lunedì 7 ottobre 2013

Anteprima: Drinking Buddies

Ho deciso di evolvermi anche io e di cominciare a guardare i film in streaming, ottimo modo per poter recuperare alcuni gioielli che in Italia non vengono distribuiti. Spulciando tra le varie pagine delle rete, mi sono imbattuto in questo 'Drinking Buddies', fresco fresco, uscito ad agosto negli Stati Uniti, mentre a novembre uscirà nel Regno Unito. Si tratta, dunque, di un anteprima assoluta. E se mi spingo al punto tale da volerne parlare significa che stiamo parlando di un film da non perdere. Lui e lei sono colleghi in un birrificio, amicizia speciale, entrambi fidanzati. Vanno a trascorrere un weekend formula "doppia coppia" nella casa al mare del tipo di lei. Tra il tipo di lei e la tipa di lui ci scappa un bacio. Il tipo di lei torna dal weekend frastornato e decide di lasciarla. Tutto porterebbe a far pensare che sia la volta buona che tra i due protagonisti scocchi finalmente la passione ma le cose vanno diversamente, in maniera molto realistica e poco sdolcinata. Lei si mette a darla agli altri colleghi del lavoro ma non a lui, lui si ingelosisce ma si tiene stretto la sua fidanzatina e, seppur cornuto, non ha intenzione di mettere in discussione il rapporto. Ed è proprio nella mancata concretizzazione di un amore, costantemente suggerito e incitato, che il film di Joe Swanberg trova una propria ragione d'essere. 'Drinking Buddies' racconta un rapporto uomo-donna che non è d'amicizia, non è d'amore, ma è reale, autentico, sentimentale. Una via di mezzo, difficile, quasi impossibile da gestire tra due individui molto simili, che hanno il medesimo approccio alle situazioni della vita ma non sono in grado di individuare un punto di equilibrio per poter cominciare una relazione. Ovviamente, come suggerisce il titolo, scorre molto alcool, molta birra, che rende il tutto ancora più credibile. Si percepisce, comunque, un grande senso di tenerezza e di affetto per i personaggi, mai buoni nè cattivi, mai vittime nè carnefici. Bellissima ma anche brava Olivia Wilde, molto bene pure Jake Johnson proveniente dalla serie tv 'New Girl'. Sul tema contrasto tra i sessi/maschi contro femmine, è il film migliore degli ultimi anni insieme a 'Take this waltz' di Sarah Polley, altra magnifica chicca sull'imprevedibilità delle emozioni, vergognosamente non distribuita, recuperabile anch'essa in streaming. Sia il lavoro della Polley che quello di Swanberg condividono, poi, un finale di assoluta poesia, che non chiude, lascia i puntini di sospensione, perchè i sentimenti non hanno un inizio nè una fine ma sono in continuo movimento.

Emiliano Dal Toso






venerdì 27 settembre 2013

I Magnifici Sette: Luglio - Settembre 2013

Rush, Ron Howard: un film di uomini per uomini. Per tutti coloro che da piccoli amavano "fare le gare" con le macchinine e facevano vincere sempre il loro pilota preferito, esaltandosi. Per tutti coloro che intendono lo sport non solo come un gesto fisico, atletico, ma come l'espressione di un modo di intendere il lavoro, la fatica, il sacrificio, la vita. Il trionfo di un'epoca che trasudava di passione, rappresentata da due piloti indimenticabili dalla personalità opposta: il viveur, il donnaiolo, tutto genio e sregolatezza (James Hunt) contro il calcolatore, il freddo, il professionista che va sempre a letto presto (Niki Lauda). Un Cinema classico, entusiasmante, come non se ne fanno più. Ron Howard recupera la sua verve più appassionante (quella della conflittualità di 'Frost/Nixon' unita a quella dei sogni persi di 'Apollo 13') e firma il suo Capolavoro, che non offre risposte ma soltanto possibili soluzioni, mai completamente vincenti.

Mood Indigo - La Schiuma Dei Giorni, Michel Gondry: Gondry al pieno compimento del suo ideale di Cinema, impossibile ma non grottesco, fantastico ma non fantasy. Niente come l'amore o l'illusione dell'amore è un ingrediente fondamentale per scatenare la creatività. Il mondo surreale di Boris Vian non poteva che essere il campo migliore per dare libero sfogo al genio sconfinato del regista francese e alla sua sostanza poetica, il punto più lontano da una psicosi a due.

Sacro Gra, Gianfranco Rosi: uno sguardo straordinariamente pudico e umile al servizio di una umanità ai margini, raccontando individui buffi, estremi ma sempre autentici. Rosi fotografa un'Italia dimenticata, esteticamente brutta, che non pare nemmeno essere troppo interessata a integrarsi. Più di un paio di personaggi destinati a rimanere nella memoria (il pescatore di anguille, il nobile piemontese, il veterano di fotoromanzi) in uno dei migliori Leone D'Oro degli ultimi anni.

Facciamola Finita, Seth Rogen & Evan Goldberg: folle, eccessivo, geniale debutto alla regia del grande Seth Rogen, che prende in giro se stesso e la sua compagnia di amici con i quali è approdato al cinema, immaginando una fine del mondo assurda, che non ha pietà di nessuno. Sana volgarità, un numero impressionante di rimandi e citazioni, un ritmo indiavolato per quello che è molto probabilmente il film comico dell'anno.

Starbuck, Ken Scott: altro film per uomini, un buddy movie particolarmente divertente e garbato, Ken Scott pare la risposta canadese meno sboccata a Judd Apatow. Storia di un quarantenne calciofilo che vent'anni prima era stato un donatore per una banca del seme, padre biologico di 533 figli, cento dei quali, adesso, vogliono conoscere la sua identità. Grandissimo successo in patria, già pronto il remake hollywoodiano con Vince Vaughn.

Kick-Ass 2, Jeff Wadlow: svanito l'effetto novità, il sequel del film per ragazzi più violento di tutti i tempi si regge in piedi grazie all'irrefrenabile personaggio di Hit Girl, impersonato da una Chloe Grace Moretz destinata davvero a fare grandi cose. Puro intrattenimento, che si distanzia dagli altri comics movie per un interesse particolare nei confronti delle inquietudini adolescenziali, delle turbe giovanili di ragazzi emarginati, losers poco propensi ad essere alla moda.

Questi sono i 40, Judd Apatow: ovvero 'Scene da un matrimonio' nell'America obamiana finto-pacifista e sodomizzata da Steve Jobs e da Mark Zuckerberg. Judd Apatow nel suo film meno divertente, più conformista, eppure specchio di una borghesia ormai completamente asettica, molto più vicino a James L. Brooks che ai fratelli Farrelly. Paul Rudd è un perfetto attore da commedia umana, che amaramente mostra il banale e il quotidiano.



 

mercoledì 25 settembre 2013

Venezia 2013 - Seconda parte: Miss Violence, The Unknown Known, La Jalousie, The Canyons

Questa seconda tornata della rassegna non è stata soddisfacente come la prima. E' mancato un film sorpresa come 'Tom à la ferme' del giovane talento Xavier Dolan, il mio Leone D'Oro personale. La prima grande delusione è stata 'Miss Violence' (voto 5) di Alexandros Avranas, vincitore del Leone D'Argento per la miglior regia e della Colpa Volpi per l'interpretazione maschile di Themis Panou. Se quest'ultimo premio può anche essere condivisibile, lo stile del regista greco è molto programmatico e manierista. Mi è sembrato un modo di intendere il cinema in maniera troppo rigorosa ma anche un po' ricattatoria, a cominciare dalle inaspettate scene di violenza, inserite ad arte per impressionare lo spettatore. Uno di quei lavori che vorrebbero turbare e scandalizzare ma non sono mai in grado di coinvolgere ed emozionare, troppo freddi e calcolati per entrare sottopelle. Abbastanza ridicola, poi, la scena della ragazza incinta che vomita mentre in sottofondo ascolta 'L'italiano' di Toto Cutugno. Non mi ha convinto nemmeno l'acclamato 'The Unknown Known' (voto 5) di Errol Morris su Donald Rumsfeld, la persona più giovane e più anziana allo stesso tempo ad aver ricoperto l'incarico di segretario alla difesa americano. Non mi è sembrata nè un'operazione contro Rumsfeld, nè a difesa di Rumsfeld, quanto piuttosto un riepilogo didascalico della sua carriera. Non c'è il coinvolgimento passionario di un Ken Loach ma nemmeno di un Michael Moore, e non ne esce neppure un ritratto particolarmente carismatico del protagonista. Può essere, comunque, interessante per chi non è a conoscenza delle vicende di politica estera degli Stati Uniti, così come alla stessa maniera può essere interessante un reportage di Mentana su La7. Un grandissimo plauso va a Philippe Garrel per il suo 'La Jalousie' (voto 8), opera autobiografica nella quale l'autore francese racconta le proprie tormentate vicissitudini sentimentali da attore trentenne scapestrato. Lo fa, però, con il suo senso per il cinema: raffinato, profondo, essenziale. Una capacità di sintesi narrativa impressionante, accompagnata come al solito dalla bellezza di un bianco e nero di gran classe. Bravissimo il figlio Louis nei suoi panni, splendida Anna Mouglalis nel ruolo della donna prima perdutamente innamorata e poi perduta. Un film semplice, che racconta la Vita, andando immediatamente al suo (non) significato. Il Leone D'Oro per il miglior Scult va, invece, a 'The Canyons' (voto 3) di Paul Schrader, regista di ottimi film come 'Adam Resurrected' e sceneggiatore di capolavori come 'Taxi Driver' e 'Toro Scatenato'. Sotto tutti i punti di vista, un lavoro davvero scadente. Patinato marcio. Meravigliosamente sfatta Lindsay Lohan, maialona di proporzioni cosmiche. Eppure, risulta essere l'unica ad avere un'idea di recitazione se confrontata al resto del cast. Orribile la sceneggiatura di Bret Easton Ellis, tremenda la fotografia. Ciononostante, mi ha sicuramente divertito di più rispetto a Emma Dante e a Gianni Amelio, presuntuosi, moralisti e politicamente corretti, pronti per un prime time da Fabio Fazio.

Emiliano Dal Toso



venerdì 20 settembre 2013

Venezia 2013 - Prima Parte: Via Castellana Bandiera, Sacro Gra, Trap Street, Tom à La Ferme

Settembre è tempo di ripensamenti, come cantava Guccini, ma grazie al cielo ancora nessuno ha pensato di toglierci anche la rassegna milanese dei film di Venezia, appuntamento doc per la viva e vegeta borghesia cinefila, che sarà pure snob e con la puzza sotto il naso ma per fortuna c'è. Per mia sfortuna, invece, il primo film di quest'anno è stato 'Via Castellana Bandiera' (voto 4) di Emma Dante, premiato con la Coppa Volpi per l'interpretazione femminile di Elena Cotta. Il film della Dante racchiude tutto ciò che più odio del cinema italiano: intellettualismo, retorica, patetiche allegorie. Quello che poteva essere sulla carta un divertente spunto surreale viene addomesticato con una supponenza e una mancanza di ironia davvero inquietante. In mezzo, c'è anche una storia d'amore lesbo assolutamente non necessaria. Inspiegabile il premio alla Cotta, completamente assorta in un ruolo passivo e poco interessante. Molto più condivisibile il Leone D'Oro assegnato a 'Sacro Gra' (voto 8) di Gianfranco Rosi, documentario che racconta le vite che si muovono, i mondi invisibili che abitano il Grande Raccordo Anulare di Roma. Uno sguardo straordinariamente pudico e umile si mette a servizio di una umanità ai margini, raccontando individui buffi, estremi ma sempre autentici. Rosi fotografa un'Italia dimenticata, esteticamente brutta, che non pare nemmeno essere troppo interessata a integrarsi. Alcuni personaggi si rivelano indimenticabili: dall'intellettuale nobile piemontese al pescatore di anguille, dal veterano di fotoromanzi alle vecchie prostitute annoiate. Il presidente della Giuria Bernardo Bertolucci deve averne riconosciuto il significato politico, che va nella direzione opposta di quella di un cinema cerchiobottista e politicamente corretto (vedi Cotta e 'L'intrepido' di Amelio, cioè gli altri due film italiani in concorso). Una piccola sorpresa è arrivata, invece, dalla Cina con 'Trap Street' (voto 7) di Vivian Qu, che parte da uno spunto originale e arriva ad una riflessione sull'inquietudine e il senso di paranoia che attanaglia gli abitanti delle grandi città cinesi, sottoposti a un ossessionante controllo da parte degli organi di Stato. Dinamica narrativa coinvolgente, non banale, ottimi interpreti. Ma il miglior lavoro di questa prima tornata è sicuramente 'Tom à La Ferme' (voto 8) del ventiquattrenne canadese Xavier Dolan. E' la prima volta che amo un film il cui regista è più giovane del sottoscritto. Sto invecchiando. A parte questa dolente presa di consapevolezza, il giovane Xavier mostra una notevole maturità registica (nel lavoro con gli spazi, con il sonoro, negli improvvisi sbalzi di tensione) e una dimestichezza con le dinamiche psicologiche dei personaggi impressionante. Continui ribaltamente di ruolo, complessi edipici, sindromi di Stoccolma, omosessualità esplicita e latente. Si sfilaccia un po' nel finale, ciononostante rimane predominante un'idea di Cinema di assoluta intelligenza e carica emotiva.

Emiliano Dal Toso


mercoledì 28 agosto 2013

Riflessioni Spiazzanti: La Realtà

A un certo punto, ci si arrende e si riconosce che non saremo noi a cambiare i gusti e le preferenze delle persone. Potrei andare avanti tutta la vita a scrivere che i film di Harry Potter e di 'Lord Of The Rings' sono una porcheria, che il cinema demenziale dei Farrelly e di Judd Apatow ha una profondità umana che metà dei registi europei si sogna, che Toni Servillo era un grande ma adesso ha rotto i coglioni o che 'Le conseguenze dell'amore' è un capolavoro mentre 'La grande bellezza' è una schifezza. Potrei andare avanti ma non servirebbe a niente. Ciascuno ha i suoi idoli, i suoi eroi, i suoi maestri, buoni o cattivi che siano, e non sono io a doverli indicare. Qualche tempo fa ho scritto che il cinema non insegna e non fa crescere. Non è altro che l'emozione del momento. Non credo di pensarlo veramente. Il cinema offre delle possibilità, delle alternative e dobbiamo essere noi bravi a saperle cogliere. Ho pensato al cinema di fantascienza, a 'Matrix' e a Cronenberg quando ho deciso di abbandonare temporaneamente l'utilizzo dello smartphone. Ed ho pensato nuovamente a loro quando ho preso la decisione di riutilizzarlo. Penso a Jim Carrey tutti i giorni. Penso a 'The Truman Show' quando faccio la pipì di nascosto dietro a un albero perchè ho sempre paura che ci sia una telecamera che mi riprenda. Penso a 'Se mi lasci ti cancello' quando cancello le foto dal cellulare ma poi me ne pento. E penso a 'Man On The Moon' quando vorrei leggere ad alta voce il mio libro preferito davanti a una platea di studenti universitari. Basta lotte, dunque. Basta infervorarmi perchè per gli adolescenti di oggi 'Blow' è considerato un classico, quello che 'Trainspotting' era per gli adolescenti di ieri (ovvero, i venticinquenni di oggi). In fondo, io fino a tre anni fa non avevo mai visto un film di Orson Welles. Vorrei che esistessero una cinquantina di registi, non di più, e tutti gli altri se ne andassero a fanculo. Vorrei che Johnny Depp fosse morto di overdose subito dopo 'Paura e delirio a Las Vegas', così Jack Sparrow lo avrebbe interpretato Joseph Fiennes o qualche altro coglione. Vorrei che 'La casa del 1000 corpi' non fosse l'unico horror decente del nuovo millennio e vorrei che ogni volta che guardo un film con Natalie Portman o Keira Knightley si materializzassero e mi confessassero che non hanno una vita privata ma che se ce l'avessero passerebbero tutto il tempo a fare l'amore con me. Il cinema mi ha insegnato a guardare in faccia la realtà.

Emiliano Dal Toso



mercoledì 31 luglio 2013

Top 5 Capolavori Recenti Non Distribuiti

Succede spesso che capolavori recenti non vengano distribuiti nelle sale italiane. Eppure, si tratta di pellicole che sono state premiate nei più importanti Festival e che sono state osannate all'estero. Che cosa spinge gli esercenti a fare uscire film come Se sposti un posto a tavola e a negare al pubblico titoli come Passion di Brian De Palma? Mistero. Resta il fatto che alcuni dei titoli che ho amato di più negli ultimi anni li ho dovuti recuperare all'estero o in qualche sacrosanta rassegna cinefila milanese. Eccoli.


5 - Tabu - Miguel Gomes, 2012
Recuperato al Filmmaker Festival di novembre, è un melodramma portoghese in bianco e nero diviso in due parti molto diverse tra loro. La prima, Paradiso Perduto, è di difficile assimilazione, la seconda, Paradiso, è di una bellezza sconvolgente. Nessun dialogo, trainata dalla voce fuori campo, impressa di immagini meravigliose.

4 - Starlet - Sean Baker, 2012
Questo gioiello di cinema americano come piace a noi era in concorso allo scorso Locarno ma è stato comunque ignorato dai nostri distributori. Malinconico, tenero, dolceamaro, è la storia dell'amicizia tra una giovane pornostar e una vedova ottantacinquenne un po' scorbutica. La protagonista è la modella Dree Hemingway, nipote dello scrittore, impressionante figa e ottima attrice.

3 - La Chispa De La Vida - Alex De La Iglesia, 2011
Con il dittico Balada Triste De Trompeta - La Chispa De La Vida, Alex De La Iglesia ha firmato due dei titoli più caustici, feroci e visionari del nuovo decennio. Eppure, in Italia, il primo è stato distribuito malissimo mentre il secondo non è stato preso in considerazione, malgrado la presenza di una star internazionale come Salma Hayek. Allegorico, emotivamente violento, terribilmente attuale.

2 - Take This Waltz - Sarah Polley, 2011
Ne ho già parlato un anno fa convinto che sarebbe stato visto anche sui nostri schermi, e invece no. Davvero incredibile, dato che i protagonisti sono due attori lanciatissimi come Seth Rogen (nel suo primo ruolo drammatico) e Michelle Williams (forse l'attrice americana più intensa della sua generazione). E' un capolavoro sulla fine di un amore e sull'inizio di un altro.

1 - Thirst - Park Chan Wook, 2009

E' una vergogna che non sia mai arrivato, perchè insieme ad Old Boy è il titolo più importante di quello che è il regista più talentuoso, innovativo e moderno del nuovo millennio. Melodramma horror di una bellezza visiva stratosferica, trionfo passionale di un cinema sempre alla ricerca di nuove soluzioni, sempre alla ricerca consapevolmente disperata di un amore impossibile.




martedì 2 luglio 2013

Top Ten Summer - Estate

10 - Guida Per Riconoscere I Tuoi Santi - Dito Montiel, 2006
Estate 1986 nel Queens, la scelta è quella di non tornarci mai più, almeno per vent'anni. L'esordio alla regia di Dito Montiel è di quelli da veri duri, magari strizzando molto l'occhio a Scorsese e a Spike Lee. Però, ha tutte le carte in regole per piacerci: romanzo di formazione, passato che non si può mettere alle spalle, conti con se stessi, Rosario Dawson. E' il film che ha lanciato Shia LaBeouf e Channing Tatum, e ha rilanciato Robert Downey jr.

9 - Io Ballo Da Sola - Bernardo Bertolucci, 1996
L'estate di una diciottenne Liv Tyler nel Chianti è di quelle che passano meravigliosamente in superficie, eppure lasciano il segno, non si dimenticano. Ed è il pretesto per affrontare alcuni temi tipici del grande regista italiano: la disillusione post 68, i primi amori, l'incombenza della morte, la bellezza. Indimenticabile il personaggio di Jeremy Irons. La protagonista "balla" su Rockstar delle Hole.

8 - Canicola - Ulrich Seidl, 2001
In questo caso, l'estate non è proprio ritratta come la stagione ideale per crescere, innamorarsi e per prendere il sole, anzi il caldo soffocante è la molla che fa tirar fuori il peggio da un'umanità repressa e disgustosa, in una periferia austriaca di un'agghiacciante desolazione. Uno dei film più disturbanti e gelidi che abbia mai visto, tra i più disperati. D'altronde, il regista è quello dell'esilarante e cattivissimo Paradise Love, ancora in attesa di essere distribuito anche da noi.

7 - Y Tu Mama Tambien - Alfonso Cuaron, 2001

A conferma dell'indissolubile legame tra estate e adolescenza, ecco quello che è ormai un piccolo cult, che racconta le avventure di due amici messicani in viaggio verso la spiaggia di Boca del Cielo, e della loro graduale scoperta del sesso in tutte le sue forme, soprattutto grazie alla disponibilità di una notevole spagnola ventottenne, appena tradita dal marito. Il trampolino di lancio di Gael Garcia Bernal e del regista Alfonso Cuaron.

6 - Pranzo Di Ferragosto - Gianni Di Gregorio, 2008

Strepitoso esordio autobiografico, nel quale lo sceneggiatore Di Gregorio ritrae se stesso come un solitario cinquantenne alle prese con l'organizzazione di un pranzo, al quale parteciperanno la madre ultraottantenne e altre tre vecchiette che abitano nello stesso condominio. Quasi l'opposto di un romanzo di formazione, la rappresentazione di un normalissimo ferragosto, che si preannuncia come piuttosto noioso, ma si rivela meravigliosamente tenero e semplice.

5 - SOS Summer Of Sam - Spike Lee, 1999

Il mio terzo film preferito di Spike Lee, dopo La venticinquesima ora e He got game. Assolutamente funambolico e scatenato nella descrizione di un Bronx violento e torrido, nella ricostruzione degli anni Settanta, tra punk, discomusic e cocaina. Travolgente nella narrazione della caccia a un serial killer, che ha gettato panico e paura. L'apoteosi del suo stile frenetico, pieno di rabbia, pieno di figa, pieno di vita.

4 - Adventureland - Greg Mottola, 2009

Ne ho già parlato un anno fa, sono perdutamente innamorato di questo film, troppo bello e malinconico per essere vero, talmente autentico da risultare struggente. E' l'altra faccia della medaglia del capolavoro demenziale Suxbad, il lato meno volgare e più romantico ma altrettanto favolosamente impacciato. Ha lanciato Jesse Eisenberg, il protagonista di The Social Network, ma soprattutto ha consacrato Kristen Stewart, mai così bella (e gattamorta).

3 - Stand By Me - Rob Reiner, 1986
Credo il classico che più classico non si può sul tema Viaggio-Estate-Perdita dell'innocenza. Impossibile non amarlo. Un punto di riferimento imprescindibile delle nostre vite, al quale rivolgersi quando crediamo di perdere la bussola e di non farcela. Alcuni passaggi sono addirittura nel Mito Assoluto: i racconti dell'orrore, le sanguisughe, gli addii inconsapevolmente definitivi. Sontuoso, non ci sono altre parole.

2 - L'Estate Di Kikujiro - Takeshi Kitano, 1999
Anche di Kikujiro ho già scritto il luglio di un anno fa, e non credo che debba aggiungere molto altro. E' il mio film preferito in assoluto. Per quale motivo, dunque, si trova al secondo posto? Beh, facile. I migliori arrivano sempre secondi (o ultimi). E il maestro Takeshi sarebbe assolutamente d'accordo, anzi, credo che il miglior omaggio che possa attribuirgli sia quello di metterlo sempre, in qualsiasi classifica, al secondo posto.

1 - Sapore Di Mare - Carlo Vanzina, 1983
Per quest'anno non cambiare, vengo in spiaggia per ciulare. Se non esistesse Jerry Calà bisognerebbe inventarlo. E' il capolavoro dei Vanzina, insieme al primo Vacanze Di Natale. Amabile Christian De Sica che fa il rampollo milanese, forzando pateticamente l'accento. Virna Lisi, sublime, è la capostipite delle celebri MIMF di American Pie. Il primo piano di Calà alla Capannina, nel finale, coglie forse il senso della vita. Grazie ragazzi.