mercoledì 19 settembre 2012

Venezia 2012 - Seconda Parte: Paradise: Faith, The Iceman, Superstar, Fill The Void

Dobbiamo essere sinceri. La selezione milanese dei film veneziani di quest'anno non è stata all'altezza delle aspettative. Troppi nomi importanti che erano in concorso sono mancati: Paul Thomas Anderson, Malick, De Palma ma anche Harmony Korine o l'attesissimo evento speciale, il documentario su Michael Jackson firmato Spike Lee. Tirando le somme, probabilmente il film migliore che abbiamo visto è stato proprio il Leone D'Oro 'Pietà' di Ki-Duk. Ha convinto, ma non come il primo capitolo della trilogia, 'Paradise: Faith' (voto 7) di Ulrich Seidl, regista austriaco dalla vena provocatoria e caustica. Questa volta, nel mirino di Seidl, abbiamo una donna di mezza età ossessionata da Gesù Cristo, che dedica le sue vacanze a girare di casa in casa nei quartieri di Vienna per diffondere la propria interpretazione del cattolicesimo, portando con sè una statua della Madonna. Non mancano certamente momenti graffianti e indimenticabili, feroci ma di una intelligenza vivace, per nulla gratuita. Ciononostante, se nel primo episodio 'Love' assistevamo alla graduale disintegrazione della dignità della protagonista che andava alla disperata ricerca di turismo sessuale, in questo caso siamo di fronte a una semplice "fuori di testa". Patologia e non sociologia, dunque. Devianza e non più disperazione. Restano, comunque, un gusto estetico e una ricerca antropologica da applausi. Plausibile il Premio della Giuria. Non abbiamo disprezzato nemmeno 'The Iceman' (voto 7) del debuttante Ariel Vromen, presentato fuori concorso. Si tratta di un ottimo film di genere, curato in ogni minimo dettaglio, recitato magnificamente. In modo particolare, non nascondiamo di averci fatto molto piacere rivedere una grandissima Winona Ryder nei panni della moglie acqua e sapone, ignara della reale attività di spietato killer del marito, interpretato da un ottimo Michael Shannon. Un film di grande professionalità, non troppo originale, ma che non concede un attimo di tregua. Sarebbe potuto essere, invece, un lavoro straordinariamente interessante 'Superstar' (voto 6) di Xavier Giannoli, se solo quest'ultimo fosse un regista di maggior talento. La trama è quella dell'uomo comune che improvvisamente viene invaso dalla fama, senza alcun motivo. Sulla carta, c'era spazio per una serie di trovate geniali e irresistibili ma il regista francese appesantisce la materia con un moralismo catechistico e un tono, a tratti, apocalittico. Peccato davvero, perchè Kad Merad è una maschera tragica favolosa, mentre Cecile De France è una graziosa arpia. Concludiamo con l'israeliano 'Fill The Void' (voto 6) di Rama Burshtein, uno dei più applauditi in Laguna. Condivideremmo gli entusiasmi se si fosse trattato del Festival del cinema d'Israele ma, sinceramente, per un Festival di Venezia ci aspetteremmo qualcosa di meno didascalico ed elementare, almeno da un punto di vista tecnico e narrativo. Bravo Mann: la vincitrice della Coppa Volpi, la giovane Hadas Yaron, è splendida e ce ne siamo immediatamente innamorati.

 Emiliano Dal Toso

La brava e bella Hadas Yaron, protagonista di Fill The Void


Nessun commento:

Posta un commento