Succederà questa notte - Nanni Moretti
Ci voleva Nanni per ricordare al cinema italiano come si gira un film d’amore. Liberamente ispirato a Legami di Eshkol Nevo, segue negli anni Matteo e Greta, Louis Garrel e Jasmine Trinca: si incontrano mentre lei sta per sposarsi e continuano a sfiorarsi mentre intorno scorrono matrimoni, figli e occasioni perdute. Moretti racconta le seconde possibilità e il tempo che fugge con una leggerezza rara: sentimentale senza essere sentimentaloide, romantico senza diventare melenso. E soprattutto sa filmare gli istanti, quei frammenti apparentemente inutili che sono la materia stessa della vita. Come il magnifico ballo sulle note di She’s a Rainbow, quando la realtà si trasforma per qualche minuto in felicità pura. A 73 anni Moretti firma uno dei suoi film più luminosi e ricorda quanto possiamo essere stupidi nel lasciarci sfuggire la felicità.
Wild Horse Nine - Martin McDonagh
McDonagh prende due agenti della Cia, li spedisce tra moai e cavalli selvaggi alla vigilia del golpe cileno del 1973 e costruisce una commedia nerissima sulla colpa, l’amicizia e l’attesa della morte. È cinema allo stato puro: ironia feroce, dialoghi come duelli e una malinconia esistenziale che riporta al magnifico In Bruges. Sam Rockwell è irresistibile, Steve Buscemi favoloso nei panni di uno stralunato capo della Cia eroinomane, ma il film appartiene a John Malkovich. Il suo Chris è cinico, violento, beffardo e improvvisamente fragilissimo: un uomo che sente avvicinarsi la fine e porta addosso il peso delle nefandezze compiute. Il regista britannico, di origine irlandese, intreccia tragedia individuale e Storia senza trasformare mai la geopolitica in una lezione. Magnifico, cupo e irresistibilmente divertente.
L'estranea - Paolo Strippoli
Diciamolo senza giri di parole: è il miglior horror italiano degli ultimi venticinque anni. Bisogna tornare a Non ho sonno di Dario Argento per trovare un’opera di genere così compiuta, inquietante e consapevole. Strippoli racconta Anna (Jasmine Trinca), una madre che ha stretto un patto con una donna misteriosa per controllare il destino dei figli, costruendo una riflessione spietata sull’amore materno che diventa ossessione e sopraffazione. Magnifica la sequenza durante i festeggiamenti per i Mondiali del 2006, dove l’euforia collettiva collide con l’orrore privato. E memorabile Valeria Bruni Tedeschi, trasformata in un villain diabolico e ironico. Regia, scrittura e atmosfera sono da grande horror contemporaneo: finalmente il cinema italiano di genere non ha bisogno di rimpiangere il passato.
Dau - Ilya Khrzhanovsky
Quasi tre ore e mezza, un fisico geniale, la bomba atomica e l’Urss di Stalin. Una specie di anti-Oppenheimer russo: monumentale, estenuante, spesso magnifico. Ispirato alla vita del Nobel Lev Landau e culmine di un progetto folle durato quasi vent’anni, racconta un uomo convinto di poter difendere la propria libertà scientifica, sentimentale e sessuale mentre lo Stato gli stringe progressivamente il cappio intorno. Uno straordinario Teodor Currentzis interpreta Dau con magnetismo, mentre Khrzhanovsky ricostruisce un’Urss che sembra risorgere davanti agli occhi e firma una spietata requisitoria contro il totalitarismo. Imperfetto, smisurato, a tratti esasperante, ma capace di lasciare immagini e idee che continuano a lavorare nella testa.
Un bon petit soldat - Stéphane Brizé
Brizé torna nel mondo del lavoro e lo fa ancora una volta dalla parte di chi viene stritolato dal sistema. Alba Rohrwacher, strepitosa, è Carla, responsabile delle Risorse umane di una grande compagnia assicurativa, schiacciata tra le direttive dei vertici e la propria coscienza quando deve affrontare un brutale caso di mobbing. Sarà un disciplinato “soldatino” o troverà il coraggio di ribellarsi? Nel capitalismo di oggi le persone diventano numeri e l’etica si scontra con il profitto. Vincent Lindon è perfetto nei panni del cinico amministratore delegato, ma il film appartiene soprattutto alla Rohrwacher, magnifica nel mostrare il progressivo sgretolarsi delle certezze di una dirigente. Cinema sociale secco, amaro e necessario.
Ink - Danny Boyle
Prima dei social, del clickbait e degli algoritmi c’erano Fleet Street e Rupert Murdoch. Danny Boyle torna al 1969, quando il magnate australiano acquistò il Sun e affidò a Larry Lamb la missione impossibile di battere il Daily Mirror. Jack O’Connell è straordinario nei panni del direttore che comprende prima degli altri una regola semplice e pericolosa: per vendere bisogna dare al pubblico ciò che vuole. Redazioni fumose, rotative e telefoni diventano un campo di battaglia: una rivoluzione editoriale prima liberatoria e poi sempre più spregiudicata. Guy Pearce è un Murdoch affascinante e ambiguo. E il film soprattutto parla del presente: le copie sono diventate clic e visualizzazioni, ma la domanda resta identica. Quanto siamo disposti a sacrificare per conquistare l’attenzione del pubblico?
A Bit of Light - Ali Asgari
Arash, medico di Teheran interpretato da un magnifico Misagh Zareh, ha deciso di suicidarsi. Arrestato per aver curato alcuni manifestanti feriti dalla polizia e privato del lavoro, prima di morire vuole salutare la famiglia. Ali Asgari parte dal buio dell’Iran contemporaneo, tra repressione e paura dei bombardamenti, per raccontare qualcosa di universale: cosa ci tiene attaccati alla vita quando ogni speranza sembra svanita? Nel suo ultimo peregrinare Arash incontra pazienti, fratelli, nipoti e infine la madre, riscoprendo quei legami invisibili che credeva perduti. Con uno stile semplice, intimo e senza ricatti emotivi, il cineasta iraniano trova piccoli bagliori nel buio: il dolore forse non scompare, ma talvolta basta un po’ di luce per continuare a vivere.
Naza - Yuval Abraham, Rachel Szor
Il film sul genocidio palestinese che mancava. I registi di No Other Land non gridano, non ricattano, non fanno pornografia del dolore: lasciano che siano soldati israeliani e uomini dell’intelligence a raccontare la distruzione di Gaza. "Io sono un tecnico, non posso esprimere una posizione morale": nelle loro parole riaffiorano la banalità del male e quella “nebbia della guerra” che sospende la morale fino a rendere normale l’orrore. I volti restano nascosti nel buio, mentre i tetti e le finestre illuminate di Tel Aviv diventano lo spietato controcampo dei palazzi distrutti a Gaza. Poi, soltanto nel finale, arrivano le macerie e un padre che cerca i figli. Un film d’inchiesta essenziale e devastante, che trasforma le parole di chi ha partecipato alla macchina della guerra nel più terribile atto d’accusa.
Un peu avant minuit - Nicolas Pariser
Melvil Poupaud è Léo, 49enne che, tra una relazione in crisi e la morte del padre mai conosciuto, torna a incontrare le donne del proprio passato e rilegge la sua giovinezza da dongiovanni alla luce del #MeToo. Pariser costruisce una commedia sentimentale lucidissima, fatta di passeggiate e magnifici dialoghi che rimandano a Rohmer, decostruendo senza moralismi il discorso amoroso maschile. Ma mentre Léo fa pace con i propri fantasmi, fuori dal suo mondo Parigi brucia, attraversata da tumulti e repressione. Ed è qui che il film diventa politico: il privilegio di guardarsi indietro appartiene alla sua generazione, mentre ai giovani restano un presente in fiamme e una mezzanotte che si avvicina. Elegante, intelligente, profondamente francese.
Bunker - Florian Zeller
Il bunker più difficile da espugnare è quello costruito intorno ai nostri privilegi. Zeller firma una commedia sociale sulle contraddizioni dell’alta borghesia progressista. Javier Bardem è un architetto pronto ad accettare una fortuna per progettare il bunker di un multimiliardario, ma molto meno tollerante quando il vicino working class, un magnifico Stephen Graham, vuole aprire una finestra sul suo prezioso giardino. Benvenuti nel progressismo con antifurto. Il regista francese conserva l’impronta teatrale e la affida a due fuoriclasse: Bardem e Penélope Cruz giocano con complicità su matrimonio, privilegi e ipocrisie. Intelligente, scritto bene e sottilmente disturbante: è facile preoccuparsi dei mali del mondo, molto meno quando il mondo bussa alla nostra porta.
domenica 13 settembre 2026
Venezia 83: I 10 Colpi di Fulmine
martedì 18 agosto 2026
Obbligatori: Luglio - Agosto 2026
Robin Hood - Il prezzo del sangue - Michael Sarnoski
Cosa resta del mito quando si eliminano la leggenda, il romanticismo e l’immagine rassicurante dell’eroe che ruba ai ricchi per dare ai poveri? Un film cupo, crudo, malinconico e spietato. Non aggiorna semplicemente Robin Hood: lo mette sotto processo, mostrandone violenza, stanchezza, ferite e soprattutto il peso delle conseguenze delle proprie azioni. Hugh Jackman è perfetto nei panni di un eroe invecchiato, arrivato alla fine del proprio percorso e in cerca di redenzione. Impossibile non pensare al suo Logan: ancora un guerriero consumato dalla violenza chiamato a proteggere qualcuno più giovane. Una ballata selvaggia, crepuscolare e quasi horror, che rilegge un mito fondativo con uno sguardo disincantato.
Maldoror - Fabrice Du Welz
Un polar nerissimo, ispirato al caso di Marc Dutroux, il “Mostro di Marcinelle” che sconvolse il Belgio e ne mise a nudo le falle giudiziarie. Al centro c’è un giovane poliziotto, impulsivo e tormentato da un’indagine che l’inerzia delle istituzioni sembra condannare al fallimento. Du Welz sceglie uno sguardo crudo, spietato e asfissiante, ma dietro la macchina da presa dimostra una potenza visiva fuori dal comune. Il male diventa così il terreno per interrogarsi sul confine tra legge e giustizia: quando le regole si dimostrano incapaci di fermare l’orrore, fino a che punto è lecito infrangerle? Un viaggio agli inferi, nell’ossessione di un antieroe imperfetto, che lascia addosso un profondo senso di inquietudine.
Cos'è l'amore - Fabien Gorgeart
Commedia irresistibile, moderna, intelligente e progressista. Un film profondamente francese. E proprio per questo racconta un cinema che noi continuiamo a sognarci: per scrittura dei personaggi, verità dei sentimenti, profondità e insieme leggerezza, eleganza delle gag e precisione quasi chirurgica dei tempi comici. Una famiglia allargata, tra ex coniugi, nuovi amori e figli di padri diversi, parte per Roma inseguendo un annullamento alla Sacra Rota e finisce per interrogarsi su cosa significhi stare assieme oggi. Poi ci sono Laure Calamy e Vincent Macaigne: magnifici, fragili, buffi, veri. Due attori, e soprattutto due facce, a cui è praticamente impossibile non voler bene.
domenica 14 giugno 2026
Top Ten: Classifica Primo Semestre 2026
10 - La mummia - Lee Cronin
Un horror sorprendente e disturbante, capace di rielaborare il mito della maledizione e della possessione in modo originale e inquietante. Non ci sono i classici esorcismi: il corpo non viene invaso dal demone, ma diventa un contenitore destinato a trattenerlo, trasformandosi in qualcosa di mostruoso e irriconoscibile. Sotto la superficie del blockbuster soprannaturale, Cronin costruisce anche una riflessione sul rapporto tra amore genitoriale, decomposizione e identità, interrogandosi fino a che punto sia possibile continuare a riconoscere chi amiamo quando il corpo e la mente iniziano a mutare. Un immaginario visivo potentissimo, fatto di sequenze di body horror realizzate con grande efficacia tecnica.
9 - La più piccola - Hafsia Herzi
Fatima, giovane francese di origine maghrebina e musulmana praticante, è alle prese con la scoperta del desiderio e della propria identità omosessuale. Herzi, ex musa di Abdellatif Kechiche, riprende dal suo cinema l’attenzione ai corpi, ai silenzi e alle pulsioni della carne, ma sposta il focus verso un percorso più intimo e identitario. Straordinaria Nadia Melliti, premiata a Cannes e ai César, che dona alla protagonista una rabbia trattenuta e un’inquietudine quasi respingente. Il film vive di tensioni continue: fede e libertà, periferia e emancipazione, amore e senso di colpa. Un cinema umano, nervoso e profondamente femminile, che rivendica il diritto di scegliere se stessi contro ogni dogma religioso o sociale.
8 - Obsession - Curry Barker
Un ragazzo esprime il desiderio che la donna di cui è innamorato lo ami sopra ogni cosa. Il desiderio si avvera, ma in una forma mostruosa. Il regista 26enne Curry Barker trasforma una premessa da commedia romantica in un trip orrorifico sulla manipolazione, sull’incapacità di accettare l’altro e sulla tentazione di sostituire una persona reale con la sua proiezione ideale. Più che sugli spaventi improvvisi, il film punta su un’atmosfera disturbante e su immagini che continuano a perseguitare lo spettatore. Straordinaria Inde Navarrette, prima oggetto del desiderio e poi incubo quotidiano, capace di alternare dolcezza e follia con un sorriso già iconico, destinato a diventare una nuova maschera del cinema horror.
7 - Gli occhi degli altri - Andrea De Sica
Un'operazione coraggiosa nel panorama italiano, un melodramma erotico che rifiuta ogni compiacimento per farsi studio del desiderio e della sua deriva. Ambientato in una villa-isola sospesa, il racconto richiama apertamente il cinema di Antonioni: inquadrature decentrate, silenzi carichi, corpi smarriti nello spazio. Jasmine Trinca domina la scena, con una prova seducente e carnale, sottilissima e lacerante, capace di trasformare il piacere in inquietudine e prigionia. Il film lavora per sottrazione: ritmo rarefatto, psicologie opache, erotismo mai esibito ma profondamente perturbante. Ne emerge un’opera anticonvenzionale, che interroga il potere dello sguardo e il desiderio come forma di controllo.
6 - La grazia - Paolo Sorrentino
Una riflessione sul dubbio. La domanda che ritorna ossessivamente (“Di chi sono i nostri giorni?”) attraversa il film come una ferita aperta: chi decide della vita quando la sofferenza cancella la dignità? Dove finisce il diritto e dove comincia la misericordia? Sorrentino non dà risposte, ma costruisce un Presidente della Repubblica che vive il potere come un fardello, non come un privilegio. Non c’è ironia, né smontaggio grottesco del potere: al contrario, ci sono rispetto e ammirazione per una politica che ha il coraggio di assumersi il peso del silenzio e del pensiero. E ha il merito di cercare un equilibrio raro: quello tra etica e potere, tra legge e umanità. Il film più sobrio ed elegante della filmografia "sorrentiniana".
5 - Amarga Navidad - Pedro Almodóvar
Il grande Pedro firma uno dei suoi film più autoriflessivi, un’opera che guarda alla crisi creativa, al tempo che passa e ai sentimenti che sfuggono al nostro controllo. Attraverso il doppio percorso di una regista pubblicitaria in difficoltà e di un cineasta che cerca di raccontarne la storia, il regista spagnolo intreccia metacinema e autofiction in un elegante gioco di specchi. Più che la trama, contano le emozioni: l’amore che si trasforma, l’amicizia, il dolore e la difficoltà di comprendere davvero chi ci è vicino. E poi le fughe, i ritorni a casa. Come nella scena in cui la giovane Amaia canta la struggente Las simples cosas: "Uno vuelve siempre a los viejos sitios donde amò la vida". Almodóvar allo stato puro: fragile, malinconico e profondamente umano.
4 - Disclosure Day - Steven Spielberg
Sotto la superficie della fantascienza, c'è un rimando evidente all’America di oggi: controlli, militarizzazione, squadre speciali, un clima di sospetto e paura che riflette le derive fascistoidi del presente. E poi c’è l’alieno. Che non è solo un alieno. Come spesso accade con Spielberg, diventa il simbolo del diverso, del perseguitato, di chi viene emarginato, calpestato e privato della propria dignità. Il potere cerca di nascondere la verità, mentre Spielberg rende omaggio a chi sente il dovere di raccontarla. E il finale è meraviglioso: un mondo sull’orlo di una nuova guerra globale che si arresta all’improvviso davanti alla rivelazione. Per un momento l’umanità smette di combattersi e rimane senza parole, costretta a confrontarsi con una verità più grande: non siamo soli.
3 - Il mago del Cremlino - Olivier Assayas
Una lezione di cinema politico che unisce sintesi narrativa e tensione morale. Il racconto della Russia post-sovietica prende corpo attraverso Vadim Baranov, spin doctor di finzione modellato sull'ombra di Vladislav Surkov: un protagonista magnetico, a cui Paul Dano regala ambiguità, cinismo e malinconia. Accanto a lui, un Jude Law glaciale nei panni di Vladimir Putin e un'ipnotica Alicia Vikander in versione femme fatale. Tra Cecenia, oligarchi e propaganda, Assayas riflette su colpa e complicità nella costruzione del potere, con ritmo serrato e dialoghi taglienti. Resta l'effetto straniante dell'inglese in lingua originale, ma l'affresco storico colpisce nel segno e parla al nostro presente.
2 - Nouvelle Vague - Richard Linklater
Linklater firma un altro incanto cinematografico: un film che è prima di tutto una dichiarazione d’amore al cinema, alla sua libertà, alla sua capacità di trasformare la vita in jump-cut. Perché è l’unico antidoto alle brutture dell’esistenza e agli orrori del quotidiano. È lo spazio in cui la vita può tornare a essere un sogno, sregolato e sgrammaticato, purché si abbia il coraggio di inseguire fino in fondo le proprie idee. E anche grazie a quelle persone che scegliamo di avere accanto, magari solo per una stagione delle nostre vite, ma capaci di rendere quel frammento di tempo, quella parentesi, qualcosa di eterno. Scelte di cast trionfali, dal Godard ironico e testardo di Guillaume Marbeck all'incantevole diva Jean Seberg di Zoey Deutch.
1 - Sentimental Value - Joachim Trier
Un racconto doloroso e lucidissimo sui legami familiari, sull’incomunicabilità tra genitori e figli e su quel groviglio di colpa, amore e risentimento che chiamiamo memoria. Trier usa il cinema come strumento emotivo, una finzione necessaria per provare a rimettere assieme ciò che nella vita reale si è spezzato. Al centro, il confronto tra una figlia attrice che recita per fuggire da sé e un padre regista che crea per potersi avvicinare agli altri. Il cinema diventa terapia e condanna, rifugio e via di fuga. Straordinari Renate Reinsve e Stellan Skarsgard nel dare corpo a personaggi imperfetti, vulnerabili, profondamente umani. Un film autentico, mai ricattatorio, che trasforma il dolore in possibilità di riconnessione.
martedì 28 aprile 2026
Obbligatori: Aprile 2026
La più piccola - Hafsia Herzi
Fatima, giovane francese di origine maghrebina e musulmana praticante, è alle prese con la scoperta del desiderio e della propria identità omosessuale. Herzi, ex musa di Abdellatif Kechiche, riprende dal suo cinema l’attenzione ai corpi, ai silenzi e alle pulsioni della carne, ma sposta il focus verso un percorso più intimo e identitario. Straordinaria Nadia Melliti, premiata a Cannes e ai César, che dona alla protagonista una rabbia trattenuta e un’inquietudine quasi respingente. Il film vive di tensioni continue: fede e libertà, periferia e emancipazione, amore e senso di colpa. Un cinema umano, nervoso e profondamente femminile, che rivendica il diritto di scegliere se stessi contro ogni dogma religioso o sociale.
La mummia - Lee Cronin
Un horror sorprendente e disturbante, capace di rielaborare il mito della maledizione e della possessione in modo originale e inquietante. Non ci sono i classici esorcismi: il corpo non viene invaso dal demone, ma diventa un contenitore destinato a trattenerlo, trasformandosi in qualcosa di mostruoso e irriconoscibile. Sotto la superficie del blockbuster soprannaturale, Cronin costruisce anche una riflessione sul rapporto tra amore genitoriale, decomposizione e identità, interrogandosi fino a che punto sia possibile continuare a riconoscere chi amiamo quando il corpo e la mente iniziano a mutare. Un immaginario visivo potentissimo, fatto di sequenze di body horror realizzate con grande efficacia tecnica.
Lo straniero - Francois Ozon
Adattare il romanzo più importante di Albert Camus era una sfida rischiosa, ma Ozon riesce nell’impresa trasformando il romanzo in un film elegante e ipnotico. Meursault, impiegato apatico nell’Algeri coloniale del 1938, viene trascinato verso un delitto assurdo e un processo che finirà per giudicare più la sua indifferenza che il suo crimine. Un bianco e nero abbacinante richiama il cinema francese degli anni Trenta e Quaranta, costruendo immagini di grande fascino visivo. Straordinario Benjamin Voisin, capace di incarnare il vuoto emotivo e il mistero del protagonista senza mai forzare il personaggio. Più che un adattamento letterario, una riflessione sul conformismo sociale e sui fantasmi del colonialismo francese.
mercoledì 25 marzo 2026
Obbligatori: Marzo 2026
Nouvelle Vague - Richard Linklater
Richard Linklater firma un altro incanto cinematografico: un film che è prima di tutto una dichiarazione d’amore al cinema, alla sua libertà, alla sua capacità di trasformare la vita in jump-cut. Perché è l’unico antidoto alle brutture dell’esistenza e agli orrori del quotidiano. È lo spazio in cui la vita può tornare a essere un sogno, sregolato e sgrammaticato, purché si abbia il coraggio di inseguire fino in fondo le proprie idee. E anche grazie a quelle persone che scegliamo di avere accanto, magari solo per una stagione delle nostre vite, ma capaci di rendere quel frammento di tempo, quella parentesi, qualcosa di eterno. Scelte di cast trionfali, dal Godard ironico e testardo di Guillaume Marbeck all'incantevole diva Jean Seberg di Zoey Deutch.
La mattina scrivo - Valérie Donzelli
Una riflessione sul mondo del lavoro limpida e disarmante, capace di trasformare una traiettoria individuale in ritratto generazionale. Paul, scrittore per vocazione e lavoratore precario per necessità, incarna una borghesia culturale sospesa: troppo consapevole per rinunciare alle proprie ambizioni, troppo fragile per sostenerle davvero. Donzelli sceglie una messa in scena che rinuncia all’ambiguità per inseguire la forza esemplare del racconto. Ne nasce un’opera verbosa ma coerente, che trova nel volto e nella misura di Bastien Bouillon il suo centro emotivo. Tra lavoretti, solitudine e ostinazione creativa, il film osserva senza cinismo né indulgenza una precarietà diventata condizione esistenziale.
Gli occhi degli altri - Andrea De Sica
Un'operazione coraggiosa nel panorama italiano, un melodramma erotico che rifiuta ogni compiacimento per farsi studio del desiderio e della sua deriva. Ambientato in una villa-isola sospesa, il racconto richiama apertamente il cinema di Antonioni: inquadrature decentrate, silenzi carichi, corpi smarriti nello spazio. Jasmine Trinca domina la scena, con una prova seducente e carnale, sottilissima e lacerante, capace di trasformare il piacere in inquietudine e prigionia. Il film lavora per sottrazione: ritmo rarefatto, psicologie opache, erotismo mai esibito ma profondamente perturbante. Ne emerge un’opera anticonvenzionale, che interroga il potere dello sguardo e il desiderio come forma di controllo.
martedì 24 febbraio 2026
Obbligatori: Febbraio 2026
Il mago del Cremlino - Olivier Assayas
Una lezione di cinema politico che unisce sintesi narrativa e tensione morale. Il racconto della Russia post-sovietica prende corpo attraverso Vadim Baranov, spin doctor di finzione modellato sull'ombra di Vladislav Surkov: un protagonista magnetico, a cui Paul Dano regala ambiguità, cinismo e malinconia. Accanto a lui, un Jude Law glaciale nei panni di Vladimir Putin e un'ipnotica Alicia Vikander in versione femme fatale. Tra Cecenia, oligarchi e propaganda, Assayas riflette su colpa e complicità nella costruzione del potere, con ritmo serrato e dialoghi taglienti. Resta l'effetto straniante dell'inglese in lingua originale, ma l'affresco storico colpisce nel segno e parla al nostro presente.
Il filo del ricatto - Gus Van Sant
Un uomo entra in un ufficio, imbraccia un fucile a canne mozze e lega al collo dell'ostaggio un filo pronto a sparare al minimo errore. Un'immagine grottesca e assurda ma reale: ed è così che Gus Van Sant torna a raccontare l'America delle crepe invisibili: il rancore sociale, la sfiducia nel sistema finanziario, il bisogno disperato del cittadino comune di essere ascoltato. Ambientato nel '77 ma specchio del presente, il film alterna tensione e ironia nera, mostrando come la rabbia possa trasformarsi in uno spettacolo mediatico. Un noir secco e beffardo che colpisce senza moralismi, che restituisce la lucidità e l'indipendenza di un cineasta eclettico, ma costantemente in direzione ostinata e contraria.
Send Help - Sam Raimi
Sam Raimi torna a fare quello per cui tutto lo conosciamo: un vorticoso ottovolante di sangue, jump scare e umorismo macabro che diverte e graffia. La storia di un'impiegata brillante, nerd, di estrazione sociale umile, femminista e sottovalutata, e del suo ricco e arrogante capo, naufraghi su un'isola deserta dopo un incidente aereo, diventa un'allegoria feroci sui rapporti di classe e di genere. Un mix di commedia, survival e horror diretto con mano esperta, e anche una satira grottesca sull'arrivismo che ribalta costantemente l'empatia verso i personaggi. Un cinema politico e beffardo, con un finale spietato e cinico. E poi c'è Rachel McAdams imbruttita, di cui non riusciamo a smettere di essere innamorati.
sabato 24 gennaio 2026
Obbligatori: Gennaio 2026
Sentimental Value - Joachim Trier
Un racconto doloroso e lucidissimo sui legami familiari, sull’incomunicabilità tra genitori e figli e su quel groviglio di colpa, amore e risentimento che chiamiamo memoria. Trier usa il cinema come strumento emotivo, una finzione necessaria per provare a rimettere assieme ciò che nella vita reale si è spezzato. Al centro, il confronto tra una figlia attrice che recita per fuggire da sé e un padre regista che crea per potersi avvicinare agli altri. Il cinema diventa terapia e condanna, rifugio e via di fuga. Straordinari Renate Reinsve e Stellan Skarsgard nel dare corpo a personaggi imperfetti, vulnerabili, profondamente umani. Un film autentico, mai ricattatorio, che trasforma il dolore in possibilità di riconnessione.
La grazia - Paolo Sorrentino
Una riflessione sul dubbio. La domanda che ritorna ossessivamente (“Di chi sono i nostri giorni?”) attraversa il film come una ferita aperta: chi decide della vita quando la sofferenza cancella la dignità? Dove finisce il diritto e dove comincia la misericordia? Sorrentino non dà risposte, ma costruisce un Presidente della Repubblica che vive il potere come un fardello, non come un privilegio. Non c’è ironia, né smontaggio grottesco del potere: al contrario, ci sono rispetto e ammirazione per una politica che ha il coraggio di assumersi il peso del silenzio e del pensiero. E ha il merito di cercare un equilibrio raro: quello tra etica e potere, tra legge e umanità. Il film più sobrio ed elegante della filmografia "sorrentiniana".
Una di famiglia - Paul Feig
Un thriller pop che gioca con gli stereotipi del genere, mescolando revenge movie, melodramma domestico, farsa nera e suspense patinata. Un meccanismo di alleanze e tradimenti tutto al femminile, dove i temi del doppio, dell’inganno e della vendetta si muovono tra ironia camp e cinismo. Feig dimostra grande controllo del ritmo e una consapevole conoscenza del thriller americano, trovando un bizzarro punto d'incontro tra Alfred Hitchcock e Adrian Lyne: un divertente ottovolante narrativo che intrattiene come un guilty pleasure, ma che spiazza e provoca le certezze dello spettatore. Irresistibili Amanda Seyfried e Sidney Sweeney: ambigue, instabili e seducenti.
mercoledì 14 gennaio 2026
Letture: Operazione mafia
Tra memoria e racconto, tra verità giudiziaria e costruzione narrativa, Operazione mafia (Newton Compton Editori) è un libro che sfugge alle definizioni tradizionali. In questa intervista, lo scrittore, storico e saggista Ivan Brentari racconta la genesi di un romanzo corale e “dal vivo”, nato dalle voci e dalle esperienze degli investigatori che furono in prima linea nella guerra a Cosa Nostra tra gli anni Ottanta e Novanta. Un viaggio dentro le indagini, le catture eccellenti e le zone ancora d’ombra di una stagione decisiva della storia italiana, osservata dagli occhi di chi quella battaglia l’ha combattuta davvero.
Che tipo di libro è Operazione mafia?
Dal mio punto di vista è un romanzo di nuovo tipo, che fonde romanzo storico, poliziesco, documenti e testimonianze. Gli autori – cioè gli investigatori del Servizio Centrale Operativo che parteciparono a quelle indagini antimafia quarant’anni fa – sono al tempo stesso narratori e personaggi. Ogni partecipante ha contribuito insieme a me alla stesura, tanto che è difficile dire chi abbia scritto cosa. Il risultato finale è un romanzo-verità, in cui finzione narrativa e ricostruzione storica si sovrappongono fino a diventare la stessa cosa. Così abbiamo raccontato quasi quindici anni di lotta alla mafia, visti con gli occhi dei protagonisti.
Di cosa tratta Operazione mafia?
Attraversiamo in presa diretta le principali indagini degli anni Ottanta e Novanta contro Cosa Nostra: inchieste seguite da magistrati come Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto. All’interno della mafia, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, si scatenò una guerra per il monopolio del mercato dell’eroina. Da un lato i corleonesi di Totò Riina, dall’altro la vecchia mafia dei Bontate, degli Inzerillo e dei Badalamenti. Una guerra che produsse una lunga scia di morti ammazzati, enormi traffici di droga e che, col tempo, si trasformò in un vero e proprio attacco militare allo Stato, culminato nelle stragi del ’92-’93. I protagonisti del nostro romanzo furono tra i primi a scendere in campo contro questa offensiva.
Nel libro si parla anche di diversi arresti eccellenti.
Certo. Il Nucleo Centrale Anticrimine e il Servizio Centrale Operativo arrestarono decine di latitanti.
Qualche nome?
Penso al camorrista affiliato a Cosa Nostra Michele Zaza, a “Francolino” Spadaro, a Pietro Vernengo – imputato al maxiprocesso per 99 omicidi –, oppure a Giuseppe Lucchese, il più feroce killer di Riina. E ancora Giuseppe “Piddu” Madonia, numero due della mafia, fino a Nitto Santapaola, sanguinario boss di Catania. Durante questa continua caccia all’uomo seguiamo i poliziotti “con la telecamera in spalla”: li accompagniamo negli appostamenti, nelle verifiche catastali, nei momenti più critici delle irruzioni, armi in pugno.
Il cinema ha raccontato spesso la mafia in modo molto personale, a volte fin troppo fantasioso. C’è qualche film o autore che ha influenzato il tuo approccio?
Il cinema è quasi sempre schiacciato su una prospettiva individuale: il grande magistrato, il grande mafioso. Mafia e antimafia, invece, sono fenomeni collettivi. Le indagini contro la criminalità organizzata coinvolgono decine di investigatori e magistrati, non un solo eroe. Per questo abbiamo scelto un racconto corale: un romanzo con tredici protagonisti, cioè, paradossalmente, un romanzo senza un vero protagonista. Detto questo, American Gangster di Ridley Scott lo considero il miglior film mai realizzato sul narcotraffico e sulla criminalità organizzata, perché mostra in modo estremamente preciso il funzionamento del mercato della droga. Tra l’altro compare un personaggio che abbiamo inserito anche in Operazione mafia: Khun Sa, metà signore della droga birmano e metà rivoluzionario nazionalista Shan. Ne ho parlato anche sul mio canale YouTube, Todo Modo True Crime.
Tra quelle raccontate nel romanzo, c’è un’indagine che ti ha colpito più delle altre?
In realtà le indagini sono tutte collegate, è difficile isolarne una. Se devo scegliere, direi che alcune inchieste internazionali tra Thailandia, Santo Domingo e Stati Uniti sono particolarmente affascinanti.
Cosa resta oggi di quella stagione dell’antimafia?
Molto. Ci sono passaggi di quella storia che non sono ancora emersi del tutto e ho l’impressione che non tutti abbiano davvero la volontà di fare chiarezza. È una partita che si giocherà nei prossimi anni e non si può ancora dire come andrà a finire. Sono esistite – ed esistono – zone grigie in cui mafia, Stato, servizi deviati italiani, neofascisti e apparati americani hanno collaborato a fini eversivi.
Emiliano Dal Toso
mercoledì 17 dicembre 2025
I film del 2025 degli Amici e Lettori
Alessandro Amato
Noi e la grande ambizione
A House of Dynamite
Un semplice incidente
Alvise Wollner
Le città di pianura
Dreams
Un semplice incidente
Antonio Morra
Eddington
Le città di pianura
Pomeriggi di solitudine
Arianna Vietina
28 anni dopo
Una battaglia dopo l'altra
Le città di pianura
Carlos Menezes
Queer
Una battaglia dopo l'altra
Train Dreams
Cristiano Bolla
La voce di Hind Rajab
A House of Dynamite
I peccatori
Davide Giordano
Una battaglia dopo l'altra
I peccatori
Eddington
Davide Tagliapietra
Una battaglia dopo l'altra
I peccatori
A Different Man
Elvira Di Nallo
L'attachement
L'amore che non muore
Emilia Perez
Federico Schwartz
Springsteen - Liberami dal nulla
Presence
La voce di Hind Rajab
Giacomo Cozzaglio
La voce di Hind Rajab
Mission: Impossible - The Final Reckoning
Follemente
Giovanni Dal Toso
Una battaglia dopo l'altra
Alpha
28 anni dopo
Ivan Casagrande Conti
Una battaglia dopo l'altra
Le città di pianura
Un film fatto per Bene
Leonardo Strano
A House of Dynamite
Pomeriggi di solitudine
Presence
Luca Recordati
Emilia Perez
Una battaglia dopo l'altra
Io sono ancora qui
Manuel Santangelo
Una battaglia dopo l'altra
Un semplice incidente
Aragoste a Manhattan
Marco Dal Toso
Springsteen - Liberami dal nulla
La voce di Hind Rajab
Cinque secondi
Marco Solé
Weapons
A House of Dynamite
Una battaglia dopo l'altra
Maria Laura Ramello
Die My Love
La voce di Hind Rajab
Paternal Leave
Marzia Carrera
Io sono ancora qui
Aragoste a Manhattan
Una battaglia dopo l'altra
Massimiliano Gavinelli
Emilia Perez
L'amore che non muore
Una battaglia dopo l'altra
Mattia De Gasperis
The Smashing Machine
Pomeriggi di solitudine
Una battaglia dopo l'altra
Melis Rossi
Io sono ancora qui
Emilia Perez
Paternal Leave
Natale Ciappina
Chainsaw Man - Il film: La storia di Reze
Weapons
I peccatori
Nicola Sannazzaro
Una battaglia dopo l'altra
Emilia Perez
Bugonia
Riccardo Sciannimanico
Una battaglia dopo l'altra
Un film fatto per Bene
La voce di Hind Rajab
Roberto Ciliberto
Una battaglia dopo l'altra
Io sono ancora qui
Here
Simone Carella
Una battaglia dopo l'altra
Here
Fuori
Tommaso Frangini
Aragoste a Manhattan
Il seme del fico sacro
A Real Pain
Tommaso Santambrogio
Pomeriggi di solitudine
Generazione romantica
Giovani madri
Vittoria Agrati
Una battaglia dopo l'altra
Un semplice incidente
The Last Showgirl
17 Una battaglia dopo l'altra
6 La voce di Hind Rajab
5 Emilia Perez
4 A House of Dynamite, Le città di pianura, Io sono ancora qui, I peccatori, Pomeriggi di solitudine, Un semplice incidente
3 Aragoste a Manhattan
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giovedì 4 dicembre 2025
Top 20: La Superclassifica del 2025
20 - Together - Michael Shanks
Un horror sorprendente e concettuale che trasforma la crisi di coppia in un incubo corporeo e metafisico. Dave Franco e Alison Brie interpretano due amanti logorati dalla routine che, isolandosi nella natura, finiscono letteralmente per fondersi in un unico corpo: allegoria estrema dell’amore come perdita di se stessi. Shanks sovverte i codici del cinema indie americano, contaminandoli con un corto circuito visivo e narrativo che interroga l’identità, il genere e la dipendenza affettiva. Tra ironia nera e body horror, un trip disturbante e lucidissimo sull’impossibilità di essere davvero “uno” senza annullarsi, un racconto d’amore che diventa riflessione inquieta sull’umanità e sull’era post-identitaria.
19 - Die My Love - Lynne Ramsay
Lynne Ramsay firma un’opera viscerale e disturbante, un viaggio senza appigli dentro una mente lacerata dalla depressione post-partum. Jennifer Lawrence domina lo schermo con una performance brutale e magnetica: il suo corpo diventa il campo di battaglia di un malessere che erode amore, desiderio e identità. Accanto a lei, un Robert Pattinson spiazzato e inerte completa il quadro di una coppia in disfacimento. Ramsay frantuma il racconto in visioni, ripetizioni, sonorità assordanti e colori saturi, costruendo un gotico rurale soffocante, tra erotismo, furia e disperazione. Non è un film accomodante: è scomodo, eccessivo, a tratti respingente.
18 - Io sono ancora qui - Walter Salles
L'orrore del fascismo e della dittatura militare, la tragedia dei desaparecidos, ma anche la forza e la volontà di una donna per mantenere viva la memoria e cercare fino alla fine di raggiungere la verità e la giustizia. Salles torna a un cinema popolare, narrativamente asciutto, limpido e lineare, capace di emozionare con la giusta dose di indignazione. Il merito è condiviso con la straordinaria protagonista, una Fernanda Torres addolorata e sempre combattiva, colma di dignità e determinazione. Una commedia famigliare che si evolve in dramma politico. E sullo sfondo, ieri come oggi, il Brasile divide i suoi conflitti tra allegria e nostalgia, tra gioia e lacrime, tra libertà e repressione.
17 - Giovani madri - Jean-Pierre e Luc Dardenne
I Dardenne tornano alla forma più pura del loro cinema: un racconto asciutto, rigoroso, ma attraversato da una tensione emotiva profonda. Cinque adolescenti, ospitate in una casa-famiglia, imparano cosa significa diventare madri mentre cercano, disperatamente, di diventare figlie, persone, identità riconosciute. La macchina da presa non giudica ma accompagna, aderendo ai gesti e ai silenzi con una precisione quasi chirurgica. La moralità del film non nasce da un messaggio politico, ma dalla forza del gesto cinematografico stesso: sobrio, frontale, umanissimo. Un ritorno all’essenza del “sistema Dardenne”, capace ancora di commuovere e interrogare.
16 - L'attachement - Carine Tardieu
Una delle sorprese più dolci e mature dell’anno: un film che riflette sull’empatia e sul bisogno, oggi più che mai universale, di costruire legami autentici al di là del sangue. Tardieu firma una commedia sentimentale che rifugge il melodramma per abbracciare la delicatezza del tragicomico, raccontando l’imprevedibile incontro tra una donna allergica ai sentimenti e un bambino che la costringe, senza volerlo, a lasciar entrare l’altro nella propria vita. Valeria Bruni Tedeschi, pacata e luminosa come non mai, e Pio Marmai, in un ruolo di grande sensibilità, guidano un racconto intimo ma mai chiuso, struggente e lieve insieme, sull’attaccamento come forma nuova e rivoluzionaria d’amore.
15 - Fuori - Mario Martone
Fuori dalle convinzioni e dalle convenzioni, un'opera anti-biografica che rifiuta la cronologia, raccontando un'emanazione sensibile della figura artistica della scrittrice Goliarda Sapienza. Un viaggio nell'anima tra le mura del carcere di Rebibbia e i quartieri pasoliniani di Roma in un universo in cui nulla accade e tutto brucia. Ondivago, suggestivo, onirico, frammentario. Un ritratto interiore e una riflessione sulla genesi creativa trascinanti e sfuggenti, e in cui si resta ammaliati dalla visceralità delle prove di tre protagoniste inafferrabili e sontuose: Valeria Golino osserva, elabora e sublima le esistenze borderline e impetuose di una luminosa Matilda De Angelis e di una sanguigna Elodie.
14 - Queer - Luca Guadagnino
Guadagnino adatta Burroughs per evocare un mondo di desideri repressi, alienazione e struggimento. Ambientato in un Messico allucinato e irreale, il film segue la deriva di Lee, alter ego dello scrittore, ossessionato dal giovane Allerton, presenza sfuggente e inafferrabile. Il desiderio diventa motore tragico, mentre la narrazione si fa rarefatta, più sensoriale che narrativa. Daniel Craig sorprende: fragile, patetico, indifeso, lontanissimo da Bond. Guadagnino firma la sua opera più notturna e poetica, immersa in un’atmosfera sospesa tra sogno e paranoia. Un film ipnotico, denso di non detti, che esplora l’identità come perdita e il desiderio come fantasma.
13 - The Last Showgirl - Gia Coppola
Il malinconico commiato di un’epoca e di un corpo, quello di Shelly, veterana delle Razzle Dazzle, storico spettacolo tra burlesque e rivista ormai al capolinea. Gia Coppola ne fa una The Wrestler al femminile, ritratto struggente di una donna che ha barattato tutto per le luci della ribalta e ora stringe un pugno di glitter. Pamela Anderson, sorprendente e intensa, incarna la fragilità e la caparbietà di chi non vuole smettere di credere nel sogno, anche se sbiadito. Tra piume strappate e sogni svaniti, il film riflette con grazia sul corpo femminile, l’industria dello spettacolo e l’impossibilità di reinventarsi. Un’elegia dolceamara, languida e crepuscolare.
12 - Cinque secondi - Paolo Virzì
Un inatteso colpo d’ala di Paolo Virzì, che torna a un cinema più intimo e controllato, sospeso tra dramma, commedia e riflessione morale. Valerio Mastandrea interpreta un ex avvocato ritiratosi in una villa decrepita, che vive schiacciato da una colpa indicibile e da un dolore che nessun isolamento riesce ad attenuare. L’irruzione di un gruppo di giovani idealisti, decisi a far rinascere un vigneto, incrina la sua misantropia e apre uno spiraglio di possibile redenzione. Un apologo sul fallimento, sulla responsabilità e sul desiderio di riparazione. Un film imperfetto, eppure attraversato da una vibrazione autentica, che interroga il senso del perdono e l'umanissima necessità di ricominciare.
11 - A Different Man - Aaron Schimberg
Un dramma beffardo che ribalta la narrativa classica sulla deformità: Edward, affetto da neurofibromatosi, si sottopone a una cura sperimentale che gli dona un volto “normale”, ma scopre che l’accettazione sociale non dipende solo dall’aspetto. Il suo posto nel mondo viene presto occupato da un altro uomo con la stessa malattia, ma carismatico e sicuro di sé. Schimberg costruisce un racconto surreale e intriso di paranoia, tra dramma psicologico e critica sociale. Graffiando senza eccedere, mettendo in luce con lucidità e sarcasmo le regole spietate della socialità, scavando nella fragilità dell'identità umana. Strepitosi Adam Pearson e Sebastian Stan.
10 - Liberami dal nulla - Scott Cooper
Non è un biopic convenzionale, ma il ritratto di un uomo in fuga dal proprio mito. Cooper sceglie un tono dimesso, folk, lontano dalla retorica agiografica. Niente luci da stadio o folle in delirio: solo un uomo solo con una chitarra, un registratore a quattro piste e i fantasmi del passato. È lì che Springsteen incide Nebraska, tra colpa e redenzione, tra la paura di somigliare al padre e il bisogno di restare libero. È un ritorno alle origini, una confessione domestica trasformata in poesia, che mostra come la fragilità possa diventare forza creativa. Jeremy Allen White non imita il Boss, ma lo restituisce nella sua vulnerabilità e nel suo bisogno di verità.
9 - Presence - Steven Soderbergh
Finalmente un grande Soderbergh: un horror metafisico minimale, in cui la macchina da presa si trasforma in un occhio che spia, ascolta e apprende. Un haunted movie a basso budget, ma di grande eleganza formale, che riflette sulla crisi della famiglia americana e sul desiderio di essere percepiti e riconosciuti. Ma lo sguardo è anche quello del cinema stesso, che osserva il reale da dentro, insegue le sue crepe, mette in discussione ogni certezza narrativa. Un film sul vedere e sull'essere visti, che trasforma lo spettatore in parte attiva del racconto: l'occhio che guarda - il fantasma - siamo noi, chiamati a fare i conti con la nostra prospettiva, il nostro voyeurismo e le nostre attese.
Né un war movie tradizionale, né un'epica militarista: un film sul punto di vista, su come la guerra viene percepita da chi la combatte e da chi la subisce. Ispirato ai ricordi dell'ex Navy SEAL Ray Mendoza, co-regista, Garland alterna l'euforia goliardica dei giovani soldati alla brutalità e all'orrore del conflitto, raccontato attraverso mirini, esplosioni, blackout visivi. Nessuna retorica eroica, ma un'immersione in un caos sensoriale soffocante, fatto di dolore fisico, paura, istinto di sopravvivenza. Dal video pop che apre il film al lamento di una donna irachena che lo chiude, vengono messe a nudo la dimensione ambigua, devastante, e l'insensatezza dello scontro bellico.
7 - Superman - James Gunn
Una versione dell'Uomo d'Acciaio che spiazza, diverte e commuove. Un cinecomic ironico e attuale, che svecchia l'icona senza tradirla. David Corenswet recupera la dolcezza disarmante di Reeve con leggerezza e cuore, mentre Gunn gioca con la tradizione e la mitologia DC tra kaiju, supercani e Justice Gang, senza rinunciare a riflessioni sulfuree sul nostro presente. Lex Luthor (un ottimo Nicholas Hoult) incarna l'America guerrafondaia mascherata da salvatore. Tra commedia, critica e azione pop, un'apertura scoppiettante che riconcilia con l'idea stessa di supereroe. Uno dei rarissimi casi di blockbuster di oggi capace di cogliere e incorniciare lo spirito del tempo.
6 - Alpha - Julia Ducournau
Il film più cupo ed estremo di Julia Ducournau, un body horror che abbandona la frontalità di Raw e Titane per trasformarsi in un museo vivente di corpi in mutazione. La tredicenne Alpha attraversa l’adolescenza come un territorio di contagio e metamorfosi, tra il legame con la madre e lo zio eroinomane. Una storia familiare che diventa parabola sul lutto, sull’AIDS e sulla tossicodipendenza. La regista spinge al limite l’immagine e il suono, evocando visioni apocalittiche e claustrofobiche, dal soffitto che si abbassa alla piscina "de-palmiana", tra dolore e contaminazione. Un cinema soffocante e stupendo, che scolpisce la bellezza della mostruosità e avvolge come un virus sensoriale.
5 - La voce di Hind Rajab - Kaouther Ben Hania
Un film di devastante potenza etica e civile, costruito intorno all’audio reale della telefonata della bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata sotto il fuoco dell’Idf. Nessuna spettacolarizzazione dell’orrore: la regista sceglie di farci ascoltare soltanto quella voce che invoca "venite a prendermi", trasformandola in un atto di memoria e resistenza. Tra finzione e documento, il cinema si mette al servizio di chi non ha più voce, rifiutando scorciatoie ricattatorie e lasciando allo spettatore lo spazio per pensare, indignarsi, piangere. Restituendo centralità politica al cinema, ricordandoci che il dolore di un bambino è un grido che risuona oltre lo schermo, impossibile da ignorare.
4 - A House of Dynamite - Kathryn Bigelow
Kathryn Bigelow firma il suo film più radicalmente post-11 settembre: un thriller apocalittico che trasforma la paura nucleare in un lucido ritratto del collasso politico e morale dell’America. Nei diciassette minuti che separano un missile dall’impatto, la regista azzera ogni certezza patriottica e costruisce una roccaforte che implode su se stessa, tra immagini rifratte e verità sgretolate. Sostenuta da un cast straordinario (Rebecca Ferguson e Jared Harris su tutti), Bigelow orchestra un ritmo infernale e una tensione che non concede respiro, interrogando la fragilità delle istituzioni e la corruzione dello sguardo. Cinema d’azione e riflessione: un capolavoro di lucidità e terrore contemporaneo.
3 - Emilia Perez - Jacques Audiard
Un torbido melodramma gangster, un musical dolente che è un inno alla vita, alla ricerca dell'identità, ai luoghi a cui appartenere e impossibili da abbandonare. Con un'energia indescrivibile, Audiard sposta gli archetipi dei generi e realizza una pellicola originalissima, senza etichette e priva di punti di riferimento: potenziale manifesto queer e femminista, ma soprattutto un possente capitolo sulla poetica del cambiamento e dell'autodeterminazione, e sul riscatto dei perdenti, che attraversa il suo cinema sin dai suoi primi film. Canzoni folli e bellissime, che riabilitano il romanticismo sfrenato del pop latino, accompagnate da coreografie sorprendenti e da un coro di protagoniste travolgenti e memorabili.
2 - Una battaglia dopo l'altra - Paul Thomas Anderson
Paul Thomas Anderson conferma il suo talento nel reinventare il cinema americano come spazio visionario e corrosivo. Un vortice di generi – commedia, dramma politico, action – che si mescolano in un racconto frammentato e allucinato. PTA costruisce un grande affresco sulle utopie perdute e sulle derive autoritarie del presente, oscillando tra ironia feroce e lirismo struggente. Inseguimenti meticolosamente coreografati, humour surreale, ritmo incessante: un’esperienza sensoriale che travolge e stordisce. Ma dietro l’eccesso resta lo sguardo umano del regista: un cinema che sa raccontare gli Stati Uniti attraverso madri smarrite, figli ribelli e un futuro ancora da scrivere. Anarchico, monumentale.
1 - L'amore che non muore - Gilles Lellouche
2012: Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013: The Master - Paul Thomas Anderson
2014: Boyhood - Richard Linklater
2015: La scomparsa di Eleanor Rigby - Ned Benson
2016: Frantz - Francois Ozon
2017: Personal Shopper - Olivier Assayas
2018: Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
2019: Joker - Todd Phillips
2020: La vita nascosta - Terrence Malick
2021: Scompartimento n.6 - Juho Kuosmanen
2022: Blonde - Andrew Dominik
2023: Killers of the Flower Moon - Martin Scorsese
2024: Grand Tour - Miguel Gomes
lunedì 20 ottobre 2025
Obbligatori: Ottobre 2025
A House of Dynamite - Kathryn Bigelow
Kathryn Bigelow firma il suo film più radicalmente post-11 settembre: un thriller apocalittico che trasforma la paura nucleare in un lucido ritratto del collasso politico e morale dell’America. Nei diciassette minuti che separano un missile dall’impatto, la regista azzera ogni certezza patriottica e costruisce una roccaforte che implode su se stessa, tra immagini rifratte e verità sgretolate. Sostenuta da un cast straordinario (Rebecca Ferguson e Jared Harris su tutti), Bigelow orchestra un ritmo infernale e una tensione che non concede respiro, interrogando la fragilità delle istituzioni e la corruzione dello sguardo. Cinema d’azione e riflessione: un capolavoro di lucidità e terrore contemporaneo.
L'attachement - Carine Tardieu
Una delle sorprese più dolci e mature dell’anno: un film che riflette sull’empatia e sul bisogno, oggi più che mai universale, di costruire legami autentici al di là del sangue. Tardieu firma una commedia sentimentale che rifugge il melodramma per abbracciare la delicatezza del tragicomico, raccontando l’imprevedibile incontro tra una donna allergica ai sentimenti e un bambino che la costringe, senza volerlo, a lasciar entrare l’altro nella propria vita. Valeria Bruni Tedeschi, pacata e luminosa come non mai, e Pio Marmai, in un ruolo di grande sensibilità, guidano un racconto intimo ma mai chiuso, struggente e lieve insieme, sull’attaccamento come forma nuova e rivoluzionaria d’amore.
Together - Michael Shanks
Un horror sorprendente e concettuale che trasforma la crisi di coppia in un incubo corporeo e metafisico. Dave Franco e Alison Brie interpretano due amanti logorati dalla routine che, isolandosi nella natura, finiscono letteralmente per fondersi in un unico corpo: allegoria estrema dell’amore come perdita di se stessi. Shanks sovverte i codici del cinema indie americano, contaminandoli con un corto circuito visivo e narrativo che interroga l’identità, il genere e la dipendenza affettiva. Tra ironia nera e body horror, un trip disturbante e lucidissimo sull’impossibilità di essere davvero “uno” senza annullarsi, un racconto d’amore che diventa riflessione inquieta sull’umanità e sull’era post-identitaria.
domenica 21 settembre 2025
Obbligatori: Settembre 2025
Una battaglia dopo l'altra - Paul Thomas Anderson
Paul Thomas Anderson conferma il suo talento nel reinventare il cinema americano come spazio visionario e corrosivo. Un vortice di generi – commedia, dramma politico, action – che si mescolano in un racconto frammentato e allucinato. PTA costruisce un grande affresco sulle utopie perdute e sulle derive autoritarie del presente, oscillando tra ironia feroce e lirismo struggente. Inseguimenti meticolosamente coreografati, humour surreale, ritmo incessante e la colonna sonora di Jonny Greenwood: un’esperienza sensoriale che travolge e stordisce. Ma dietro l’eccesso resta lo sguardo umano del regista: un cinema che sa raccontare gli Stati Uniti attraverso madri smarrite, figli ribelli e un futuro ancora da scrivere. Anarchico, monumentale.
La voce di Hind Rajab - Kaouther Ben Hania
Un film di devastante potenza etica e civile, costruito intorno all’audio reale della telefonata della bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata sotto il fuoco dell’Idf. Nessuna spettacolarizzazione dell’orrore: la regista sceglie di farci ascoltare soltanto quella voce che invoca "venite a prendermi", trasformandola in un atto di memoria e resistenza. Tra finzione e documento, il cinema si mette al servizio di chi non ha più voce, rifiutando scorciatoie ricattatorie e lasciando allo spettatore lo spazio per pensare, indignarsi, piangere. Restituendo centralità politica al cinema, ricordandoci che il dolore di un bambino è un grido che risuona oltre lo schermo, impossibile da ignorare.
Alpha - Julia Ducournau
Il film più cupo ed estremo di Julia Ducournau, un body horror che abbandona la frontalità di Raw e Titane per trasformarsi in un museo vivente di corpi in mutazione. La tredicenne Alpha (straordinaria Mélissa Boros) attraversa l’adolescenza come un territorio di contagio e metamorfosi, tra il legame con la madre e lo zio eroinomane. Una storia familiare che diventa parabola sul lutto, sull’AIDS e sulla tossicodipendenza. La regista spinge al limite l’immagine e il suono, evocando visioni apocalittiche e claustrofobiche, dal soffitto che si abbassa alla piscina "de-palmiana", tra dolore e contaminazione. Un cinema impetuoso, soffocante e stupendo, che scolpisce la bellezza della mostruosità e ci avvolge come un virus sensoriale.
domenica 24 agosto 2025
Obbligatori: Agosto 2025
Warfare - Tempo di guerra - Alex Garland, Ray Mendoza
Né un war movie tradizionale, né un'epica militarista: un film sul punto di vista, su come la guerra viene percepita da chi la combatte e da chi la subisce. Ispirato ai ricordi dell'ex Navy SEAL Ray Mendoza, co-regista, Garland alterna l'euforia goliardica dei giovani soldati alla brutalità e all'orrore del conflitto, raccontato attraverso mirini, esplosioni, blackout visivi. Nessuna retorica eroica, ma un'immersione in un caos sensoriale soffocante, fatto di dolore fisico, paura, istinto di sopravvivenza. Dal video pop che apre il film al lamento di una donna irachena che lo chiude, vengono messe a nudo la dimensione ambigua, devastante, e l'insensatezza dello scontro bellico.
Frammenti di luce - Runar Runarsson
Sotto l'apparente veste del coming of age, una meditazione sull'elaborazione del lutto sospesa tra intimità e universalità, in cui il dolore diventa esperienza condivisa e al tempo stesso indicibile. Avvolto dal paesaggio islandese, il racconto si dilata tra silenzi, attese e sguardi, facendo emergere la difficoltà di trovare uno spazio per il proprio lutto quando non viene riconosciuto dagli altri. Runarsson incornicia la vicenda tra due tramonti, amplificando l'eco di un dramma interiore, esplorando la fragilità dei sentimenti e la loro risonanza collettiva, costruendo un'opera struggente sull'adolescenza che parla della perdita con delicatezza e rispetto per le differenti sensibilità di chi viene lasciato.
Una sconosciuta a Tunisi - Mehdi Barsaoui
Fuga e rinascita di una giovane donna che, scampata per caso alla morte, si reinventa un'identità nella capitale tunisina, salvo scoprire che ovunque la società patriarcale la imprigiona in nuovi ruoli e sospetti. Barsaoui intreccia percorso individuale e denuncia politica, mostrando una Tunisia libera dalla dittatura ma ancora oppressiva verso le donne. Una narrazione classica, e forse a tratti programmatica, ma potente nel mettere in scena una presa di coscienza che passa attraverso lo sguardo, l'esperienza e il corpo. La protagonista diventa così simbolo di una generazione in cerca di emancipazione: fragile, esposta, ma finalmente capace di rivendicare se stessa.
domenica 27 luglio 2025
Obbligatori: Giugno - Luglio 2025
Superman - James Gunn
Una versione dell'Uomo d'Acciaio che spiazza, diverte e commuove. Un cinecomic ironico e attuale, che svecchia l'icona senza tradirla. David Corenswet recupera la dolcezza disarmante di Reeve con leggerezza e cuore, mentre Gunn gioca con la tradizione e la mitologia DC tra kaiju, supercani e Justice Gang, senza rinunciare a riflessioni sulfuree sul nostro presente. Lex Luthor (un ottimo Nicholas Hoult) incarna l'America guerrafondaia mascherata da salvatore. Tra commedia, critica e azione pop, un'apertura scoppiettante che riconcilia con l'idea stessa di supereroe. Uno dei rarissimi casi di blockbuster di oggi capace di cogliere e incorniciare lo spirito del tempo.
Un melodramma criminale bigger than life, strabordante, romantico e sfrontato. Lellouche dirige un'opera-mondo che attraversa adolescenza ed età adulta, carcere e redenzione, inseguendo l'amore folle tra due giovani di mondi opposti, che non si cercano, ma si trovano, si perdono e si rincorrono per sempre. Tra Scorsese, Paul Thomas Anderson e Besson, mescola generi, stili, citazioni, musical e gangster movie con furia visiva e cuore selvaggio. Una febbre pop che esplode sullo schermo: spudorata, iper-romantica e sgrammaticata. Ma è anche un inno al cinema, eccessivo, doloroso ed eccitante come può essere soltanto il sentimento.
domenica 15 giugno 2025
Top Ten: Classifica Primo Semestre 2025
10 - La città proibita - Gabriele Mainetti
Gabriele Mainetti trapianta il kung fu movie nell’anima di Roma, dimostrando che il cinema non ha confini. La ricerca di Mei, interpretata dalla sorprendente Yaxi Liu, per la sorella scomparsa si intreccia con un mondo fatto di criminali, botte spettacolari e incontri inattesi, tra un ristorante cinese e una trattoria romana. Il film mescola azione e ironia con un’energia travolgente, grazie a sequenze marziali curate da Liang Yang e a un cast perfetto, da Marco Giallini a Enrico Borello. Più focalizzato di Freaks Out, regala un’esperienza immersiva e senza compromessi, capace di giocare con i generi senza perdere identità. Raccontando una Capitale inedita, sempre più contaminata, crocevia di culture e linguaggi.
9 - Bird - Andrea Arnold
Un altro delicato e struggente racconto di formazione di Andrea Arnold, filtrato dallo sguardo della giovane Bailey, dodicenne in bilico tra infanzia e adolescenza, alle prese con il giovane e incosciente padre Bug - un credibile e scatenato Barry Keoghan, in veste di “maranza” della campagna inglese. In una periferia inglese segnata da abbandono e degrado, l’incontro con l’eccentrico Bird – un Franz Rogowski magico e dolente – apre uno spiraglio di libertà e scoperta. La regista britannica torna a esplorare i margini con empatia e poesia, senza cedere al sentimentalismo, costruendo un film che parla di solitudine, metamorfosi e speranza. Un’opera sincera, che vibra di autenticità e amore per le età di passaggio.
8 - Maria - Pablo Larrain
L'usignolo greco, la diva maledetta, la voce angelica. Un biopic sontuoso e dolente. Una donna depressa e dipendente dai farmaci, consapevole che il suo tempo sta per finire. Perché la sua vita è sempre stata la sua voce, e l'opera è sempre stato il suo mondo. Vivendo in una bolla sfarzosa, dopo una giovinezza poverissima, quando i militari pagavano per trascorrere ore con lei, non per scoparla, ma per sentirla cantare. Pablo dirige il film più bello di una trilogia dedicata donne del Novecento iconiche e prigioniere, dopo Jackie e Spencer: un ritratto che scartavetra l'anima di chi è condannato a essere l'artista (la Callas), molto prima di essere la donna (Maria). Prova enorme di Angelina Jolie.
7 - Il seme del fico sacro - Mohammad Rasoulof
Un thriller politico di rara potenza, capace di trasformare la dittatura iraniana in un meccanismo narrativo implacabile. Il mondo di un giudice istruttore coinvolto nella brutale repressione delle proteste "Donne, Vita, Libertà" si sgretola tra paranoia e violenza famigliare. Rasoulof costruisce la tensione con precisione hitchcockiana, sfruttando al meglio gli spazi chiusi e le attese cariche di inquietudine. Una riflessione dolorosa sul potere e sulla paura, e un'opera che, come il metaforico fico sacro del titolo, soffoca ogni speranza. Ma è anche il ritratto dell'orgoglio delle donne iraniane che resistono all'oppressione. Un manifesto sulla condizione di un Paese senza libertà.
6 - Io sono ancora qui - Walter Salles
L'orrore del fascismo e della dittatura militare, la tragedia dei desaparecidos, ma anche la forza e la volontà di una donna per mantenere viva la memoria e cercare fino alla fine di raggiungere la verità e la giustizia. Salles torna a un cinema popolare, narrativamente asciutto, limpido e lineare, capace di emozionare con la giusta dose di indignazione. Il merito è condiviso con la straordinaria protagonista, una Fernanda Torres addolorata e sempre combattiva, colma di dignità e determinazione. Una commedia famigliare che si evolve in dramma politico. E sullo sfondo, ieri come oggi, il Brasile divide i suoi conflitti tra allegria e nostalgia, tra gioia e lacrime, tra libertà e repressione.
5 - Fuori - Mario Martone
Fuori dalle convinzioni e dalle convenzioni, un'opera anti-biografica che rifiuta la cronologia, raccontando un'emanazione sensibile della figura artistica della scrittrice Goliarda Sapienza. Un viaggio nell'anima tra le mura del carcere di Rebibbia e i quartieri pasoliniani di Roma in un universo in cui nulla accade e tutto brucia. Ondivago, suggestivo, onirico, frammentario. Un ritratto interiore e una riflessione sulla genesi creativa trascinanti e sfuggenti, e in cui si resta ammaliati dalla visceralità delle prove di tre protagoniste inafferrabili e sontuose: Valeria Golino osserva, elabora e sublima le esistenze borderline e impetuose di una luminosa Matilda De Angelis e di una sanguigna Elodie.
4 - Queer - Luca Guadagnino
Guadagnino adatta Burroughs per evocare un mondo di desideri repressi, alienazione e struggimento. Ambientato in un Messico allucinato e irreale, il film segue la deriva di Lee, alter ego dello scrittore, ossessionato dal giovane Allerton, presenza sfuggente e inafferrabile. Il desiderio diventa motore tragico, mentre la narrazione si fa rarefatta, più sensoriale che narrativa. Daniel Craig sorprende: fragile, patetico, indifeso, lontanissimo da Bond. Guadagnino firma la sua opera più notturna e poetica, immersa in un’atmosfera sospesa tra sogno e paranoia. Un film ipnotico, denso di non detti, che esplora l’identità come perdita e il desiderio come fantasma.
3 - The Last Showgirl - Gia Coppola
Il malinconico commiato di un’epoca e di un corpo, quello di Shelly, veterana delle Razzle Dazzle, storico spettacolo tra burlesque e rivista ormai al capolinea. Gia Coppola ne fa una The Wrestler al femminile, ritratto struggente di una donna che ha barattato tutto per le luci della ribalta e ora stringe un pugno di glitter. Pamela Anderson, sorprendente e intensa, incarna la fragilità e la caparbietà di chi non vuole smettere di credere nel sogno, anche se sbiadito. Tra piume strappate e sogni svaniti, il film riflette con grazia sul corpo femminile, l’industria dello spettacolo e l’impossibilità di reinventarsi. Un’elegia dolceamara, languida e crepuscolare.
2 - A Different Man - Aaron Schimberg
Un dramma beffardo che ribalta la narrativa classica sulla deformità: Edward, affetto da neurofibromatosi, si sottopone a una cura sperimentale che gli dona un volto “normale”, ma scopre che l’accettazione sociale non dipende solo dall’aspetto. Il suo posto nel mondo viene presto occupato da un altro uomo con la stessa malattia, ma carismatico e sicuro di sé. Schimberg costruisce un racconto surreale e intriso di paranoia, tra dramma psicologico e critica sociale. Graffiando senza eccedere, mettendo in luce con lucidità e sarcasmo le regole spietate della socialità, scavando nella fragilità dell'identità umana. Strepitosi Adam Pearson e Sebastian Stan.
1 - Emilia Perez - Jacques Audiard
Un torbido melodramma gangster, un musical dolente che è un inno alla vita, alla ricerca dell'identità, ai luoghi a cui appartenere e impossibili da abbandonare. Con un'energia indescrivibile, Audiard sposta gli archetipi dei generi e realizza una pellicola originalissima, senza etichette e priva di punti di riferimento: potenziale manifesto queer e femminista, ma soprattutto un possente capitolo sulla poetica del cambiamento e dell'autodeterminazione, e sul riscatto dei perdenti, che attraversa il suo cinema sin dai suoi primi film. Canzoni folli e bellissime, che riabilitano il romanticismo sfrenato del pop latino, accompagnate da coreografie sorprendenti e da un coro di protagoniste travolgenti e memorabili.
sabato 19 aprile 2025
Obbligatori: Aprile 2025
Queer - Luca Guadagnino
Guadagnino adatta Burroughs per evocare un mondo di desideri repressi, alienazione e struggimento. Ambientato in un Messico allucinato e irreale, il film segue la deriva di Lee, alter ego dello scrittore, ossessionato dal giovane Allerton, presenza sfuggente e inafferrabile. Il desiderio diventa motore tragico, mentre la narrazione si fa rarefatta, più sensoriale che narrativa. Daniel Craig sorprende: fragile, patetico, indifeso, lontanissimo da Bond. Guadagnino firma la sua opera più notturna e poetica, immersa in un’atmosfera sospesa tra sogno e paranoia. Un film ipnotico, denso di non detti, che esplora l’identità come perdita e il desiderio come fantasma.
The Last Showgirl - Gia Coppola
Il malinconico commiato di un’epoca e di un corpo, quello di Shelly, veterana delle Razzle Dazzle, storico spettacolo tra burlesque e rivista ormai al capolinea. Gia Coppola ne fa una The Wrestler al femminile, ritratto struggente di una donna che ha barattato tutto per le luci della ribalta e ora stringe un pugno di glitter. Pamela Anderson, sorprendente e intensa, incarna la fragilità e la caparbietà di chi non vuole smettere di credere nel sogno, anche se sbiadito. Tra piume strappate e sogni svaniti, il film riflette con grazia sul corpo femminile, l’industria dello spettacolo e l’impossibilità di reinventarsi. Un’elegia dolceamara, languida e crepuscolare.
La vita da grandi - Greta Scarano
La deb Scarano sceglie una storia difficile — l’autismo e la crescita — per costruire una commedia umana, delicata e sorprendente. Liberamente ispirato alla vicenda dei fratelli Tercon, è il racconto del rapporto tra Omar, quarantenne autistico e grande fan di Bassi Maestro e Fabri Fibra, e sua sorella Irene, tornata a casa per prendersi cura della famiglia. Tra rime rap e sogni di talent show, una Rimini malinconica e una colonna sonora che spazia da Jannacci ai Pet Shop Boys, il film trova il suo tono agrodolce e originale. Merito anche di un cast perfetto: Yuri Tuci magnetico, Matilda De Angelis intensa. Una piccola gemma che non insegna, ma arriva dritta al cuore.
venerdì 21 marzo 2025
Obbligatori: Marzo 2025
A Different Man - Aaron Schimberg
Un dramma beffardo che ribalta la narrativa classica sulla deformità: Edward, affetto da neurofibromatosi, si sottopone a una cura sperimentale che gli dona un volto “normale”, ma scopre che l’accettazione sociale non dipende solo dall’aspetto. Il suo posto nel mondo viene presto occupato da un altro uomo con la stessa malattia, ma carismatico e sicuro di sé. Aaron Schimberg costruisce un racconto surreale e intriso di paranoia, tra dramma psicologico e critica sociale. Graffiando senza eccedere, mettendo in luce con lucidità e sarcasmo le regole spietate della socialità, scavando nella fragilità dell'identità umana. Strepitosi Adam Pearson e Sebastian Stan, con il primo che ruba la scena, dentro e fuori dallo schermo.
La città proibita - Gabriele Mainetti
Gabriele Mainetti trapianta il kung fu movie nell’anima di Roma, dimostrando che il cinema non ha confini. La ricerca di Mei, interpretata dalla sorprendente Yaxi Liu, per la sorella scomparsa si intreccia con un mondo fatto di criminali, botte spettacolari e incontri inattesi, tra un ristorante cinese e una trattoria romana. Il film mescola azione e ironia con un’energia travolgente, grazie a sequenze marziali curate da Liang Yang e a un cast perfetto, da Marco Giallini a Enrico Borello. Più focalizzato di Freaks Out, regala un’esperienza immersiva e senza compromessi, capace di giocare con i generi senza perdere identità. Raccontando una Capitale inedita, sempre più contaminata, crocevia di culture e linguaggi.
L'albero - Sara Petraglia
Un esordio acerbo ma ambizioso, un racconto di formazione che esplora il vuoto esistenziale di una generazione che non contempla il futuro. Bianca e Angelica, legate da un’amicizia impastata di cocaina e desiderio, si muovono in un presente sospeso, dove l’unico errore impossibile da evitare è quello necessario a crescere. Sara Petraglia sceglie di filmare il non-detto, le emozioni trattenute, i dettagli sfuggenti, costruendo un’opera dolente e romantica. La cocaina è il pretesto per raccontare un’età di passaggio, in cui si crede di poter sfuggire alla realtà, vivendo solo nel qui e ora. Ma il tempo passa, e chi non cambia rischia di restare intrappolato.
sabato 22 febbraio 2025
Obbligatori: Febbraio 2025
Il seme del fico sacro - Mohammad Rasoulof
Un thriller politico di rara potenza, capace di trasformare la dittatura iraniana in un meccanismo narrativo implacabile. Il mondo di un giudice istruttore coinvolto nella brutale repressione delle proteste "Donne, Vita, Libertà" si sgretola tra paranoia e violenza famigliare. Rasoulof costruisce la tensione con precisione hitchcockiana, sfruttando al meglio gli spazi chiusi e le attese cariche di inquietudine. Una riflessione dolorosa sul potere e sulla paura, e un'opera che, come il metaforico fico sacro del titolo, soffoca ogni speranza. Ma è anche il ritratto dell'orgoglio delle donne iraniane che resistono all'oppressione. Un manifesto sulla condizione di un Paese senza libertà: un cinema necessario e devastante.
September 5 - La diretta che cambiò la storia - Tim Fehlbaum
Un'immersione nella frenetica e claustrofobica sala regia della ABC, l'unica rete televisiva a documentare in tempo reale l'attentato di Monaco 1972. Il film trasforma una tragedia storica in un thriller avvincente, giocando sulla tensione e sull'improvvisazione giornalistica, con un cast guidato dagli impeccabili John Magaro e Peter Sarsgaard. L'elemento più affascinante è l'accurata ricostruzione delle sfide tecnologiche affrontate per trasmettere il primo attentato in diretta, segnando un punto di svolta nel nostro rapporto con le immagini della morte. E solleva interrogativi etici: fino a che punto è lecito spingersi nel raccontare la tragedia in diretta? E quali sono le responsabilità di chi la trasmette?
Fatti vedere - Tiziano Russo
Una ventata di freschezza nel panorama spesso asfittico delle commedie italiane. Un'idea semplice ma efficace, che ironizza con garbo e intelligenza sulle nuove forme di terapia online: una giovane psicoterapeuta si trova a dover condurre le sedute con il suo ex, sotto mentite spoglie, travestendosi da un'anziana collega per scoprire perché lui l'abbia lasciata. Un espediente che omaggia dichiaratamente Tootsie e Mrs. Doubtfire, trovando però una propria identità in una narrazione leggera e godibile, valorizzata dalla vis comica della brava Matilde Gioli. Tutto scorre con il sorriso, e la simpatia dell'operazione non cede mai il passo alla faciloneria sentimentale e o al ricatto emotivo.
giovedì 6 febbraio 2025
Riflessioni Spiazzanti: Intervista a uno storico sulla serie M. - Il figlio del secolo
Cosa ne pensi della serie su Mussolini?
Mi sembra che abbiano cercato di riprodurre la Storia in chiave pop, qualcosa di simile a Il Divo di Sorrentino. Mi sono piaciuti il gusto espressionista delle immagini, la cura visiva, i costumi, la musica. Poi la serie ha il merito di mostrare senza censure la violenza fascista, che viene data spesso per scontata.
Però c’è un “ma”.
Le psicologie dei personaggi sono piatte, il racconto diventa una parata di macchiette. Cesare Rossi è irritante. Amerigo Dumini sembra un ragazzino scemo assetato di sangue: psicopatico assassino lo era davvero, ma scemo no. Ricattò per anni il Duce per il delitto Matteotti con dei documenti segreti consegnati a uno studio legale di San Antonio, in Texas.
E la figura di Mussolini?
Ne esce molto stereotipata. Sembra un erotomane con la passione del sesso da dietro, che si ritrova Presidente del Consiglio quasi per caso. Il suo costante rivolgersi alla camera cerca di restituire allo spettatore la sua attitudine da trasformista e imbonitore, ma dietro a Mussolini c’era molto di più. Diciamo che ci sono stati dei Mussolini cinematografici più credibili: il Rod Steiger de Il leone del deserto – lungometraggio su Omar al-Mukhtar – o Mario Adorf ne Il delitto Matteotti, bellissimo film di Florestano Vancini.
Insomma, un Mussolini semplificato, quello di M.
Tutto è semplificato, una sorta di bigino della storia del fascismo. La tangente della Sinclair Oil, che secondo lo storico Mauro Canali è alla base del delitto Matteotti, viene accennata di sfuggita. Lo scontro fascismo/antifascismo si esaurisce nella figura di Matteotti, o nel semplice dualismo Mussolini/Matteotti. Era difficile riuscire a fare una serie tv su questo periodo senza citare mai Gramsci e i comunisti, eppure ci sono riusciti. La verità è che il riflusso individualista degli anni Ottanta ci consegna ancora oggi film e libri schiacciati sulle figure individuali, o al massimo sui dualismi. Non a caso il film che ti dicevo di Vancini, che è del 1973, è un’opera corale e storicamente più completa. Ma era un altro decennio. Altri tempi. È il senso della storia collettiva che si è perso nel frattempo, resta solo la vicenda del singolo.
Prima citavi Il Divo. In fondo anche lì domina la figura di Andreotti, quindi una storia individuale.
Però Il Divo non è didascalico. Insieme ad Andreotti emerge tutto un pezzo di storia d’Italia, senza che si percepisca quel senso di semplificazione. La cosa avvilente è che M., in fin dei conti, per quanto banalizzante, può servire davvero ad insegnare un pezzo di Storia al grande pubblico. Gli italiani sanno così poco del fascismo che anche da un racconto superficiale hanno molto da imparare. Ma la questione è un po’ più ampia, secondo me.
Cioè?
Non c’è un buco solo nella conoscenza dell’epoca fascista. È proprio diventato difficile “pensare storicamente”. Quando nel febbraio 2022 è cominciata la nuova fase della guerra in Ucraina, chi si è permesso di proporre una riflessione di lungo periodo sulle cause che avevano portato a quella svolta è stato pubblicamente sbertucciato. Ricordo che scrittori e intellettuali di grido isolarono i dissidenti e si unirono alla cantilena aggredito/aggressore, che non a caso è un dualismo. Torniamo alla logica semplificatoria che ti dicevo prima.
Resta il fatto che in questo periodo non era scontato realizzare un’opera che parlasse di Mussolini, viste le vicende che attraversano il nostro Paese.
Certo. Però dipende molto in che modo ne parli. Di sicuro la serie non voleva essere celebrativa. Ha fatto di tutto per non sembrarlo, ed è comprensibile. Ma mostrare Mussolini invidioso della lunghezza del pene di D’Annunzio, Mussolini che fa il dito medio a Giolitti, Mussolini che si lava l’uccello dopo aver sodomizzato Margherita Sarfatti, tutto questo sminuire la sua figura, che a una prima occhiata sembrerebbe una vittoria dell’antifascismo, in realtà ne segna la debolezza.
In che senso?
Nel senso che sbeffeggi Mussolini sullo schermo perché oggi nella società Mussolini ha vinto. Purtroppo.
PS: l'intervista è stata fatta a Ivan Brentari, scrittore e storico, nonché il mio principale punto di riferimento per interpretare il periodo fascista e il post-fascismo.

















