettamente artistico e, infatti, a breve sarà trasmesso da National Geographic.

Rams - Grimur Hakonarson 6: un discreto esempio di cinema finalizzato a sconfessare stereotipi e a proporre uno sguardo reale sulla quotidianità di individui fuori dal nostro tempo, ma umani, a cui ci si affeziona proprio per la loro spigolosità. Certo, bisogna essere interessati alla vita d'Islanda o a quella delle pecore, altrimenti si rischia il colpo di sonno.

Il segreto dei suoi occhi - Billy Ray 6: dignitoso remake americano del bellissimo thriller argentino di Juan José Campanella, a distanza di tempo forse troppo breve per suscitare vero interesse. Bello ritrovare Julia Roberts, un po' imbruttita ma dolente, e Nicole Kidman, un po' ageé ma ancora piena di fascino. 

Premonitions - Alfonso Poyart 5: dopo più di un'ora di noia mortale, appare finalmente il nostro amato Colin Farrell, l'unico motivo di interesse di un mezzo thriller paranormale buono soltanto per la terza serata di ReteQuattro. Consigliamo a Anthony Hopkins di trascorrere una serena pensione, per mantenere il ricordo dei bei tempi che furono.

Spectre - Sam Mendes 4: da non-bondiano, avevo riconosciuto la grandezza di Skyfall, il coraggio di mostrare un Bond affaticato, costretto a confrontarsi con il tempo che passa. A parte un grande inizio, Spectre è tutto quello che un disinteressato a 007 teme di vedere: mossettine, dialoghi riciclati, cartoline, donnine, cazzatine. E Christoph Waltz è già diventato la macchietta di se stesso. 




martedì 3 novembre 2015

45 Anni

Nonostante il titolo del fortunato album di Tiziano Ferro, l'amore non è mai una cosa semplice. E proprio alcuni film che sono attualmente al cinema lo testimoniano: non lo è durante gli anni dell'adolescenza, in quanto castigato dalla presenza suprema e inesistente di un fondamentalismo cattolico che non permette spiragli emotivi (Kreuzweg - Le stazioni della fede); non lo è con l'arrivo della mezza età, in quanto messo a repentaglio dalla vitalità di una irresistibile escort che sogna di diventare un'attrice (Tutto può accadere a Broadway); e, soprattutto, non lo è all'alba dell'anniversario dei quarantacinque anni di matrimonio, come è magnificamente provato dal terzo film del regista inglese Andrew Haigh, intitolato proprio 45 anni, presentato all'ultimo Festival di Berlino e vincitore dell'Orso d'Argento per l'interpretazione dei suoi due protagonisti, gli inarrivabili Tom Courtenay e Charlotte Rampling. I loro personaggi si trovano di fronte al momento più complesso della loro vita coniugale: Courtenay è Geoff, un uomo sconvolto dalla notizia del ritrovamento del cadavere intatto della sua prima fidanzata, scomparsa durante un'escursione avvenuta proprio qualche anno prima di conoscere la sua attuale consorte. Una relazione la cui importanza è sempre stata nascosta da Geoff a sé e alla moglie Kate, ma che, adesso, riemerge in maniera incontrollabile nella sua devastante rilevanza emozionale. Haigh pone allo spettatore un quesito già frequentato, come quello di un passato sentimentale impossibile da rimarginare nel momento in cui la sua ferita viene riaperta: la grande originalità del suo adattamento (il film è tratto da un racconto di David Constantine), però, è quella di collocare la questione all'interno della dinamica di una coppia che ha trascorso quasi una vita insieme e si appresta a celebrare la duratura solidità del proprio rapporto. Non soltanto: il terzo incomodo, in questo caso, è un morto. Ed è proprio nella sensibilità con cui viene percepito un tradimento che abita esclusivamente nelle emozioni del protagonista che il regista compie un vero miracolo di sfumature e suggestioni: i segni, le rughe, i volti di Courtenay e della Rampling sono il vero cuore pulsante, sicuramente più emblematici delle (poche) parole che si scambiano. Non esiste certezza. 45 anni assume il punto di vista femminile, quello di una donna che deve confrontarsi con il crollo improvviso delle proprie convinzioni, ma è anche un grande ritratto maschile, che scava nelle pieghe profonde di chi è in grado di conservare l'eternità di un sentimento, per quanto possa rimanere apparentemente congelato. Ribadendo che tutti noi abbiamo soltanto un gettone per incontrare l'amore della vita. E la tragicità del destino, spesso e volentieri, si pone in direzione ostinata e contraria, ostacolando la coordinazione delle emozioni.

Emiliano Dal Toso