giovedì 6 dicembre 2018

I Film del 2018 degli Amici e Lettori

Vittoria netta per Dogman di Matteo Garrone, che con 10 segnalazioni diventa il secondo film italiano a essere il più votato dai lettori del blog tre anni dopo Youth di Paolo Sorrentino, il grande sconfitto di quest'anno del derby più cinefilo d'Italia (Loro non ha ricevuto neppure un voto). Le scelte ricadono sempre di più su cineasti raffinati e d'autore: al secondo posto, a pari merito, troviamo Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson e Mektoub, My Love - Canto Uno di Abdel Kechiche, con 7 segnalazioni; al quarto, ecco l'ultimo Leone d'oro Roma di Alfonso Cuaron con 6 segnalazioni; al quinto coabitano il "caso" Sulla mia pelle di Alessio Cremonini e la Palma d'oro Un affare di famiglia di Hirokazu Koreeda, entrambi con 5 preferenze; seguono al settimo e all'ottavo posto due film americani molto poco convenzionali come Tonya di Craig Gillespie (4 voti) e Storia di un fantasma di David Lowery (3 voti). L'isola dei cani di Wes Anderson si ferma a 2 preferenze, mentre il fin troppo celebrato Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino riceve soltanto una segnalazione. Tra gli assenti, anche il vincitore dell'Oscar per miglior film La forma dell'acqua

Alvise Wollner
Il filo nascosto
A Star is Born
Un affare di famiglia

Andrea Sanarelli
Lazzaro felice
Mektoub, My Love - Canto Uno
Dogman

Antonio Morra
First Reformed
Il filo nascosto
Il sacrificio del cervo sacro

Arianna Montanari
Un sogno chiamato Florida
Tonya
Sulla mia pelle

Astrid Ardenti
Un affare di famiglia
Roma
Mektoub, My Love - Canto Uno

Carlo Galbiati
Storia di un fantasma
Tre volti
L'albero dei frutti selvatici

Carlos Menezes
Il filo nascosto
The Post
Roma

Claudio Balboni
Mission: Impossible - Fallout
John McEnroe - In the Realm of Perfection
Dogman

Davide Arata
Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Dogman 
Widows - Eredità criminale

Davide Giordano
Mektoub, My Love - Canto Uno
Avengers: Infinity War
BlacKkKlansman

Fabio Beninati
Mektoub, My Love - Canto Uno
Un affare di famiglia
Sulla mia pelle

Gabriele Zaffarano
Roma
Dogman
Un affare di famiglia

Giovanni Dal Toso
Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Dogman
Sulla mia pelle

Juxhin Myzyri
Tonya
Il filo nascosto
Mektoub, My Love - Canto Uno

Leonardo Strano
L'isola dei cani
Ready Player One
First Man

Linda Pola
Sulla mia pelle
Ella & John
Dogman

Lorenzo Gramatica
Dogman
Annientamento
The Disaster Artist

Luca Recordati
Mektoub, My Love - Canto Uno
The Post
BlacKkKlansman

Marco Dal Toso
Il giovane Karl Marx
Mektoub, My Love - Canto Uno
Sulla mia pelle

Marco Solé
Dogman
Tonya
Il filo nascosto

Marina Forte
Il filo nascosto
Roma 
Dogman

Massimiliano Gavinelli
The Disaster Artist
Tonya
Storia di un fantasma

Mattia De Gasperis
Il sacrificio del cervo sacro
Chiamami col tuo nome
Montparnasse femminile singolare

Mattia Pisano
L'isola dei cani
Il Grinch
Deadpool 2

Melis Rossi
A voce alta - La forza della parola
A Private War
Il filo nascosto

Rebecca Ricci
Lady Bird
Cold War
Hereditary - Le radici del male

Simone Carella
Dogman
Roma
Storia di un fantasma

Tommaso Santambrogio
Cold War
Roma
Un affare di famiglia

10 Dogman
7 Il filo nascosto, Mektoub, My Love - Canto Uno
6 Roma
5 Un affare di famiglia, Sulla mia pelle
4 Tonya
3 Storia di un fantasma
2 BlacKkKlansman, Cold War, The Disaster Artist, L'isola dei cani, The Post, Il sacrificio del cervo sacro, Tre manifesti a Ebbing, Missouri
1 A Star is Born, Lazzaro felice, First Reformed, Un sogno chiamato Florida, Tre volti, L'albero dei frutti selvatici, Mission: Impossible - Fallout, John McEnroe - In the Realm of Perfection, Widows - Eredità criminale, Avengers: Infinity War, Ready Player One, First Man, Ella & John, Annientamento, Il giovane Karl Marx, Chiamami col tuo nome, Montparnasse femminile singolare, Il Grinch, Deadpool 2, A voce alta - La forza della parola, A Private War, Lady Bird, Hereditary - Le radici del male

I FILM DEGLI AMICI E LETTORI DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - Melancholia - Lars von Trier
2012 - Moonrise Kingdom - Wes Anderson
2013 - Django Unchained - Quentin Tarantino
2014 - The Wolf of Wall Street - Martin Scorsese
2015 - Youth - Paolo Sorrentino
2016 - Io, Daniel Blake - Ken Loach
2017 - Manchester by the Sea - Kenneth Lonergan
2018 - Dogman - Matteo Garrone





martedì 4 dicembre 2018

Top 20: La Superclassifica del 2018

20 - Tre volti - Jafar Panahi
Lo sguardo acuminato, lucido e brillante, mai didascalico e manicheo, dell'iraniano Panahi verte questa volta sul retroterra rurale e culturale di una galleria di individui ancorata al passato: si alternano incontri talvolta esilaranti, altre volte di sconvolgente intransigenza e oscurantismo. Tra fiction e realtà, un'ironica e struggente testimonianza di una società sottomessa dal potere istituzionale e in cui l'arte e la libera espressione sono osteggiate.

19 - Il vizio della speranza - Edoardo De Angelis
Un'Italia 2018 inimmaginabile, mostrata attraverso un percorso cristologico che eccede ma per questo brucia. De Angelis sceglie lo schiaffo da cui è difficile riprendersi, lungo il fiume dove risuonano le canzoni di Miriam Makeba e Enzo Avitabile tra le colorate e poverissime baracche che accolgono le prostitute vendute e tenute schiave con il voodoo. Meravigliosa Pina Turco. Un film di femmine derelitte e madonne, che fa male, e poi rinasce.

18 - In guerra - Stéphane Brizé
La rabbia di 1100 lavoratori abbandonati all'improvviso da un'azienda che produce profitto ma che per la scarsa competitività sul mercato globale decide di delocalizzare. Non c'è vita oltre la fabbrica: il lavoro invade ogni aspetto dell'esistenza, e Brizé costruisce un film di sola lotta e protesta, serrato come un thriller, che contrappone l'ira e la passione di chi deve sopravvivere ogni giorno all'ipocrisia di chi è ricco e vuole esserlo ancora di più.

17 - Disobedience - Sebastian Lelio
Storia d'amor proibito, perduto e poi ritrovato, che per esistere deve nascondersi dall'ortodossia di un credo e di un'educazione restrittiva e frustrante. Lelio si sofferma sui dettagli dell'irrequietezza delle due magnifiche Rachel Weisz e Rachel McAdams, evidenziandone la frustrazione e il desiderio. E, dopo il bellissimo Una donna fantastica, si conferma come il principale erede di Pedro e del melodramma erotico.

16 - Capri-Revolution - Mario Martone
Tre racconti di formazione paralleli sull'isola di Capri nel 1914, dove gli interrogativi politici e filosofici arricchiscono la mente e lo spirito di tre personaggi alla ricerca di definire il loro posto nel mondo. Un cinema italiano di cui essere orgogliosi, alto e stimolante, che restituisce il valore filmico dei luoghi e dei paesaggi, al di là della sola bellezza estetica ma sottolineando la loro importanza storica ed evocativa. Danza, scienza, misticismo: un'alchimia di dialettica e suggestioni.

15 - Tre manifesti a Ebbing, Missouri - Martin McDonagh
La tragedia si stempera con la risata, la commozione si nasconde anche dietro personaggi imbastarditi e senzadio, che si affannano per combattere un Male invisibile, ma forse stanno soltanto cercando un po' di speranza e amore. McDonagh è il vero erede dei Coen di una volta, guarda a Fargo ma senza scimmiottarlo e offre a un terzetto d'attori inarrivabile (Harrelson-Rockwell-McDormand) delle maschere memorabili.

14 - Oltre la notte - Fatih Akin
Una mazzata emotiva, che si confronta che la macchia nazista che si è pericolosamente diffusa in alcune zone d'Europa negli ultimi anni. Una potenza di racconto e una capacità di coinvolgimento che capitano sempre più di rado: gran parte del merito è della straordinaria Diane Kruger, madre e moglie addolorata e ferita, che combatte per la giustizia ma è costretta alla vendetta. Un dramma privato secco e politico di cui abbiamo bisogno.

13 - The Disaster Artist - James Franco
La miglior espressione del genio incostante di James Franco, nei panni di Tommy Wiseau, regista pretenzioso e privo di talento, individuo a dir poco misterioso. Un'esilarante opera sul confine sottile che separa successo e insuccesso, bellezza e bruttezza, riflettendo sulla contemporaneità: l'abbattimento delle scale di valore e di merito permette a chiunque di avere le luci della ribalta. Perché il sapore del trash spesso è quello più gustoso.

12 - Storia di un fantasma - David Lowery
Il punto di vista è inedito e folgorante: non di chi elabora il lutto, ma di chi se n'è andato. Con un tono struggente e una calma ipnotica, lo spettro di Casey Affleck è testimone inerte del dolore di Rooney Mara. Un horror dell'anima, che penetra nella paura più viscerale, inconfessabile e autentica: perdere per sempre chi amiamo. E riesce a trasmettere quel senso dell'immortalità che appartiene al mistero del sentimento.

11 - L'isola dei cani - Wes Anderson
La stop motion è il terreno dove l'estro di Wes si esprime al suo meglio: i suoi mondi e le sue ossessioni trovano maggiore compiutezza, recuperando quella malinconia e quel'ironico senso di precarietà esistenziale che caratterizzavano i film di inizio carriera. Questo poi è il suo lavoro più politico: un omaggio commovente all'universo canino, che è anche una dichiarazione d'amore nei confronti di tutte le minoranze e delle differenze linguistiche e culturali.

10 - Sulla mia pelle - Alessio Cremonini
Raggelante e rigorosa messa in scena degli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, incarnato da un irriconoscibile Alessandro Borghi. Un calvario raccontato soltanto da tutto ciò che è giuridicamente accertato: la visione è scioccante e getta una luce mesta e livida su un Paese assassino, inetto di fronte allo spegnimento graduale di un ragazzo di trentuno anni, morto non per cause naturali mentre era affidato alla responsabilità degli organi di Stato.

9 - Foxtrot - Samuel Maoz
Il trauma della perdita e l'orrore della guerra raccontati attraverso la disperazione di un padre e la vita immobile in un checkpoint sperduto in mezzo al deserto. Il sangue si tramanda di generazione in generazione: un loop inesauribile dove si torna sempre al punto di partenza. Ma l'assurdità della violenza e l'ineluttabilità del fato si possono esorcizzare con la danza e con i racconti goliardici di gioventù. 

8 - BlacKkKlansman - Spike Lee
La storia vera di Ron Stallworth, detective nero che s'infiltra nel Ku Klux Klan fingendo al telefono una voce da bianco, è raccontata con toni da commedia poliziesca, tra il buddy e lo spy movie, ed è infarcita di colori e citazioni, umori e musiche che hanno formato la cultura di Spike. Elegante e leggero, ovviamente politico e attualissimo: i riferimenti ai movimenti populisti di estrema destra non sono puramente casuali. Ad ogni modo, un grande film sul camuffamento.

7 - Opera senza autore - Florian Henckel von Donnersmarck
Il regista de Le vite degli altri torna in Germania per affrontare gli scheletri nell'armadio di una Nazione sopravvissuta agli orrori del nazismo e alle fratture tra comunismo dell'Est e consumismo dell'Ovest, adottando i tumulti del melodramma. Tre ore appassionate che riportano al desiderio del racconto, tra pubblico e privato, e dell'ampio respiro dell'epica. Un'esperienza narrativa in cui specchiarsi nelle vite dei personaggi, ribadendo il significato di socialdemocrazia.

6 - Roma - Alfonso Cuaron
Il film della vita di uno dei registi più eclettici di oggi, un maestoso specchietto retrovisore su una famiglia altoborghese di Città del Messico nel 1970, dove due donne di classi sociali diverse si ritrovano abbandonate e mamme, mentre sullo sfondo si consumano gli omicidi dei militari sui manifestanti dei movimenti studenteschi. Un'opera di estetica magnifica e impareggiabile, tecnica e cuore in sintonia miracolosa. Roots Bloody Roots.

5 - Widows - Steve McQueen
America oggi, quella dove il sogno obamiano di un mondo migliore è inaspettatamente fallito, e dove saranno sempre i soldi, le armi e gli inganni a dettare le regole dei giochi. Un heist movie al femminile infuocato e vendicativo, che reagisce alla disfatta del capitalismo con gli archetipi del noir, quello in cui si ripristina il bene facendo il male, tra l'adrenalina di Michael Mann e l'ironia mortuaria di The Departed. Incredibile cast corale, tra cui spiccano la rabbia e l'orgoglio di Viola Davis e i malaffari di Colin Farrell e Robert Duvall. Sceneggiatura geniale.

4 - Il filo nascosto - Paul Thomas Anderson
L'inafferrabilità e l'invisibilità legano lo stilista Woodcock e la sua musa, moglie e poi carnefice Alma: l'amore non è uno scontro, ma la tessitura di un intreccio che non segue un percorso logico e razionale. Il capovolgimento dei ruoli è continuo e imprevedibile; la forza ipnotica di Paul Thomas Anderson, ormai alla stregua dei più grandi di sempre, non ha eguali nel cinema di oggi. Fondamentale il supporto delle raffinatissime musiche di Jonny Greenwood, tra Nelson Riddle e Bach. Sublime addio al cinema di Daniel Day-Lewis.

3 - Tonya - Craig Gillespie
Lo scandalo sportivo dell'aggressione alla pattinatrice Nancy Kerrigan, che coinvolse la sua diretta rivale Tonya Harding, è lo spunto per un manifesto sull'America più emarginata e povera, senza possibilità di riscatto, nello stesso tempo vittima e colpevole. Semplicemente perfetto: ironico senza diventare grottesco, dolente e impietoso senza diventare patetico. Margot Robbie è suadente e derelitta: nessuna aveva mai trasmesso con questa forza bellezza esteriore, disperazione sottopelle e abitudine allo squallore.

2 - Dogman - Matteo Garrone
Il pugno nello stomaco di Garrone, finalmente. Una sintesi implacabile tra tenerezza e crudeltà, tra romanticismo e cinismo: il destino degli sfortunati è miseria. E lo sguardo è inedito per il cinema italiano, lontano dagli stereotipi e dal sensazionalismo pulp, affettuoso nei confronti del protagonista ma senza concedere alternative di fuga alla sua gabbia esistenziale. Senza epica e retorica, ma partendo da un particolare episodio di cronaca nera di provincia e diventando un ampio panorama sulle condizioni precarie e instabili dell'essere umano. 

1 - Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
Abbacinante romanzo di educazione estiva ed erotica, inno definitivo alla giovinezza e alla sensualità del corpo femminile, complessa e problematica riflessione sulla contemplazione (e la frustrazione) di chi guarda. Un Kechiche mai così radicale e audace, in equilibrio tra sublime e superficie, tra sacro, profano e dance anni Novanta. Puro cinema inteso come visione sovversiva e liberatoria: un La La Land di corpi in fiore e tensione sessuale, di friccicolii nello stomaco e battiti cardiaci accelerati, che non chiude, ma lascia i puntini di sospensione. Perché dopo qualsiasi esperienza, effimera o dolorosa, la vita va avanti.

MIGLIOR ATTORE: Daniel Day-Lewis

MIGLIOR ATTRICE: Margot Robbie

I BELLISSIMI DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012 - Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013 - The Master - Paul Thomas Anderson
2014 - Boyhood - Richard Linklater
2015 - La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei/Lui - Ned Benson
2016 - Frantz - Francois Ozon
2017 - Personal Shopper - Olivier Assayas
2018 - Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche





sabato 1 dicembre 2018

Flop Ten: Le Delusioni del 2018

10 - Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) - Tom Edmunds
Sulla carta, un esordio che potrebbe rientrare nella miglior tradizione della black comedy britannica; a visione terminata, una sceneggiatura con il fiato cortissimo all'insegna di situazioni rocambolesche che si ripetono e annoiano, sfumando l'occasione di un potenziale cult e banalizzando le aspettative di partenza. E la memoria torna malinconicamente a vent'anni fa, quando dalla Gran Bretagna arrivavano per Natale commedie irriverenti e intelligenti come Svegliati Ned L'erba di Grace.

9 - Downsizing - Alexander Payne 
Primo flop d'autore dell'anno, firmato dal regista di Sideways e Nebraska, che non trova l'equilibrio giusto tra farsa e riflessione ambientalista, e finisce per perdersi tristemente per la strada ecumenica del politicamente corretto. Non morde, si rifugia in scelte convenzionali, ma nello stesso tempo i temi sono tanti e troppo pretenziosi per un semplice e divertente intrattenimento. Matt Damon in versione sempre più bolsa e brizzolata non aiuta. 

8 - Soldado - Stefano Sollima
Nonostante gli estimatori di Sollima lo abbiano decretato un cult prima della sua uscita, il sequel di Sicario è l'esempio lampante della lontananza che intercorre tra un regista che riesce a far emergere sottotesti e suggestioni (Denis Villeneuve) e un furbo mestierante: non sempre la mancanza di velleità garantisce una confezione solida e avvincente, e il regista romano si perde tra stereotipi, confusione e ambiguità razziste. Chi scrive, sia chiaro, non ha mai avuto il sospetto che fosse un fenomeno.

7 - Don't Worry - Gus Van Sant
La delusione che fa più male arriva da uno dei cineasti più amati degli ultimi trent'anni, e dall'attore più straordinario del cinema americano contemporaneo: Van Sant precipita nel tono più strappalacrime, paraculo e accomodante, mentre Joaquin Phoenix offre un'interpretazione sopra le righe che sfiora il patetismo. Jonah Hill ha perduto del tutto la carica iconoclasta di Suxbad e The Wolf of Wall Street, adeguandosi a personaggi di hollywoodiana banalità.

6 - Charley Thompson - Andrew Haigh
Dopo un melodramma struggente come 45 anni, l'inglese Haigh prova a rimodellare un immaginario di provincia americana che non gli appartiene, ribadendo la sua estraneità in ogni sequenza. Senza sporcizia e ruvidezza, il suo romanzo di formazione on the road irrita per perbenismo e lentezza, forzando in sensibilità e silenzi pseudo-autoriali la storia de La ballata di Charley Thompson di Willy Vlautin, che avrebbe meritato tutt'altro furore e coinvolgimento.

5 - Solo: A Star Wars Story - Ron Howard
Il peggior film di tutto l'universo di Star Wars. Il difetto maggiore però nasce sin dall'origine: Alden Ehrenreich è privo dell'ironia e del carisma che caratterizzavano il personaggio del primo Harrison Ford. Il suo Han è scialbo e tristemente monoespressivo. Tutto procede senza sorprese, tra battaglie spaziali grigie ed estenuanti e battute infantili che confondono l'irresistibile spacconeria dell'icona di Solo con puerili strizzatine d'occhio al target dei più piccoli.

4 - L'uomo che uccise Don Chisciotte - Terry Gilliam
Spiace davvero, ma la cruda verità è che Terry Gilliam ha terminato il suo percorso con Paura e delirio a Las Vegas. Difficile anche commentare un film così, talmente sgangherato, sfilacciato e senza ritmo da fare un po' di tenerezza, considerati poi gli interminabili travagli produttivi che l'hanno preceduto. Ma sono più di due ore di un nulla autoreferenziale che paiono non terminare mai: un lungo viaggio soporifero senza meta e direzione.

3 - La ballata di Buster Scruggs - Joel ed Ethan Coen
I Coen continuano a rifugiarsi nel citazionismo fine a se stesso, nella pura maniera, nella strizzatina d'occhio, rivolgendosi soltanto a un pubblico selezionato, in grado di cogliere la quantità industriale di riferimenti cinematografici, letterari e biblici. Sei teatrini sterili, indecisi se omaggiare o parodiare il mito della Frontiera e lo spaghetti-western: non c'è più traccia di acuminato nichilismo e disilluso sarcasmo sul mondo, ma soltanto di stanca e meccanica professionalità.

2 - Ore 15:17 - Attacco al treno  - Clint Eastwood
Mai più Clint, mai più. Un film teoricamente interessante ma che risulta di rara bruttezza: la scelta di far interpretare il ruolo dei protagonisti ai veri ragazzi americani che nel 2015 sventarono un attacco terroristico su un treno in viaggio da Amsterdam a Parigi si rivela fallimentare, al di là di ogni previsione. I dialoghi sono agghiaccianti, la retorica militarista e guerrafondaia fa accapponare la pelle. Ogni passaggio del film è un assist per il ridicolo involontario. 

1 - Escobar - Il fascino del male - Fernando Leon de Aranoa
Ma anche la patetica soap opera Tutti lo sanno dell'irriconoscibile Asghar Farhadi (immaginatela in un ipotetico undicesimo posto). La coppia Penélope Cruz & Javier Bardem ha oltrepassato il limite di sopportazione, dentro e fuori dal set: questo scadente biopic su Pablo Escobar arriva molto dopo Narcos e nessuno ne sentiva il bisogno. Entrambi sono clamorosamente fuori ruolo in una pellicola didascalica e televisiva, un gangster movie di seconda mano già pronto per la proiezione nei cinema di parrocchia, nonostante il nome del regista e l'importanza della produzione.

PEGGIOR ATTORE: Javier Bardem

PEGGIOR ATTRICE: Penélope Cruz

I BIDONI D'ORO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'
2011 - La pelle che abito - Pedro Almodovar
2012 - Le belve - Oliver Stone
2013 - Solo Dio perdona - Nicolas Winding Refn
2014 - 12 anni schiavo - Steve McQueen
2015 - Crimson Peak - Guillermo del Toro
2016 - Revenant - Redivivo - Alejandro G. Inarritu
2017 - Collateral Beauty - David Frankel
2018 - Escobar - Il fascino del male - Fernando Leon de Aranoa





mercoledì 14 novembre 2018

Top 5: Novembre 2018

5 - Summer - Kirill Serebrennikov (voto 7)
Il punk e la controcultura russa anni Ottanta, la tensione emozionale di una generazione ribelle verso il fascino dell'Occidente da consumarsi attraverso il rock, gli album e le canne. E il triangolo sì, lo avevamo considerato. Serebrennikov, regista inviso a Putin, realizza un affresco d'epoca con grande sapienza registica e un po' troppa patina, considerato il furore e l'anticonformismo che vorrebbe raccontare. Ma le trascinanti canzoni e la simpatia complessiva dell'operazione meritano la visione.

4 - Il vizio della speranza - Edoardo De Angelis (voto 8)
Un'Italia 2018 inimmaginabile, mostrata attraverso un percorso cristologico che eccede ma per questo brucia. Dopo Indivisibili, De Angelis sceglie lo schiaffo da cui è difficile riprendersi, lungo il fiume dove risuonano le canzoni di Enzo Avitabile e Miriam Makeba tra le colorate e poverissime baracche che accolgono le prostitute vendute e tenute schiave con il voodoo. Un film di donne, che fa male, e poi rinasce. Meravigliosa Pina Turco. Vincitore dell'ultima Festa del Cinema di Roma.

3 - In guerra - Stéphane Brizé (voto 8)
Tutta la rabbia di 1100 lavoratori abbandonati all'improvviso da un'azienda che produce profitto ma che per la scarsa competitività sul territorio globale decide di "delocalizzare". Non c'è spazio per la vita oltre la fabbrica: il lavoro invade ogni aspetto dell'esistenza, e Brizé costruisce un film di sola lotta e protesta, serrato come un thriller, che contrappone l'ira e la passione di chi deve sopravvivere ogni giorno all'ipocrisia e al garbo di facciata di chi è ricco e vuole esserlo ancora di più.

2 - Disobedience - Sebastian Lelio (voto 8)
Storia d'amor proibito, perduto e poi ritrovato, che per esistere deve nascondersi dall'ortodossia di un credo e di un'educazione restrittiva e frustrante, per la quale attrazione fisica, autonomia femminile e omosessualità sono sinonimi di scandalo. Lelio si sofferma sui dettagli dell'irrequietezza delle due immense protagoniste Rachel Weisz e Rachel McAdams, evidenziandone la frustrazione e il desiderio. E, dopo Una donna fantastica, si conferma come il principale erede di Pedro e del melodramma erotico.

1 - Widows - Eredità criminale - Steve McQueen (voto 9)
America di oggi, quella dove il sogno obamiano di un mondo migliore è inaspettatamente fallito, e dove saranno sempre i soldi, le armi e gli inganni a dettare le regole dei giochi. Un heist movie al femminile infuocato e vendicativo, che reagisce alla disfatta del capitalismo con gli archetipi del noir, quello per cui si ripristina il bene facendo il male, tra l'adrenalina di Michael Mann e l'ironia mortuaria di The Departed. Incredibile cast corale, tra cui spiccano l'orgoglio di Viola Davis, il dolore di Michelle Rodriguez e i malaffari di Robert Duvall e Colin Farrell. Sceneggiatura geniale.



martedì 23 ottobre 2018

Book Corner: Nel fuoco si fanno gli uomini


Il futuro del noir in Italia? Lo abbiamo letto, e si chiama Ivan Brentari. Trent'anni, milanese nato e cresciuto nel quartiere di Corvetto, Ivan ha esordito quest'anno in solitaria nella narrativa con Nel fuoco si fanno gli uomini (ed. Piemme), dopo l'ottimo successo ottenuto con Wu Ming 2 per la raccolta di racconti operai Meccanoscritto. Un romanzo che brucia, e che è testimonianza di un'altra Milano, quella delle periferie e senza Fuorisalone, spesso poco interessante per media e politici, ma perfetta per un grande racconto di genere. Per questo, consigliamo a tutti i lettori del blog di recuperarlo.

Com’è nata l’idea del romanzo e qual è stata la sua gestazione? 

Nel fuoco si fanno gli uomini l’ho scritto sette anni fa, poi l’ho rivisto e cambiato negli anni successivi, fino a quando Piemme ha deciso di pubblicarlo. È la storia dell’omicidio di una prostituta russa che si intreccia con la scomparsa di un sindacalista della Fiom. Alessandro Valtorta – il commissario che indaga sulla vicenda, un ex-eroinomane mezzo delinquente del quartiere Corvetto – diventa una sorta di occhio che scandaglia Milano per com’è oggi. O almeno per come io la vedo oggi. 

Perché hai voluto raccontare una Milano lontana dallo stereotipo e meno celebrata?

Perché la Milano efficiente e da cartolina, quella dei grattacieli di Porta Nuova, mi sta sul cazzo. E poi non la frequento, non mi appartiene. È un’iconografia falsa ad uso e consumo del potere. Un drappo che oscura tutti quei quartieri e quelle realtà più popolari che non rispecchiano il modello. Meglio la Milano di chi si arrangia, di quelli che sbagliano. Lì ci trovi più storie.

Cos’è per te il noir? Mi pare che tu ne abbia una concezione abbastanza rigorosa.

Il giallo dice: per fare il bene devi fare il giusto. Il noir dice: per fare il bene devi fare l’ingiusto. Fino al paradosso: per fare il bene devi fare il male. Nel giallo classico il crimine è il sovvertimento dell’ordine, e la sua soluzione il ripristino dell’ordine. Una visione un po’ borghese, se vuoi. Nel noir non c’è niente da ripristinare, il disordine è la regola. La morale noir è più sfuggente, più contraddittoria, a volte meno condivisibile, ma più vicina alla realtà. Quindi, tornando alla tua domanda, per me il noir è un genere letterario essenzialmente morale che presenta una visione onesta del mondo.

- Ti sei ispirato a qualche scrittore e Valtorta rispecchia un personaggio già esistito?

Valtorta è un personaggio dichiaratamente sopra le righe. Si sente responsabile per la morte del fratello a seguito di un’overdose di ero, e per quella di altre persone a lui care. Nel corso dell’indagine cercherà di regolare vecchi conti in sospeso. È un individuo violento in lotta col proprio passato. In fondo è un uomo perso che cerca un approdo. E forse l’indagine che ha davanti potrà darglielo. Sotto forma di una donna: le donne salvano sempre gli uomini. Sai, è difficile dire “mi sono ispirato chiaramente a questo autore o a quest’altro”. Posso dirti che sono sempre rimasto impressionato da due scrittori, diversissimi fra loro: James Ellroy e Manuel Vázquez Montalbán; il primo per la struttura della trama e la direzione etica delle sue storie, il secondo per la poesia che riusciva a mettere nei personaggi.

Se ho ben capito, a Valtorta dedicherai una trilogia. I prossimi romanzi avranno la stessa struttura? Cambierai i temi affrontati?

Sì, vorrei che Valtorta fosse protagonista di una trilogia. I temi cambieranno e la struttura dei romanzi, via via, diventerà più ampia. Immagino una progressione che passi attraverso tre grandi monoliti: Colpa/Ambizione/Paura.





venerdì 12 ottobre 2018

Top 5: Ottobre 2018

5 - Venom - Ruben Fleischer (voto 7)
Sembra un blockbuster degli anni Novanta? Non ha niente a che vedere con i cinecomics di oggi? Forse proprio per questo è migliore degli altri. Un tono cazzaro e ironico per la genesi di un antieroe, sfiorando riflessioni cronenberghiane più serie del solito (il contagio, il mostro dentro di noi), evitando appesantimenti nello script e sottotrame prolisse. Si fa vedere con piacere divertendo, senza la pretesa di essere un capitolo fondamentale della storia del cinema. 

4 - A Star is Born - Bradley Cooper (voto 7)
Terzo remake di un classico di William A. Wellman del 1937, al servizio del prepotente ingresso di Lady Gaga nello star system hollywoodiano. Funziona tutto, niente da dire, tranne il finale spudoratamente strappalacrime: un prodotto paraculo studiato in ogni minimo dettaglio, ma Bradley Cooper in versione alcolizzata e derelitta è uno spettacolo, le canzoni sono bellissime e le scene dei concerti valgono da sole il prezzo del biglietto.

3 - Il verdetto - Richard Eyre (voto 8)
Dilemmi interiori professionali e sentimentali di un eminente giudice dell'Alta Corte Britannica, che combatte l'estremismo religioso di due genitori contrari alla trasfusione di sangue che potrebbe salvare la vita al loro unico figlio. Tratto da un romanzo di Ian McEwan, l'ottavo film di Richard Eyre, dallo stile rigoroso ed essenziale, è il commovente ritratto di una donna integerrima e sensibile, dal divino distacco e dalla diabolica perspicacia. Emma Thompson è elegante, dolente, superlativa.

2 - BlacKkKlansman - Spike Lee (voto 8)
Bentornato Spike. La storia vera di Ron Stallworth, detective nero che s'infiltra nel Ku Klux Klan fingendo al telefono una voce da bianco, è raccontata con toni da commedia poliziesca, tra il buddy e lo spy movie, ed è infarcita di colori e citazioni, umori e musiche che hanno formato la cultura del cineasta afroamericano. Elegante e leggero, ovviamente politico e attuale: i riferimenti ai movimenti populisti di estrema destra di oggi non sono puramente casuali.

1 - Opera senza autore - Florian Henckel von Donnersmarck (voto 9)
Il regista de Le vite degli altri torna in Germania per affrontare gli scheletri nell'armadio di una Nazione sopravvissuta agli orrori del Nazismo e alle fratture tra comunismo dell'Est e consumismo dell'Ovest, adottando i tumulti del melodramma e del grande romanzo popolare. Tre ore di passione, che riportano al desiderio del racconto, tra pubblico e privato, e dell'ampio respiro dell'epica. Un'esperienza visiva e narrativa in cui specchiarsi nei personaggi, vibrare insieme a loro nel nome dell'arte, ribadendo il significato di socialdemocrazia.




giovedì 13 settembre 2018

Top 5: Settembre 2018

5 - Revenge - Coralie Fargeat (voto 7)
Pazzesca Matilda Lutz: una Lolita che si trasforma in Lara Croft dopo essere stata stuprata, concedendo fisico, sudore, saliva e urina alle trovate perverse di un rape and revenge movie che oggi è celebrato come uno dei manifesti cinematografici del #MeToo, ma forse qualche decennio fa sarebbe stato insultato. I modelli della regista sono Mad Max: Fury Road e l'horror francese di Alexandre Aja: frullateli e avrete un esordio di genere finalmente da evidenziare.

4 - Resta con me - Baltasar Kormakur (voto 7)
Lotta drammatica e disperata tra l'uomo e la natura durata 41 giorni, opera struggente d'amore e di sopravvivenza dove l'antagonista è l'oceano, profondo e infinito, mentre i protagonisti sono i suoi prigionieri dispersi. La vicenda è già nota ma grazie a un'abile alternanza dei piani narrativi non è resa in maniera prevedibile. Bravissima Shailene Woodley, che si conferma la giovane attrice americana dalle sfumature drammatiche più complesse e raffinate.

3 - Lucky - John Carroll Lynch (voto 7)
Il commiato dello splendido Harry Dean Stanton, memorabile faccia wendersiana di Paris, Texas: ci lascia con un dolceamaro elogio della lentezza nel ruolo di un novantenne veterano della Seconda Guerra Mondiale che ama essere solo ma non vuole sentirsi solo, tra esercizi di yoga e Bloody Mary, sorridendo alla vita nonostante la fine sia già scritta per tutti. Un ritratto della provincia americana non nuovo, però divertente, semplice. E quando parte Johnny Cash è facile che scenda la lacrima.

2 - Mission: Impossible - Fallout - Christopher McQuarrie (voto 7)
Siamo arrivati al numero sei, e ciò che sorprende è che la saga non mostra cedimenti: ogni volta che va avanti sembra di trovarsi di fronte all'episodio migliore. Merito delle più adrenaliniche sequenze action di tutti i tempi: questa volta è un assurdo ed entusiasmante inseguimento tra due elicotteri a lasciare senza parole. Che mondo sarebbe senza Tom Cruise: l'unico divo a essere sempre stuntman di se stesso. Nel cinema, e forse anche nella vita di tutti i giorni.

1 - Sulla mia pelle - Alessio Cremonini (voto 8)
Raggelante e rigorosa messa in scena degli ultimi sette giorni vita di Stefano Cucchi, incarnato da un irriconoscibile e incredibile Alessandro Borghi. Un calvario raccontato soltanto da tutto ciò che è giuridicamente accertato: per questo, la visione è scioccante e getta una luce mesta e livida su un Paese assassino, inetto di fronte allo spegnimento graduale di un ragazzo di trentuno anni, morto non per cause naturali mentre è affidato alla responsabilità degli organi di Stato. Un film necessario, che partendo dalla scandalosa tragedia di un singolo arriva a demolire le basi portanti del nostro vivere.